giovedì 18 maggio 2017

Il pacchetto




Storie di Gatti: Nuovi racconti a quattro zampe (Buck e il Terremoto Vol. 2) di [Amici di Buck, AAVV, Mancini, Giulia, Algerino, Silvia, Imperi, Daniele, Starling, Velma J., Lelli Mami, Anna, de' Grimani, Elena, Riddo, Elisa]

Che cosa è questo?
Un regalo?
Che emozione!
Che sia il libro “Storie di Gatti”?
Noooo,  non è possibile! Esce a fine maggio!
Rompo, rompo. Rompere la carta di un regalo porta fortuna.
Vedo un pezzetto!
Vedere vedere!
Bellissimo! Ha una copertina bellissima.
Voi vederla anche tu?
No tu no!
E perché?
Perché per vedere tutta la copertina devi aspettare gli altri pezzi del puzzle. 
In Storie di Gatti ci sono tanti racconti di mici speciali. Vi posso garantire che sono molto curiosa di leggerlo, è un libro che merita un posto in primo piano nella mia libreria, appoggiato come un quadro davanti a tutti gli altri libri.
Perché?
Perché, è il primo libro che contiene una mia storia.  La storia del gattino Ramingo. Va’ bé! Il mio micione Cesarone me l’ha dettata e io l’ho scritta. È per merito suo se il racconto è stato selezionato. Devo ammettere che il sornione ha fantasia, ma soprattutto cuore e solidarietà. Lui è sempre pronto a regalare fusa a profusione a chi ha bisogno di conforto e aiuto. E sì, lui sa cosa vuole dire essere solidale, offrire non solo il suo cuore ma anche un gesto concreto. Con questi racconti donati per la pubblicazione di “Storie di Gatti”, si continua la raccolta di fondi iniziata con “Buck e il Terremoto” per la Croce Rossa Italiana a favore delle zone del centro Italia colpite dal terremoto del 24 agosto 2016.  Là c’è molto da fare e costruire.
Sono molto orgogliosa di Cesare che mi ha regalato questa bellissima esperienza, coronando un mio sogno insperato: un racconto pubblicato e per di più a favore di una buona causa. Il nostro racconto, (mio e del mio gattone), insieme a tanti altri racconti felini, fa parte di una piccola goccia in un mare di bisogni, per una zona duramente colpita dal terremoto.
Canto a squarcia gola felice saltellando per casa trasformando una canzone di Jannacci:
Si potrebbe poi
Sperare in un mondo migliore
Vengo anch’io? No tu no.
Ma perché?
Perché basta acquistare su Amazon
“Storie di Gatto”
e il mondo un po’ migliore diventerà.
Mio nipote di sette anni mi guarda dubbioso. Pensa che sua nonna sia impazzita, ma poi alla fine si fa contagiare e si unisce al mio canto. 

Chissà perché Cesare, il nostro gattone, ci guarda perplesso!



PRENOTA LA TUA COPIA

Chi mi conosce sa quanto sono stonata, perciò siete fortunati che non ho messo audio e video. Scusate il tono leggero e frivolo per un evento così drammatico che ha raso al suolo interi paesi, con 283 vittime, ma oltre all'aiuto concreto dei fondi che si raccolgono con STORIE DI GATTO e BUCK E IL TERREMOTO, penso che regalare un sorriso, dopo tanta disperazione, non faccia male.

Ecco chi con passione e impegno ha collaborato al libro STORIE DI GATTI:
Anna D'Alessio, Anna Maria Fabbri, Anna Lelli Mami, Barbara Businaro, Corinna Campanella, Daniele Imperi, Daniele Savi, Deborah Leonardi, Elisa Riddo, Emma Frignani, Gaspare Burgio, Giulia Mancini. Giuseppe De Micheli, Gloria Maria Magnolo, Lucia Lisetto, Lucia Cobello, Marco Stabile, Maria Beatrice Venanzi, Paolo Forte, Sandra Buttafava, Sara Gavioli, Serena Bianca De Matteis, Silvia Algerino, Srefania Lai, Tiziana Balestro, Velma J. Starling.

Da Silvia Algerino di LETTORE CREATIVO invece troverete tutti i tasselli del puzzle che compongono la copertina. con delle piccole perle gattose di vari autori.
STORIE DI GATTI:
Puzzle n°1
Puzzle n°2
Puzzle n°5

Spero di avervi incuriosito abbastanza. 
Ora comprate e rilassatevi leggendo, leggendo, per... donare donare donare.


Allora!!! Smettila di leggere e fammi due coccole!

martedì 9 maggio 2017

The Chainsmokers & Coldplay - Something Just Like This (Lyric)


PIANGO...
ma sto bene

E così ascoltando questa canzone, anche questa mattina piango.
Che ci posso fare? Ultimamente butta così? Se dentro avevo una diga che faticava a tracimare ora dilaga dai miei occhi.
Mi è già successo anche in passato nei momenti bui, e non parlo di inezie ma di botte toste. Finita l'emergenza, sia che sia una perdita o la lieta risoluzione di una grave malattia, mi commuovo con un non nulla. Basta poco per colpirmi nel profondo e farmi scombussolare con un rimescolio di budella.
Così oggi mentre pulisco casa con il televisore acceso su un programma con videomusica Tac... vengo colpita e mi fermo ad ascoltare questa canzone.
Guardo il video.
Mi piace un sacco.
Penso sia bello e che sia da condividere.
Ovviamente chi ascolterà la canzone e guarderà il video, penserà che non sono normale, ma poco importa. In questo video mi sembra di vedere mio nipote, la luce dei miei occhi. E' proprio lui, uguale uguale.



E piango, piango.
Un pianto liberatorio, sentimenti e sensazioni che devono uscire, e senti che quella commozione è bella, è bellissima. Ti ridona la voglia di sorridere, di togliere il velo grigio che ti copriva il mondo e di goderti la vita che ti è stata regalata, grazie a te mamma. Sei tu la mia ferita recente che mi ha lasciata nuda e scoperta, senza protezione, lasciandomi in balia dei sentimenti nostalgici e commoventi. Di te mi restano solo i ricordi.   
Sto tornando a poco a poco ad assaporare la vita.
Quale modo migliore se non ascoltare musica e dedicarmi a lui, il mio nipotino, che oggi pomeriggio mi farà dannare per fare i compiti?
Giusto scriverlo qui? Non so!
A chi cavolo potrà mai interessare?
Non me ne preoccupo, non sto cercando follower. Questo blog è nato come sfogo, è la mia finestra sul mondo.
D'altronde il mio non è un blog di consigli di scrittura e di discussione, non saprei neanche farlo, non ne ho le basi e le certezze. Ho solo il diploma di scuola magistrale per insegnate di scuola dell'infanzia, che hai miei tempi (sono del 1952) si otteneva facendo solo tre anni.
Però mi piace scrivere favole, così sono attratta da chi ne mastica di scrittura e di letteratura, come l'ape è attratta dal polline. Il leggere i loro blog, mi ha aiutato e fatto compagnia nei mesi duri, lungo corridoi di ospedale e nelle veglie notturne. Il loro dibattere mi sorprende sempre (mi fa pensare e immagazzinare come una formica.) In questo periodo non ho partecipato alle loro discussioni o ai loro giochi, la mia presenza era molto più importante nella vita reale. E non ho rimpianti.
Oggi spolverando casa mi commuovo davanti al video dei Coldpley, la canzone è bellissima (infondo al post c'è la traduzione).
Così ho pensato che era ora di spolverare anche il blog. C'è un sacco polvere anche qui, Devo aprire le finestre e fare entrare aria nuova. Eeee niente...  ricomincio mettendo questa canzone.
In questo lungo periodo, mi sono resa conto di quanto sono fortunata. Ho accanto persone che amo e che mi sopportano. Questo pensiero va alla mia famiglia, agli amici che ci sono da quando ero bambina e ragazzina, a colleghe con cui ho condiviso problemi e tante ore della giornata. 
Ma anche il blog mi ha fornito una bella schiera di amici virtuali, che nonostante i mie lunghi silenzi hanno continuato a lanciare segnali di fumo come gli indiani. Devo ringraziare Patricia Moll del blog Myrtilla's house che via email mi mandava saluti, Giusi Giordano del blog Semplicemente Giusi ci sentiamo spesso e volentieri e Marina Guarneri del blog Il taccuino dello scrittore a  cui ho chiesto un favore.
E già! In questi lunghi mesi, ho proprio chiesto aiuto e favori.
Proprio io che spesso dico: "Chi fa da se fa per tre", ho avuto la sfacciataggine di chiedere aiuto. In definitiva il mio è più un atteggiamento dettato dalla paura di disturbare che superbia di autosufficienza, così non ho trovato una porta aperta, ma un portone.
Sono 5 anni che non salto il concorso Andersen. Le idee le avevo, ma il tempo e soprattutto la testa per rielaborarle era altrove. Così ho chiesto a Giusi Giordano e a Marina Guarneri se avevano tempo e voglia di leggermi, loro non si sono tirate indietro.
Meravigliose creature, a cui va un gigantesco:

 <3 GRAZIEEEEEEEEEEEEEEE. <3

In genere ho bisogno di lasciare decantare un  po' ciò che scrivo per sentire se fila e vedere gli errori, sempre che li veda. Gli eventi non me lo avevano permesso, però la bozza delle favole c'era.
Non che mi illuda che le mie due favole siano così strepitose da vincere, però sono senz'altro un po' meno zoppe e più corrette, e le mie due fate madrine, Giusi e Marina, mi hanno consentito di metterci la metà del tempo. 
La vita è strana, ti coglie e sorprende nei momenti più impensati.
Da settembre a marzo ho diradato la mia presenza sul blog, ma scribacchiavo sul quadernino che ho sempre in borsa, così ho partecipato ad altri due concorsi di racconti.
Strano, molto starano per me. Ho sempre fatto solo il concorso Andersen.
Ma come vi dicevo la vita è strana, 4 giorni prima che la mia mamma se ne andasse, mi è giunta la comunicazione da: 


BUCK E IL TERREMOTO
Un libro solidale i cui proventi vanno alla Croce Rossa Italiana
Per le zone terremotate di Amatrice e Accumoli.

Buck e il Terremoto raddoppia: spazio ai gatti - LETTORE CREATIVO

 il mio racconto per Storie di Gatto  è stato accettato
e a breve seguirà la pubblicazione con racconti di passi felpati e fusa. 
(I proventi vanno alla Croce Rossa Italiana sempre della stessa zona).

Ma in quei giorni ero troppo giù per esultare. La mamma aveva smesso di mangiare e faticava a respirare, non era il momento di gioire.
Quindici giorni dopo la sua dipartita, mi è giunta un'altra notizia dal secondo concorso.

Il mio racconto è stato accettato per:
Racconti Emiliani - casa editrice Historica.

Pochi giorni fa mi è giunta un'altra e-mail che mi comunica che il libro sta procedendo a grandi falcate verso la stampa.
Ecco la quarta di copertina:

Una grande orchestra sinfonica, sia pure sui generis. 
E' questa la vera protagonista dell'antologia
"Racconti Emiliani e romagnoli" pubblicato da Historica,
che raccoglie i testi vincitori della quinta edizione 
del Concorso letterario RuleDesigner. Gli strumenti
narrativi che la compongono danno vita ad una sorta
di romanzo padano coinvolgente come un Bolero 
di Ravel. Una sfavillante interpretazione, 
quella dell'antologia, che si avvale di due solisti
d'eccezione: i comici Duilio Pizzocchi e Andrea Vasumi.

La premiazione ci sarà il 17 giugno nella sala della musica, della Basilica di San Petronio a Bologna. 

Perdirindina perdirindà! Comincio a rendermene realmente conto solo ora! 
Ma è successo davvero a me?
Quando mi sono arrivate queste notizie, non ho gioito ma un po' mi hanno sostenuto e aiutato in quel triste momento. 
Che sia stato un ultimo e caro saluto da parte della mia mamma? 
Un modo per dirmi, è ora che me ne vada, ma per te la vita continua?
Oggi sono felice e danzo, per la nascita di questi libri. che collocherò e custodirò nella mia libreria in bella vista. Anche l'occhio vuole la sua parte.
Amo la vita, le sue sorprese e i suoi ricordi.

Traduzione del testo
Something Just Like This

Ho letto libri antichi
leggende e miti
Achille e il suo oro

Ercole e le sue doti
il controllo
di Spiderman
e Batman

con i pugni chiusi
e chiaramente non vedo me stesso
su questa lista
Lei ha detto dove vuoi andare?

Non sto cercando qualcuno
con poteri sovrumani

qualche supereroe
la felicità delle
favole

Solo qualcosa
cui posso rivolgermi
qualcuno che io possa baciare
"Voglio qualcosa proprio come questo!"

Voglio qualcosa proprio come questo! (Ritornello)

Ho letto libri antichi
leggende e miti
i testamenti hanno rivelato
la luna e la sua ecclisse
e Superman srotola
un abito prima di spiccare il volo.

Ma io
non sono il tipo di persona
che si adatta.

Lei ha detto "Vuoi andare?
quanto vuoi rischiare?"

Non sto cercando qualcuno
con poteri sovrumani
Qualche supereroe
la felicità delle favole

Solo qualcuno a cui posso rivolgermi
qualcuno che mi possa mancare
"Io voglio qualcosa proprio come questo"

Rit: Voglio qualcosa proprio come questo

Rischiare?

Non sto cercando qualcuno
con poteri sovrumani
qualche Supereroe e
la felicità delle favole

qualcuno a cui posso rivolgermi
qualcuno che mi possa mancare

Rit. 





venerdì 28 aprile 2017

INSIEME RACCONTIAMO 20


INSIEME RACCONTIAMO
n° 20








L’incipit di quella malandrina di una Patricia Moll del blog Mirtilla’shouse  per
INSIEME RACCONTIAMO 
di questo mese è:


(Le regole le troverete da lei, ma io sono sempre molto discola e lei è molto cara e tollerante.)


 Porca miseria! Era in ritardo e si era pure persa. Non essere capace a leggere le cartine era grave e non avere il gps era pure peggio.
Da quello che ricordava non doveva attraversare un bosco ma una città.
Menomale che ne stava uscendo e forse così avrebbe incontrato qualcuno a cui chiedere informazioni. E magari far benzina… accidenti! Il serbatoio era quasi vuoto. Ma non aveva fatto il pieno prima di partire? Forse l’auto aveva qualche problema o sbagliando strada l’aveva allungata…
“E come mai così buio?” si chiese.
Lasciata l’oscurità creata da quegli enormi castagni così alti da non lasciare intravvedere il cielo, aveva sperato nel sole e invece… “Ci mancava ancora il temporale!”
Tuoni e fulmini a raffica a là, nel prato alla sua sinistra… la casa… quella che aveva sognato la notte precedente e quella prima ancora. Da settimane la sognava ormai.
Vecchia, in pietra, con un torrentello su un lato… costruita su un terreno incolto a fianco di un fosso pieno di acqua… sotto un cielo nero che illividiva a causa dei lampi violenti come esplosioni nucleari.
E quella finestra a piano terra illuminata…
L’auto inchiodò improvvisamente come se avesse premuto di colpo il freno ma lei non lo aveva nemmeno sfiorato.

E qui continua il mio racconto:

LA SQUADRA
Inquieta, cominciai a pensare che quella non era una esperienza da catalogare nella vita reale.
Forse i che sogni fossero un presagio? 
Ma che presagio e presagio,  ne sono più che convinta , io non ho alcun potere soprannaturale. Comunque un occhio a quella casa è il caso di darlo. A qualcuno dovevo pur chiedere informazioni.
Scendo dalla macchina, la pioggia mi sferzava così forte che in un attimo sono come un pulcino bagnato e spargugliato. Intirizzita busso a quella porta di legno malconcia, che con uno scricchiolio di cardini arrugginiti si apre solo un po’.    
«Aiutoooo…» Una mano mi ha agguanta e mi trascina dentro. C’è buio e odore di muffa.  Tremo come una foglia.
Una voce irata mi fa trasalire « Melissa! Era ora! È da tre giorni che ti chiamiamo! Ma tu fai la bella addormentata e sorda per giunta!» E che cavolo! È la voce di Nino.
 I miei amici del mondo Gigamagic sono tutti lì, che mi osservano con espressioni indignate.
Dal regno dei nani c’è: Nino, Ninì e Ninà. Dal regno elfico: Vito, Allo, Centaura. L’ultima arrivata, è la giovane recluta fata  Misotys, lei è l’unica che mi sorride. Alla squadra  manca solo Chicco degli Hobbet. Già nella mia squadra per la salvaguardia dei due mondi “Tunturlo” e “Gigamagic” sono riuscita ad inserire anche un Hobbet.
«Si può sapere cosa avete?!! Cosa è successo?»
«Ehloro ci ha affidato una missione tre giorni fa, la situazione è grave si rischia una guerra nucleare e tu non rispondi. Ecco cosa succede!» Questa volta è Vito a redarguirmi. 
Non c’è che dire ho fatto incavolare nani e elfi.
«Ok, ok partiamo, ma dov’è Chicco?»
Nino «Chicco, Chicco! Non c’è tempo da perdere. Bisogna fermarli!»
«Mi state dicendo che è tre giorni che in questa zona piove così?»
Un coro di «Sììììììì» mi trapassa le orecchie.
«Che mezzo abbiamo?»
«Un NUVOLCARGO!» Vito, il miglior pilota del mondo magico, è proprio alterato, non è da lui. 
«Eee?»
Nino sarcastico «E che ti aspettavi dopo che hai distrutto un nuvoljet?»
Vito sconsolato «E per giunta è un rottame di nuvolcargo. Alla squadra di Vaniatosa hanno assegnato un fiammante ultimo modello di nuvoljet.»
Non ho tempo di dispiacermi, se siamo in ritardo sarà il caso che ci diamo una mossa.
«Ok! Troviamo il lato positivo della situazione.» La facce che ho davanti sono molto dubbiose. «Forza ragazzi, con un nuvolcargo sembreremo così innocui che ci potremo avvicinare indisturbati.»
Nei miei panni bagnati sto tremando dal freddo. « Coraggio. Entriamo ad asciugarci nella stanza di evaporazione, così facciamo il pieno al nostro mezzo.»
Allo «Con tre giorni di pioggia quella lumaca è già bella piena di vapore acqueo!»
Centaura «Chi va’ piano va’ sano e va lontano.» Finalmente, la sorella di Allo ha deciso di essere di nuovo mia alleata.
Tutti sono già nella loro postazione.
Impartisco l’ordine«Accensione motori.»
Il nuvolcargo trema, un rumore di ferraglia arrugginita ci assorda… Mi sveglio con la faccia schiacciata sul computer.
Sono crollata sulla tastiera mentre scrivevo… Però il sogno non era male… lo scrivo… ma poi come finisce? Ci vuole qualcosa di ironico, demenziale per risolvere un conflitto… Non posso nemmeno spedire la flotta in Australia, i tunturlini lo hanno già fatto… troppo banale, troppo scontato!

Và beh! Mi sa che è meglio andare a letto.


I miei racconti per INSIEME RACCONTIAMO:
IL TRENO
RELITTO
IL RACCONTO IL SALTO HA FATTO UN SALTO


lunedì 24 aprile 2017

Noa (Achinoam Nini) and Andrea Bocelli - Beautiful that Way - in Vatican...


Noa e Andrea Bocelli

Pensieri in liberà
Ci sono momenti in cui ti commuovi per un nonnulla.
Uno sguardo, un sorriso,
una pubblicità, 
un racconto, 
una frase pescata in un libro,
una canzone.


è come se il tuo guscio protettivo si squarciasse
e resti lì,
 nudo, indifeso, 
in balia delle intemperie.
Ma quando ti accarezza il vento
ti scalda il sole, 
ti sciogli in una calda pioggia leggera 
che sgorga dai tuoi occhi
e
ti bagna il viso.


SENZA TREGUA
Corro e mi arrabatto,
inciampo e mi rialzi.
Non mi arrendo.
Supero morosi,
senza tregua mi barcameno,
sfruttando il vento
che mi sferza indulgente,
ma quando mi accarezza,
mi arrendo
e sorrido alla vita.
(A.M. Fabbri 2015)

giovedì 13 aprile 2017

La mia mamma



BISNONNA UFFA

Pensieri che si dissolvono si mescolano come nuvole dipanate, che si dilatano inconsistenti confondendosi. Pensieri dolorosi, commozioni di ricordi belli, un groviglio che si sussegue senza sosta. Il tuo corpo è attratto dalla gravità terrestre ma la tua mente lievita altrove, l’asciando ossa e muscoli alle mille  incombenze quotidiane. Sopravvivi. Nella radio canta Elisa “l’anima vola.” Vola mamma, vola libera, leggera e felice, ammira la luce lassù, assieme a papà e  a tutti i tuoi cari.




Dopo il grave ictus che ti ha colpito a settembre, hai resistito avvinghiata alla vita per tutti questi mesi. A dicembre non ti eri ancora arresa e urlavi a squarcia gola un: “Aah Aaah Ah Aaah”, ma per fortuna non di dolore. Non parlavi, ma quando ti hanno chiesto: “Ma Ida perché urla” hai risposto a tono: “E perché no?!!”. La mia mamma era buffa, fantastica e disarmane. Vocalizzavi così forte che nell’R.S.A. dove ti avevano trasferito dopo l’ospedalizzazione ti si sentiva dalle scale. Poi a dicembre, con tutti quei tubicini sempre attaccati, piano piano ti sei arresa, ti sei addolcita, gli occhi sempre chiusi. Occhi che aprivi solo quando venivi chiamata e sorridevi al volto amico. Occhi di un azzurro così intenso che colpivano per la loro bellezza. Da Bisnonna Uffa, con il tuo “Uf, uffa, uf, uffa” bisbigliato, ti sei trasformata nella Bella addormentata. Te ne sei andata piano piano in punta di piedi. L’ultima settimana non mangiavi più, muovevi la testa sul cuscino come per ninnarti, ti facevano l’antibiotico per una tosse insistente e avevi l’ossigeno. Io capendo l’ulteriore declino stavo lì di fianco al tuo letto, ti accarezzavo la mano mentre leggevo, ti parlavo ma non ottenevo risposte. Sapevo ma non volevo riconoscere che era la fine. Eri già stata tante volte sul bordo del precipizio che speravo. Tornavo a casa dicendo “Finito l’antibiotico si ripiglia.” In famiglia mi guardavano ma non commentavano se non un laconico. “Beh, ha 99 anni, è il caso che ci prepariamo.” 
La struttura che ti ha accolto era diventata la mia seconda casa, mi aggiravo per i corridoi, le sale, il giardino, il guardaroba, parlando  ridendo qua e là con i degenti e il personale davvero efficiente e umano. Tutti molto professionali ma con uno sguardo molto attento alla persona che si cela nei malati, chiusi nel loro bozzolo confuso, come eri tu mamma. Ho annusato e visto la loro empatia che mi rassicurava. 
Mamma, il giorno prima di lasciarci, mi hai stupito. Mi hai guardata per tutto il pomeriggio, non hai mai chiuso i tuoi bellissimi occhi, tanto che ho pensato: “Ha finito l’antibiotico e si sta stabilizzando.” Ho anche richiesto la frutta frullata come merenda. Chissà forse ti andava? Invece no! Serravi la bocca guardandomi severa e io non avevo certo voglia di contraddirti. Poi al mattino ti sei addormentata serenamente, anche la fronte era distesa le labbra quasi sorridenti. Te ne sei andata il 28/03/2017.  Tu sei nata nel 1917 i cento anni li avresti fatti a ottobre. Hai attraversato un secolo pieno di cambiamenti. 
Mi manchi. Mi aggiro per casa, vado a fare la spesa, con la sensazione che mi manca qualcosa, che ho perso qualcosa, qualcosa di importante, ma il mio è solo egoismo, perché tu hai vissuto la tua vita e hai diritto di riposare in pace. I ricordi belli e buffi rimangono e mi devo accontentare di quelli. Ieri a tavola mio nipote di sette anni, prima ancora che gli riempissi il piatto ha detto: “Abasta”. Tutti ci siamo messi a ridere. Era ciò che dicevi sempre tu. Potevano essere anche tortellini, ma per te qualsiasi cibo era sempre troppo e non passava pranzo o cena senza sentire il tuo “Abasta.”
Sono tante le persone che incontro e che si ricordano di te. La parrucchiera e le sue aiutanti ti hanno ricordata perché dicevi sempre alle ragazze giovani: «Come sei beeellaaa!», mentre alla tua immagine nello specchio esclamavi:«Che bruttaaaa!» E loro dissentivano, ma tu mantenevi un'espressione buffa e schifata, così ti coprivano lo specchio con un cartellone pubblicitario con una modella. «Ecco Ida guardi come è bella ora.»
Chi mi dice: «Sai, la mia mamma e la tua andavano a raccogliere le viole insieme.»
Chi si ricorda di te e papà che passeggiavate sempre assieme. Ecc. ecc. ecc.
Ora mi aggiro per casa dimenticando cosa dovevo fare o prendere. Un po’ alla volta mi riprenderò.
Oggi intanto  provo a scrivere qui.
Salve gente sono tornata, non so quanto riuscirò a tenere il passo però ci provo.

Anna Maria Fabbri

giovedì 2 marzo 2017

INSIEME RACCONTIAMO 18



INSIEME RACCONTIAMO 18

Chissà se la capitana Patricia Mol del blog Myrtilla'shose accetterà questo mio contributo anche se in ritardo?
Io comunque il suo ghiotto invito di scrittura lo colgo e utilizzo per pubblicarlo nel mio bloghettino, male che vada è sempre una pubblicità per il suo gioco giunto alla 18a puntata.
Complimenti capitana che continui a navigare senza mai ammarare.



Il gioco, attivo dal 20 febbraio terminava l'ultimo giorno del mese, ma io ho un indole ritardataria che mi perseguita fin da piccola, Mi arrabatto da una vita cercando di combattere questa mia insana abitudine. I miei genitori, precisi e puntuali si sono dovuti rassegnare ad una figlia unica eternamente in lotta con il tempo. Nel crescere ho imparato a limitare i danni di questo insano atteggiamento, nessuno però mi vedrà mai arrivare in anticipo, quello proprio non sono in grado di farlo. Questo mese ho avuto una recidività del mio difetto, così pubblico solo ora il mio racconto.
Le regole del gioco sono state un po' modificate, oltre che utilizzare l'incipit della capitana, bisogna scrivere un racconto breve di 200/300 battute o uno lungo di 200/300 parole, tenendo conto anche del suggerimento di una foto malandrina,
Ecco Titolo e foto con la frase di Patricia.

IL TRENO



TESTO DI PATRICIA MOLL

Battisti nelle cuffiette cantava “c’è un treno che parte alle 7,40...”

Forse non erano proprio le 7,40 però il treno era lì, fermo come un cannibale vorace pronto a inghiottire chiunque gli si avvicinasse troppo. Pauroso, eppure invitante.

Doveva smettere di guardarlo e prendere una decisione. Salire o no?

MIA CONTINUAZIONE


Era giusto partire per l'erasmus, proprio ora che aveva trovato l'amore?
Questo era un treno amico? Lo avrebbe portato a esperienze costruttive o distruttive per il suo futuro?
Dodici mesi, sono un'eternità per un rapporto appena nato. Marco aveva fatto la domanda molto prima di quella stupenda serata, in cui complice il freddo pungente, che li aveva portati a tenersi stretti, stretti sotto i portici di Bologna per riscaldarsi. I loro visi si erano sfiorati e non vi era stato bisogno di dire nulla, nulla era stato detto e sancito, però da quella sera facevano copia fissa. Con nessun altro si era trovato così bene, loro due erano in grado di riempire il tempo anche senza dirsi nulla, le emozioni passavano a pelle, bastava uno sguardo, un sorriso, un sospiro.
Anna sapeva che doveva partire, non le aveva mai detto resta o vai. Ora le mancava non fosse lì, si erano salutati la sera prima, quella mattina lei aveva il suo primo tirocinio.
Seduto sulla panchina della stazione si rimirava le scarpe, salire o restare? Quando "Marcooo!" Lei.
Anna che correva lungo la pensilina, bella sorridente con i capelli al vento. Si alzò e gli corse incontro prendendola tra le braccia, il cuore che le scoppiava nel petto, le parole che non uscivano per l'intensa commozione. Il treno fischiò. Non ci fu bisogno di lunghi discorsi se non stringersi, e suggellarsi nell'ultimo bacio e  "Vai ti aspetto.", "Vai o farai tardi al tuo tirocinio."
Lasciò la mano di Anna sul predellino del treno, mentre il capostazione segnalava la chiusura delle porte. Un ultimo saluto dal finestrino, poi la Spagna attendeva.


Qui tutti i miei racconti per Insieme raccontiamo:

martedì 31 gennaio 2017

IL DRAGO BENIAMINO


Un'altra mia brevissima favola. 
E' una favola o una fiaba? 
Dubbio amletico... Di morale qui non ce n'è come nelle favole di Esopo, però resta il fatto che Beniamino è un animale. D'accordo, è un animale di fantasia ma pur sempre animale, perciò visto il soggetto la catalogo come favola. 
Mi piacerebbe tantissimo saper disegnare ma purtroppo "noncelapossoproriofare". Mi escono solo scarabbocchi. 
Nella mia testa dove si scozzano personaggi e storielle che vogliono uscire, i personaggi hanno una loro identità che non vorrei mai sminuire con una immagine inadeguata o meglio impresentabile. Inutile il disegno è un dono che non mi appartiene.

Lo avrete già capito, l'immagine è presa dal web ed è del simpatico dragetto Grisù. 


IL DRAGO BENIAMINO

Risultati immagini per Disegni di draghi che si possono pubblicare nel blog

Il mio drago Beniamino, è convinto di essere un cane.
Ma non un cane grande e grosso, bensì un cagnolino.
A spasso con il guinzaglio vuole andare.
Poi al parco si fa portare.
Là scodinzola tutto contento, ma la coda grande e grossa,  provoca danni qua e là.
Con il pallone vuole giocare, ma lo brucia sempre un po’.
Si deprime poverino, il mio draghetto Beniamino.
Quando arriva, chissà perché, scappano via tutti i bambini, mentre urlano i genitori: «Non giocare con quello là!».
Poverino, il mio draghetto.
Lui è bravo, lui è buono, perché mai fan tutti così?
Sbuffa un po’, quando è felice.
Lui la carne non vuol mangiare, solo merende in grande quantità.
L’ho portato dal veterinario: «Dottore, dottore, Beniamino la carne mi rifiuta e solo merende vuol mangiare.»
«Provi allora frutta e verdura»
«No, la sputa.»
«Che ne dice di pasta e ceci?»
«Per carità! Fuoco e fiamme lui mi fa!»
«Provi allora i tortellini.»
«Ooo sììì, quelli ne mangia in grande quantità.»
Poi rivolto a Beniamino accarezzandole la testa: «Basta! Mettitelo in testa, tu sei drago e non un cane».
Poverino Beniamino!
Lui ora piange disperato!
Il veterinario lo consola: «Beniamino, Beniamino, aspetta e vedrai, con queste ali tu volerai e di una draghetta ti innamorerai.»
«O bella e io? Resterò senza drago?» Ho chiesto al veterinario preoccupato e lui mi ha risposto: « Certo che no, ne avrà due!»
«Povero me! Son troppo grandi! Dove li metto?»
«Non si preoccupi, non si preoccupi, ci vorranno 100 anni. Che ne dice, ha tempo per organizzarsi?»
«Penso di sì. Grazie dottore.»

Anna Maria Fabbri

Elenco di altre mie favole e fiabe:
PERLA E IL SASSOLINO
LA STREGHETTA SVANITELLA
OSSA ROTTE

Sotto le etichette 
LA CA' SPERDUTA
MELISSA E LA NUVOLA
PICCOLA STREGA
Troverete storie ambientate nello stesso luogo, LA CA' SPERDUTA, o a puntate come MELISSA e PICCOLA STREGA.