giovedì 9 ottobre 2014

2) MELISSA E LA NUVOLA

AGNESE E TIMOTEO DETTO GNOGNO'

Scesi precipitosamente le scale urlando:«Zia, zia c’è un uomo in giardino!!»
«Ah bene è già arrivato?»
e io, «arrivato chi?»
«Timoteo detto Gnognò». Stupita e con la bocca spalancata la guardavo senza capire.
Agnese aprì la porta e fece entrare questo Gnognò, che boh!... Io non l’avevo mai visto. Lui bagnato fradicio, si fermò in mezzo al salotto, e una pozza si formò presto ai suoi piedi.
Mia zia lo abbracciò incurante dell’acqua, «Oooh… Timoteo, come sono contenta di vederti!…» accidenti!!! Era davvero commossa …. infatti tirava su col naso, « … quanti anni!»
La scena era comica, Agnese che è grande come un soldo di cacio, si doveva chinare per abbracciarlo.
Lui restò lì, fermo impalato, tormentando il suo cappellaccio tra le mani.
«Già già, anch’io sono contento». Spostava il peso del corpo da un piede all’altro imbarazzato. Poi guardandomi «Così è lei?»
Tutta contenta mia zia ribatté:
«Hai visto come è cresciuta, è alta quasi come me!».
Beh! Devo ammettere che per raggiungere lei, non mi ci vuole molto. Nella mia classe sono tra le più piccole.
«Quest’anno» continuò Agnese «ha avuto un buon giudizio a scuola …. si merita proprio una Super Vacanza». La zia ammiccò a quel piccoletto, dandole una spallata «Le spetta di diritto la sua prima esperienza e ….», ma non riuscì a proseguire perché Gnognò bloccò il suo fiume di parole.
Certo doveva conoscerla molto bene” pensai.
«Già, già, non le hai detto nulla?»
Agnese molto soddisfatta. «Niente, in tutti questi anni neanche una parola».
Timoteo sembrò pronto ad esplodere come una pentola a pressione e, rosso come un peperone, urlò: «Ma come Agnese» era davvero arrabbiato …. «non le  hai ancora detto nulla?»
La zia, che molto probabilmente non si aspettava quegli urlacci, ora tormentava il suo grembiule «Ma l’accordo era …»
Gnognò, batté i piedi nella pozza che si era formata nel pavimento, “ma che razza di scarponcini sono quelli” pensai, mentre lui sbraitava: «C’è già la nuvola delle 15 che sta salendo, e tu non le hai ancora detto nulla?!»
Ora, ero io che tiravo il grembiule alla zia.
«Detto? Detto cosa?» ma nessuno dei due mi ascoltò.
Agnese rispose piccata: «Ma voi non mi avete detto neanche il giorno!!».  
«Il giorno, che giorno?» ripetei io come un automa.
 La zia si strinse nelle spalle «Non c’è tempo, non c’è tempo» e tirò su col naso «devi andare con lui è già ora».
«E’ già ora per cosa?» chiesi frastornata, ma Agnese sembrava un automa, mi aggiustava la maglia, mi metteva a posto la coda di cavallo, poi mi baciava sulla guancia dicendomi:
«Su, su da brava va, va vedrai che ti divertirai» ma adesso piangeva copiosamente e si asciugava gli occhi nel grembiule.  Io continuavo a non capire, così puntellai i piedi mentre lei mi spingeva sulla porta.
«Sta tranquillaa»  mi diceva con voce tremula, “tranquilla un corno” pensai, mentre lei continuava «quandoo ci rivedremo, mi racconteeraii tuutoo». Io la guardai attonita, ho sempre detto che mia zia è un po’ stramba, ma mica lo pensavo veramente!!... Oggi devo ammettere che non è stramba, è proprio MATTA!!
“Non mi piacciono più le nuvole, voglio la nebbia”.
La pioggia era diventata più intensa, io mi sentivo già bagnata come un povero pulcino …. sentii la voce della zia sempre più piagnucolosa che mi assicurava: «Saràà unaa beellaa vaacanzaaa».
La nuvola avanzava, era vicina alla quercia. Gnognò mi afferrò per mano dicendo: «ACCIDENTI Agnese, non c’è tempo è già qui … non doveva essere così!!»
Io urlo: «Così come?» …. “ACCIDENTI?! lo dico io, ACCIDENTI”, ma da brava bambina, caso strano molto strano, dico solo: «Ma piove, mi sto bagnando, ma … ma»…. Giuro che non era da me starmene così zitta, ma ero veramente confusa …. Ma che stava succedendo?… La nuvola si trasformò rapidamente in una scala simile a panna montata …. Gnognò mi tirò …. mi ripresi e cominciai ad urlare: «Giuro …. Giuro …. che se questa è una punizione, è di pessimo gusto io … io …» inebetita guardai la zia, che con una mano si asciugava gli occhi nel grembiule e con l’altra mi salutava, mentre io sbraitavo: «telefono al telefono azzurro … ecco!». Ma mi sembrò che nessuno dei due fosse impressionato  da ciò che dicevo.
Piano piano una fitta nebbia ci avvolse … era tutto bianco … non vedevo più Gnognò … percepivo solo la sua mano stretta nella mia.
Stranamente non avevo paura …. sinceramente ero più curiosa di capire dove ero …. così la mia mente lavorava febbrilmente.
“La zia non mi ha detto di stare tranquilla?! ... Sì, però piangeva?! ... Va beh, lei piangeva anche quando ho vinto per le pernacchie più buffe, alla festa di carnevale!!”
Una sensazione strana s’impossessava di me, del mio stomaco e mi sentii leggera, eterea come un palloncino.
“Che io sia ubriaca? Ma io non bevo, sono una bambina!!” .... Mi stavo muovendo in circolo, ma i miei piedi erano fermi. Un vento caldo turbinava attorno a noi …. mi scompigliava la frangia e la coda che la zia mi aveva diligentemente aggiustato … mi asciugava … e piano piano, la nebbia si diradò …. Ero in una stanza tonda e bianca con due porte.

2 commenti:

  1. Molto bello anche il secondo capitolo! Sempre più intrigante... :D

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  2. Ma sei meravigliosa!... Felice che la mia storia per bambini ti incuriosisca ancora.... Mi rendi la giornata ancor più FELICE :D

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