giovedì 23 ottobre 2014

4) MELISSA E LA NUVOLA

CHICCO

IL nastro mobile penetrava in un edificio di legno, lungo e stretto, ricoperto di muschio, e scendeva nelle viscere della terra. Sotto c’erano gallerie che andavano in varie direzioni, con cartelli che indicavano posti mai sentiti: Villaggio Fiorito, Mondo Bosco, Galleria Gnoma .... Ogni tanto nuovi passeggeri salivano e si lasciavano trasportare, altri scendevano e si avviavano a piedi o prendevano altri nastri mobili, verso altre gallerie. Seguii Gnò, nel cartello segnaletico c'era scritto -Stazione Birichina-Campo Verde- La stazione era sotterranea e un buffo trenino aspettava sulle rotai, le carrozze erano scoperte, sembravano i carrelli dei minatori.
Un bambino scalzo, con grandi piedi pelosi, mi sorpassò, trascinando una signora con gli stessi piedi, entrambi erano molto simili a Cantinello.
«Dai mamma» disse piedone, «andiamo sulla prima panoramicarrozza».
Gnognò mi fece sedere nella prima carrozza, vicino al bimbo dai piedi pelosi, mentre lui si sistemò dietro, con la mamma del ragazzino, quando sulla pensilina vidi una sagoma che mi sembrava familiare … Ma sì … Era proprio lui, Ferruccio! Con quella camminata agile che ben conoscevo, si avvicinò e, pur restando sul marciapiede, mi diede un  buffetto sulla guancia. “Certo che questo treno è proprio basso!” Pensai.
«Ciao Melissa, ti è piaciuta l’Astronuvola?». Annuii con la bocca spalancata.
«Attenta alle rane!» Esclamarono in coro Ferruccio e Gnognò ridendo. La chiusi immediatamente. ma il mio volto era in fiamme.
«Gnò tutto a posto?» chiese il nuovo arrivato «se non hai più bisogno di me, andrei a casa». Per la prima volta notai, sotto i capelli lunghi e neri di Ferruccio, delle orecchie leggermente a punta.
«Tutto ok Ferruccio, vai pure a casa da Mora e dalle tue piccole pesti». Il mio accompagnatore vedendomi di nuovo a bocca spalancata sorrise e aggiunse «già, già, è un elfo in borghese, ci seguiva per proteggerci nel viaggio di passaggio tra il Mondo Tunturlo e il Mondo Magicogiga».
«Il che??» borbottai interdetta.
«Forteee!!!» sbottò ammirato il bambino vicino a me «tu sei stata nel Dilamondo?!».  Per risposta gli arrivò uno scappellotto da sua madre.
«Chicco, non essere curioso!» e guardando Gnò e Ferruccio aggiunse «scusate». I due gli sorrisero con uno sguardo di intesa.  
«Di là dove?» risposi io sempre più confusa.
«Ma insomma Melissa» esclamò esasperato Gnognò «ma tu mi hai ascoltato quando ti spiegavo che esistono due mondi, uno magico, il Magicogiga o Diquamondo e uno no, il Tunturlo o Dilamondo?».
«Sì» risposi angelicamente io, stringendomi nelle spalle.
«Bene» mi dice lui «questo è quello magico, quello da cui provieni tu è il Tunturlo, o altrimenti detto Dilamondo». Guardando Ferruccio scosse l’enorme testone, con quel suo enorme nasone, con aria rassegnata. Ferruccio sembrava divertirsi.
«Dai balia asciutta, non ti scoraggiare, dalle tempo per capire!»
Il guardia bosco che conoscevo io apparteneva a questo misterioso mondo?” Tutto quello che mi stava capitando doveva essere un sogno, era troppo assurdo per essere vero. Così mi diedi un pizzicotto in un braccio, il dolore fu immediato e urlai. Gnognò e Ferruccio chiesero in coro «Che c’è?».
Arrossendo risposi «Niente, niente» non sapendo cosa inventare indicai il mio vicino «lui mi ha dato un calcio».
«Ioo?!» rispose guardandomi in cagnesco, mentre la madre gli urlò:
«Vuoi tenere i tuoi piedoni a posto?» questa volta il ceffone che gli arrivò fece un sonoro ciocco.
«Ahi!! Ma io non ho fatto niente!» e questa volta mi mollò per davvero un calcio, che io prontamente gli restituii … Subito si alzò un coro unanime di:
«Smettetela!!», da parte degli adulti.
Il treno cominciò a muoversi lentamente, felice come una pargoletta di due anni, e con un sorriso ebete, come se fossi su una giostra, salutai con la mano Ferruccio. Immediatamente mi sentii una stupida, con il guardia boschi che mi urlava: «Non fare arrabbiare Gnò, o lo dico ad Agnese, hai capito?». Feci cenno di sì con la testa, mentre borbottai piano, per darmi un contegno: «Perché poi gli adulti pensano sempre che noi bambini facciamo arrabbiare, noi siamo sempre bravi, forse un po’ scalmanati ma bravi, a volte un po’ rumorosi, ma bravi».
Questo mio discorso fece annuire vigorosamente il mio vicino, che si era già dimenticato dell’alterco di poco prima. Lui prese dei curiosi occhialini da sotto il seggiolino, e mi indicò dove erano i miei, poi si allacciò una cintura di sicurezza. Io lo imitai.
Chicco mi suggerì di mettere il casco, e di aggrapparmi ad una maniglia che era davanti a noi.
“Mamma mia quanto è esagerato questo qui, che vuoi che succeeeedaa!! Aiuutoo!!”… Adesso capivo.
Il treno scendeva a rotta di collo e girava velocemente a destra, poi risaliva e girava a sinistra … Santa puzzola! Ero sulle montagne russe.
Io e Chicco urlavamo e ridevamo assieme, vuoi vedere che avevo trovato un amico? Il trenino uscì dal tunnel, sempre a velocità stratosferica, sfrecciavano davanti ai miei occhi boschi e montagne. Brusche virate, con sali e scendi che ci facevano sobbalzare come caldarroste. "Forte questo mondo Magic ... coso o come cavolo si chiama". Venivo ballonzolata a destra e a manca e avevo il fiato sospeso, però mi divertivo un mondo.
Ci stavamo inoltrando in una vallata con campi coltivati, quando il trenino Birichino, che io chiamerei, pazzo fece tre brusche frenate. Questo coso, pazzo, ma divertente, sbuffò e sferragliò, per poi rallentare la sua folle corsa e fermarsi in una stazioncina. Una voce annunciò «Campo Verde, stazione di Campo Verde!»
Timoteo detto Gognò mi fece scendere.
«La giornata per te è già stata abbastanza movimentata, è meglio fermarci qui e riposare per la notte».
In effetti le emozioni non mi erano mancate, i miei capelli erano sparati da tutte le parti, inutile, ero in condizioni pietose ... forse era meglio mettere il casco.
Era sceso anche Chicco, la sua mamma andava a trovare il fratello e aveva intenzione di fermarsi per un po’, così, insieme, facemmo a piedi la strada che portava al paese.
Il mio nuovo amico ammiccò dicendomi:
«Mitico il treno eh!!» e mi diede una gomitata per sottolineare l’intesa … A me le intese a gomitate non piacciono, così gli diedi uno spintone, che lui pronto tentò di restituirmi, ma con uno scatto io scappai veloce come una lepre, mentre Gnò borbottava scuotendo il capo:
«Benedetta gioventù».
Io e Chicco cominciammo una gimcana in mezzo ai campi, ai cespugli, agli alberi, dimenticandoci chi era l’inseguito e chi l’inseguitore. Con il fiatone, stanchi e accaldati, arrivammo in paese.

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