venerdì 31 ottobre 2014

5) MELISSA E LA NUVOLA

 TAVERNA DI CAMPO VERDE

Le case di Campo Verde, sono fatte in sasso e legno, davanti hanno giardini circondati da bassi muretti. Qui vivono gli Habbet, un popolo piccolo e ospitale. Si vestono con colori vivaci, prediligendo il giallo e il verde. Girano scalzi, infatti hanno callosi e pelosi piedi, con un grosso alluce. Per questa loro caratteristica, non possono viaggiare nel mondo Tunturlo, detto Dilamondo, perché non possono camuffarsi in mezzo alle persone che vivono di là. Amano coltivare la terra, ed allevare animali. In passato nel mondo Magicogiga o diquamondo, hanno avuto un ruolo molto importante, perché un loro antenato salvò tutti da una Forza Oscura. Lo zio di Chicco è Cantinello, la sua taverna ha un pergolato all’esterno dove di sera si radunano gli abitanti del paese per giocare a carte o fare quattro chiacchiere, spesso intercalate da rumorose risate. E’ un posto accogliente, dove si possono mangiare gustosi piatti biologici, della tradizione Habbet.
Eravamo alloggiati alla taverna da una settimana e mi stavo divertendo un mondo, aveva ragione la zia.
La prima sera Timoteo mormorando sotto voce parole incomprensibili, aveva bussato tre volte con le nocche della mano sinistra sul pavimento della camera, e per incanto la mia valigia era apparsa.
Troppo stanca per esclamare un Oooh di sorpresa, e restare con la bocca aperta, avevo tirato fuori il pigiama ed ero andata a letto.
Il terzo giorno io e Chicco eravamo già pappa e ciccia. Quel giorno la sua mamma era sinceramente preoccupata.
«Ma voi due oggi state male?»
«Noo» rispondemmo come fossimo una cosa sola.
«E allora come mai siete così tranquilli?». La guardammo con  espressione angelica e le comunicammo che avevamo deciso di studiare. L’unica cosa che sua madre riuscì a dire  fu:
«Oh mamma mia! Che cosa avete combinato?»
«Niente» rispose laconicamente Chicco, mentre io annuivo vigorosamente con la testa.
Beh era vero, noi non avevamo combinato nulla, era stato il pallone che era entrato nella finestra del vicino. Non era colpa nostra se la finestra aveva i vetri chiusi.
Dalla casa di fianco si sentì un urlo disumano:
«Che cosa ci fa un pallone dentro al mio ragù? Se becco chi mi ha rotto il vetro!!».
Non so il perché, ma la mamma di Chicco aveva deciso che quel giorno non avremmo fatto merenda, se prima non avessimo chiesto scusa a Spiga (il vicino) e che, per punizione, dovevamo fare come minimo dieci pagine del libro delle vacanze. Poi avrebbe deciso se farci cenare o no.
La parte più difficile era Chiedere Scusa.
Eravamo davanti alla porta di Spiga, io aspettavo che bussasse Chicco, lui, che lo facessi io.
«Allora?» domandai arrabbiata.
«Fallo tu» mi rispose sbuffando.
«Ma è stata tua l’idea di giocare a pallone» ribattei.
«Ma sei stata tu a lanciarlo».
Per me i ragazzi sono incredibili, demandano sempre tutto a noi ragazze. Infatti continuammo così per un po’, quando la porta si aprì. 
Uscì Spiga, che ci guardò con aria interrogativa ed esordì:
«Non compero niente».
Io e Chicco ci guardammo offesi: “ma come? Ci aveva scambiato per degli scocciatori che vendono porta a porta?”
Secondo me questo era svitato come mia zia, ma non vedeva che eravamo bambini? Io intervenni:
«Beh… vede… lui è il nipote di Cantinello», il Nipote, m’interruppe bruscamente.
«Che centro io con il pallone?!».
 Adesso Spiga non aveva più un’aria interrogativa, ma infuriata: “certo che questi adulti non devono aver mai giocato a pallone”.
Mi ripresi e a fatica dissi: «Mi dispiace, non volevo rompere la sua finestra».
«Mi dispiace, mi dispiace un arcidenti, adesso chi mi pulisce la cucina da tutto quel ragù?!» urlava agitando le braccia, indicando verso l’interno della casa.
Come due condannati a morte, ci offrimmo di ripulirgli la cucina. La stanza era un vero disastro, il tegame era caduto per terra, e il suo contenuto era schizzato ovunque. Lavorammo battibeccando per  più di un’ora, ma alla fine riuscimmo a fare un buon lavoro.
Anche Spiga sembrò soddisfatto, così ci offrì pane e miele. Noi due ci guardammo bene dal dirgli che eravamo in punizione, e che non dovevamo mangiare. Ma la cosa più inaspettata fu che ci propose di portarci a fare un giro con il suo Express.
Cavolo!!! Stavo già pensando ad una corbelleria come il trenino o la nuvola, quando invece, Express si rivelò essere un grazioso e tranquillo pony bianco e marrone, anzi, ora che lo conosco bene, direi che è un gran pigrone, e che per farlo trottare, ci vuole giusto una certa cavalla di mia conoscenza.
Spiga doveva fare il giro dei suoi campi per controllare che tutto fosse a posto, mentre noi ci potevamo godere la scarrozzata.
Gli esercizi scolastici erano rimasti in sospeso.
Nel nostro girovagare arrivammo in un campo di grano, cosparso di papaveri, al bordo del campo c’era una graziosa casetta bianca con gli infissi rossi.
«Di chi è?» domandai a Spiga.
«Di Papaver, venite, andiamo a trovarla».

1 commento:

  1. Ma sbaglio o c'è qualche allusione al Signore degli anelli? :)
    Comunque è proprio carina. Spero di riuscire a leggerla ai miei nipotini...
    Buona notte :)

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