venerdì 21 novembre 2014

8 MELISSA E LA NUVOLA

ISOTTA

In fila attendevamo di entrare nell’Arena per assistere al famoso ballo delle fate alla luna piena, quando una gattina, dal lungo pelo bianco e grigio, cominciò a strofinarsi ai miei piedi facendo le fusa. Gnognò e Cantinello esclamarono in coro:
«Che sia un segno?»
“Un segno di che?” pensai.
La gattina mi distraeva con le sue fusa e non chiesi spiegazioni. La nuvola di pelo mi seguì dentro l’Arena. Aveva gli occhi azzurri, ed io ero già affezionata a quella cosa morbida. Io e la mia nuova e piccola amica ci sedemmo, ignorando Chicco e Nino, che erano al mio lato destro. Un maghetto di circa dieci anni, con una tunica azzurra e argento, veramente niente male, seduto alla mia sinistra, mi chiese come si chiamava, io impulsivamente dissi: «Isotta».
Le avevo già trovato un nome. Me ne meravigliai, perché non ci avevo ancora pensato. La gattina mi guardò soddisfatta e aumentò le fusa. Ogni tanto Chicco sbirciava verso il mio grembo, dove era appallottolata Isotta, ma subito Nino lo distraeva.  
Una fata, volando fra la gente, ci consegnò una piccola candela, che era da accendere quando le luci si sarebbero spente.
Cominciò lo spettacolo, e nel buio l’arena fu illuminata da centinaia di fiammelle tremolanti, che resero l’atmosfera ancora più magica.
Le fate sul palco danzavano leggiadre alla luce della luna, la musica era dolce e soave, le loro bacchette ogni tanto si toccavano esplodendo in una miriade di stelline colorate.
Tra loro intravvidi Poppy … Sembrava una splendida nuvola rossa e oro.
Lo spettacolo si faceva più incalzante. Le fate si muovevano velocemente al ritmo di una musica melodiosa, e le loro bacchette illuminavano sempre più spesso il cielo.
Nel seguire con lo sguardo vidi una scia di stelline che cadevano sul pubblico, e, seduta una decina di file  più avanti, una donnina con una capigliatura riccia e corta, molto simile al biondo platino di Agnese.
Era lei? ... E se era lei, perché non era con noi?
L’incalzare dello spettacolo mi riportò alla realtà. Sul palco le fate con i loro vestiti di tulle, suddivise per colore, formavano suggestivi girotondi. Danzavano attorno ad una fatina con la veste  che le ricadeva in morbide pieghe color cremisi, ai fianchi portava una cintura di filigrana dorata intrecciata a roselline rosa e cremisi, e sul capo una ghirlanda di roselline dello stesso colore.
Piroettando sempre più vorticosamente, le ballerine si alzarono dal suolo. Le fate stavano volando vorticosamente come un mulinello nell’acqua, quando le loro bacchette si alzarono all’unisono, facendo scaturire fuochi d’artificio che illuminarono il cielo.
Una miriade di stelline colorate cadde su di noi, piccole gemme colorate si posarono sui nostri vestiti e sui nostri capelli.
La mamma di Chicco mi diede un sacchetto per raccogliere le gemme preziose, raccomandandosi di raccattarle tutte perché era il regalo delle fate.
In un attimo di distrazione di Nino, Chicco riuscì a dirmi uno dei suoi –Miticoo eee!!!-
«Gemme preziose?» esclamai di rimando «Ma queste fate, o sono matte, o sono esageratamente ricche. Trasformeranno questa festa in una rissa per accaparrarsi le gemme!!»
«Non succederà», rispose lui tutto giulivo mentre raccoglieva le pietre, «sono magiche. Se uno tenta di prenderne una non sua, questa si trasforma in mosca».
Qualche gradinata più sotto un nugolo di mosche si levò con un coro generale di disapprovazione, a riprova di ciò che mi era appena stato detto.
Uscimmo dall’Arena, ognuno con il proprio sacchetto. C’era chi lo portava appeso al collo, chi lo aveva legato alla cintura, come me.
Io tenevo fra le braccia Isotta, temevo che nella confusione la pestassero.
Le Fatevigilanti e i Polimaghi facevano scorrere un tranquillo corteo umano, indirizzandolo dentro a un parco.
Al suono di trombe venne annunciato l’arrivo della Regina delle Fate e dei Maghi, Fata Rosa. La fatina dal vestito cremisi, che era al centro del ballo, avanzò tra due ali di folla, e annunciò:
«Il pranzo è servito!».
Alzò elegantemente la sua bacchetta e, con un colpetto deciso, fece apparire gazebo e tavole imbandite con piatti fumanti. Profumi deliziosi si espansero nell’aria.
L’atmosfera era allegra e serena. Io, sempre più incuriosita chiesi a Timoteo:
«Ma come mai non si paga nulla?»
Lui mi spiegò che le fate avevano un animo puro, non contaminato dai beni materiali. Lo interruppi subito.
«Da che??»
Lui ridendo continuò.
«Ma dai soldi, qui è tutto gratis!».
Prendendomi sotto braccio mi condusse vicino ad una tavola con pile di piatti puliti, ne prese due. Poi, dopo averli riempiti li guardò soddisfatto, annusando il profumo. Finalmente lui, guardandomi dritto negli occhi, dal basso della sua statura, continuò indulgente:
«Vedi, le fate con il loro animo gentile e puro, rivolto alla salvaguardia della vegetazione del mondo, hanno mantenuto immutato il potere magico, avuto nella notte dei tempi … Anche noi Nani abbiamo dei poteri, ma col trascorrere delle ere, a causa della nostra cupidigia …» ma lo  fermai di nuovo:
«La cheee? La cupicooosa???» lui si grattò il nasone e continuò.
«Già, già, la cupidigia è il piacere di possedere delle cose solo per sé». Ora non si grattava  come di consueto il suo enorme nasone, ma direi che se lo stava torturando, era proprio imbarazzato. «Beh, comunque per questo noi siamo stati puniti, il nostro potere si è modificato, ed è meno forte».
La mia mente lavorava come un computer e non potei far a meno di esclamare:
«Ma allora le fate sono le più forti del Diquamondo!»
 Timoteo dubbioso: «No, forse ci sono gli elfi, che non sono da meno, e comunque i due popoli si contendono un po’ il primato. Sono da sempre in competizione». Facendo una buffa faccia continuò «è il solito discorso, alcuni si sentono superiori ad altri» scuotendo il capo «ma chi ragiona così non si rende conto, che nessuno al mondo può essere perfetto».
Un rumore di piatti rotti attirò la mia attenzione. Isotta, che mi seguiva ovunque, si acquattò ai miei piedi tirando indietro le orecchie spaventata dal frastuono. Una fatina aveva rovesciato una pila di piatti, e, brandendo la sua bacchetta, rimediò al pasticcio.
“Santa puzzola!!”
Era Agnese.
Subito Nino e Chicco, che in quel momento stavano strariempiendo i loro piatti, sghignazzarono scuotendo il capo. furibonda intervenni:
«Beh, che c’è? Non avete mai rotto nulla voi?» Ero davvero stanca di vedere e sentire gente che derideva la persona che avevo sempre ritenuto essere mia zia. Ci sono affezionata, e solo io posso ammettere che è un po’ distratta.
Le corsi incontro chiamandola,  lei mollò il piatto che aveva in mano, incurante del disastro che sarebbe successo. Chiusi gli occhi aspettando il frastuono, ma non avvertii alcun rumore. Li riaprii. Vidi Agnese con le braccia spalancate, che mi stava attendendo, mentre il piatto fluttuava nell’aria.
Cavolo!! Nel nostro mondo mia zia, o chi cavolo era, non aveva mai fatto una cosa simile. Mi buttai fra le sue braccia felice. Col viso schiacciato sulla sua spalla, sentii la sua voce incrinata che mi diceva: «Mi sei maaancaata!».
Incurante della sua commozione, la investii con un fiume di domande, anche se la mia voce era attutita dalla spalla di Agnese. Volevo sapere che ci faceva lì, perché non viaggiavamo insieme, ma soprattutto, se la mia mamma era una fata, perché non lo ero anch’io??
Lei con non curanza, mise via la bacchetta e riprese elegantemente il piatto, asciugandosi le lacrime, poi cominciò a spiluccare le sue leccornie rispondendomi tranquilla:
«Ehi, ehi piccola peste» come se non ci fossimo mai separate «quante domande. Comunque è vero, ci sono tante cose che non ti ho detto, ma vedi è che non potevo. Da dove comincio?» Assunse un’aria pensosa, toccandosi con l’indice le labbra.
«E’ che non a tutte so darti una risposta».
Imbronciata misi le braccia conserte. Lei capitolò.
«Ok d’accordo, ci provo. Cosa ti hanno raccontato?»
Era ora ….  Ma malauguratamente Isotta si strofinò nelle gambe della zia. Ora dovete sapere che la zia è di facile distrazione, così,  gioì esageratamente.
«Ma Melissa! ... Dove hai trovato questo gattino?»
Santa puzzola!
«Uffa! Che c’entra il gatto ora. Mi hanno raccontato che non sei mia zia, ma una fata in borghese».
«Oooh! Non è esatto» bisbigliò avvicinandosi, come se mi volesse rivelare un segreto.
“Ok”, pensai, “finalmente ci siamo”.
«Io sono tua zia, ma come parente non avrei potuto essere la tua fata in borghese … Maa, vedi», abbasso ulteriormente la voce tanto che dovetti avvicinare l’orecchio alla sua bocca. «Io non sopportavo l’idea di lasciarti ad un’anonima maga, così ho fatto il diavolo a quattro …» e mi fece l’occhiolino, «finché il Consiglio, mi ha dato il permesso di seguirti …» Ammiccando, come era suo solito, continuò. «Li ho fatti impazzire, non ne potevano più di me. Così hanno capitolato, ma mi hanno imposto di cambiare identità e di accettare che nella zona ci fosse un’ altro agente in borghese. Tu conosci Ferruccio?» aspettò un mio cenno di assenso «Beh! E’ lui. Qual’era l’altra domanda? …» Si riportò il dito indice sulle labbra pensierosa. «Ah sì, perché non viaggiamo insieme … Ma semplicemente perché non è prudente». Sembrava aver finito le spiegazioni.
«Ma perché, non capisco, e poi per andare dove? In che Cavolo di posto devo andare ora e perché? Ma da chi mi dovete proteggere? Ma davvero mia madre era una Fata? E mio padre,  Arturo Quercus? Era un mago anche lui?»
«Ma dai sbanderno» non vi ho ancora detto che lei mi chiama  sbanderno? Bene adesso lo sapete, e continuò «Sta tranquilla». “Tranquilla, tranquilla un corno di unicorno, come dicono qui. Io voglio sapere”.
Isotta seduta sul prato, ci guardava curiosa, la zia, proseguì  sempre ammiccando.
«Ti dico che va tutto bene, ci riuniremo nel Regno degli Elfi, là saremo al sicuro e tutte le tue domande, avranno una risposta».
Stavo per replicare, “ma zia come ti chiami, visto che hai dovuto cambiare nome”, quando, una fata arrivò di corsa urlando trafelata:
«Mysotis, aiutatemi, vi prego Misotis non c’è più Misotis!»
La fatina era tutta scapigliata e piangeva disperata, tutti si azzittirono. Un mago in divisa le si avvicinò.
«Che significa non c’è più Mysotis?» La fata le si buttò fra le braccia e tra le lacrime, bofonchiò:
«Era nel suo lettino e adesso è vuoto!».
Era sparita dalla sua culla fata Mysotis? L’annuncio, creò non poca confusione. Il mago in divisa sembrava pietrificato.
«Ma cara, hai controllato in casa?»
«Sii, sii, niente non c’è più».
«Ma andiamo cara, le sarà scappata una puzzetta».
«No,no, ti dico che non c’è più, ho controllato anche in giardino».
Si alzò un mormorio tra la folla.
«Zia cosa centrano le puzzette con lo sparire?»
Ma Agnese stava già confabulando con un gruppo di fate in divisa. Mi guardò distratta.
«Ah sì, sì, poi ti spiego, ora però devo andare, il dovere mi chiama». Così, parlando a raffica, senza lasciarmi il tempo di intervenire, mi comunicò che doveva unirsi alle ricerche, allontanandosi velocemente. Perdindirindina! Io restai lì, come un salame, con mille domande non risolte che mi frullavano in testa. Isotta mi leccava.
«Perdindirindina! Isotta, non sono un salame!»

Sembrò capirmi, perché smise di leccarmi e cominciò a fare le fusa strofinandosi alle mie gambe.

6 commenti:

  1. Ciao Anna Maria, ma a Villaggio fiorito c'è posto per un'abitante del dilà-mondo? Non è che mi dispiacerebbe trasferirmici :D
    Baci cara

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    1. P.S. domattina alle 8:00 in punto arriverà la parte successiva di Spiriti della Natura. Per quella dopo però dovrò finire gli esami, perché devo ancora scriverla...

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    2. Opss!!! Vedo solo oro il tuo commento.
      Ho ancora le dita incrociate per te! Coraggio veterinaria che la forza sia con te! ;-)

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    3. In questo momento con me ci sono solo l'Herpes simplex, il mal di testa, i decimi di febbre, la tosse e l'occhio gonfio (per non farmi mancare niente). La forza ha trovato traffico XD Speriamo che arrivi pure lei, se no sono rovinata.....
      Un abbraccio, ci sentiamo lunedì :*

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    4. Cavolo! Sei proprio super acciaccata! Mi sa che ti devo spedire anche un ricostituente. Spero che nel frattempo il traffico sia diventato scorrevole ;-)

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    5. Se devo dire da come ho studiato oggi (ci fossi riuscita dall'inizio avrei finito il programma da un mese), ne deduco di sì. Fortunatamente anche la febbre sembra ripartita. Siamo alle ultime 24 h, speriamo di farcela.
      Dopo il prossimo esame, il 16, dovrei ricominciare a leggere e a scrivere (se riesco a passarli entrambi). Speriamooooooo! Voglio vedere come finisce Melissa e la Nuvola ;)
      Ti mando un abbraccio e ti auguro la buona notte e dolci sogni.

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