giovedì 27 novembre 2014

9 MELISSA E LA NUVOLA


I POTERI

Tutto il villaggio Fiorito si organizzò per le ricerche, si fecero delle squadre. Io insieme agli abitanti di Campo Verde e un gruppo di nani, dovevamo battere tutto il bosco che avevamo attraversato nel venire alla festa, ma io avevo la pipì. Capivo perfettamente che quello era un bosco incantato, e che bisognava averne rispetto, ma a me scappava. Tutti erano molto presi dalla ricerca, anche Chicco e Nino che speravano in un altro regalo fatato, nel caso avessero trovato Mysotis.
La bambina era una delle figlie di fata Nontiscordardime e di mago Primavera. Mi spiegarono che a volte alle piccole fate può succedere che scappino degli incantesimi senza controllo, proprio perché sono piccole, così, come a tutti i neonati scappano le puzzette, a loro scappano anche quelli, gli incantesimi, come fossero scoregge o pipì. Non vi dico lo stimolo della mia pipì, quando me lo raccontarono… strinsi le gambe.  Comunque, a detta di tutti, l’episodio era strano. Difficile che un incantesimo di una piccola, partito per sbaglio, potesse mandarla così lontano da casa. Si sussurrava  che fosse un rapimento.
Rapimento o no, a me scappava, non c’era niente da fare, dovevo assolutamente fare la pipì… ma dove? Sembravo molto intenta a cercare nei luoghi più insoliti, con Isotta  alle calcagna, ma in realtà cercavo un angolino tranquillo dove fare i miei bisogni. Finalmente trovai un posto appartato. Un fitto cespuglio, cresciuto attorno ad un grande albero, sembrava proprio facesse il caso mio. Mi chinai, e gattonando, seguita da una fiera Isotta con la coda alzata, entrai per rialzarmi in un piccolo spazio, sembrava una piccola caverna verde, con alle mie spalle l’albero. Oooh! Finalmente, avrei potuto fare la pipì in santa pace e… con sollievo svuotai la vescica indisturbata, quando sentii un balbettio. Cavolo! Dietro di me, adagiata dentro un incavo dell’albero, c’era una neonata. La gattina stava annusando la piccina, che allungò una mano verso Isotta tirandole il pelo, l’animale ovviamente miagolò. Non so il perché, ma  la bimba si mise a ridere. Poi cominciò a succhiarsi il pollice, incurante di Isotta, che continuava a leccarsi il pelo strappato.
“Beh! Direi che questa neonata, è già sulla buona strada, per diventare una piccola peste”.
Comunque era davvero graziosa, aveva una tutina e una cuffietta azzurra.
Che ci faceva lì? Ma soprattutto, l’avevano davvero rapita?
Mi ricomposi, e presi in braccio quel fagottino azzurro, chinandomi, uscii allo scoperto. Non sapevo ancora cosa fare, quando sentii una voce conosciuta urlare:
«Mitico!! L’hai trovata… è qui correte, Melissa ha trovato Mysotis!».
Chicco aveva un bel sorriso stampato sulla faccia, mentre Nino, aveva una espressione imperturbabile, oserei dire insolente, del tipo: Figuriamoci, se non la trovava lei!
La mamma della piccola non finiva più di sbaciucchiarsela e sbaciucchiare anche me, ridendo e piangendo, mentre Mysotis emetteva gridolini soddisfatti.
Tutti si congratulavano con me, mi ritenevano un’eroina con poteri speciali. Ma io l’avevo trovata per caso, non la stavo nemmeno cercando. Ma chi glielo diceva a tutta quella gente lì, che l’avevo ritrovata per caso? E che era solo un colpo di fortuna? Io no di certo.
Venne deciso che il giorno dopo ci sarebbe stato un banchetto in mio onore. la Regina delle Fate-Maghi, fata Rosa in persona, mi avrebbe eletto membro onorario del loro regno. Sbagliavo?... Io non avevo certo  poteri magici,  il ritrovamento era stato un puro caso, però... “Avevo ritrovato la bambina? Sì, certo che l’avevo trovata!”. E allora?..Di che cosa mi preoccupavo? Non potevo certo raccontare che avevo fatto la pipì nel loro bosco… Se loro dicevano che ero un’eroina, e che sarei diventata un loro membro, forse era più conveniente lasciargli credere che avevo poteri, “o no!” Mi sembrava che il ragionamento presentasse delle pecche, la zia, cosa mi avrebbe detto in questo caso … A proposito, dov’era lei in quel momento? Mi aveva detto che si univa alle ricerche, ma ora, che erano terminate, dov’era? Già dov’era lei ora che avevo bisogno di un consiglio,  cosa mi avrebbe detto di fare? Me la immaginavo a casa intenta a fare le tigelle, specialità delle mie montagne, con la farina sparsa ovunque, persino fra i capelli, tipico di Agnese, che mi rispondeva:
«Ah brava, lo sapevo che sei la migliore, però ora aiutami a pulire». Più intenta al pasticcio che stava combinando, che a quello che le dicevo.
“Forse!? …” pensavo grattandomi la testa “O mi avrebbe detto di dire la verità sul ritrovamento? Temo proprio di sì, ma è più facile a dirsi, che a  farsi”.
Quella mattina, dopo un sonno agitato a casa di fata Nontiscordardime, che ci aveva voluto ospitare, ero arrivata alla conclusione che era più semplice non dire nulla. “Cavolo! Beh insomma avevo o no ritrovato io sta bambina? Sì. Allora era giusto godersi la fama!”.
Venni condotta al cospetto della Regina delle Fate, che abitava in un castello circondato, guarda caso, da roseti di ogni specie e colore. Fata Regina Rosa ci attendeva nella sala del trono, attorniata dai suoi sudditi. La fata,  vestita da una nuvola di veli bianchi trattenuti da piccole roselline, nel vedermi si alzò. Sorridendomi mi prese per mano, io arrossi, e la seguii in quell’ambiente affollato e fatato; dalle grandi vetrate della sala si intravvedeva un sontuoso giardino con fontane e sentieri. Mi condusse in un salone con tavole sontuosamente imbandite, un profumo delicato di rose colpì il mio naso, inutile dirvi che le ghirlande che guarnivano le tovaglie cremisi, erano di roselline. La gente ci seguiva a debita distanza, quando la Regina si fermò nel tavolo in fondo alla sala,  e si rivolse verso loro, essi si inchinarono, lei mi indicò di accomodarmi al suo fianco. Un servo si affrettò a spostarci le pesanti seggiole. Appena ci fummo sedute il silenzio venne interrotto dai commensali che si mettevano a sedere. Fata Rosa batté graziosamente le mani e delle fatine che volavano come libellule entrarono sorreggendo i piatti di portata, il pranzo cominciò. Al pranzo partecipavano le alte cariche del mondo delle fate-maghi e i rappresentanti dei nani e degli elfi, mancava mia zia, tutti sembravano sinceramente soddisfatti di me, erano quasi inorgogliti che fossi stata io a trovare Mysotis. Credevano,  che possedessi dei poteri speciali, mi chiamavano la bambina che veniva dal Dilamondo. Beh! devo ammettere che stavano esagerando… Così, a fatica, trovai il coraggio di salire sulla sedia con un bicchiere e un cucchiaino in mano e per attirare l’attenzione cominciai a picchiare forsennatamente il povero cucchiaino sul mal capitato bicchiere. Tutti si azzittirono meravigliati e mi guardarono. Fata Rosa sembrava compiaciuta, forse si aspettava un bel discorso, invece arrossendo fino alle orecchie, ammisi balbettando di aver trovato la piccola per caso. Ovviamente saltai il pezzo della pipì. Ma, Santa puzzola!... Più insistevo, più loro credevano che lo dicessi per modestia, le più fanatiche erano le Fate. Non sapevo più cosa dire o fare.
“Queste sono matte”, pensai. Avevo l’impressione che fossero incuriosite, quasi contente, che Isotta mi avesse scelto come sua padrona.
Forse perché amavano i gatti? Saranno state fate, ma anche loro mi sembravano un po’ strane come Agnese; se le si toglieva la bacchetta magica, mi sa che erano pasticcione come mia zia.
Tornammo a Campo Verde, come eravamo venuti, seguendo fata Poppy, ma sul nostro carretto eravamo aumentati. Con noi c’era il nipote di Timoteo, che continuava ad ignorarmi, ed Isotta che dormiva acciambellata sulle mie ginocchia.

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