venerdì 5 dicembre 2014

10 MELISSA E LA NUVOLA



LO SCIOPERO

Quella sera a tavola c’era un’aria pesa. Era tutto il giorno che tentavo di convincere la mamma di Chicco. Volevo che lasciasse venire suo figlio con noi, nel regno degli Elfi, il noi sta per Nino ed io. Inutile dirlo, Chicco ci appoggiava.
Avendo sempre ricevuto come risposta un NO secco, dalla signora Dolcetta, avevo organizzato uno sciopero della fame, a cui aderiva, con entusiasmo Chicco e caso strano anche Nino.
Qualsiasi cosa facevo o dicevo Nino trovava sempre qualcosa da ridire, ma la proposta dello sciopero l’aveva accettata subito. Io desideravo e lottavo perché il mio amico venisse con noi. L’idea di fare il viaggio con il nipote di Gnognò, che quando non mi ignorava, mi prendeva in giro, non mi andava giù per niente. Avevo bisogno di Chicco per rendere il tragitto meno pesante… ripensandoci, forse anche Nino, pensava la stessa cosa. Io non sono certo la tipa che sta tanto zitta. Così quella sera eravamo seduti a tavola tutti e tre davanti a deliziosi piatti fumanti che facevano venire l’acquolina in bocca, con le braccia conserte, e il viso imbronciato per ragioni diverse: Chicco, perché voleva venire dagli Elfi, io e Nino per non ritrovarci soli a faccia a faccia.
Gli adulti, erano decisamente sconcertati.
Timoteo  detto Gnognò intervenne:
«Su andiamo Dolcetta»
“in quel momento Dolcetta non mi sembrava affatto dolce”,
«un viaggio con i suoi amici» continuò lui «non gli farà certo male, è in vacanza. Ti prometto che, se lo fai venire, controllerò che  faccia i compiti» guardò me e Nino burbero «non illudetevi la cosa riguarda anche voi!». Nino ed io, che eravamo sconsolati al pari di Chicco, ci aggiustammo sulla seggiola, rassegnati.  Dolcetta finalmente si addolcì, acconsentendo. Per fortuna! Perché il mio stomaco brontolava parecchio, non so quanto ancora avrei resistito a quella farsa. Dolcetta non finì di dire sì che io Nino e Chicco già spazzolavamo accuratamente tutti i piatti di portata che avevamo davanti.
Il fatidico giorno era arrivato, finalmente partivamo per il Regno degli Elfi. Tutta la notte mi ero rigirata nel letto, dentro la mia testa c’erano troppe domande che richiedevano una risposta. Dov’era mia zia? Perché non viaggiavamo insieme? Da chi mai mi dovevano proteggere da dover prendere tante precauzioni, e poi, se mia madre era una fata, perché non lo ero anch’io? Era un Mago mio padre? Forse lui non era magico e io gli assomigliavo. Che io mi ricordi, non mi è mai scappata nessuna magia o puzzetta magica, come dicevano le fate dei loro piccoli. Insomma io, chi ero?
Quella mattina mi alzai dal letto con delle spaventose occhiaie. Dolcetta nel vederle, volle a tutti i costi che io mangiassi uno zabaione, la poveretta pensava fossi ammalata.
Gnò fece sparire le valigie picchiando sul pavimento tre volte le nocche della mano sinistra, parlando una strana lingua:-Sàttà Sobit Sàttà!!! TòòT quèl cat vàd a cà!- Mi spiegò, che i nostri bagagli ci avrebbero seguito sotto terra. Il suo popolo controllava tutto ciò che succedeva nel sottosuolo, e gongolando sottolineò che lì la loro magia era  la più forte di tutto il Diquamondo.
Gli acquisti alimentari erano stati portati davanti alla taverna, e furono spediti, nel suo regno, con una formula più complessa:-Sàttà Sàttà Sàttà Sobit Sobit Sobit Travels Tenebris, cucina gnomo Fortunato, Puf Puf Paf-  La scena era comica, il nano saltellò, un po’ come un canguro con il fiatone, e un po’ come un gambero ansimante e… puf improvvisamente la merce sparì. Il povero Gnognò si asciugò col suo fazzolettone rosso il sudore dalla fronte, forse aveva fatto troppi contratti di acquisto, e tutto quel saltellare lo doveva aver molto affaticato.
“Certo che qui, le strade, non sono intasate dai camion”.
Fata Poppy veniva con noi. Sosteneva che Agnese avrebbe potuto aver bisogno di lei, ma soprattutto era curiosa di vedere le reazione degli Elfi. Gnognò, nell’ascoltare le sue motivazione, sorridendo  mi sussurrò:
«C’è un po’ di rivalità tra i due popoli».

Boh! a me non interessavano le loro rivalità, volevo solo partire. Comunque percepivo che Gnognò era contento che ci fosse anche Poppy.

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