venerdì 12 dicembre 2014

11) MELISSA E LA NUVOLA


NINO

Facevamo il viaggio con il calesse della fata, che, a detta di Chicco, era come una Ferrari.
«Tu conosci le Ferrari?» domandai stupita
«Certo, non posso viaggiare nel mondo Tunturlo, ma i giornali e i racconti, portati da chi viaggia come voi due» ed indicò Nino e me «arrivano anche qui.»
Mi sembrava un po’ offeso, così gli diedi una gomitata.
«Dai Ferrari, vedrai che ci divertiremo».
Il buontempone mi rispose ridendo «Già, non ho mai visto una Ferrari, ma un calesse fatato sì, e cavolo! Ci divertiremo un sacco.»
Eravamo seduti  sul muricciolo sotto al ciliegio che era dall’altra parte della strada, di fronte alla taverna. Stavamo aspettando Poppy, quando Nino esordì:
«Non avrai mai visto dal vero una Ferrari, ma non hai perso nulla».
Beh! a uno che diceva così non gli si poteva che chiedere:
«Oh ma che ti piglia? Perché non ti piacciono le Ferrari?»
Fece una smorfia. «Uffa, non sono le Ferrari che non mi piacciono, è tutto il mondo che c’è di là, che non mi piace».
 Risposi piccata. «Ma tu di là, ci sei mai stato?»
«Se ci sono stato?! Io ci vado a scuola in quel dannatissimo mondo».
« Ma dai!» ora ero curiosa «E dove vai a scuola?»
Chicco mi lanciò una occhiata, ma io non capii.
«Faccio la prima della bla ...bla …» rispose facendo un’altra smorfia «di primo grado in una scuola di Milano, ma si può mai chiamare una classe, con un nome così lungo?». Era proprio disgustato.
Cavolo! parla uno, che chiama il suo mondo, Magicogiga detto Diquamondo, se vi sembra corto?  Che ha uno zio con un corto e semplice nome: Timoteo dei Timotei, detto Gnognò, del popolo degli Gnomi.
Fortunatamente non dissi nulla, così lui continuò sempre più disgustato. «Ma non è tanto la scuola che non mi va giù, è la gente del mondo Tunturlo. Sono i  tunturlini che non digerisco.»
«E che cosa ti avranno mai fatto? In definitiva c’è gente simpatica o antipatica come qui». Una gomitata di Chicco mi trafisse le costole.
«Ah sii, tu dici! Là mi giudicano un diverso, se questo ti pare piacevole, un Handicappato. Alcuni ti guardano con scherno, altri con aria compatita. Per il corno di unicorno! non si rendono conto che non sono io lo sbagliato, ma i loro stradannatissimi mobili, non adatti alla mia statura. Per sedermi tra un po’ mi ci vuole la scala! Se si rendessero conto che non esiste il Superuomo perfetto, e che tutti al mondo hanno delle mancanze, o handicap, come parapicchia le chiamano loro, visibili o invisibili, la vita da loro sarebbe una pacchia».
Inutile dirlo, non capii una mazza di quello che aveva detto. Però percepii che forse… il nano, inteso proprio come facente parte del popolo dei Nani, non ce l’aveva con me perché ero una bambina, ma con chi gli aveva fatto del male nel mio mondo. Ora capivo l’occhiataccia, e la gomitata di Chicco, evidentemente lui sapeva già, ciò che Nino aveva subito nel Dilamondo… Poi, ad essere sinceri, io gli avevo rubato per un po’ di tempo anche lo zio. Visto che sono una testa dura e so esasperare per benino tutti, continuai e chiesi:
«Cosa vuoi dire, con visibili o invisibili? Tutto quel discorso lì, non l’ho mica capito.»
«Ma sei proprio una gran testona!»
 Mi sa proprio che me l’ero cercata, accettai l’insulto, si fa per dire, facendo una smorfia e piccata risposi:
«Oooh, ma tu puoi anche spiegarti meglio sai?»
Sbuffando continuò: «Testona! La mia statura si vede, ma la mancanza di magia dei tunturlini no.»
Avevo la bocca spalancata. Un’altra gomitata di Chicco me la fece chiudere «Ahi?»
Che potevo fare? Restituire a Chicco un’altra gomitata, che mi fece una pernacchia a cui io risposi, un esasperato Nino sbottò:
 «Smettetela voi due, siete peggio di quelli che abitano di là e che credono di essere dei Super uomini, mi sa invece, che senza la magia, sono più handicappati di me.» La mia bocca era di nuovo super spalancata dallo stupore, non avevo mai pensato di avere una mancanza e forse neanche Valentina la mia migliore amica del Dilamondo ci aveva mai pensato… Quando torno glielo chiedo.
Cominciavo a capirlo, era sì strafottente, ma solo perché era offeso.
“Beh!” pensai, “forse possiamo diventare amici”.
Isotta era scesa dal ciliegio e lo annusava, lui l’accarezzò, e la gatta  cominciò a fare le fusa.
“Venduta!”
Gli adulti sotto il pergolato si stavano salutando. Qualcuno rideva dando delle pacche sulle spalle di Gnò, qualcun altro, era triste. Tra questi c’era Spiga, che ormai sera affezionato anche a noi piccole pesti.


2 commenti:

  1. Simpatici i dialoghi. Ci sei portata. Simpatico anche il confronto tra mondi, mancanze e capacità. Brava! Se ti va, vieni a visitare anche il mio blog. Anch'io sto raccontando una storia. Ciaooo

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  2. Ciao Vincenzo, lusingatissima del tuo commento. La mia è solo una favola. Sono andata a dare una sbirciatina veloce al tuo blog, mi piace come scrivi e sono molto incuriosita dal personaggio Eleonora, lo leggerò con calma molto volentieri.

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