giovedì 4 dicembre 2014

NE CAPO E NE CODA



NON C’E’ CAPO NE CODA

La recita scolastica di Birba mi porta a delle riflessioni, questi narratori di 5 anni che andranno in prima elementare, troveranno chi li saprà valorizzare? Bellissima la parola Narratori, suona bene ne sono affascinata. Narratore colui che racconta, che ha “cose” da dire, se avete letto il racconto “Linguaggio da Birba” comprenderete perché abbia messo le virgolette alla parola “cose”, inutile, amo mio nipote e le sue espressioni.  Pensieri senza capo ne coda. Si avvicina il tempo per la scelta della scuola, della classe, tempo pieno, modulo… boo… che fare? Ogni età ha le sue scelte. Ma non è il tipo di classe che segnerà il percorso di crescita e apprendimento di questi Narratori ma le persone che incontreranno. Chi accoglierà questi Narratori saprà far amare la scuola a queste Birbe? Troveranno insegnanti che oltre al sapere sapranno ascoltarli, osservarli, tentare di  capirli, condurli, seguirli, farli crescere nella loro globalità? Fondamentale per far passare messaggi è una buona relazione, e questa sintonia passa attraverso la comunicazione verbale e non verbale (il gesto, lo sguardo, insomma il linguaggio corporeo). La parola “Narratori” mi ha fatto scattare una serratura che era lì chiusa e latente, la parola e il passaggio di scuola me l’hanno fatta  riaprire, dentro al cassetto chiuso c’è la riflessione sulla “ Comunicazione”. Credo fermamente che chi si occupa di insegnamento, si debba avvalere di una buona comunicazione (facile a dirsi difficile da fare, ma già averne la coscienza aiuta). Nella Comunicazione, non c’è un capo e ne una coda, non c’è un inizio e una fine, la comunicazione è un cerchio che gira parte e ritorna. Si ascolta, si metabolizza, si impara, si dissente, si risponde, si allarga, ritorna, si riflette, si ririsponde...
Non si può comunicare a senso unico, ci vuole l’ascolto e l’osservazione  dell’altro. E questo processo non deve avere ne un capo ne una coda, ma deve crescere e allargare, altrimenti non è comunicazione ma un soliloquio.

Nella scuola chi fa parte di queste cerchie? I bambini, l’insegnante, i genitori, la società. La scuola è per i bambini, lì, loro devono essere aiutati ad apprendere, ma anche a rapportarsi correttamente tra loro (comunicazione). Gli adulti devono collaborare e aiutare questo processo di crescita. Chi coordina le cerchie di comunicazione  nella scuola, deve essere l’insegnante, una buona comunicazione crea una buona relazione e un buon ambiente dove far passare l’apprendere. L’insegnante deve avere l’occhio che colga il bambino nella sua globalità, e per questo occorre un buon passa parola tra casa e famiglia. Un buon educatore deve aiutare e far crescere anche il gruppo di genitori, creando armonia e integrazione.  Non ci deve essere prevaricazione di ruoli, ma collaborazione, altrimenti non c’è buona comunicazione. Occorre l’umiltà da parte del genitore di apprendere da chi ha più competenza in materia, l’insegnante a sua volta deve tenere i canali di ascolto  aperti per conoscere meglio il bambino. Mi stupisco sempre più di come questo processo, passi solo attraverso colloqui sporadici, quando le Birbe mutano e crescono alla velocità della luce. Ho l’impressione che adulti e bambini viaggino a velocità diverse, come possono insegnanti e genitori conoscere i loro bambini se non sanno cosa succede quando sono a casa e viceversa? Hanno entrambi una conoscenza del bambino parziale. Una buona società nasce, cresce ed esce, della scuola, e parte fondamentale è la corretta comunicazione che porta al rispetto dell’altro. Ecco cosa intendo con il titolo e l’etichetta “Non c'è capo e ne coda”. Narratori e insegnanti, fateci sognare, siate portatori di un futuro migliore.   

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