lunedì 12 gennaio 2015

15) MELISSA E LA NUVOLA


VISION DETTO VITO

Il mattino seguente Poppy mi portò la colazione.
Affettuosamente mi scompigliò la frangia sorridendo.
«Questi capelli hanno bisogno di una pettinata!» Seduta sul letto, tentava con una spazzola di rendere la mia chioma decente. «Mi sono fermata a dormire qui questa notte.» Le sue mani sui miei capelli arruffati tentavano di essere delicate. «Mora  ha portato a casa sua Nino e Chicco. Avrà avuto il suo bel da fare con tutte quelle pesti. Ha detto che sarebbe tornata questa mattina, per vedere come stavi.» La ascoltavo, ma ero confusa, avevo ancora troppe domande senza risposta, forse era il momento per cominciare a chiedere.
«Poppy, che cosa voleva dire Ehloro quando parlava di Isotta?» lei alzò le spalle.
«Oh, Ehloro è un po’ permaloso!»
«Perché?» lei sbuffò aumentando le spazzolate sui miei capelli «Hai!!!»
«O scusa! Perché, perché.» Sbuffò « te lo racconterà tua zia il perché!» Sbuffai rumorosamente anch’io e pensai: “Accidenti! I  treni a vapore sbuffano meno di noi!”. Lei mi guardò con un sorrisetto compiaciuto e malizioso poi continuò:
«Non ti so dire il perché, nessuno lo sa, ma i gatti sono attirati dalle fate, e viceversa. Dove c’è una fata c’è un gatto. Non credere però che tutte le persone che possiedono un gatto siano fatate, però …» Mi guardava ammiccando come se volesse dirmi, potrebbe essere, «L’unica cosa certa, è che i gatti non amano i Roliopet.»
«Ma se tu sei una fata, dov’è il tuo gatto? Poi, non mi hai risposto, perché Ehloro era contrariato?»
Laconicamente rispose:
«Ehi piccola!!! Quante domande.» Con non curanza appoggiò la spazzola «Comunque il mio gattino Achille è a casa. Con Achille a casa sto tranquilla, perché se c’è qualcosa che non va lui sa come informarmi. Per quel che riguarda Ehloro, te lo racconto dopo che hai fatto colazione, così ti puoi alzare, coraggio mangia.» E se ne andò. Perfetto! Anche questa volta rimasi senza risposte, così restai lì come un salame. Meno male che Isotta non mi mangiava, visto che il salame le piace… però mi stava leccando.
Un bisbiglio dietro la porta attirò la mia attenzione.
«E’ qui, venite, è qui.» Centaura entrò facendomi segno di tacere, e chi fiatava? Non volevo certo far arrivare gli adulti! Seguì uno scalpiccio di piedi, e tutta la combriccola arrivò, compreso Vision. Vicino a lui c’era Nino, sembravano l’articolo il. Tutti avevano l’aria malandrina di chi è in procinto di combinare una mascalzonata. Chicco esordì:
«Ce l’abbiamo fatta!» Sghignazzando si mise a sedere sul letto con fare cospiratore «Oh, l’abbiamo fatta in barba a tutto il personale elfo, hehehe! Il che è tutto dire, non volevano dirci dov’eri, ma secondo te!! Non sanno con chi hanno a che fare. Noi ti abbiamo trovato.»
 Una Centaura incredula:
«Noooi? Ma se fosse stato per voi, chi sa dove sareste adesso!!»
Suo fratello punto sul vivo:
«Ma sì! Voi bambine dovete sempre essere le più brave!!»
«Piantatela!» disse Nino. Chicco incurante del battibecco, mi chiese:
«Come ti senti?»
«Bene.»
«Perfetto, allora ti puoi alzare?»
«Certo!»
«Urrà!… Perché c’è Vito …» Lo guardai attonita, e lui continuò «Ma sì lui.» E mi indicò lo spilungone «non è abituato a sentirsi chiamare Vision, così preferisce il nome che usa nel Dilamondo.» Lo spilungone accennò un sì con la testa e rimarcò:
«Quando mi chiamano Vision, la maggior parte delle volte non rispondo neanche.» Aveva un accento strano, che mi fece chiedere:
«Di dove sei?» tutti cominciarono a sogghignare.
«Chicago» il sogghigno si trasformò in risa soffocate, lui esasperato esplose «Smettetela!» Nino, che non è certo famoso per la sua delicatezza, gli rispose:
«Sì sì, visto che ci hai garantito che hai cagato al posto giusto. Ahahahaha!!! Sai non vorremmo vedere il Villaggio Bianco trasformato in un bagno puzzolente a cielo aperto.»
Tutti risero sguaiatamente, tranne Centaura che guardava tutti in cagnesco. Cosa ci potevo fare? Niente! Trattenevo a stento il riso anch’io, ma gli occhi mi lacrimavano. Vito era chiaramente offeso, e io mi vergognai. Così cercai di rimediare.
«Scusa, scusa.» Ma sapevo che i miei occhi non mentivano, mi schiarii la voce «Dov’è Chicago?» Il nuovo arrivato, rispose con veemenza:
«E’ una bellissima città, con un bellissimo lago, il lago Michigan.» Ora ero davvero curiosa:
«Dove?»
«Ma si sul lago Michigan in U.S.A.»
Nonostante la mia curiosità non riuscii a trattenermi «Aaaa, ho capito, appena usciti da Pavullo!» Beh!!! Devo ammettere che questo non aiutò gli altri a smettere di ridere. Mi sarei morsicata la lingua, ma ormai l’avevo detto. Così riprovai a rimediare interessandomi davvero a lui.
«Ma tu parli italiano?»
Lui facendo spallucce sbuffò «Io non so affatto l’ italiano.»
«E come mai ti capisco?» Allargò le braccia,  scuotendo il capo sconcertato. Allo intervenne.
«Nel Mondo Magicogiga le lingue vengono tradotte simultaneamente nel nostro cervello, così la comunicazione è più facile, ma succede solo a chi appartiene al nostro mondo.» Guardai Vito con espressione meravigliata, e capii che anche lui pensava la stessa cosa “ma … allora appartengo davvero a questo mondo!!” Questo rese me felice, lui pensieroso.
Dovevo avere ancora un sorriso ebete sulla faccia quando Vito con le mani nelle tasche dei pantaloni continuò:
«Comunque, dicevo a loro» e indicò i miei amici con la testa «che di fianco alla scuderia c’è una stanza con delle scope.» Pensai, “capirai!! Che scoperta interessante!” La mia espressione dovette essere molto chiara, perché lui, guardandomi negli occhi, precisò «Non sono scope normali, ma motoscope.» Sempre fissandomi intensamente, rimarcò  «Scope volanti, è chiaro?!!» Strabuzzai gli occhi incredula e feci cenno di sì con la testa, lui continuò: «Ehloro mi ha permesso di usare i modelli meno veloci.» Tolse una mano dalla tasca e se la passò tra i capelli, automaticamente anche Centaura si ravviò i capelli e rise eccessivamente, mi ricordava Valentina la mia amica di scuola. Pensai questa è già innamorata. Lui continuò:
«Noi andiamo là.» Chicco lo interruppe.
«Te la senti di venire vero?» senza rispondere misi i piedi giù dal letto, certo che me la sentivo, quando mai mi sarebbe capitato di vedere una scopa che vola. Vito sembrò preoccupato.
«Senti, Ehloro vuole che tu ti riposi, se ti senti debole è meglio che stai a letto, io non voglio grane.»

«Neanche per sogno sto benissimo.» Ma che cosa si credeva questo qua, non ero mica una pappa molla. Mi vestii velocemente e in fila indiana, silenziosamente, come nei migliori film di cospiratori, raggiungemmo la scala nella roccia. Vito davanti e Allo che chiudeva la fila.

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