venerdì 16 gennaio 2015

16) MELISSA E LA NUVOLA

IL SERVO FANNULLONE

Il magazzino alimentare della reggia è situato nella piazzetta delle scuderie e del  deposito delle scope; qui sono sistemati i sacchi di farina, riso, farro, orzo, fagioli, insomma tutto ciò che si cucina, e che gli elfi acquistano da Campo Verde.
Il piatto preferito dal Spremo è la zuppa d’orzo.
Il capo cuoco aveva chiesto ad un inserviente di andarne a prenderne un sacco. Questi, invece di trasportare e seguire personalmente il sacco, come sarebbe stato corretto fare, lo abbandonò a se stesso. Una delle regole ferree del mondo Magicogiga è quella di non abbandonare una azione magica cominciata a se stessa, se non in casi strettamente necessari o estremi, per evitare che la magia si trasformi in una azione scatenata e incontrollabile. La regola serve anche ad evitare che tutti diventino degli emeriti scansa fatiche, che non sanno cavarsela alla minima difficoltà pratica. Il fannullone, invece, aveva inforcato una motoscopa e se n’era andato a trovare un suo amico, che abitava all’inizio del paese.
Il sacco d’orzo bravo, bravo, bello, bello, obbediente all’ordine che gli era stato impartito, aveva raggiunto la dispensa della cucina, e si era sistemato, perfettino, perfettino, al suo posto. Il povero sacco era solo un sacco, e come tutte le cose non aveva coscienza, perciò non poteva rendersi conto di essere bucato, e di essere arrivato dove gli era stato ordinato di andare quasi vuoto. Il suo contenuto era sparso per tutto il tragitto, dal magazzino alla piazzetta adiacente, alla scala nella roccia, ad un tratto della loggia, fino alla dispensa. Un occhio attento avrebbe visto la scia, ma noi, che ci sentivamo dei malandrini esperti e incalliti, eravamo più intenti a controllare di non essere scoperti che a dove mettevamo i piedi. Così, arrivati alla scala, cominciammo a scendere, ma … qualcuno scivolò sui semi … più precisamente io. Beh che potevo fare? Tentare di restare in piedi no! Mi afferrai a Nino, che mi stava davanti, che  senza capire cosa stesse succedendo, si senti spintonare e cadde su Centaura, che scivolò sul povero Chicco, che rotolò andando a sbattere contro Vito, che perse l’equilibrio sotto il peso di tutti; se fossimo stati birilli, sarebbe stato un bel filotto, ma non lo eravamo, perciò l’azione fu seguita da grida, urla e strilli, con il povero Allo, unico rimasto in piedi, che ci guardava attonito e preoccupato,  emettendo un imperioso “Sss!!” Che ci imponeva il silenzio. Inutile!  Nino già sbraitava ansimando concitatamente:
«Ma che caavolo combiniiiii! Sei peggio di un elefante! Poi poi dicono che voi bambine siete le più attente!» Centaura stava già replicando:
«Che importa essere bambine con lo scivolare, io sono una bambina e faccio senz’altro meno danni di voi pasticcioni!» Allo che aveva abbandonato il suo sussurrato “Sss”, urlava istericamente:
«State tutti ziitti!»
Fu così che quello che doveva essere fatto silenziosamente e in camuffa fu fatto il più rumorosamente possibile. A me succedeva spesso di finire ciò che mi ero prefissata in modo insolito, possibilmente maldestro e pasticciato. Gli adulti corsero a vedere cosa era successo, tra questi c’era anche Ehloro che, nel vederci così accatastati, esordì con un:
«A quanto vedo non avete perso l’abitudine di ruzzolare!»
Mora fremendo guardò i figli.
«Che ci fa Melissa in piedi? Scommetto che siete stati voi a convincerla!» Adesso aveva le mani sui fianchi ed era paonazza «Non siete capaci di fare le scale con un po’ di attenzione? Possibile che dobbiate rendere le azioni più semplici pericolose? Dovreste essere abbastanza grandi da fare una scala senza dover ruzzolare, o vi devo seguire come faccio con Gigaro che non sa camminare?» Non era arrabbiata, era infuriata. I Figli stavano con la testa bassa. Io mi sentivo in colpa e imbarazzata e pensai, “facile a dirsi difficile a farsi”, tutte le volte che sbagliavo mi veniva su un gatto … Isotta rizzò il pelo e la schiena soffiando senza motivo. Mora tirandoci su continuò:
«Ma si può sapere dove stavate andando?» Allo e Centaura farfugliarono qualcosa a proposito delle scope, così la loro mamma sempre più inviperita li prese per le orecchie.
«Scordatevi di andare su una motoscopa senza il mio permesso!»
Li trascinava per le orecchie a punta e noi, silenziosamente ammaccati, la seguivamo a capo chino fino all’infermeria del palazzo. Il locale aveva una parete aperta, riparata solo da una leggera tenda, quindi cominciò a sfiorami l’idea che in quel paese non facesse mai freddo.
Un guaritore controllò le nostre ossa, che per fortuna non erano rotte, e, mentre ci medicava le escoriazioni, arrivò Timoteo di ritorno da una delle sue missioni. Nel sentire la marachella combinata dal nipote, cosa poteva mai fare secondo voi? Ma sgridarlo, è ovvio. Solo che Gnognò quando comincia le sue ramanzine non la smette più, e Mora mostrava segno di approvazione a tutte le sue obiezioni … Risultato … Noi eravamo chiaramente stanchi e provati, e vi giuro che forse eravamo anche convinti di starcene buoni per un po’.
Una volta che si furono calmate le acque Mora chiese notizie sulle ricerche di Melina, così venni a sapere che era stata ritrovata una motoscopa vicino alla cascata, ma del conducente nessuna traccia, Ferruccio e Arton stavano ancora cercando. Eravamo ancora in infermeria quando arrivò un calesse volante condotto  da Aron. C’era anche Ferruccio … Non erano soli, c’era un altro passeggero sorretto da Ferruccio, ma chi era? Sembrava addormentato … Cavolo!... La vista mi si annebbiò era mia zia. I due la trasportarono dentro all’infermeria, io le corsi incontro.
«Zia, zia!» Le lacrime mi offuscavano sempre più gli occhi. Depositarono Agnese sul lettino dell’infermeria. I vestiti della zia erano bagnati, il suo volto cadaverico. L’elfa che aiutava il guaritore ci fece uscire.
Centaura mi teneva la mano.
«Non ti preoccupare» mi disse «Vedrai, guarirà, i migliori Guaritori appartengono al mio popolo.»
«Ma non respira!»
«Ne sei sicura?»
«No.» Stavo malissimo.
Mora uscì dall’infermeria con gli occhi rossi, aveva un sorriso forzato.
«Melissa la zia ha perso conoscenza, l’anno ritrovata giù al lago.» Mi guardava con gli occhi lucidi. «Ora ha bisogno di riposo, sta tranquilla è in buone mani.» Le voltai le spalle indispettita.
«Qui tutti mi dicono di stare tranquilla e nessuno mi dice cosa succede!» Mora mi accarezzò la testa e sospirando rientrò in infermeria. Mi pentii di averla aggredita, ma allo stesso tempo dentro di me c’era come un vulcano in ebollizione.
“Sta tranquilla, sta tranquilla, Agnese è tutta la mia famiglia, e loro mi dicono di stare tranquilla? Giuro che se mi portano una camomilla per stare tranquilla rompo la tazza”.
Arrivò una Poppy trafelata.
«Avete idea di come possa essere successo?» non avevo mai visto la fata così giù di corda! Aron le rispose:
«No, l’abbiamo trovata giù al lago, se Melina ha sbagliato l’incantesimo di entrata la corrente può averla portata lontano.» La Poppy pepata che conoscevo rispose:
«La mia amica, è nota per essere pasticciona, ma questo vale solo per il mondo Tunturlo, dove non può utilizzare la magia.» Parlava con veemenza «Io la conosco bene, e so che non sbaglierebbe mai una formula di entrata.» Aron la lasciò sfogare e le rispose con calma:
«Non ti preoccupare, vedrai ne verrà fuori, fermati qui a dormire, se le vuoi stare vicina.» Una Poppy preoccupata e mesta  lo ringraziò.
Dopo cena gli altri andarono a casa. Quando li salutai, mi sembrò strano dividermi da loro, l’ansia mi faceva centuplicare gli stati d’animo che provavo, e mi faceva vivere la loro partenza come un abbandono. Non era colpa loro se dovevano andare, ma le lacrime mi salirono agli occhi. Vito mi consolò.

«Dai non fare così, domani tornano.» Le sue erano buone intenzioni, ma io sono una tipa che non sopporta che mi si veda piangere, così gli feci un muso e impettita me ne andai seguita da una Poppy esasperata che faceva cenno a un attonito Vito di non farci caso. Io e Poppy passammo dall’infermeria. Agnese, per me era così che si chiamava, sembrava dormisse. Poppy sarebbe rimasta a vegliarla, così mi consigliò di andare a letto. Nel mio letto, sola con i miei pensieri, potevo rimuginare sulla giornata passata, e il bilancio fu catastrofico. Ero stata una pasticciona maldestra …. mi ero arrabbiata con il mondo per quello che era successo alla zia prendendomela con chi non centrava … poi una maleducata con il povero Vito, forse era il caso che il giorno dopo mi dessi una controllata se non volevo finire senza amici. 

13 commenti:

  1. Ciao Anna!! Io sono un po' indietro... per adesso ho letto il primo capitolo di "Melissa e la Nuvola", e spero di riuscire a fare presto un disegno perchè mi ha ispirato molto.
    Mi piace Melissa, è simpatica e mi sembra anche scaltra :) mi ha fatto morire quando ha esclamato: "Santa puzzola!!" ahahaha!! Beh, un bel capitolo che mi invoglia a leggere gli altri, ti faccio i miei complimenti e ti abbraccio! A presto!

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  2. Grazie Vivy, il tuo apprezzamento mi spinge ad andare avanti, se vedi degli orrori di scrittura o di scorrevolezza nel testo per piacere dimmelo. Baci

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  3. Complimenti per il tuo racconto.
    Saluti a presto

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    1. Grazie per il complimento e per esserti unito al mio blog. Ciao (ci scriviamo e leggiamo qua in giro).

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  4. Ciao Anna Maria, io per ora ho proseguito la lettura dal capitolo XIV. Spero di riuscire a recuperare pian piano anche i primi tredici, se il tempo si decide a farsi meno tiranno. La storia si legge volentieri, anche con il mio limite di cui ho scritto sopra. Sai che molte delle storie divenute con il tempo dei grandi classici sono nate in questo modo, come racconti estemporanei fatti ad altri. Per esempio: Peter Pan, Winnie -the-Pooh, Il vento nei salici.

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    1. Grazie Ivano, sono felice felice che ti sia piaciuto questo pezzetto.Sul tempo tiranno hai perfettamente ragione, spesso non mi bastano le 24 ore per fare ciò che dovrei, figurati dove finisce quel che mi piacerebbe fare. Buon fine settimana.

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    2. Scusa Ivano ma mi ha incuriosito la storia delle favole nate per...
      Mi sa che domano vado alla ricerca delle motivazioni degli autori...
      Forte questa cosa. Adesso CIAO davvero.

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    3. Queste storie sono tutte il risultato di improvvisazioni di genitori per intrattenere i figli. I personaggi di Winnie-the-Pooh per esempio sono i peluche che c'erano nella stanza del bambino.

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    4. Buonissima motivazione. E' bello sognare con i nostri cuccioli guardando i loro occhi incantati.

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  5. Devo recuperare gli altri capitoli, ma questo sa di zucchero filato e di nuvole,e di sogni e di cipria..
    Bellissimo..Mi hai incantata..
    Un bacio dolce!

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    1. Nella è un complimento belliSSimo e dolciSSimo... Sono io ad essere incantata da: zucchero filato, nuvole, sogni e soprattutto cipria... Un semplice GRAZIE mi sembra troppo poco... Spero di non deluderti con il seguito. Un bacio dolce anche a te.

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  6. Complimenti per i tuoi racconti!Buona serata Anna Maria...

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