venerdì 6 febbraio 2015

19) MELISSA E LA NUVOLA

UN ESSERE DISGUSTOSO

Mi alzai dalla poltrona e cominciai a correre veloce come la luce, sentivo i passi frettolosi degli altri che mi seguivano.
In infermeria la zia era seduta appoggiata ai cuscini, io mi buttai tra le sue braccia aperte, commosse restammo così senza parlare.
Poppy entrò: «Melina!» nella sua voce c’era sollievo.
Aron che le era alle costole esclamò:
«Per il corno di unicorno! Melina è la seconda volta che ci fai preoccupare, ma sapevo che ne saresti uscita bene!»
Agnese sorrise e io mi misi a sedere sul letto.
Arrivò Ehloro con il fiatone, in fede mia credevo che il Supremo fosse più atletico, non erano gli elfi che si sentivano più agili delle fate?!!
«Melina…» Tirò un lungo respiro, non so se di sollievo o per riprendere fiato. «Sono contento che tu stia meglio. Eravamo tutti molto preoccupati per te.» Il Re degli elfi le sorrise e lei accennò un sì con la testa, ma i suoi occhi già si chiudevano. Ehloro imbarazzato ma con tono che non ammetteva repliche:
«Questa sera ti lascio dormire tranquilla, ma domani ci spiegherai che cosa è successo alle cascate.»
«Supremo…. Quali cascate?!!» Poppy e Aron si scambiarono un’occhiata preoccupata, ma Agnese, perché per me era così che si chiamava mia zia, rispose con un filo di voce «Sì, sì… Le cascate… Tutto ciò che posso ricordare… ma ora sono veramente stanca, mi sento così confusa… ma da quanto tempo sono qui?»
«Dieci giorni.» Ehloro nel risponderle sembrava un po’ impacciato e dispiaciuto di essere stato così perentorio.
Poppy mi staccò dalla zia.
«Su vieni, lasciamola riposare.»
Ma come proprio ora? Ero delusa. «Ma io, ho tante cose da chiedere! Zia?!!» avevo gli occhi lucidi, Papaver con un sorriso dolce mi sussurrò:
«Lo so, ma hai aspettato fino ad oggi. Poi attendere ancora noo?!!» Mi circondò le spalle con un braccio e mi guardò negli occhi con un sorriso mesto, ebbi così l’intuizione che mi stesse dicendo, “Se aspetta il Supremo che è il re degli elfi forse è il caso che aspetti anche tu.” Agnese accennò di nuovo un sì stanco e guardandomi sussurrò «Tesoro…» e tornò ad assopirsi.
Il giorno dopo gli elfi dell’infermeria non mi facevano passare. Sconsolata aspettavo Allo, Centaura, Chicco e Nino che non vedevo dalla sera prima, dopo che Mora li aveva portati a casa. Vito invece, scorrazzava intorno alla reggia con il moschitoscopa. Ormai lui e quel arnese erano diventati una cosa sola.
Accidenti!” O meglio ancora, “per il corno di unicorno!” Io mi stavo davvero annoiando. Ero già stata a vedere diverse volte Agnese, erano le nove di mattina, e gli elfi guaritori continuavano a ripetermi «Dorme.»
“Uffa!! ma quanto dorme questa!!” Ero seduta sulla scala elfica e accarezzavo Isotta, mentre pensavo a queste cose, quando vidi Fata Poppy venire verso di me. Era seria, lo stomaco mi si accartoccio.
Che la zia, fosse peggiorata?
Mi sentii subito in ansia e Isotta cominciò ad agitarsi, avevo notato che era molto sensibile ad ogni mio stato d’animo, perciò non ci feci caso.
Guardavo Poppy avvicinarsi senza riuscire a spiccicare una parola dalla tensione.
Papaver era ormai vicina a me, quando Isotta la mia dolcissima gatta sorniona  rizzò il pelo soffiando e fece un salto mirabolante, sfuggendomi dal grembo.
«Isotta!!» Urlai. Ma l’azione fu così rapida che non riuscii a fermarla e… cosa ancor più strana, la gatta graffiò sul viso la fata che, con uno strano e orribile urlo sibilante, mai sentito, si trasformò.
Cavolo!” … Ero pietrificata… Era un umanoide viscido e con squame color petrolio. Mentre urlava vidi la sua lingua, era come quella dei serpenti, a quel punto mi accorsi che stavo urlando insieme a quella cosa disgustosa, io dal terrore, lui dal dolore.
Un canto dolce ed intenso si propagò nel aria, intorno a quello strano essere si formò un cerchio di fuoco. Quella cosa si contorceva e cercava di uscire dal cerchio, ma Aron era già  vicino a me con l’arco tirato e cantando più intensamente le fiamme si alzarono, impedendo a quel esser viscido di scavalcare le fiamme.
Poppy, la vera Poppy, arrivò correndo, aveva la bacchetta sfoderata. Con un gesto deciso della mano urlò:
«Catena incatena!» Una pesante catena legò come un salame quel brutto coso che sibilò altezzoso:
«Ssssiii… Potete incatenarmi ma da me non sssaprete nienteee!»
 Aron accigliato smise di cantare e le fiamme cessarono.
«Vedremo vedremo…  Maledetto Rolipet! Ci dirai perché sei qui, e come ci sei entrato!» L’umanoide rise in modo sguaiato.
Poppy si chinò e raccolse da terra un bastoncino di legno affusolato e lucido era accanto ai piedi di quel essere color petrolio, erano palmati con unghie appuntite.
«Guarda.» Disse Papaver rivolta ad Aron. «E’ la bacchetta di Melina.» Aron digrignò i denti. Prese per le ossute spalle quel coso, e lo scrollò.
«Brutto essere viscido! Toccando la bacchetta ti sei trasformato nella persona che la possedeva, ma come sapevi la formula di entrata? Come sei entrato nel nostro regno!» Quella cosa rise di nuovo sguaiatamente e sputò verso Aron, che agile si spostò per non essere colpito, e continuò:
«Essere spregevole, dicci cosa hai usato, adesso per prendere le sembianze di Poppy?»
«Sì, bestiaccia maleodorante, cosa mi hai preso per trasformarti in me?» Poppy lo guardava furente la mano sinistra chiusa a pugno lungo il fianco, mentre puntava minacciosa, verso il roliopet la mano destra con la sua bacchetta che fremeva dalla rabbia insieme a lei. Fata e bacchetta erano un tutt'uno. In quel istante percepii che togliere la bacchetta ad una fata era come tagliarle una mano.
«Da me non sssaprete nulla.»
«O sì che parlerai brutto Roliopet!» Rincarò Aron.
Il roliopet gocciolava una bava verdognola, come fosse, muco del più schifoso. Guardai le sue braccia scarne e ….
«Santa puzzola!» Esclamai.
«Melissa quante volte ti devo ripetere che non si dicono le parolacce!» Poppy mi guardava austera.
“Ma come? Con tutto quello che è successo si preoccupa di come parlo?” Pensai: “Oggi non è la giornata migliore per chiedere favori.”  Però replicai:
«Ma Poppy, ha il tuo braccialetto!»
Attorno a quel orrido e smunto polso pendeva il braccialetto d’oro della fata. Era un ninnolo fabbricato dagli elfi orafi. Il gioiello era formato da tanti piccoli chicchi di grano.
«Ecco cosa mi hai preso, essere malvagio, cosa volevi dalla mia piccolina?»
Quella orrida cosa mi guardò e aggiunse con odio:
«La piccolina, come la chiami tu, sssi sssà difendere mooolllto bene.»
«Piantala!» Intervenne Aron. «Ora verrai con me nelle segrete e lì vi resterai, finché non ci racconterai che cosa sei venuto a fare!»
Altri elfi erano accorsi. Aron con un gruppetto di guardie, lo trascinò via, mentre quella cosa sibilava e si dibatteva, lasciando per terra una scia di bava. La fata mi abbracciò.
Stavo ancora tremando e pensai: “Meno male che non me la sono fatta addosso.”
«Su piccola è tutto passato.»
«Ma cosa voleva farmi?»
«Non lo so, lo scopriremo. Però non allontanarti dalla reggia e tieni Isotta vicina. I gatti sanno riconoscere per istinto i roliopet.» Mi accarezzava i capelli «Adesso chiamo un elfo che ti tenga compagnia.» Mi portò nella enorme cucina del palazzo e, vedendomi ancora tremare, con colpi decisi di bacchetta magica, fece volare due tazze dalla dispensa, mentre una teiera si adagiò sulla grande stufa a legna e preparò un liquido fumante.
“Accidenti”, pensai, “se mi rifila una schifosa tisana calmante giuro che urlo.” Ma un profumino delizioso mi stuzzicò il naso. Quel profumo lo conoscevo. Per fortuna non era una tisana.

Sedute al tavolo della cucina, davanti ad una calda cioccolata in tazza, smisi di tremare. Parlammo per un po’, poi Poppy mi lasciò con una elfo femmina che si chiamava Festuca, e ci raccomandò di restare sempre insieme. Isotta si era acciambellata ai miei piedi.

4 commenti:

  1. Quanto è bello entrare ne mondo della fantasia mia cara amica dolce, e a sprazzi si rivede anche la realtà..sembra impossibile ma è così..putroppo capita troppo raramente..
    Un bacio serale!

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    1. Ciao Nella grazie di leggermi e passare da qui.

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  2. Un bel viaggio nella fantasia.
    Ti auguro una serena giornata.

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    1. Già di fantasia ho viaggiato parecchio... quando l'ho scritto mi ha distratto e divertito. Ciao Cavaliere, grazie per avermi letto.

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