venerdì 20 febbraio 2015

21) MELISSA E LA NUVOLA

IL PICNIC

La vacanza tornava ad essere piacevole, a parte l’ombra fastidiosa di Festuca, sempre alle calcagna, e una zia super apprensiva da quando le era stato raccontato del roliopet. Per il resto era una vacanza perfetta, ma che dico, spettacolare cavolo, ero nel Mondo Magicogiga! … Siamo sicuri che non stavo sognando?
Ogni tanto il dubbio mi veniva, ma stava diventando un sogno un po’ lungo per non essere una situazione vera.
Quel giorno io e Vito eravamo gli unici alla reggia, gli altri dovevano raggiungerci per il picnic al mare. Era un’idea di mia zia, speravo solo che non fosse una delle sue organizzazioni catastrofiche. Ogni tanto io e Vito volavamo nei dintorni del Villaggio Bianco con i moschitoscopa. Lui tentava di insegnarmi a cavalcare quelle scope bizzarre, ma il risultato non era gran che, la mia specialità, si fa per dire, era falciare le cime degli alberi. Festuca ci osservava silenziosa scuotendo il capo a cavalcioni della sua spiderscopa. Comunque, nelle nostre scorribande, avevo potuto constatare che nella valle del “mare” non c’era neanche l’ombra.
Eravamo nella loggia della reggia, Vito parlava guardandomi dal alto, mentre io seduta per terra  con le gambe incrociate avevo Isotta in grembo, con mia grande sorpresa, Vito diede voce hai miei dubbi:
«Ma secondo te oggi usciamo dal Regno Elfico?»
«Non lo so, io penso di sì. Tu hai visto il  mare qui vicino?»
«No, io non ho visitato altri posti al di fuori di questa vallata. Aron mi è venuto a prendere al campeggio estivo, dove vado tutte le estati e mi ha portato direttamente qui». Alzai lo sguardo, Festuca era appoggiata alla balaustra intenta a limarsi le unghie e per niente interessata ai nostri discorsi.
«Booh» risposi «staremo a vedere, … non sapevo che conoscessi già Aron…»
«Ma io non lo conoscevo affatto. I miei genitori mi hanno portato al campeggio per ragazzi, come tutti gli anni. Là mi hanno fatto salire su un furgoncino che mi doveva portare alla mia tenda, ma io alla tenda non ci sono mai arrivato, al volante c’era un sorridente Aron!»
«Vuoi dire che i tuoi non lo sanno?» lo guardai sempre più confusa «Ma scusa i tuoi?.. Ma non sei orfano anche tu?»
Lui storse la bocca con quel ghigno canzonatorio che ormai conoscevo molto bene rispondendomi:
«Certo che lo sono, somarottola, io sono stato adottato».
«Oh scusa! Non lo sapevo! E come sono i tuoi genitori adottivi?» Sbuffò rumorosamente, gli era sparito il sorriso.
«Certo che sei proprio curiosa, ma che ti frega di come sono i miei!»
«Oh scusa! Non mi sembra di aver fatto una domanda così strana. Ero solo curiosa di sapere come ci si sente ad avere dei genitori adottivi». Strinsi le spalle, ma la sua reazione fu esagerata.
«Cribbio, come vuoi che ci si senta! Sono i genitori che mi hanno cresciuto gli voglio bene, non mi sono posto troppe domande. Sono grato di essere stato adottato, anche se tutta questa storia della riconoscenza per essere stato scelto da loro comincia a stufarmi… Adesso si sono anche divisi… Io, io mi sento...» allargò le braccia sconsolato scuotendo il capo «non lo so come mi sento. Anzi sì lo so, mi sono sentito male, molto male. Non subito, al inizio ero felice di avere finalmente una famiglia, andava tutto meravigliosamente bene, e poi … e poi hanno cominciato a litigare, e litiga oggi e litiga domani  si sono divisi, e io sto male. A volte mi assale il dubbio di essere io il motivo dei loro litigi». Era passato dal tono di voce alterato a quello sconsolato e ora gesticolava esageratamente «Cribbio! Loro mi dicevano che erano la mia famiglia, e poi? ... Ma che razza di famiglia è la mia con uno di qua e uno di là?»
Insomma!.. Io avevo la bocca aperta e lui si fermò a guardarmi come se si aspettasse una risposta. Chiusi immediatamente la bocca e cominciai a pensare febbrilmente a cosa dire.
«Melissa!… Melissa dove sei? Insomma vuoi rispondere?»
Isotta si alzò e si stirò inarcando la schiena, mentre la zia continuava a chiamarmi.
«Melissa!…  Melissa!…» Festuca rispose flemmatica, continuando a limarsi le unghie:
«Sono qui!» Lei arrivò tutta trafelata.
«Ah eccoti!» poi verso Vito «Ah bene ci sei anche tu!» lo osservò «Ma stai bene?» 
lui rispose seccato:
«Mai stato meglio!»
«Non direi …»
«Oooh, ma cosa avete oggi tutti quanti? Lei che mi fa domande stupide», indicandomi con il braccio e il dito indice teso, «poi una fata, che si crede di avere le capacità elfiche, si mette a leggermi nel pensiero. Ma cosa volete da me?» Parlava a raffica, gesticolando, e poi dicono che sono gli italiani che gesticolano? Mia zia mi guardò con aria interrogativa.
«Ehm… ehm…» ero abbastanza imbarazzata, ma la zia  continuava a guardarmi aspettando una risposta. Festuca, che era stata presente alla conversazione, non mi permetteva certo di mentire.
«Beh … lui mi stava parlando della sua famiglia nel mondo Tunturlo». Beh! Ora anche mia zia era senza parole. Vito intervenne:
«Sentite, non mi piace essere compatito!»
Finalmente la zia si sbloccò.
«No. Non piace a nessuno e nessuno vorrebbe essere orfano o vedere i propri genitori separarsi. Immagino che, per chi ha dovuto passare tutte e due le situazioni, non sia il massimo. Che si può dire in un frangente simile? Credo che non ci siano parole che si possano dire e che ti possano far stare meglio, però una cosa posso dirtela, mi sto affezionando a te, e sono pronta ad aiutarti o anche solo ascoltarti, se avrai bisogno, in qualsiasi momento. Poi tu sai che anche Ehloro ti vuole molto bene e in tutti questi anni ti ha sempre tenuto d’occhio». Lui sbuffò.
«Certo, certo, da molto lontano!»
Cavolo! Vito stava diventando davvero irriverente. Lui era sempre in combutta con Allo, Teo e Chicco, e le nostre conversazioni erano state per lo più pratiche del tipo dove andiamo, cosa facciamo, perché non giochiamo a… intercalate da frasi canzonatorie rivolte a me e Centaura, tipo, “ma va là principesse intergalattiche dei miei stivali”, quando noi principesse proponevamo i “Giochi da femmine”, come dicevano i maschietti. Noi femmine così potevamo rispondere molto femminilmente  a musi e gestacci. Nel mondo Magicogiga i giochi tra bambini non sono molto diversi che nel mondo Tunturlo. Adesso questo nuovo Vito mi confondeva. Ero dispiaciuta per lui e imbarazzata per come stava rispondendo a mia zia, in definitiva lei voleva solo essere gentile. Mia zia non sembrò imbarazzata.
«Capisco la tua rabbia. E’ una situazione molto difficile da accettare, ma, credimi, lui vuole solo il tuo bene, e fino ad ora il tuo bene era stare lontano da qui. So che ti ha già raccontato che tua madre era sua figlia. Credimi, tuo nonno e tuo zio Aron hanno molto sofferto per la perdita di Amalia, ed erano molto in pensiero per la tua sorte. Non vedi che da quando sei arrivato Ehloro non vuole che tu esca dal regno?»
Lui ammutolì guardandosi i piedi, poi mi guardò sottecchi con un’espressione che sembrava dicesse, “sì, sì, tutte belle parole …”
Mia zia si rivolse a Festuca.
«Melissa e Vision vengono con me, tu sei libera fino a domani».
Lei ci salutò, mentre noi seguivamo la zia che camminava a passo veloce e ci comunicava che gli altri erano già arrivati e ci attendevano in cucina.
Gigaro era legato con uno scialle verde alle spalle della mamma e, quando ci vide, cominciò ad agitarsi tutto contento, battendo le gambotte cicciotte sulla schiena di Mora che indossava pantaloncini con una blusa leggera, modello hippy, verde chiaro.
Gli altri, Chicco, Nino, Allo e Centaura, stavano parlando con una povera e frastornata Poppy, tutti insieme accavallando le voci.
Beh, insomma, in cucina trovammo la solita allegra caciara.
«Che cosa sta succedendo?» tutti si girarono a guardare Melina, e cominciarono a risponderle al unisono. Un’esasperata Poppy urlò:
«Zitti!»
Ottenendo un momentaneo silenzio aggiunse:
«Non vogliono portare gli zaini sulle spalle».
Nino incalzò:
«Non capisco perché accollarci tutto questo peso? Non possiamo farli viaggiare sotto terra?»
Poppy,  guardandolo negli occhi e parlando, scandendo bene le parole, per fargli capire il problema disse:
«Tuo zio è in missione … e chi fa viaggiare sotto terra  i bagagli … siete solo voi gnomi … chiaro?»
«Lo faccio io» rispose Nino «mio zio mi ha insegnato».
«Oooh, certo, certo» intervenne mia zia dubbiosa «e quanto lontano riesci a mandarli?»
Un incerto Nino:
«Ehm… dalla cucina alla Piazzetta?!!». Ma nel dirlo non era più così convinto.
 Una tranquilla Mora:
«Perfetto… Sei sicuro di riuscire a coprire la distanza fino al mare e farci trovare gli zaini al posto giusto?» Lui sempre più confuso e pentito di essersi offerto.
«Ehm… E’ da poco che ho cominciato a provare … e solo per tratti brevi».
«Per l’appunto, è meglio non rischiare, tra l’altro perderemmo un’eccellente torta». Lo bloccò una decisa Mora.
Allo e Centaura sconsolati esclamarono in coro:
«Ma mamma!!» ma la madre non accettò repliche.

Così ciascuno di noi si accollò uno zaino. Lei era l’unica a non portarlo perché aveva Gigaro sulle spalle. In compenso aveva un bellissimo arco elfico, piccolo e flessuoso, con una faretra con frecce dal piumaggio colorato. Eravamo diretti  alla spiaggia del loro regno.

2 commenti:

  1. Annamaria , lo zaino l'ho già in spalla ,ma poi il mare lo troveremo?
    Ti stringo forte!

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    1. Ciao ragazza con lo zaino, chissà perché penso che nel tuo zaino ci sia solo musica?!! Nella, per il mare vedremo se lo troviamo alla prossima puntata. Baci baci.

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