giovedì 26 febbraio 2015

LIBRI PER ADULTI



CIO’ CHE INFERNO NON E’
(ALESSANDRO D’AVENA)

Sto letteralmente divorando questo libro


Qualcuno lo ha letto?

Chiederlo per me è una cosa inusuale, da quando ho aperto il blog (15 agosto 2014) non ho mai fatto una domanda diretta.
Principalmente pubblico a puntate un libro per bambini mai pubblicato, e ogni tanto scrivo ciò che mi frulla per la testa possibilmente con un po’ di ironia, ma mai mi sarei sognata di fare domande dirette, anche perché non saprei commentare o dare risposte corrette, non ne ho i mezzi. Tempo fa nel confidarmi con una mia amica sul blog e di come stava andando mi è scappato: “Della qualità non ne son per niente sicura, però mi sono buttata lo stesso e con le basi che ho io, decisamente senza rete”.
 Questa sono io, agisco e reagisco per empatia senza grosse basi, se tento di esporre un mio pensiero, io stessa nel rileggerlo lo trovo scarno e lacunoso, l’esposto non rappresenta appieno il guazzabuglio di emozioni  che c’è in me, ho un eccesso di: ma… se… benché…   
Perciò non mi dilungherò a recensire con paroloni ciò che mi piace. Scrivo solo che mi ha conquistato.
Chi vorrà o avrà voglia di commentare il libro sarà più che ben accetto e volentieri vi leggerò, anzi, vi leggerò volentierissimo, perché di natura sono curiosa, curiosa, di conoscere il parere di altri, ma non aspettatevi da me commenti che non sono in grado di dare se non dire BELLO, talmente BELLO che mi ha spinto a fare ciò che non faccio mai, una domanda diretta:
«Vi è piaciuto questo libro?»

Vi trascrivo due pezzi del libro - CIO’ CHE INFERNO NON E’- il primo è la descrizione di due personaggi, il secondo un racconto che approvo in toto:

1°:
«Pronto per le vacanze?»
«Sì, vado a studiare inglese in un posto vicino a Oxford. Ho visto le foto: è tutto verde, ci sono i campi da tennis e di calcio in erba. Vera erba, Don Pino! Sarà un paradiso… E lei che farà?»
«Io? Dove vuoi che vada in una città come questa? Siamo sempre in vacanza. Guarda che luce!»
«Lei lavora troppo.»
«E' quello che amo fare. A Brancaccio ci sono bambini e ragazzi a cui far capire che l’estate è diversa dal resto dell’anno.»
«Io n on ci sono mai stato a Brancaccio.»
«Io ci sono nato e non ti sei perso niente. Altro che erba, lì solo cemento. C’è tanto da fare, tutti quei bambini… a volte mi sembra di non combinare niente. Mi mancano le braccia».
«Le serve una mano?»
«Anche tre… Secondo te perché vi ho chiesto di venire quando avete tempo? Voglio fare il possibile perché questa estate sia diversa dalle altre.»
«Magari passo prima di patire. Basta che non parliamo di Dio.»   
Don Pino sorride. Un sorriso strano, quieto, come emerso dal profondo del mare quando la superficie è in tempesta. Mi ricordo ancora la prima lezione con lui. Si era presentato con una scatola di cartone. L’aveva messa al centro dell’aula e aveva chiesto cosa ci fosse dentro. Nessuno aveva azzeccato la risposta. Poi era saltato sulla scatola e l’aveva sfondata. «Non c’è niente. Ci sono io. Che sono un rompiscatole.» Ed era vero. Uno che le rompe le scatole in cui ti ingabbiano, le scatole dei luoghi comuni, le scatole delle parole vuote, le scatole che separano un uomo da un altro uomo simulando muri spessi come quelli della canzone dei Pink Floyd. La voce di Don Pino mi distoglie da quel ricordo fulmineo ma indelebile.
«A che serve parlare di Dio? Se ti spiego l’amore tu t’innamori? Quando ti innamori di una ragazza, forse prima te la spiegano?»
«No, prima la vedo e poi voglio conoscerla.»
«Bravo. Si vede che sei mio alunno. Dio bisogna darlo, poi dirlo. Dio o lo tocchi o non c’è teorema che te lo possa far piacere.»
«E come si fa?»
«Che fai, adesso, mi parli tu di Dio? Non mi hai appena detto che non vuoi?»

5 commenti:

  1. Mi ha emozionato!! No, non l'ho letto, ma mi hai fatto venire voglia di leggerlo. Alla fine di ciò che hai riportato viene detta una cosa che ho compreso quando ho conosciuto Dio, e l'esempio della ragazza ci calza... è proprio così, Dio bisogna darLo poi dirLo... bellissimo ♥
    La tua empatia, il tuo modo di reagire, ciò che viene fuori di te quando scrivi, denota un animo che vuole sorridere alla vita, a volte sdrammatizzare, e perchè no, restare bambina. A me piace molto!
    Un bacione :)

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    1. Ciao Dolcissima Vivy è un libro che ti consiglio caldamente.
      Ps. Bellissima la lettera del papà al bambino nato. Baci baci.

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    2. Grazie... ♥♥♥
      Vedrò di "recuperarlo" al più presto ;) :D

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  2. Da ciò che hai scritto credo che sia una bella lettura, ascolto il tuo consiglio, lo cercherò in biblioteca e lo leggerò sicuramente, sono una assidua lettrice, amo leggere da sempre!
    Un abbraccio e buona giornata da Beatris

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    1. Buona giornata anche a te, cara Beatris

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