giovedì 12 febbraio 2015

UFFA UFFA



Che forte questo libro!!!
UFFA UFFA
di
Silvia Roncaglia
Giunti junior

Giovedì 5 febbraio alle ore 17 ho passato insieme a mio nipote la Birba di 5 anni, un’ora e mezza molto piacevole. Sono cominciate LE FAVOLE A MERENDA al centro Bacchi di Calderara di Reno (Bo). Ogni giovedì ci sarà una cosa diversa e una diversa fascia di età.
So che per leggere il volantino bisogna fare esercizi yoga, ma non sono riuscita a girare l'immagine e purtroppo nel post ce ne sono altre... è da me... noncelapossopropriofare.


 Il primo giovedì di ogni mese sarà il turno degli INCANTASTORIE di cui io faccio parte, cosa mai potrà fare un gruppo che si chiama INCANTASTORIE?!! Ma ovviamente raccontare favole, e per il  primo debutto al centro sociale il gruppo ha proposto il libro “UFFA UFFA” di Silvia Roncaglia per una fascia di 6-8 anni.


Potevo mai io non partecipare, e leggere con altri tre compari, un libro con questa parola magica “Uffa”, Super Ricorrente in casa mia?!! Per chi non ne fosse al corrente può leggere i miei racconti per comprendere a cosa alludo: QUI “Bisnonna Uffa” e QUI  “Uffa, Uffa, Uf, uf”.
Così il libro “UFFA UFFA” mi ha subito incuriosito.
Il libro comprende due favole super divertenti:
“UFFA , PROPRIO ADESSO CHE” e “UFFA LA CONOSCO GIA’”.
Il target presente, circa 15 bimbi, era per lo più di età prescolare. I bambini sono stati attenti e chiedendo, mentre facevano merenda con pizza calda, ciambella con succo di frutta, quale delle due favole fosse piaciuta di più, hanno dimostrato di aver recepito le storie anche se un po’ lunghe, ma soprattutto le hanno trovate divertenti.
Come nonna ne ho avuto ulteriore conferma da mio nipote una volta in macchina che ha sentenziato: “Nonna sei stata brava.” Quando vuole la Birba sa come conquistarmi.
“Davvero?!! Sono stata brava o erano belle le storie che abbiamo letto?” Ho chiesto:
“Sì. Mi è piaciuto il principe.” Parola di Birba.
Non posso postare le foto perché ci sono i visi dei bambini, e non ho chiesto i permessi, ma riassumo le storie spassose.

UFFA, PROPRIO ADESSO CHE…

C’era un principe di nome Filippo che tutti presero a chiamarlo “Proprio Adesso Che”. Ma siccome il soprannome era un po’ lungo tutti presero a chiamarlo PAC.
Quando sua madre lo chiamava perché era pronto in tavola, lui che giocava con lo scudiero Gualtiero


a pallone sbuffava: “Uffa! Ma come? Proprio adesso che mi stavo divertendo!”
Quando doveva fare i compiti:
 “Uffa proprio ora che stavo guardando in TV una partita di caccia alla beccaccia!”
Per andare a letto non era mai ora, perché doveva giocare con il suo Game King:
“Uffa! Proprio adesso che stavo battendo il Mega Drago Finale e mi ero guadagnato altre due vita da cavaliere Senza Macchia e Senza Paura!”



Crescendo non cambiò abitudini e quando si trattò di prendere in moglie la bella principessa Cunegonda esordì:
“Uffa! Ma come? Proprio adesso che ho un sacco di impegni con gli amici!”
Avevano aperto una nuova discoteca e lui era campione di ballo in armatura a ritmo di heavy-metal.
Aveva comprato una nuova carrozza 40 cavalli truccata che faceva i 200 all’ora, e tutti i giorni gareggiava in rally spericolati.


Poi si era iscritto a un corso di sopravvivenza per cavalieri erranti, e a un concorso di bellezza per cavalieri aitanti… Insomma aveva un sacco di impegni.
Il Re e la Regina rimandarono le nozze di un anno, e nel frattempo il principe PAC avrebbe dovuto frequentare la principessa Cunegonda, ma lui non aveva mai tempo, mentre Pinin Malempo ne aveva.


Pinin Malempo portava al ballo in piazza la principessa Cunegonda in groppa al suo mulo, e ballavano la tarantella, il salterello, la giga… Tanto lui aveva tempo.
La portava in campagna e gli insegnava i nomi dei fiori... Tanto lui aveva tempo.


Così quando il principe PAC si decise a portare la principessa Cunegonda a fare un giro sulla sua carrozza 40 cavalli truccata, la principessa scelse di sposare Pinin Malempo che non aveva soldi ma aveva tempo.



UFFA, LA CONOSCO GIA'

Gina è una bambina che ama le torte e ama le storie. Gianna è una mamma che sforna torte e sforna storie.


Gina a merenda, mangia una fetta di torta alle mele e chiede:
“Mi racconti una storia?” Allora la mamma comincia a raccontare Cappuccetto Rosso.
“Uffa la conosco già!” esclama Gina.
“C’erano una volta tre porcellini…” racconta la mamma.
“Uffa, anche la storia dei tre porcellini la conosco già”.
Così la mamma racconta una storia nuova per Gina.
C’erano tre casette: una di paglia, una di legno e una di mattoni. Erano nella stessa radura vicino ad un bosco, le tre casette non erano abitate.


Quella di paglia avrebbe voluto come padrone un contadino, quella di legno un boscaiolo, quella di mattoni che si dava delle arie perché si sentiva più bella e robusta disse:
“Che desideri banali!”.
Lei voleva un porcellino roseo e grassottello.
“Che idea stupida!” Dissero le altre due “Se offriamo riparo a un porcellino verrebbe un lupo per mangiarsi il porcellino e soffierebbe, soffierebbe, soffierebbe e ci farebbe volar via”.
Ma proprio mentre discutevano si sentirono arrivare, dal bosco vicino, tonfi di passi di lupo e sibili di respiro da lupo.
“Oh, ma che storia!” Esclama Gina, dando un altro morso alla torta di mele“Continua!”


Il lupo si chiamava lupo Cattivo, ma era semplicemente un lupo arrabbiato. Era cresciuto cercando bambine con il cappuccio rosso e casette dei porcellini senza mai trovarle, perché anche i lupi hanno mamme che raccontano storie.



Quando il lupo Cattivo arrivò alla radura e vide le tre casette esultò di gioia e gli occhi gli brillarono dalla contentezza.


“Le casette dei tre porcellini!” Esclamò felice.
Soffiò, soffiò, soffiò sulla casetta di paglia che volò per aria e ricadde a terra in un disordinato mucchio, ma del porcellino neanche l’ombra.


“C’era da aspettarselo! Me lo aveva detto la mamma… Quel porcellino furbastro sarà scappato nella casetta di legno del fratello!”… Così anche la casetta di legno finì in un mucchio confuso di assi sparse, ma anche lì non c’era traccia di porcellino.



“Come previsto! I due furbastri saranno scappati nella casetta di mattoni del fratello più furbo”.
Così arrivò alla casetta di mattoni e ripasso la storia che le aveva raccontato la mamma:
“TERZO punto: non soffiare. E’ fatica sprecata con i mattoni, quindi risparmiare i polmoni! QUARRRRTO” Continuò allora battendo i denti dalla paura. “Non entrare dal camino perché se no…” E qua il lupo non fu in grado di continuare la frase , ma rabbrividì al ricordo del pentolone bollente.
Allora bussò semplicemente alla porta e chiese:
“Permesso?”
“Avanti!” Disse la casetta di mattoni, che era una casetta vanitosa ma educata.
Così il lupo Cattivo entrò, annusò in giro e frugò in tutte le stanze. Poi molto deluso disse:
“Ma qui non c’è neanche l’ombra di un porcellino!”
“No, ma lo sto aspettando!” Rispose la casetta.
“Ah, benone, allora aspetterò anch’io”.
E andò a sedersi in poltrona.



La casetta di mattoni non ebbe mai per padrone un porcellino roseo e grassottello. Anzi ebbe come inquilino un vecchio lupo spelacchiato che aveva trovato quella casa più confortevole di una tana, per trascorrervi la vecchiaia, e poi aspettava sempre di veder arrivare un porcellino.



Anche la casetta di mattoni ogni tanto sognava che arrivasse ad abitarla un porcellino roseo e grassottello. Ma si sa che nessun porcellino con un po’ di sale in zucca si avvicina a una casa dove vive un lupo!
E le altre due casette?
Un contadino raccolse la paglia e ci fece una casetta per anatroccoli e pulcini.
Un boscaiolo raccolse il legname e ci fece una casetta per i sui attrezzi.
“E così la storia è finita.” Dice la mamma
“Ma che storia!” dice Gina che intanto ha finito la torta di mele.
“Domani ti faccio una torta di cioccolata” promette la mamma.
“No, voglio ancora la torta di mele!” Dice Gina.
“Uffa, questa storia della torta di mele la conosco già!” Protesta la mamma ridendo.



Letto (in ordine alfabetico) da:
Vincenza Cuomo
Stefano Dandani
Anna M. Fabbri
Micaela Moroni

8 commenti:

  1. Non so perchè ma, anche se ho 36 anni ancora starei a sognare con le storie dei bambini, ma non starei, in realtà lo faccio :P Infatti i libri per ragazzi li adoro... ahahaha!! Mi hanno colpito moltissimo le illustrazioni, sono molto belle e piene di colori come piacciono a me :D
    Devo dire che provo un pochetto di invidia... mi sarebbe piaciuto da piccola assistere all'Incantastorie, e avere una nonna così tenera da ascoltare :D E bravo Birba che ti ha fatto i complimenti, deve essere stata un'emozione :D
    Uffa uffa... ora devo proprio andare... :P :D
    Un bacione grande grande

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    1. Ciao Viviana, non sei l'unica ad amare i libri per ragazzi, io nonostante l'età ci bazzico ancora, spesso scherzo dicendo che non ho mai voluto crescere infatti sono rimasta sempre ferma alla scuola dell'infanzia ;)
      (Era il mio lavoro, ora sono in pensione ma come leggi qui, giro sempre attorno a quel mondo)

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    2. Era il tuo lavoro?? Eri una maestra? :)

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    3. Yes... svelato il segreto... segreto di Pulcinella.

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  2. La prima televisione è entrata in casa mia quando io avevo già sei anni e poiché ho imparato a leggere alla stessa età le storie, prima di quel momento, mi arrivavano per tradizione orale attraverso i racconti delle persone della mia famiglia. le fiabe sono stare quindi fondamentali per me. Molte belle le illustrazioni di questo libro.

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    1. Ciao Ivano anch'io ho avuto la tua stessa esperienza, di momenti incantati ad ascoltare fole, soprattutto da uno zio che sapeva trasformare tutto in "fole" io e i miei cugini ne abbiamo ancora il ricordo. L'intento del gruppo è avvicinare il bambino al piacere del libro.

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  3. I bambini sono magnifici!!!!!!!!
    Vedono cose che a noi sfuggono. Sarà che sono ancora puri e innocenti mentre noi, con qualche anno in più e molta più esperienza di vita abbiamo perso quelle duoìe doti.
    Leggere insieme è un momento di intimità unico. Che siano genitore e figlio/a, o nonni o maestra nonimporta. Sviluppa comunque la curiosità e il dialogo.
    In più, da grandi saranno a loro volta lettori.

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    1. Proprio così, il gruppo collabora anche con la scuola elementare, l'iniziativa è seguita dall'assessore comunale della scuola e dal bibliotecario del mio paese tra, noi c'è chi ha fatto corsi con Nati per Leggere.

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