venerdì 6 marzo 2015

23) MELISSA E LA NUVOLA

IL CAMPO MARZIO

Lo sballo durò poco. Il giorno dopo mia zia mi annunciò che dovevo recarmi, come gli altri, ogni mattina al Campo Marzio ad esercitarmi sulle arti magiche. A Campo Marzio si allenano i ragazzi dei tre popoli: Nani, Elfi e Fate-Maghi. E’ il miglior centro di addestramento del mondo Magicogiga. I genitori, che qui iscrivono i propri figli, sperano di vedere i propri rampolli proseguire degnamente nelle varie discipline del popolo a cui appartengono. Qui però hanno anche la possibilità di socializzare, condividere,  e conoscere ragazzi con usi e costumi diversi. Per me la cosa sarebbe stata carina se avessi saputo a quali discipline ero incline, di conseguenza a quali corsi iscrivermi, ma francamente dopo le prove disastrose del picnic, non avevo più molta voglia di provare. Ero convinta e lo sono tuttora di essere una vera frana. Di questo parere sono anche diversi miei compagni. La più fervente sostenitrice di questa tesi è Potentilla Vaniatosa. La più insopportabile e presuntuosa adolescente che io abbia mai conosciuto … Beh! … forse c’è né un altro, Carlo Rossi nel mondo Tunturlo. Vaniatosa, oltre ad essere una ragazza che io definirei carina, ma che tutti i ragazzi giudicano bella, è anche un asso in tutte le discipline elfiche, come io lo sono nel fare dei gran pasticci. Centaura, la mia migliore amica, nel Magicogiga o Diquamondo, sostiene, che il motivo è dovuto al fatto che non so ancora se sono una fata o una elfo. A me pare di essere solo una bambina pasticciona con degli amici veramente speciali che mi aiutano a risolverli. Oggi, dopo un mese di esercitazioni, dobbiamo sostenere l’ultima prova dell’estate. L’istruttore è nano Ercole. Si tratta di guidare un calesse. Beh, dopo l’ esperienza fatta con il cavallino Express a Campo Verde, in questa disciplina non me la cavo male. Mi sento un po’ più tranquilla, sento che posso farcela. Mia zia ha insistito affinché mi portassi dietro la bacchetta magica che è appartenuta a mia madre. Io l’ho accontentata ma, il più delle volte, scaglio incantesimi, che si sciolgono come neve ad un sole potente. Così, vedo fuoriuscire dalla bacchetta deboli scintille che si spengono al suolo, con i sorrisini di scherno della suddetta Vaniatosa. L’altro giorno ho sentito che diceva:
«Le fate sono delle incapaci. Se non avessero sempre quel gingillo dietro non potrebbero fare nulla». Beh, oggi la smentirò. Io sono capace di andare in calesse anche senza la bacchetta. Perdindirindina! Nano Ercole ci sta annunciando che dobbiamo far apparire o volare il calesse fino al luogo prescelto. Questa non ci voleva. Mi sto arrovellando. Non si può far volare un calesse senza arti magiche. Sbuffando bisbiglio tra me a me:
«E mo’!? Adesso che disciplina uso?» per mia sfortuna Vaniatosa che mi sta dietro mi sente.
«Perché non provi la tua specialità, il pasticcese?». Alcuni ragazzini vicino a lei sghignazzarono sottovoce, mentre nano Ercole prosegue nello spiegare la prova. Dobbiamo sorvolare un ruscelletto e liberarlo da alcuni rami che ostruiscono il corso dell’acqua. Possiamo agire come meglio crediamo. L’importante è liberare il ruscello e portare la legna all’interno del cerchio che è disegnato al suolo, davanti a lui. Più contrariata che mai biascico a Centaura:
«Ma non dovevamo guidare solo i calessi?»
«E che ne so! Questi istruttori ne inventano una tutti i giorni!» Anche lei sembra preoccupata. Io sbuffo come un mantice e salgo sul calesse assegnatomi, tirato da un puledro dal manto marrone. Nano Ercole  mi dice che il puledro è molto giovane e devo tenere le redini …  quando Nino mi urla:
«Ehi! Vuoi vedere che oggi il miglior tempo lo faccio io?» coprendo la voce di Nano Ercole.  Centaura replica:
«Ma che tempo e tempo, dobbiamo solo concludere la prova, non ha importanza il tempo». L’istruttore si è già spostato da lei e le sta dicendo di tirare il suo cavallo verso l’alto, perché tende a volare basso, mentre io chiedo gentilmente:
«Scusi, scusi, dove tira il mio?» ma Vaniatosa l’ha già chiamato e io resto senza risposta.
“Beh cavallino mio, fa il bravo e vedrai che ce la caveremo”. Penso, “e mo’, come faccio a far volare il mezzo con la bacchetta o con la voce? Meglio la bacchetta. La formula la ricordo bene. Ma per caricare la legna?” Devo ammettere che il mio canto lascia molto a desiderare. C’è chi dice che canto come una raganella in uno stagno. Per chi non lo sapesse è sempre la solita elfo vanitosa, con un nome che ricorda il suo difetto. “Bah! Ripassiamo mentalmente la formula con la bacchetta, che è meglio. Dunque… impugnare la bacchetta e puntarla su ciò che è da sollevare e spostare, muovendola dal basso verso l’alto e dire - Carica e lavora, lavora e carica -  beh! Semplice no! Ok cavallino faremo proprio così”. Il cavallo nitrisce e muove la testa come dire, Sì. “Oh mamma mia! gli ho trasmesso il mio pensiero? Impossibile, io non so trasmettere nulla. E’ un caso, solo un caso”. L’istruttore che si è piazzato davanti a noi, dietro al cerchio, dà il via alla prova.
Sono l’ultima ad eseguire l’esercitazione, gli altri riescono a concluderla, chi molto bene, come Nino, che ha spedito tutto il legname via sottoterra, o Vito, che ha stupito persino Ercole con il suo canto.
Non vi dico della prova della smorfiosa. Era perfetta. Quando è scesa dal carretto, non era neanche spettinata!
Bah! Ora tocca a me, speriamo bene!”  Nino mi urla:
«Hai visto che tempo? Ho fatto tutto in un battibaleno io!» Francamente il tempo è uno dei miei ultimi pensieri. Mi importa solo finire la prova dignitosamente. All'ultimo decido che con la voce posso far alzare il carretto, mi sembra più veloce.
Oooaaauu!Beh, la voce sarà da raganella però il cavallino vola. Penso soddisfatta, “la bacchetta la tiro fuori per caricare la legna”.
«Bravo cavallino vola!» Questo cavallino è una favola, vola diritto come un fuso, “altro che tirare da una parte”, penso.
Arriviamo al ruscello senza inconvenienti. Io che tengo leggermente le redini, al resto pensa tutto lui. Sto per estrarre la bacchetta per caricare il legname quando lui, attirato dall'acqua, atterra per bere…
«Cavolo!! Ma tutte a me capitano!! Ehi cavallino dei miei stivali!» lo strattono «noi abbiamo una missione da compiere! Prima il dovere poi il piacere!» Ma lui sembra non preoccuparsi dei miei goffi tentativi di dissuasione.
Rassegnata, carico la legna con la bacchetta, mentre lui si abbevera. Finalmente il lavativo ha deciso di partire e, cogliendomi di sorpresa, con uno strattone che mi fa perdere l’equilibrio, mi manda a sedere con un brusco movimento che non fa bene al mio deretano. Me lo sto massaggiando, mentre lui, bello bello, come se nulla fosse, vola verso la meta di ritorno.
Finalmente sono vicina.
Mi preparo per l’operazione di scarico al centro del cerchio, vicino ad un  impettito nano Ercole che dall’alto della sua imponente statura, si fa per dire, con le braccia conserte, mi sta attendendo.
Ma, perdindirindina! Questo cavallo, tira paurosamente a destra!” Sono così impegnata a correggere la corsa con le redini che non posso estrarre la bacchetta come invece  mi ero preparata a fare.
“Per il corno di unicorno! Come faccio? Devo cantare. Accidenti, accidenti … Sono troppo vicina. Cavolo, Cavolo..” Proprio che “Cavolo!” Il mio canto si trasforma in un mezzo Caa (Cavolo) e un mezzo Ccaa (del comando Riicaa: Scarica). Così, mi esce un suono che è simile a:
«Caaccaa…» mentre tiro le redini. Il cavallo che fa?... Ma caga! … Sì avete capito bene, evacua i suoi escrementi al centro del cerchio mentre la legna resta sul carretto! 
Il mio cavallino, soddisfatto dell’ordine eseguito, decide di fare un volo sopra ai miei compagni che faticano a trattenere le risate, anzi non le trattengono proprio.
Lo sguardo di Ercole non è severo, è schifato e arrabbiato. L’urlo dell’istruttore mi arriva alle orecchie come uno schiaffo.
«Melissa!! Il canto è Riicaa non Caaccaa!!»
Il puledro nel sentire i due comandi, non sapendo cosa fare scarica la legna e contemporaneamente caga all'interno del cerchio. Ora tutti si tengono stretti la pancia dal gran ridere, mentre un nano infuriato e indignato urla:
«Silenzio! Silenzio! Ma che succede? Ma quando mai un cavallo risponde al canto di un nano. Basta, ho detto basta!» Senza ottenere un grosso risultato.
Beh, non c’è che dire, anche oggi mi sono fatta notare.   

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