venerdì 13 marzo 2015

24) MELISSA E LA NUVOLA

IL CONSIGLIO

La  voce della zia mi riportava alla realtà ma io non mi volevo svegliare. La voce continuava ad importunarmi. Mi rigirai nel letto per riprendere il sonno. Era tornato tutto normale. Agnese che brontolava per tirarmi giù dal letto e io che non ne volevo sapere mezza. Mentre mi stiracchiavo nel letto pensavo:
“Mica devo andare a scuola, spettacolare questa vacanza!”
 Devo ammettere che per andare a scuola la faccio dannare.
«Ehi sbanderno, smettila di fingere di dormire. Il Supremo ci ha convocato. Non vorrai arrivare in ritardo al Consiglio?»
«Consiglio? Che c’entro io con il consiglio?»
Aprii gli occhi e una nuvola di veli cadde sul letto. Spalancai la bocca dalla meraviglia.
«Fai colazione e vestiti!» Mi disse con fare deciso. La zia si muoveva per la stanza, in un fruscio di veli.
«Ehi, ma che razza di vestito hai?»
Si fermò per rispondermi, come se fosse la cosa più ovvia.
«Ma il vestito delle fate del melo selvatico! Su avanti, tira fuori i piedi dalle coperte e metti la tua divisa!»
«La che?!»
«Il vestito no?!» indicandomi l’ammasso di veli che aveva buttato sul letto.
Cavolo!! Un vestito così bello non l’avevo mai avuto. Aveva le tonalità dei fiori del melo, era simile ai vestiti delle ballerine di danza classica, solo che era lungo. Mi catapultai giù dal letto e mi preparai con cura.
Seguivo la zia nei meandri del palazzo, quando, da un corridoio laterale, sentii un fischio di approvazione seguito,  subito dopo, da un sonoro parapicchia. Mi girai.
La famiglia di Ferruccio al completo, con gli abiti elfici da cerimonia, ci stava raggiungendo. Allo si teneva una mano su una guancia arrossata:
«Stai molto bene. Non sembri la ragazzaccia che conosco» bofonchiò.  E invece lo ero.
«Ehi!!! Elfo dei miei stivali!», con le mani sui fianchi ero pronta a replicare, «io non sono una ragazzaccia!…» ma, mi fermai sbigottita e frastornata…
Mora mi girava attorno per sistemarmi i veli della gonna… le spalline con i fiori del melo… per poi passare a Centaura, sembrava indaffarata a controllare che tutti fossero in ordine.
«Mora smettila di ossessionarci con le tue paranoie» sbottò Ferruccio.
«Pare papà. si dice, Pare» lo corresse Allo.
«Sì, sì Pare. Senti Mora, Allo ha solo espresso la sua approvazione riferendosi al vestito di Melissa» continuò Ferruccio scuotendo la testa, «tutte le volte che c’è un consiglio, Mora esagera nel volerci super perfetti. Manco fossimo dei modelli!».
Mora, esasperata in cerca di approvazione, si rivolse a Melina.
«Non faccio in tempo a vestirne uno che l’altro si è già sporcato!» Allargò le braccia esasperata «E poi ti pare sia educato fischiare dentro una reggia?».
Non so cosa rispose la zia, perché fui distratta da Gnognò e Nino che si stavano avvicinando … Venivano verso di noi compunti e impettiti. Centaura e Allo trattennero a stento una risata.
Nipote e zio avevano un curioso frac composto da una giacchetta rossa e pantaloni verdi, al collo un papillon verde a pois rossi faceva bella mostra di sé. Sembravano due pinguini colorati. Chicco li seguiva con la sua mamma e suo zio Cantinello.
Mi fece piacere rivedere Dolcetta che mi circondò con un caloroso abbracciò sentenziando:
 «Ma ti davano da mangiare questi elfi? Mi sembri più magra», mentre Cantinello imbarazzato disse, dondolandosi sui piedi con il cappello fra le mani:
«Ciao Melissa, mi hanno raccontato grandi cose di te…»
«Chi io?»
«Beh, sei stata tu a ritrovare Misotis, poi mi hanno detto che ti sei scontrata con un Roliopet».
«AAAh sì, però …» l’intervento non richiesto della zia interruppe il mio racconto.
«Sì, sì, ha ritrovato lei Misotis. Comunque Dolcetta ti posso garantire che mangia, è più magra perché è cresciuta in altezza».
Cantinello mi fece l’occhietto e io pensai un:
Sant’Alò con l’accento sulla O, che prima morì poi si ammalò”.   Ferruccio mi guardò sorridendo.
Smisi di ascoltare le due donne che parlavano di diete corrette per fanciulle in crescita, e guardai Chicco esasperata. Lui assunse l’espressone tipica di chi pensa, “che pizza!!! La mamma e le sue diete!” Era molto carino.
Aveva un vestito simile ai costumi tirolesi del mondo Tunturlo. Imbarazzato di tutto quel ciarlare sui vari menù per la corretta crescita, mi stupì con un:
«Sei molto elegante!»
Un “Waww!!!”, non detto, mi passo per la mente, mentre le mie guance diventavano bordò.
Era il secondo complimento che ricevevo e non vi ero abituata.
Allo, molto scocciato nei confronti di sua madre, replicò:
«Oooh, ma lui può dirlo e io no?»
La madre alzò gli occhi al cielo, mentre io ancor più imbarazzata, non trovai  nulla da ribattere.
Arrivò anche Vito dal corridoio opposto. Aveva i capelli legati e indossava una casacca bianca di seta elfica, con in vita una cintura in pelle a cui era appeso un piccolo pugnale dal manico dorato e tempestato di pietre preziose. Centaura, immediatamente si lisciò i capelli neri. Devo ammettere che oggi la capivo.
Eravamo in un enorme salone che presto si riempì di gente. C’era chi si fermava a chiacchierare con  conoscenti o chi si dirigeva in un’altra sala, la cui sontuosa entrata era custodita da due elfi in divisa immobili.
Mentre gli adulti si scambiavano i saluti, sbirciai all'interno. L’ambiente era rivestito in legno.
Finalmente il mio gruppo decise che era ora di entrare, mi ritrovai in un ambiente a forma di uovo tagliato a metà. “Toh!” Pensai, “come l’astronuvola”. Questa sembrava un’enorme scodella di legno.
La scodella aveva tanti cerchi con scranni in legno accuratamente intagliati che scendevano verso il basso. Tutte le sedute erano rivolte verso un trono centrale appoggiato su un grande cerchio in legno lucido. Molti scranni erano già occupati dai rappresentanti dei personaggi del mondo magico.
Nel primo cerchio vicino al trono vidi Aron.
Al nostro passaggio molti si girarono per guardarci.
I figli di Ferruccio avanzavano sereni, scherzando con il padre sulle, “Pare” della madre.
Chicco sembrava in prestito, Vito e Nino erano imbarazzati come me. Cominciai a sentirmi in ansia, senza saperne il motivo.
Alzai lo sguardo e vidi che sopra c’era il resto dell’uovo con al centro un’enorme lampadario, attorno al quale vi erano delle gradinate, simili a quelle di uno stadio da calcio, già occupate da un numeroso pubblico vociante e sgranocchiatore di leccornie.
La zia mi disse di seguire Centaura, il nostro posto era con i ragazzi del Campo Marzio, lei si sarebbe seduta nel suo scranno come rappresentante delle fate dei frutti autunnali, vicino a Poppy, rappresentante dei raccolti estivi.
Chicco e i suoi andavano a sedere nelle gradinate nella parte alta dell’uovo.
I nostri posti erano proprio dietro ad Aron, di fianco e dietro noi, i giovani che si erano esercitati nel Campo Marzio. Quando entrò Potentilla Vaniatosa i ragazzi per un attimo smisero di parlare.
Bah! Non so proprio perché, a me sembrava avesse due gambe e due braccia come abbiamo tutti… Beh, devo ammettere che aveva una camminata quasi regale… Quella mattina doveva aver ingoiato un manico di scopa per come stava dritta.
Al suono di un flauto tutta l’assemblea si alzò e ammutolì.
Tutti seguivano con lo sguardo l’entrata regale di Ehloro.
Oggi, più che mai, mi apparve nobile e saggio. Il suo sguardo era  austero ma scintillante. Sulla fronte aveva un cerchietto d’oro e sulle spalle un mantello color del muschio, fermato con una spilla di filigrana dorata con un quadrifoglio.
Si accomodò sul trono sopra il cerchio di legno lucido che cominciò a ruotare, offrendo a tutta l’assemblea lo sguardo del fiero Supremo.
Ad un suo cenno tutta l’assemblea si sedette. Aron rimase in piedi e lesse l’ordine del giorno:
«-Premiazione dei ragazzi che hanno ottenuto il miglior punteggio negli esercizi a Campo Marzio.»
(Aiuto! Ora capisco la mia ansia. Speriamo che non leggano tutta la graduatoria perché io sono l’ULTIMA. Per non parlare del fatto che gli adulti si stanno ancora chiedendo  se sono una fata o un elfo).
Aron continuò:
«- Resoconto del rapimento di Mysotis.
- Resoconto dell’incidente alla cascata in cui è intercorsa la fata Melina Malus Sylvestris.
- Resoconto dell’interrogatorio al Roliopet che è riuscito a introdursi nel nostro regno senza il nostro permesso.
- Informazioni sull'ultimo uragano che sta per colpire per la seconda volta una città degli USA, chiamato uragano Filiberto il terribile, il più potente uragano di tutti gli uragani».
Il silenzio venne interrotto da un brusio preoccupato dell’assemblea. Aron con voce decisa dovette intervenire.
«Silenzio!… Signori, vi prego, silenzio!… siamo ad un consiglio non ad un mercato!» L’assemblea ammutolì e l’elfo poté continuare.  
«- Interrogazione del consiglio per valutare se possiamo ridurre di potenza l’uragano.
I ragazzi sono liberi di andare dopo la premiazione. Chi vorrà restare sarà ben accetto».
Aron si mise a sedere e io cominciai a sudare freddo. Venivano chiamati i primi tre ragazzi  di ciascun regno, fuorché i ragazzi del popolo Habbet, perché privi di magia.
Sarà anche un popolo privo di magia, ma pieno di talento nel coltivare.
Al Campo Marzio non avevo visto nessun habbet addestrarsi.
Quando chiesi a Chicco perché nessuno del suo popolo partecipasse agli esercizi, lui fece spallucce e mi spiegò che loro non erano interessati a quel genere di giochi. Per loro era molto più utile saper coltivare i campi o allevare animali, queste attività davano da mangiare.
Ricordai benissimo le sue parole:
«Quello che fate voi al Campo Marzio è solo competizione, e quella non si mette sotto i denti e non ti toglie il morso della fame. Per me il vostro è solo un gioco.  Noi siamo fatti di ciccia e non campiamo senza mangiare».
Beh comunque eccomi qua, io a sudar freddo, e lui, bello pacioso e tranquillo, seduto con la sua mamma e suo zio, nella parte superiore dell’uovo, che guardava lo spettacolo, con tanto di Re degli Elfi che continuava a girare sul suo trono.
Non ero preoccupata per me, ma per la figura che avrei fatto fare a mia zia e a chi credeva in me.

Già, c’era ancora chi aveva fiducia nelle mie capacità.

6 commenti:

  1. Il tuo scrivere e raccontare mi incanta!
    Sei bravissima!
    Un abbraccio e buona giornata da Beatris

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    1. Grazie Beatris, non credo di essere bravissima, leggo cose bellissime e spesso mi chiedo ma io saprò mai scrivere così? Non credo, ma continuo, perché viaggiare con la mente mi diverte e nella realtà migliora di molto il mio umore.

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  2. La fiducia è un fattore importante nella vita.
    Buon inizio di settimana.

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    1. Vero, i bambini hanno bisogno di amore e continue conferme di essere accettati per quello che sono, sentono se crediamo in loro. Grazie Cavaliere errante che passi e mi leggi.

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  3. Anch'io desidero svegliarmi una mattina ed essere svegliata da una cascata di veli da indossare non importa dove mi porteranno...so solo che dopo aver letto la tua novella , andrei dovunque ma vestita solo così...
    Sarà possibile?
    Bacio magico , adorabile!

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    1. Ciao Nella, ci consoleremo andando a vedere Cenerentola, anche il suo vestito non sembra niente male ;)))

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