venerdì 3 aprile 2015

27) MELISSA E LA NUVOLA

FESTA DI “FINE ESTATE”

Dove si poteva tenere la festa di Fine Estate? Ovviamente nel paese delle Fate e dei Maghi! Le loro feste sono le più spettacolari.
Questa volta ero meno sorpresa nel vedere Maghi e Fate parcheggiare  tutti quei calessi provenienti dai vari paesi. Inutile, per me non era più una novità, ma restai comunque a bocca aperta… nessuno fiatava… tutti erano in religioso silenzio mentre venivano trasportati con il proprio mezzo in un ordinato parcheggio in mezzo ad un campo adiacente al paese.
Perdindirindina! Entrata nel Villaggio Fiorito, la confusione di gente, colori, risa e banchetti con ogni leccornia mi colpì di nuovo. Chicco e Nino avevano già la bocca piena.
Vito era la prima volta che usciva dal Regno Elfico. Ehloro e Aron gli stavano ai lati come due angeli custodi.
Per il corno di Unicorno! Davanti ad un banchetto pieno di scherzi fatati, Vito aveva la bocca spalancata. Non potei che togliermi la soddisfazione.
«Ehi Vito, Attento alle rane!».
«Ma va là principessa megagalattica dei miei stivali, io non avevo la bocca spalancata!»
«Oooh, ti ho visto, avevi la bocca spalancata!»
«Non è vero!»
«Sì che è vero!»
«No che …»
Vaniatosa, gli passò accanto. Questo bastò per ammutolirlo.
«Ehi Ehi! ti sei incantato?»
«Ma che dici». Nino interruppe il nostro battibecco:
«Guardate, un gioco puzzolente!».
Vito seguì lo sguardo dell’amico. Il mago del banchetto, cominciò a spigarne l’utilizzo. Nino prese la scatola, ma Chicco urlò:
«Guarda c’è anche la ridarella».
«La che?» chiese Vito. Nino guardò la scatola interessato.
«Ma sì» continuò Chicco «la polverina ridarella, dai prendiamola» aveva uno sguardo malandrino. «Ci sarà da ridere!». Io e Centaura ci guardammo e asserimmo in coro:
«I ragazzi! Solo loro, possono fare scherzi deficienti».
«Io prendo anche il gioco puzzolente» sentenziò Nino. Il mago del banchetto, mentre i ragazzi si servivano, sorridendo disse:
«Ragazzi, lo sapete che gli scherzi si possono fare solo fuori dal salone delle danze, altrimenti i Polimaghi e le Fatevigilanti vi mettono nella sala di Decantazione?»
Oh,mamma, questa mi mancava!”
«Che cosa è la sala di Decantazione?»
«E’ quella dove vengono portati quelli che non rispettano le regole del paese».
I miei amici si erano riempiti le tasche di scherzi. Nino girava con la sua scatola sotto il braccio. Io, non so come, mi ritrovai in mano una bustina di polvere Grattina, che prometteva un prurito intenso.
«Che te ne fai?» mi domandò Centaura.
«Bhoo!». Fu la mia loquace risposta.
Arrivati al castello di fata Rosa nel salone delle danze, ci buttammo nella mischia.
La festa era degna delle fate: bibite, dolci, pasticcini, pizze; pensate persino i coriandoli lanciati in aria, se aprivi la bocca ti si scioglievano in bocca, con sapori di menta, fragola o con un delicato pizzicore della bibita brodocola che vendono qui.
La musica aveva scatenato me e Centaura. Forse il nostro stile non era aggraziato come quello di Vaniatosa, ma noi ci stavamo divertendo un mondo, la musica era molto ritmata e noi saltavamo come grilli. La perfettina Vaniatosa si muoveva in modo sinuoso muovendo anche e braccia senza scomporsi di un capello, aveva creato attorno a sé un cerchio di ragazzi che tentavano di attirare la sua attenzione. I nostri capelli, invece, erano ormai appiccicati dal sudore.
«Dai andiamo a bere e a mangiare qualcosa!» Presi per mano Centaura, dirigendomi verso un tavolo di prelibatezze. Misi in un piatto del  budino e mi diressi ad un tavolino per riposare un po’. Chicco ci raggiunse con Nanà e Ninì. Stavamo tranquillamente chiacchierando, quando arrivò Vaniatosa con un nugolo di ragazzi…
«Toh, guardate come si ingozzano le fate pasticcione e i loro pasticcion amici!» Disse sollevando una serie di risate stupide. «Ecco la corte di Melissa la frana: Nani piccoletti e insignificanti Habbet!». Le risate crebbero. Schiumavo dalla rabbia. Mi alzai precipitosamente, per ribattere per le rime, quando il mio movimento, fece cadere il mio budino sul meraviglioso vestito della fata seduta nel tavolo accanto al nostro. 
Cielo! La mia testa si ritirò tra le spalle come una tartaruga che ritira la sua nel guscio. Balbettai un «Scusi» imbarazzato e Vaniatosa finì la sua opera di diffamazione:
«Ma come Melissa, chiedi scusa invece di usare il tuo bastoncino di legno per rimediare ai tuoi pasticci?» Aveva un sorriso di scherno. Intanto la fata aveva già rimediato da sola con la sua bacchetta rispondendomi con un sorriso:
«Non fa niente, c’è una tale confusione».
Ribalbettai un «Scusi» mentre giuro che avrei voluto urlare, ma riuscii solo a dirigermi con gli occhi lucidi verso una porta di uscita.
Nel parco mi sedetti su una panchina dietro una siepe. Gli altri mi raggiunsero.
«Ma chi si crede di essere quella, la principessa sul pisello?» fu la prima cosa che disse Centaura. Ninì e Nanà erano offese e furiose.
«Oooh, come vorrei fargliela pagare a quella!» disse Chicco mentre si guardava i suoi enormi piedi quando … Dei passi e delle risate ci fecero tacere. Dall'altra parte della siepe la voce di Vaniatosa stava dicendo:
«Tu non sai chi ho visto…» Una voce femminile rispose
«Chi?»
«Melissa e la sua combriccola della corte dei miracoli».
Giuro che, se non mi avessero trattenuta, l’avrei picchiata. Chicco mi intimava con un dito di tacere, tolse dalla sua tasca la polvere Ridarella, mi venne in mente che io avevo quella Grattina… Chicco annodò un fazzoletto dietro la nuca coprendosi naso e bocca, tirò le maniche fino a coprirsi le mani, poi si infilò sotto la siepe. Rovesciò le due buste ai loro piedi, mentre noi ci tenevamo tappato il naso. Poi,  silenziosamente, ce ne andammo.
Quando Vaniatosa e la sua amica tornarono nel salone erano tutte scarmigliate e ridevano come due sciocche.
Lei e la sua amica avevano perso la loro compostezza elfica. Ogni due secondi si grattavano. Il loro ballo non era più molto aggraziato e starnazzavano come oche.
Beh! Che ci potevamo fare? Io, Centaura, le nanette e Chicco avevamo gli occhi lucidi dal ridere; ci ributtammo nella mischia della sala da ballo, ma anche il nostro ballo non era un gran ché, quando il nostro sguardo cadeva su di loro ci scappavano dei singulti di riso trattenuto, che ci faceva fare buffe pernacchie e movimenti scomposti.
Se loro non erano aggraziate, non è detto che dovevamo esserlo per forza noi.
Fu così che capii il proverbio: Chi la fa, l’aspetti.
Noi avevamo il singulto da divertimento, loro avevano il riso dello stolto.
Sul calesse, al ritorno della festa, chiesi a Nino e Vito se avevano usato i loro scherzi. Mi risposero di no.
«Oooh, voi ragazzi parlate, parlate, e poi non concludete nulla!» Centaura rincarò.
«Già, non siete come noi che abbiamo usato due scherzi in una volta…» Chicco fu molto prodigo di particolari nel raccontare l’episodio, e come al solito ci fece ridere come matti.

Gnognò, che guidava il nostro calesse, voleva sgridarci, ma  fu inutile, esordì con dei singulti che sortirono in una risata e  alla fine riuscì a dire: «Ragazzi, ihihih … non ahahahah …  fatelo ohohoh … mai ihihihih… più uhuhuhu!»               

8 commenti:

  1. Come sempre bellissimo racconto!Buona Pasqua...

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    1. Carissima Olgica, grazie per gli auguri e di aver lasciato il tuo lusinghiero commento; ne approfitto per fare solo a te dolcissima lettrice uno speciale e sentito augurio di Buona Pasqua :)))

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  2. io adoro le feste di fine estate ... e di solito non manco mai .... non mi vedi la in fondo?? sono quella col bubbone sul naso ...quanto mi diverto ..... ok volevo farti gli auguri carissima ... ora mi metto a preparare una torta per mio figlio ... la scusa ovvia ... ma chiaramente anche per me ....un abbraccio e tanti carissimi auguri .... ciao
    giusi

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  3. Sto guardando ma non vedo nessuna col bubbone sul naso, vedo una graziosa e simpatica ragazza con un neo. Accidenti esco ora dalla cucina, non ho ancora imparato ad usare la bacchetta che mi ha regalato Melissa, e mi è toccato di fare una per una le crepes hai funghi, al dolce ci penso domani, ora vado a studiare le istruzioni della bacchetta magica ;))) Baci e ancora auguri.

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  4. I tuoi racconti sono sempre così coinvolgenti che ogni volta rimango ad attendere con premura la continuazione!
    Lascio gli auguri per una Santa Pasqua lieta e serena!
    Un abbraccio da Beatris
    Un sincero grazie per la tua presenza al mio blog con graditissimi commenti!

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    1. Grazie a te dolcissima Beatris per gli auguri e per essere passata da qui, ancora Auguri :)))

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  5. Complimenti per questi bei racconti.
    Ti auguro una serena Pasqua.

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    1. Grazie, il prossimo fine settimana sarà l'ultimo episodio di questo romanzino per bambini, ma ho già in mente un continuo che per essere inventato, imbastito, attuato occorrerà molto ma molto tempo, nel frattempo continuerò a scrivere Noncelapossofare, Panzane e tutto ciò che mi capita o passa per la mente con i miei blandi tempi (amo il blog, ma prediligo la vita e le persone care che ci sono fuori). Serena e speriamo poco piovosa Pasqua :)))

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