venerdì 10 aprile 2015

28) MELISSA E LA NUVOLA

LA PARTENZA

Un abbattuto Nino era allo scalo Mondo Bosco delle Astronuvole, dove ero atterrata al mio arrivo. Lo rassicurai.
«Dai su, torniamo solo nel Dilamondo, non andiamo mica alla morte!»
«Già, ma tu lo sai come mi chiamano là?»
«No».
«Nino il nano, sì, Nino il nano, ma non perché sono del grandioso popolo dei Nani, no! Lo dicono deridendomi. Hai capito?…. Nino nano, stupida gente!» Mi rispose arrabbiato, ma poi si corresse «Beh, non tutti, solo i compagni più deficienti». Ehloro vicino a noi non poté far a meno di sentire.
«Nino mi dispiace di vederti così giù». Lo zio di Nino, Gnognò, scosse il capo dispiaciuto.
«Gli dico sempre che non conta l’altezza, ma il valore di una persona, ma quando va di là non sente ragione». Sottolineò con orgoglio «non capisce che noi nani siamo una grande razza». Ehloro annuì.
«Ha ragione tuo zio. Tu non ti accetti. Il primo che deve imparare a stare bene con te, sei tu. Tu non ti accetti per quello che sei. Non sai ciò che io vedo in te. Diventerai una persona di valore. Ma questo succederà solo se saprai superare la rabbia che c’è nel tuo cuore. Non tutti hanno comportamenti intelligenti nei nostri confronti. Se non fosse per l’altezza, sarebbe un’altra cosa. Io, per esempio, da piccolo ero chiamato Scopa, perché ero alto e magro. Se tu riuscirai ad accettare la tua altezza, per quello che è,  la tua magia esploderà positiva, e tu avrai un ruolo molto importante nel nostro mondo. Fa attenzione, perché il rancore trasforma la magia in  malvagità».
Ero vicina a lui e ascoltavo. Non compresi tutto il discorso.
Certo che questi elfi quando parlano sono un po’ complicati”. Capii che Nino sarebbe stato una grande persona, ne ero certa e ne fui felice.
Ehloro si girò verso di me, come per continuare il discorso, ma mi guardò negli occhi e si bloccò.
Ora che ci penso nessuno ha commentato i miei apprendimenti … Credo di aver creato una discreta confusione … Forse l’unica ad aver fiducia sulle mie capacità è fata Rosa, che si ostina a credere che alcune mie imprese, Misotis e il Roliopet, non siano state solo un fortuito caso.
Allo scalo c’era parecchia gente che era venuta  a salutarci; Chicco con la sua mamma Dolcetta accompagnati da Cantinello, con loro era voluto venire anche Spiga, c’era Fata Papaver con gli occhi rossi, Aron le teneva un braccio sulle spalle, mia zia, invece, era già partita il giorno prima e mi aspettava a casa.
Il viaggio di ritorno lo facevo con Gnognò.
Nino era con il suo accompagnatore nano che, Cavolicchio! Aveva ragione il mio amico, era davvero un nano ingrugnato.
C’era la famiglia di Ferruccio al completo. Centaura ripeteva ogni tre secondi:  
«Non ti scordare di me. Ti aspetto per la prossima vacanza». Un pensiero con un'immagine mi attraversò la mente, ero io che tornavo con un mazzetto di fiorellini nontiscordardi me per Centaura, sul mio viso si dipinse un sorriso ebete.
Vito era con Ehloro, sembravano imbarazzati tutti e due. Nel suo viaggio di ritorno sarebbe stato accompagnato da Aron.
“Percepisco… ma che dico, io non so leggere nella mente, diciamo che credo che il mio amico si sia affezionato a questa famiglia che non sapeva di avere”.
Vito mi ha raccontato che è contento di tornare a casa, anche se ammette che è stata l’estate più bella e interessante che abbia mai passato. Mi ha anche confessato che è contento di vedere i suoi genitori adottivi, anche se sono separati. In definitiva se loro non si amavano più, non avevano certo smesso di amare lui. Nel Dilamondo sono tanti i ragazzi con i genitori separati e aveva concluso:
«Cercherò di barcamenarmi come gli altri».
Io, Vito, Nino e i nostri accompagnatori entrammo nell’Astronuvola. Tutti ci salutavano, riparati sotto la pensilina. Salivamo gli scalini di panna montata bagnati come pulcini, salutando con la mano.
Nella stanza di evaporazione, dato che sapevo come funzionava, mi ero portata una spazzola per i  miei capelli dritti come spaghetti. Vito e Nino  si asciugarono in un attimo così io, che ho i capelli lunghi, uscii  per ultima.
«Ma che hai fatto ai capelli, sembri un istrice!» Esclamò Vito, appena mi vide.
“Santa puzzola!” Uno specchio mi rimandò la mia immagine, con i capelli sparati in tutte le direzioni fuorché quella giusta, soprattutto la frangia. “Va beh! Forse è meglio se mi faccio la coda di cavallo”. Pensai, e rimediai velocemente. Così lo specchio mi rimandò l'immagine di una bambina con la coda e un buffo spennacchio sulla fronte, sbuffai rumorosamente, noncelapossofare, non sarò mai perfetta come Vania la Tosa. 
Ci sedemmo ad un tavolino ovale e ci facemmo portare un fragola menta montato. Mi venne spontaneo chiedere a Vito:
«Ma dove gli dirai che sei stato per due mesi?» mi riferivo ai suoi genitori adottivi. Lui mi capì immediatamente, e rispose:
«In campeggio».
«Dici che non si sono accorti di nulla?»
«No, no, gli abbiamo telefonato tutti i giorni».
«Davvero? E come?»
«Telepaticamente, con l’aiuto di Ehloro. Loro non lo sapevano, credevano che usassi il telefono».
«Ma scusa che gli raccontavi?».
«Ehloro mi ha consigliato di non raccontargli del mondo magico, ma solo delle mie attività sportive. Sì, ad esempio, dovevo evitare di raccontare che per tirare le frecce uso la voce. Però ti dirò che togliendo la magia non ho dovuto inventare nulla. Gli raccontavo dell’equitazione, e anche dei miei amici, di voi». Io e Nino ci guardammo «Sì di voi» continuò lui tranquillo, mentre si gustava il suo fragola menta. «Ho solo taciuto alcune cose. Sanno che mi sono divertito molto, e che ho avuto come insegnanti  Ehloro e Allo, che io ammiro molto. Sanno che loro, si sono affezionati a me. Sai, si sono anche parlati. Ehloro gli ha raccontato che sono portato per l’arco e per l’equitazione, così ha chiesto loro se ogni tanto posso allenarmi nel centro sportivo più vicino a casa, per poter partecipare ai campionati o di equitazione o di tiro con l'arco, che ci saranno in U.S.A.; così quest’inverno potrò rivedere mio nonno e mio zio, come allenatori. Ovviamente l’arco è un pretesto, perché nel Dilamondo non potremmo certo usare la voce no?» Ci guardò per aspettare un assenso, ma Nino intervenne:
«Beato te, sei fortunato ad avere un nonno così attento. Lo zio, viene solo quando c’è  il ricevimento dei professori. Dovreste vederlo come si concia. Con i pantaloni che usano di là deve fare tanti di quei risvolti, che i piedi, sembrano due ciambelle».
«Oooh, di che ti lamenti? Io ho mia zia che, senza magia, è una vera frana!». Tutti e due mi guardarono, esclamando:
«Ma va!!!» Io non risposi e calò il silenzio
Pensai: “Ma va, ma va. Vorrei vedere loro cosa farebbero, quando, per abbracciarti, lascia andare la sporta della spesa, mentre tutto il contenuto si sparge rumorosamente per terra … Secondo voi, cosa pensate che facciano i mie compagni?... Naturalmente sghignazzano”.
Ognuno di noi finì la propria bibita pensando ai suoi guai.
Tornavo a casa senza sapere se appartenevo agli elfi o alle fate.
Nino scese per primo, non lo avevo mai visto così abbattuto. Vito gli diede una pacca sulla schiena. Io lo abbracciai e gli sussurrai:
«Tieni duro». Lui si divincolò.
Cavolo! Inutile. E’ sempre stato maledettamente orgoglioso, mentalmente mi sembrò di percepire la voce di Vito che diceva, “Senti chi parla!”
La seconda a scendere con Gnognò fui io.
La zia mi stava aspettando a casa.
Vito e Aron, furono gli ultimi.
«Al prossimo anno!» Mi urlò Vision, mentre imboccavo il tunnel di uscita. La sua voce mi rimbombava ancora nelle orecchie, quando mi ritrovai con il naso schiacciato contro la quercia di casa mia. Sulla porta mia zia mi attendeva con il grembiule impolverato di farina.
“Chissà cosa stava combinando!? Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia”. Non feci in tempo a  formulare questo pensiero che mi resi conto che tornavo a casa volentieri, intanto Isotta si strofinava nelle mie gambe ronfando rumorosamente.
“Perdindirindina! Quest’anno ne avrò delle belle da raccontare ai miei compagni! C’è da far schiattare dalla invidia anche Carlo Rossi!”. Affiora sulle mie labbra un sorriso serafico, quando Agnese e Gnognò mi dicono in coro:
«Gai a te se racconti del mondo Magicogiga,  la maggior parte dei tunturlini ti prenderebbero per pazza. Serba i ricordi di questa estate per te». Un secchio di acqua fredda mi avrebbe dato meno fastidio.
“Che delusione! Beh, forse qualcosa a Valentina posso raccontare, però non lo dico alla zia”.


RICOMINCIA LA SCUOLA

La maestra Nunzia ci ha dato un tema davvero molto, ma molto originale -Descrivi le tue vacanze-…. “Santa puzzola!… Che racconto?!”
SVOLGIMENTO:
Sono stata prima in campagna, poi in montagna. Ho visto un lago con una cascata davvero grande e rumorosa. Sono andata un giorno al mare. Ho conosciuto gente nuova e ho fatto nuove amicizie.
Mi sono molto divertita.

GIUDIZIO di Nunzia:
Tema corto e banale.

FINE 

2 commenti:

  1. Quanto sono tristi le partenze , quanto sono malinconiche le finali..
    Mi prometti di scrivere subito un'altra storia Annamaria mia dolce?
    Ti stringo forte... e forte..

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  2. Ciao Nella, le idee ci sono, ora occorre tempo... chissà ;)))
    Un grazie di vero cuore a te fedele lettrice, che mi hai sostenuto :)))
    Quando vuoi passa per questo blog, qualcosa nel frattempo troverai.

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