giovedì 2 luglio 2015

Arrovellamenti cerebrali sulle parole...


IL LIVORE CONTINUA AD ARROVELLARMI


La parola LIVORE da cui è scaturito il racconto “Il rancore sopito esplose con livore” che potete leggere QUI, mi ha fatto riflettere sui termini che in genere uso o non uso nei racconti per bambini.
Ho dedicato molto tempo nel cercare un linguaggio chiaro e semplice nel racconto “Melissa e la nuvola”. Non so se in questo ci sono riuscita, però ci ho provato. Ora non sono più sicura che il linguaggio debba essere per forza di cose, sempre molto semplice, questo dubbio mi era già sorto, con una favola piena di ossimori, Buon Natale mostri di Jo Hoestlandt raccontata dagli Incantastorie a Natale in biblioteca QUI; per poi ripresentarsi con la lettura di "Uffa che rabbia" di Simona Masneri, richiesta da un insegnate per una classe prima. Nel libro c'è un bambino di nome Furio che si dispera perché non sa controllare la sua rabbia, e uno scienziato di nome Mister Brain che spiega quali parti del cervello entrano in funzione quando scatta il sentimento della rabbia: il cervello rettiliano, il cervello mammifero, il cervello neocorticale,  e due parti del cervello piccole Amigdala che si trova nel cervello mammifero e Corteccia che si trova nel cervello neocorticale.
Io la lettura la ritenevo ostica. Il libro era molto interessante e spigato bene, ma i bambini erano di una prima, avrebbero retto senza annoiarsi ad una lettura simile?
Ebbene sì, dai loro faccini attenti ho capito che l'insegnante aveva già svolto un buon lavoro prima della lettura e loro erano sinceramente interessati.
Il mio presupposto era sbagliato, anche questo mi riportava alla considerazione del linguaggio da adottare in una fiaba, linguaggio semplice oppure no, i bambini apprendono velocemente e per gradi, dai loro "sa fare" si uniscono cose nuove, non certo teoremi universitari.   
Così la mia mente è partita, e mi sono chiesta come insegnante dell’infanzia, come mi sarei mossa e spigato ai bambini il termine LIVORE cosa ne sarebbe scaturito?
Mi avrebbe suggerito altre cose?
Sarebbe rientrato in un discorso più ampio?
Che ci posso fare, la mia fantasia è partita è ho cominciato a sognare ad occhi aperti.
E' nato questo racconto.  


O QUANTO LIVORE PER NULLA

Marta se ne stava accucciata in quell'angolo, imbronciata e scura.
Lucia la vide e si mise a sedere vicino a lei sui morbidi cuscinoni che c'erano in un angolo della classe «O quanto livor per nulla!»
Marta si guardò il ginocchio «non è un livido è una crosta»
«Non parlavo del tuo ginocchio ma del tuo faccino scuro ed arrabbiato, hai voglia di dirmi che cosa hai?»
Marta incrociò le braccia  immusonita «Elena non vuole giocare con i travestimenti.»
«E che gioco vuole fare Elena?»
«Il disegno.»
«Perché non cerchi qualcuno che abbia voglia di giocare hai travestimenti?»
«No io resto qui.»
«E qui ti diverti?»
Marta alzò le spalle accigliandosi sempre più.
«Non ci si diverte ad essere arrabbiati, hai intenzione di passare tutta la mattina qui con quel faccino arrabbiato?»
Un po’ alla volta arrivano altri bambini, con più voglia di saltare, che guardare i libri nel mobile vicino,  dove erano sedute Lucia e Marta, ma due  incuriositi si avvicinano a carponi.
Lucia in un lampo di ispirazione si alza «Sono arrabbiata molto arrabbiata, un mostro pauroso si è impadronito della mia classe e toglie il sorriso hai miei bambini. E’ il mostro Livore che trasforma occhi e bocche e toglie il sorriso. Guardate si è già impossessato di Marta. Chi sa fare il volto più arrabbiato?»
Un coro di io, io, io… percorse la classe.
«Ssss… non occorre la voce ma solo il volto arrabbiato, tutti qua seduti, in cerchio eee… fatemi vedere i vostri faccini arrabbiati, mostruosi, scuri, accigliati.» Marta ora sorride, mentre gli altri si siedono e cercano di assumere una espressione arrabbiata. Lucia continua «Come deve essere la bocca?... E gli occhi?» Un esercito di visi imbronciati è intorno a lei «e il corpo come sarà un corpo arrabbiato, la posizione delle braccia, la posizione della testa…» chi stringe i pugni come dei piccoli Ulk, chi mette le mani sui fianchi… Lucia continua «Marta prima aveva incrociato le braccia sul petto, Marta facci vedere come sei quando sei arrabbiata.» Marta si alza e incrocia le braccia imbronciando il viso.
 «Bene ora ci alziamo e camminiamo come vorrebbe il mostruoso mostro Livore, sempre arrabbiato» qualcuno ride «oggi è bandito il riso, guai a chi ride, il mostro Livore si è impadronito di noi e camminiamo molto arrabbiati… il viso arrabbiato, il corpo arrabbiato.» Tutti girano per la classe, Lucia si appresta a spostare contro al muro il tavolo più ingombrante mentre i bambini si muovono, chi pestando i piedi, chi coi pugni per aria, chi gobbo, chi facendo linguacce. 
Lucia ora indica ad alta voce come si muovono alcuni di loro, suggerendo così tanti modi diversi… Poi prende l’iniziativa «ora siamo degli scimpanzé sconsolati e arrabbiati con la schiena piegata e le lunghe braccia che toccano quasi per terra… o quanto livore c’è nei nostri musi imbronciati e accigliati, siamo arrabbiati col mondo, ma ecco che vediamo un albero di banane, noi siamo molto golosi di banane, e già pensiamo al loro sapore dolce e cremoso… il sorriso ci torna e ci precipitiamo per mangiarle… Il mostro Livore urla di rabbia disperato, ma gli scimpanzé non lo ascoltano, sono stanchi di essere arrabbiati, sorridono e si precipitano a mangiare felici le banane, Quei frutti gialli hanno fatto scattare il sorriso agli scimpanzé e... il SORRISO è l’antidoto contro l’epidemia del LIVORE. Sorridono gli scimpanzé contenti e felici e si passano le banane, ce n'è per tutti, tutti fanno festa e saltano dalla felicità, poi cominciano a danzare e... felici si abbracciano.
Il mostro Livore dalla rabbia strilla, urla, soffia, picchia i piedi a terra ma nulla può fare, Il SORRISO, la FELICITA' sono tornati nel paese degli scimpanzé, che con il pancione pieno. stanchi ma appagati si riposano all'ombra dei banani.
Ora tutti qui, sul materassone ci sdraiamo, come più ci piace, comodi, molto comodi, senza spingersi.»
Con un po’ di trambusto i bambini si sdraiano.
Lucia sussurra «Sss… Il mostro LIVORE sconfitto e sconsolato se ne va, contro il SORRISO nulla può fare, ha perso la battaglia… e noi ci sentiamo bene molto bene e chiudiamo gli occhi e ci mettiamo nella posizione che più troviamo comoda, e pensiamo felici che senza il LIVORE stiamo bene, molto bene... ci stiriamo soddisfatti, sbadigliamo eeeee...  che  ci alziamo e saltiamo dalla FELICITA'…»  Nella baraonda generale entra l’insegnante Valeria del pomeriggio, alcuni si precipitano ad abbracciarla, un coro di voci si accavallano «E’ venuto il mostro Livore»
«Chi?!!»  
«Il mostro Livore»
«Eravamo tutti arrabbiati»
«Io facevo così» e alcuni mostrano il faccino arrabbiato, frastornata Valeria chiede
«ma non dovevi cominciare a fare il lavoro sulla Pace?!»
«Bé prima di parlare di Pace abbiamo giocato al LIVORE» Lucia sorride «va bé… è stato un caso però come percorso non ci sta male anzi… mentre i bimbi mangiano ti spiego cosa è successo questa mattina, oggi pomeriggio o domani potremmo chiedere ai bambini secondo loro che colori può avere il livore e fare pitturare facce arrabbiate … Possiamo continuare a chiedere o suggerire quali altri termini conosciamo che siano inerenti alla rabbia, all'essere adirati es.: furore, sdegno, collera, furia… e poi passiamo ai termini contrari: la felicità, a il benessere, il sentirsi in Pace».


Nel racconto ho usato il corsivo nelle parole che non utilizzo con i bambini.

Filastrocca di Rodari

Ci sono cose da fare di giorno:
lavarsi,studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
esempio, la guerra.


La mia conclusione è che sì, in un racconto per me, è opportuno inserire termini non usuali, nuovi per il bambino, per migliorare sempre più il suo lessico, ma all'interno di un discorso chiaro, direi semplice e lineare, già capibile di cosa si voglia esprimere, così che il termine “nuovo” insieme al contesto conosciuto venga recepito.
Secondo voi è giusto?
O ho detto panzanate una dietro l'altra?

5 commenti:

  1. I bambini sono una pagina bianca tutta da scrivere. Sta a noi adulti, insegnanti e genitori, aiutarli a scrivere le cose giuste nel modo giusto.
    Una parola nuova in un discorso ci sta bene, a pennello direi, quando la maestra si chiama Lucia e la sa spiegare in quel modo.
    Questo è un racconto come dici tu ma strutturato molto bene e che insegna. La parola nuova viene non solo ascoltata ma recepita in pieno o quasi proprio per l'azione che le gira intorno. Conoscerla con tutto il corpo enon solo con la mente conoscendo anche i suoi contrari.
    Non cedo prorprio che nsnegnata in questo modo venga dimenticata tanto facilmente.
    Bravissima!

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  2. Scusa..... l'ultima frase sarebbe...
    Non credo proprio che insegnata in questo modo...
    Uf... tra le dita e gli occhietti.... grrr

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    1. Ciao Patricia grazie del tuo parere, è vero i bambini sono spugne, ma sopratutto a questa età (3-5 anni) imparano attraverso il corpo e lo spazio. Il mio dubbio è l'utilizzo della parola non usuale, sulla storia scritta.
      Però che sogno ad occhi aperti mi sono fatta!!! Sarebbe bello poter giocare ancora a scuola con loro, ma ogni età ha i suoi tempi. I bambini hanno una energia inesauribile, mentre la mia va in calando.

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  3. Sono d'accordo con te. Anch'io, quando scrivevo testi per bambini, ogni tanto usavo di proposito parole difficili per aiutarli ad aumentare il loro lessico, solo però in contesti in cui potessero desumere il significato da altri elementi, così da non far loro perdere il senso della storia!

    P.S. Grazie per aver continuato a utilizzare "livore". Metto un link nel mio post.

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  4. Grazie Romina, hai visto, la parola LIVORE non vuole abbandonare la mia mente. Sto pensando alla seconda stesura di Melissa e il dubbio sul tipo di scrittura mi ha sempre preoccupato, coi bambini sono solita usare un linguaggio semplice e chiaro, scriverlo però mi è sembrato molto più ostico, nonostante io non abbia un linguaggio forbito. Cerco di avere un occhio attento al tipo di scrittura usata da chi scrive per l'infanzia... non cavandoci un ragno dal buco... perché mi pongo sempre la domanda ma un bambino già autosufficiente nella lettura e che non ha un adulto lì vicino per chiedere spiegazioni, se non comprende, poi continua la lettura? La continua ad amare? O la abbandona come io mi addormento su certi tomi, dove l'autore fa sfoggio del suo lessico arcaico o contorto. Credo che tutto debba avere un giusto equilibrio, saper divertire, incuriosire e far passare qualcosa di nuovo arricchendo il linguaggio del bambino... e qui mi accascio, io noncelapotromaifare, ma lo faccio comunque perché è il mio passatempo, il mio grattacapo che mi intriga.

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