venerdì 10 luglio 2015

Un posto che incentiva la scrittura




QUI



Qui, nella casa sperduta, con il sottofondo dei rumori della natura e della vita degli abitanti del bosco ho ripreso a scrivere con lena. 
Chi ha detto che il luogo non è necessario per scrivere? 
Basta la voglia e l’organizzazione, ma vi posso garantire che anche il luogo aiuta.
Non ci sono distrazioni di sorta qui, la bisnonna Uffa sbuffa meno, viviamo all'aperto, sotto la nostra grande quercia.
Non abbiamo bisogno di agghindarci per uscire, come siamo, siamo; anche se bisnonna Uffa richiederebbe sempre il suo rossetto, il braccialetto, gli occhiali da sole, ecc. ecc. ecc. a cui io rispondo con un Super sbuffante “ma mammaaa, chi vuoi che ti veda i caprioli Saltafosso o Manto chiaro?” se volete sapere di più su loro leggete QUI.
La signora comunque è sempre molto dignitosa, al contrario di me, che mi aggiro spettinata, con jeans vecchi, tagliati al ginocchio, rigorosamente non orlati e con fili penzolanti, mentre le magliette hanno visto tempi migliori.



Per la privacy le ho chiesto il permesso di mettere la sua foto, anche se dubito che si ricordi, visto che ora mi chiama sempre Veronica (il nome di sua sorella che non c’è più), questa mattina invece ero una fantomatica Monica, chissà chi è, forse una operatrice del posto dove è stata mentre ero al mare e poi a spasso per l’Umbria.
Speriamo che non mi becchi una denuncia da una mamma smemoranda...
In questa quiete non c’è la Birba di un nipote, che è con i suoi genitori, anche questo incentiva la mia scrittura, non c’è alcuna distrazione di sorta tipo piscina, cavalli da andare a trovare, cacce al tesoro o attività per bambini che il luogo offre, però un po’ mi manca, era il pretesto per uscire da questo mondo ovattato e tranquillo, ma soprattutto per sfuggire a questo rapporto stretto con mia madre lasciandola con mio marito (santo uomo).
Alla mamma voglio un mondo di bene, però la conversazione con lei langue parecchio, così cosa potrò mai fare?
Ma certo scrivere eheheheh!!!
Oggi ho pescato dal calderone stregato Nino, e sono alle prese con  l'evolversi del suo personaggio, ve lo ricordate?
E' un personaggio fantasy che fa parte della fiaba che ho scritto e mai pubblicato di MELISSA E LA NUVOLA.
Melissa è il personaggio primario della storia ed è senza genitori, è una storia che si svolge un po' nel mondo reale e molto in un mondo fantastico. 
Per chi ne avesse ancora voglia di proseguire la lettura, metto un pezzetto su Nino che ho già pubblicato, giusto per capire di chi sto scrivendo.

NINO

Facevamo il viaggio con il calesse della fata, che, a detta di Chicco, era come una Ferrari.
«Tu conosci le Ferrari?» domandai stupita
«Certo, non posso viaggiare nel mondo Tunturlo, ma i giornali e i racconti, portati da chi viaggia come voi due» ed indicò Nino e me «arrivano anche qui.»
Mi sembrava un po’ offeso, così gli diedi una gomitata.
«Dai Ferrari, vedrai che ci divertiremo».
Il buontempone mi rispose ridendo «Già, non ho mai visto una Ferrari, ma un calesse fatato sì, e cavolo! Ci divertiremo un sacco.»
Eravamo seduti  sul muricciolo sotto al ciliegio che era dall'altra parte della strada, di fronte alla taverna. Stavamo aspettando Poppy, quando Nino esordì:
«Non avrai mai visto dal vero una Ferrari, ma non hai perso nulla».
Beh! a uno che diceva così non gli si poteva che chiedere:
«Oh ma che ti piglia? Perché non ti piacciono le Ferrari?»
Fece una smorfia. «Uffa, non sono le Ferrari che non mi piacciono, è tutto il mondo che c’è di là, che non mi piace».
 Risposi piccata. «Ma tu di là, ci sei mai stato?»
«Se ci sono stato?! Io ci vado a scuola in quel dannatissimo mondo».
« Ma dai!» ora ero curiosa «E dove vai a scuola?»
Chicco mi lanciò una occhiata, ma io non capii.
«Faccio la prima della bla ...bla …» rispose facendo un’altra smorfia «di primo grado in una scuola di Milano, ma si può mai chiamare una classe, con un nome così lungo?». Era proprio disgustato.
Cavolo! parla uno, che chiama il suo mondo, Magicogiga detto Diquamondo, se vi sembra corto?  Che ha uno zio con un corto e semplice nome: Timoteo dei Timotei, detto Gnognò, del popolo dei nani.
Fortunatamente non dissi nulla, così lui continuò sempre più disgustato. «Ma non è tanto la scuola che non mi va giù, è la gente del mondo Tunturlo. Sono i  tunturlini che non digerisco.»
«E che cosa ti avranno mai fatto? In definitiva c’è gente simpatica o antipatica come qui». Una gomitata di Chicco mi trafisse le costole.
«Ah sii, tu dici! Là mi giudicano un diverso, se questo ti pare piacevole, un Handicappato. Alcuni ti guardano con scherno, altri con aria compatita. Per il corno di unicorno! non si rendono conto che non sono io lo sbagliato, ma i loro stradannatissimi mobili, non adatti alla mia statura. Per sedermi tra un po’ mi ci vuole la scala! Se si rendessero conto che non esiste il Superuomo perfetto, e che tutti al mondo hanno delle mancanze, o handicap, come parapicchia le chiamano loro, visibili o invisibili, la vita da loro sarebbe una pacchia».
Inutile dirlo, non capii un'acca di quello che aveva detto. Però percepii che forse… il nano, inteso proprio come facente parte del popolo dei Nani, non ce l’aveva con me perché ero una bambina, ma con chi gli aveva fatto del male nel mio mondo. Ora capivo l’occhiataccia, e la gomitata di Chicco, evidentemente lui sapeva già, ciò che Nino aveva subito nel Dilamondo… Poi, ad essere sinceri, io gli avevo rubato per un po’ di tempo anche lo zio. Visto che sono una testa dura e so esasperare per benino tutti, continuai e chiesi:
«Cosa vuoi dire, con visibili o invisibili? Tutto quel discorso lì, non l’ho mica capito.»
«Ma sei proprio una gran testona!»
 Mi sa proprio che me l’ero cercata, accettai l’insulto, si fa per dire, facendo una smorfia e piccata risposi:
«Oooh, ma tu puoi anche spiegarti meglio sai?»
Sbuffando continuò: «Testona! La mia statura si vede, ma la mancanza di magia dei tunturlini no.»
Avevo la bocca spalancata. Un’altra gomitata di Chicco me la fece chiudere «Ahi?»
Che potevo fare? Restituire a Chicco un’altra gomitata, che mi fece una pernacchia a cui io risposi, un esasperato Nino sbottò:
 «Smettetela voi due, siete peggio di quelli che abitano di là e che credono di essere dei Super uomini, mi sa invece, che senza la magia, sono più handicappati di me.» La mia bocca era di nuovo super spalancata dallo stupore, non avevo mai pensato di avere una mancanza e forse neanche Valentina la mia migliore amica del Dilamondo ci aveva mai pensato… Quando torno glielo chiedo.
Cominciavo a capirlo, era sì strafottente, ma solo perché era offeso.
“Beh!” pensai, “forse possiamo diventare amici”.
Isotta era scesa dal ciliegio e lo annusava, lui l’accarezzò, e la gatta  cominciò a fare le fusa.
“Venduta!”Gli adulti sotto il pergolato si stavano salutando. Qualcuno rideva dando delle pacche sulle spalle di Gnò, qualcun altro, era triste. Tra questi c’era Spiga, che ormai sera affezionato anche a noi piccole pesti.

E dopo esservi sorbettati, questo ripasso, vi auguro:

Buon proseguimento di estate a tutti ^__^

6 commenti:

  1. Che bel posto! Non immagini cosa darei per starci una settimana :D
    Quanto alla tua mamma, beh ci vuole tanta pazienza per vivere con persone che hanno questa malattia, e tu sei davvero un angelo!
    Non ho letto il racconto di Nino, voglio iniziare a leggere la tua fiaba e quindi farò tutto insieme ;)

    Maira

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    1. Ciao cara Maira, e io ti ospiterei volentierissimo, anche per noi è un posto bellissimo, anche se spartano, e amiamo condividerlo con gli amici. Qui ci si rigenera dalla vita convulsa della città.
      Ti ringrazio del complimento ma ti posso garantire con non sono affatto un angelo, mi barcameno nella quotidianità, cercando di fare ciò che è possibile.

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  2. Cara Anna che nostalgia che avevo ... avevo bisogno delle mie amicizie ....mi sei mancata ... il luogo incantevole se abiti in città apprezzi questi luoghi ogni tanto se ne ha proprio bisogno di calma assoluta ... spero ti rilasserai un po così potrai dedicarti alla stesura dei tuoi racconti ...
    appena rientrata dall'ospedale tre giornate interminabili ma oggi decisamente bene e in costante ripresa .... ce la siamo vista brutta ... polmonite ...ora speriamo riescano a rimetterla in sesto ....un abbraccio ... vado a letto inusuale per me ma sono propro cotta .... però molto tranquila .. un abbraccio e speriamo a presto
    giusi

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    1. Giusi sono terribilmente dispiaciuta... è tua madre che è all'ospedale?
      Auguro di vero cuore che possiate superare al meglio, lei e voi, questo momento.
      Un fortissimo e caloroso abbraccio cara amica.

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  3. Io più o meno, vivo in un luogo come hai descritto ma cara. Almeno una volta era così, ora è arrivata la civiltà e allora agriturismi fantasma, via il silenzio, la quiete e andiamo con la modernità ..ma anche a questo a malincuore ci si abitua...Molto simpatica la nonna Uffa, una signora che ha molto rispetto per se stessa..Un bacione a lei...
    Ricordo perfettamente il personaggio di Nino, che favola che simpatia, come vorrei si materializzasse..
    Un bacio fatato amica mia!

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  4. Ciao Nella, qua sperduta nella natura mi rigenero, e credo faccia bene anche alla mia mitica mamma vanitosella. Mi dispiace che abbiano contaminato con la confusione, il tuo rifugio dalla routine della vita sociale, non immaginavo che tu vivessi in un posto così a stretto contatto con la natura.
    La fiaba procede, e se anche non si pubblicherà mai, continua ad essere la mia valvola di fuga dal quotidiano.
    Buonissima estate cara Nella.

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