venerdì 30 gennaio 2015

18) MELISSA E LA NUVOLA


UN CATACLISMA


Quel giorno gli adulti presenti sotto il pergolato della reggia avevano un’aria tesa, Aron era tornato, per informare il padre che bisognava convocare il più velocemente possibile il Consiglio Supremo, una grave catastrofe aveva colpito la terra. Io e Nino ci guardammo preoccupati.
«Su andiamo, non guardatevi così, questi sono problemi da adulti.»  Aron, poi, guardando Nino «Sai ho visto tuo zio è con Ferruccio.» Il mio amico si fece attento, sembrava teso e preoccupato. L’elfo raccontò che Gnò continuava le ricerche giù al lago, ma nessuno sembrava avesse visto o sentito niente. Nino cominciava a sentire la mancanza di questo zio, sempre indaffarato e in giro per il mondo, ma Aron seppe rassicurarlo «Mi ha detto di dirti che tornerà presto con una sorpresa che ti piacerà.» Gli occhi di Nino si accesero «Cosa, cosa?»
«Ho promesso di non svelare il segreto.» Gli occhi gli ridevano
«Aron giuro sul mio onorato cuore che non dirò nulla allo zio.» Nino ritto in piedi si era portato la mano destra sul cuore.
Ma Aron fu irremovibile. «Una promessa va mantenuta e io ho promesso.»
«Ma lui non lo saprà mai.»
«No!»
«E daiii.»
«No no e no!» Aron lo aveva stretto fra le braccia dal didietro e poco dignitosamente cominciò a solleticarlo, Nino ridendo a crepapelle  cominciò ad urlare «Bastaaa bastaaaa.»
«Ti arrendi?»
«Sì.»
«Non vuoi più sapere che cosa è?»
«Sì sì.»
«Siii?»
«Noo volevo dire no.»
«Aaa bene.» Aron lasciò la presa e allungò la mano per stringere quella di Nino come un patto confermato «Pace?»
«Sì pace.» Ma l’elfo prendendo la mano di Nino lo strattonò  e girando velocemente su se stesso lo sollevò facendolo volere. Poppy divertita guardava la scena seduta sul divano, Aron la guardò e sorrise. Nino era in brodo di giuggiole e si mise a sedere barcollando mezzo ubriaco con un sorriso che andava da un orecchio all’altro. Lo capivo. Capivo Nino, anch’ io sentivo la mancanza del chiacchiericcio continuo della zia, anche se per la maggior parte del tempo più che chiacchierare abbiamo sempre battibeccato. Gli incidenti nel mondo Magicogiga, il cataclisma che stava per colpire il mondo che conoscevo, e che qui chiamano Tunturlo, rendevano le nostre giornate non serene come a Campo Verde. Chicco seduto per terra sul tappeto intratteneva Gigaro e loro due sembravano gli unici non particolarmente turbati, per fortuna esisteva la tisana delle cinque che allentava le tensioni! Quella sera gli adulti parlarono prevalentemente del consiglio, che bisognava organizzare. Io spiluccavo la torta in silenzio, tentando di capire cosa dicevano, ma la mia mente tornava sempre alla zia dormiente. Aron che si era seduto vicino a Poppy stava comunicando al padre chi aveva già garantito la propria presenza al consiglio, quasi tutti gli interpellati avevano dato la loro adesione, quando Papaver lo interruppe:
«Và bene siamo in molti, ma che cosa è successo esattamente nel mondo Tunturlo?» Lui la guardò stupito di essere interrotto ma le rispose con garbo.
«C’è un uragano di notevoli dimensioni che devasta la costa dell’America del Nord, una grande  città è in pericolo, potrebbe essere il cataclisma del secolo.» Poppy si accigliò.
Vito chiese con ansia:
«Chicago?»
Questa volta nel sentire il nome della città nessuno rise. Ehloro guardandolo con dolcezza:
«No,no, è una città sul mare, non ti preoccupare, lì è tutto tranquillo.» Mora seduta in mezzo ai due figli più grandi chiese preoccupata:
«Pensate che ci sia lo zampino dei Roliopet?» Ehloro la guardò.
«Probabile, sono così perfidi da considerare più importante il potere economico che il benessere della terra.» Sorseggiava la sua tisana pensieroso «Il nostro pianeta sta invecchiando, ed ha bisogno che tutti noi gli portiamo rispetto, la terra è quella che ci permette di vivere sia di qua che di là.»
Vito ed io ci guardammo, e quasi in coro chiedemmo:
«Ma chi sono i Roliopet?» Aron, voltò il viso verso la poltrona dove eravamo seduti in due, Vito era sul bracciolo:
«Già chi sono? A volte me lo domando anch’io… I Roliopet vivono a Putriferrimus nelle paludi maleodoranti su al Nord. Hanno un aspetto viscido e orribile, sono magri, del colore del petrolio, non hanno padiglioni auricolari ma solo dei buchi ai lati della piccola testa con occhi scavati, le loro gambe secche sembrano quelle di uno scheletro e le loro braccia sono lunghissime, le mani poi sono tutte rugose con due artigli. Sono così sgradevoli che a volte mi domando  se la loro caratteristica, di trasformarsi e assumere le più svariate forme, non sia dovuta al fatto che anche loro fanno fatica a guardarsi allo specchio senza spaventarsi. Sono come i camaleonti se toccano un oggetto o un essere vivente ne prendono le sembianze, proprio per questo riescono a camuffarsi meglio tra i tunturlini. Seminano zizzania con il chiaro intento di far perdere di vista l’obbiettivo più importante per tutti, il bene del pianeta. Forse temono che se tutti si prendono cura dell’ambiente, sparisca il loro maleodorante mondo Putriferrimus. Purtroppo, la terra sta subendo un eccessivo surriscaldamento, e non ha bisogno di essere affaticata con corbellerie dannose che inquinano e modificano l’habitat.» Ascoltandolo mi acciambellai e involontariamente mi appoggiai a Vito cercando protezione “ Si trasformano? Come ci si può difendere da chi si camuffa così? Come si fa a riconoscerli?” Avevo la pelle d’oca, Centaura mi guardò in modo strano, immediatamente mi scostai da Vito. Aron continuò a sorseggiare la sua tisana pensieroso poi continuò. «Anche noi in incognito abbiamo tentato di suggerire diverse soluzioni ai tunturlini, ma facciamo fatica a muoverci nel loro mondo senza che ci considerino gente strana. Il guaio è che non possiamo esporci più di tanto, nel mondo Tunturlo sono conviti che il nostro mondo non esista, e chi sostiene il contrario viene preso per pazzo.» Papaver sbuffando:
«Ma possibile che i tunturlini non si rendano conto di tutto ciò?» Lui la guardò.
«Non sono tutti così cechi, anzi, anche tra loro, ci sono persone coscienziose e intelligenti che si occupano del problema. Alcuni dei loro capi si sono riuniti ed hanno scritto un accordo per limitare i danni del pianeta. Cosa vuoi farci, purtroppo prima non tutti gli stati hanno aderito, poi chi aveva aderito e aveva promesso di fare delle cose non le ha fatte … Insomma non è per niente facile mettere d’accordo tutti e controllare che venga mantenuta la parola data. Hanno bisogno del nostro aiuto, ma noi non abbiamo abbastanza agenti abituati a vivere con i loro usi e costumi.» Aron nel parlare si stava accalorando, il padre lo guardava annuendo «Abbiamo bisogno di elfi, fate e gnomi, che non soffrano troppo della differenza che c’è tra i due mondi, persone magiche che si sappiano inserire senza sembrare strane nelle loro commissioni che lavorino con loro per arginare i danni dei Roliopet e dei tunturlini che per ignoranza rovinano la Terra. Il nostro futuro sono i nostri e i loro giovani.» Indicò noi bambini. Un servo svelto e premuroso gli riempì di nuovo la bella tazza che aveva tra le mani con della tisana calmante, Aron lo ringraziò. L’effetto calmante della tisana sembrava stesse funzionando.
“Cavolo! Se credevano che una pasticciona come me fosse in grado di salvare il mondo stavano freschi!!”
Poppy interruppe il mio pensiero.
«D’accordo, ma ora cosa possiamo fare nell’immediato?» Lui scosse la testa sconsolato.
«Valuteremo nel consiglio insieme agli altri, però ti dico subito una cosa, noi elfi che controlliamo le forze della natura, quando ci sono cataclismi così distruttivi non riusciamo a contrastarli. Un uragano è più facile scatenarlo che fermarlo.»
Poppy annuì e chiese:
«E di ciò che è successo a Melina sapete niente?»
Una guaritrice arrivò correndo trafelata.

«Si è svegliata, si è svegliata, ha chiesto di Melissa!»

martedì 27 gennaio 2015




RISALGO

Ammiro quel sole lassù,
là, fuori da questo burrone buio
lassù brilla e splende più che mai.
Risalgo.
Risalgo alla vita leggera.
Risalgo e tutto mi pare nuovo e splendente.
Risalgo.
Risalgo con voi,
con chi mi è vicino
e mi accetta così come sono, 
anche quando sono 
storta arrabbiata confusa.
Brindo alla vita sempre e comunque.
Brindo alla vita, 
a me e a voi che mi amate e che vi amo.
(A.M. Fabbri)

sabato 24 gennaio 2015

17) MELISSA E LA NUVOLA

NEL REGNO DEGLI ELFI

Per tutta la settimana seguente la preoccupazione, per la zia che non si risvegliava, mi faceva girare per la reggia come un fantasma triste e sconsolato, tutti cercavano di consolarmi. Vito fu molto carino anche se non gli avevo chiesto scusa mi portava in giro per il paese su un moschitoscopa, un modello  vecchio e lento, più adatto ad essere usato da noi ragazzi che le scattanti motoscopa usate dagli adulti, ma pur sempre un oggetto volante che nel mondo Tunturlo non esiste. Si andava dai nostri amici, a casa di Mora e Ferruccio.
Alla vista del moschitoscopa Mora storceva il naso, ma le decisioni del Supremo non si potevano discutere senza mancare di rispetto, così assisteva passiva alle scorribande nostre e dei figli, con quel vecchio e rumorosissimo ronzino, con la raccomandazione di non allontanarci da casa. Chicco e Nino erano ancora loro ospiti.
In quelle giornate seguivo i miei amici nei boschi mentre giocavano a rimpiattino o facevano il bagno nel ruscello. Quando venivano loro, accompagnati da Mora,  andavamo a giocare nella piazzetta del paese a pallone con gli altri ragazzi del luogo, ma tutte le volte era una gara per convincermi a partecipare, io li seguivo, ma la mia mente era altrove.
Mora andava a trovare Melina, l’elfa era davvero super impegnata con tutti quei bambini, dato che Ferruccio, Gnognò e anche Poppy continuavano ad indagare sull’accaduto.
Nino, vedendomi depressa, era meno polemico. Capitava che ci sedessimo sui gradini della famigerata scala, e riuscissimo a chiacchierare senza battibeccare. Imparai che Gnò era l’unico parente che aveva, così scoprii che io e Nino avevamo parecchie cose in comune. Non avevamo i genitori ed eravamo accuditi da un unico parente, zio o zia che fosse. Capii che la sua antipatia iniziale nei miei confronti non era altro che gelosia per quell’unico zio, che invece di andarlo a prendere da scuola, per le vacanze estive, se ne era andato a prendere una perfetta sconosciuta, mentre lui aveva dovuto fare il viaggio con un nano mai visto, scorbutico e poco loquace.
Quel giorno ero sola. Vito era ad esercitarsi con Ehloro sulle magie elfiche con Allo e Centaura, al poligono, così non erano venuti alla reggia. Invece di girovagare sconsolata per la grande casa, decisi di passeggiare per il paese a piedi. Gruppetti di bambini scorazzavano allegri, mi sembravano secoli che anch’io, non mi divertivo così. Alcuni di loro mi guardavano incuriositi, tra loro c’era una bambina con i capelli rossi che mi guardò altezzosa, ma perché poi? Lei continuava a fissarmi, e pensai “ma che vuole quella lì? Poi sono più belli i capelli rossi della mia amica Valentina!” Quando vidi Nino che mi veniva incontro correndo, con quelle sue buffe gambette che lo facevano dondolare, mi sembrò che la tipa rossa nel vedere la scena sorridesse con scherno. Mi stava proprio antipatica. Nino urlò:
«Ehi Melissa, vieni con me?» La rossa  ci guardò con disprezzo e mentre ci allontanavamo insieme, chiesi:
«Ma chi è quella?»
«Quale? … Ah sì quella, è Potentilla Vaniatosa, ma tutti la chiamano Vania carina vero?»
«Carina? ... Mah! ... Voi ragazzi avete proprio degli strani gusti!!»  feci una smorfia, ma sapevo benissimo che la mia era pura invidia, però  avvertivo in quell’antipatia qualcosa d’altro.  Nino continuò:
«Vito dice che, tra le ragazze, è la migliore negli esercizi elfici, anche Allo lo dice. Oggi, dopo il poligono, si esercitano anche ad un percorso con salti ad ostacoli nel bosco elfico con i loro veloci cavalli, e sai la nuova?...» Il mio sguardo  indifferente non lo fermò dal proseguire con enfasi « Oooo… Chicco è con loro!…»  lo ascoltai con più attenzione « Eheheheh… Mora gli ha dato un poni, è un poni di razza elfiexpres.»…   Aveva un sorriso sornione «Sarà difficile che riesca a stare dietro al gruppo… Oooo, Cicco era così contento di poter cavalcare con loro, che ha detto che non gli importava se era ultimo e perdeva il gruppo nel bosco. Non è da tutti far parte di un gruppo elfico anche se solo alla partenza.»
«Che non si azzardino a lasciarlo indietro…»
Nino stupito: «E’ solo un gioco!» ma io visibilmente alterata:
«Gioco o non gioco se non gli danno il vantaggio che gli aspetta se la vedranno con me!»
Nino mi guardò perplesso e dubbioso.
«Beh!... Che sarà mai?!! Comunque oggi pomeriggio alle cinque sentiremo come è andata.»
Nella grande casa la tisana delle cinque del pomeriggio, servita nel salotto sotto la loggia, è un rituale a cui nessuno vuole rinunciare. Alle cinque le strade del Villaggio Bianco diventavano deserte, tutti trovavano un po’ di tempo per un buona e aromatizzata tisana possibilmente in compagnia.

Nino mi portò nell’Arena elfica. L’Arena del pese elfico e il Poligono erano famosi  per le loro strutture sportive e attiravano durante i mesi estivi  bambini e adolescenti dai vari regni del Magicogiga per esercitarsi ed allenarsi. Vicino all’Arena vi era un Campus estivo molto frequentato. Nino aveva conosciuto un gruppetto di nani, suoi coetanei, quel giorno i suoi amici si esercitavano al tiro dell’ascia colpendo un grosso bersaglio rosso con un cerchio giallo e il centro più piccolo verde. Era come il gioco delle freccette, solo che si usavano delle asce leggere. Tra i suoi amici c’erano anche due simpatiche ragazze nane, che Nino mi presentò, Nanà e Ninì. Decidemmo di sfidarci al gioco delle asce, formammo due squadre da tre, io ero con Ninì e Nanà. Dopo i primi colpi maldestri riuscii a capire come lanciare quello strano attrezzo leggero, seguendo i suggerimenti delle nanette.  Inutile dirlo, dopo un principio catastrofico, principalmente dovuto alla mia inesperienza con quel coso o attrezzo da boscaiolo, alla terza partita vincemmo noi ragazze. La nostra reazione fu esageratamente da Super Vincitrici, scordandoci completamente delle partite perse. Ninì e Nanà cominciarono ad urlare saltando dalla gioia facendo sberleffi e pernacchie a destra e a manca, coinvolgendo anche me, mentre Nino e i suoi amici ci guardavano con sufficienza. Arrivarono le cinque senza che ce ne accorgessimo. Era il fatidico momento della tisana. Non so spiegarvi bene che cosa ci sia di bello in questo, bisognerebbe essere nel paese elfico per capirlo. Una cosa è certa, non è la tisana che fa il clima giusto, io non le amo particolarmente, ma è l’atmosfera che si respira, che in nessun altro luogo, se non nel paese elfico, ha un valore così intenso. E’ un momento tranquillo e magico  che vede riuniti, adulti e bambini. Tutti possono raccontare come hanno passato la giornata, o cosa si pensa riguardo ad un determinato argomento. La cosa magica, è che tutti hanno la voglia di ascoltare e di essere ascoltati. E’ bello perché sottolinea l’avvicinarsi della sera, la fine del lavoro quotidiano, e cosa interessante è che a tutti, sia si tratti di un adulto, o un bambino, viene data la stessa importanza. E’ un momento magico, in cui le preoccupazioni accumulate durante la giornata, una volta raccontate e condivise con gli altri, si sciolgono come neve al sole, in questo caso nella tisana, per essere più sereni e leggeri l’indomani. Quel giorno Chicco era euforico. Aveva fatto anche lui il percorso che avevano fatto i suoi amici, era veramente orgoglioso di essere arrivato, ultimo, ma pur sempre ai calcagni di cavalli elfici, noti per la loro velocità. Io avevo il sospetto che Ehloro, non avesse fatto ai ragazzi richieste troppo difficili, mentalmente lo ringraziai e … lui mi sorrise … “Cavolo! Mi ha letto nel pensiero?” Devo ammettere che, più lo conoscevo, più lo stimavo. 

domenica 18 gennaio 2015

SONO SEMPRE I SOGNI A DARE FORMA AL MONDO


Io non lo so
quanto tempo
abbiamo
quanto ne rimane
io non lo so
che cosa ci può
stare
Io non lo so
chi c'è dall'altra parte
non lo so per certo
so che ogni nuvola è
diversa
so che nessuna è
come te!
Io non lo so
se è così sottile il
filo che ci tiene
io non lo so
che cosa manca
ancora
io non lo so
se sono dentro o fuori
se mi metto in pari
so che ogni lacrima è
diversa
so che nessuna è
come te!

Sono sempre i
sogni a dare forma
al mondo!
Sono sempre i
sogni a fare la
realtà!
Sono sempre i sogni
a dare forma al
mondo
e sogna chi ti dice
che non è così
e sogna chi non crede
che sia tutto qui!
Io non lo so
se è già tutto
scritto
come è stato
scritto
Io non lo so
che cosa viene dopo
io non lo so
se ti tieni stretto ogni
tuo diritto
so che ogni attimo è
diverso
so che nessuno è
come te!
E a giornata finita
a stanchezza
salita
a salute brindata
provi a fare i conti
a giornata finita
alla fine capita
a preghiera
pensata
tu ti prendi il
tempo che
sono sempre i
sogni a dare forma al mondo!
Sono sempre i
sogni a fare la
realtà!
Sono sempre i sogni
a dare forma al
mondo
e sogna chi ti dice
che non è così.

LIGABUE

venerdì 16 gennaio 2015

16) MELISSA E LA NUVOLA

IL SERVO FANNULLONE

Il magazzino alimentare della reggia è situato nella piazzetta delle scuderie e del  deposito delle scope; qui sono sistemati i sacchi di farina, riso, farro, orzo, fagioli, insomma tutto ciò che si cucina, e che gli elfi acquistano da Campo Verde.
Il piatto preferito dal Spremo è la zuppa d’orzo.
Il capo cuoco aveva chiesto ad un inserviente di andarne a prenderne un sacco. Questi, invece di trasportare e seguire personalmente il sacco, come sarebbe stato corretto fare, lo abbandonò a se stesso. Una delle regole ferree del mondo Magicogiga è quella di non abbandonare una azione magica cominciata a se stessa, se non in casi strettamente necessari o estremi, per evitare che la magia si trasformi in una azione scatenata e incontrollabile. La regola serve anche ad evitare che tutti diventino degli emeriti scansa fatiche, che non sanno cavarsela alla minima difficoltà pratica. Il fannullone, invece, aveva inforcato una motoscopa e se n’era andato a trovare un suo amico, che abitava all’inizio del paese.
Il sacco d’orzo bravo, bravo, bello, bello, obbediente all’ordine che gli era stato impartito, aveva raggiunto la dispensa della cucina, e si era sistemato, perfettino, perfettino, al suo posto. Il povero sacco era solo un sacco, e come tutte le cose non aveva coscienza, perciò non poteva rendersi conto di essere bucato, e di essere arrivato dove gli era stato ordinato di andare quasi vuoto. Il suo contenuto era sparso per tutto il tragitto, dal magazzino alla piazzetta adiacente, alla scala nella roccia, ad un tratto della loggia, fino alla dispensa. Un occhio attento avrebbe visto la scia, ma noi, che ci sentivamo dei malandrini esperti e incalliti, eravamo più intenti a controllare di non essere scoperti che a dove mettevamo i piedi. Così, arrivati alla scala, cominciammo a scendere, ma … qualcuno scivolò sui semi … più precisamente io. Beh che potevo fare? Tentare di restare in piedi no! Mi afferrai a Nino, che mi stava davanti, che  senza capire cosa stesse succedendo, si senti spintonare e cadde su Centaura, che scivolò sul povero Chicco, che rotolò andando a sbattere contro Vito, che perse l’equilibrio sotto il peso di tutti; se fossimo stati birilli, sarebbe stato un bel filotto, ma non lo eravamo, perciò l’azione fu seguita da grida, urla e strilli, con il povero Allo, unico rimasto in piedi, che ci guardava attonito e preoccupato,  emettendo un imperioso “Sss!!” Che ci imponeva il silenzio. Inutile!  Nino già sbraitava ansimando concitatamente:
«Ma che caavolo combiniiiii! Sei peggio di un elefante! Poi poi dicono che voi bambine siete le più attente!» Centaura stava già replicando:
«Che importa essere bambine con lo scivolare, io sono una bambina e faccio senz’altro meno danni di voi pasticcioni!» Allo che aveva abbandonato il suo sussurrato “Sss”, urlava istericamente:
«State tutti ziitti!»
Fu così che quello che doveva essere fatto silenziosamente e in camuffa fu fatto il più rumorosamente possibile. A me succedeva spesso di finire ciò che mi ero prefissata in modo insolito, possibilmente maldestro e pasticciato. Gli adulti corsero a vedere cosa era successo, tra questi c’era anche Ehloro che, nel vederci così accatastati, esordì con un:
«A quanto vedo non avete perso l’abitudine di ruzzolare!»
Mora fremendo guardò i figli.
«Che ci fa Melissa in piedi? Scommetto che siete stati voi a convincerla!» Adesso aveva le mani sui fianchi ed era paonazza «Non siete capaci di fare le scale con un po’ di attenzione? Possibile che dobbiate rendere le azioni più semplici pericolose? Dovreste essere abbastanza grandi da fare una scala senza dover ruzzolare, o vi devo seguire come faccio con Gigaro che non sa camminare?» Non era arrabbiata, era infuriata. I Figli stavano con la testa bassa. Io mi sentivo in colpa e imbarazzata e pensai, “facile a dirsi difficile a farsi”, tutte le volte che sbagliavo mi veniva su un gatto … Isotta rizzò il pelo e la schiena soffiando senza motivo. Mora tirandoci su continuò:
«Ma si può sapere dove stavate andando?» Allo e Centaura farfugliarono qualcosa a proposito delle scope, così la loro mamma sempre più inviperita li prese per le orecchie.
«Scordatevi di andare su una motoscopa senza il mio permesso!»
Li trascinava per le orecchie a punta e noi, silenziosamente ammaccati, la seguivamo a capo chino fino all’infermeria del palazzo. Il locale aveva una parete aperta, riparata solo da una leggera tenda, quindi cominciò a sfiorami l’idea che in quel paese non facesse mai freddo.
Un guaritore controllò le nostre ossa, che per fortuna non erano rotte, e, mentre ci medicava le escoriazioni, arrivò Timoteo di ritorno da una delle sue missioni. Nel sentire la marachella combinata dal nipote, cosa poteva mai fare secondo voi? Ma sgridarlo, è ovvio. Solo che Gnognò quando comincia le sue ramanzine non la smette più, e Mora mostrava segno di approvazione a tutte le sue obiezioni … Risultato … Noi eravamo chiaramente stanchi e provati, e vi giuro che forse eravamo anche convinti di starcene buoni per un po’.
Una volta che si furono calmate le acque Mora chiese notizie sulle ricerche di Melina, così venni a sapere che era stata ritrovata una motoscopa vicino alla cascata, ma del conducente nessuna traccia, Ferruccio e Arton stavano ancora cercando. Eravamo ancora in infermeria quando arrivò un calesse volante condotto  da Aron. C’era anche Ferruccio … Non erano soli, c’era un altro passeggero sorretto da Ferruccio, ma chi era? Sembrava addormentato … Cavolo!... La vista mi si annebbiò era mia zia. I due la trasportarono dentro all’infermeria, io le corsi incontro.
«Zia, zia!» Le lacrime mi offuscavano sempre più gli occhi. Depositarono Agnese sul lettino dell’infermeria. I vestiti della zia erano bagnati, il suo volto cadaverico. L’elfa che aiutava il guaritore ci fece uscire.
Centaura mi teneva la mano.
«Non ti preoccupare» mi disse «Vedrai, guarirà, i migliori Guaritori appartengono al mio popolo.»
«Ma non respira!»
«Ne sei sicura?»
«No.» Stavo malissimo.
Mora uscì dall’infermeria con gli occhi rossi, aveva un sorriso forzato.
«Melissa la zia ha perso conoscenza, l’anno ritrovata giù al lago.» Mi guardava con gli occhi lucidi. «Ora ha bisogno di riposo, sta tranquilla è in buone mani.» Le voltai le spalle indispettita.
«Qui tutti mi dicono di stare tranquilla e nessuno mi dice cosa succede!» Mora mi accarezzò la testa e sospirando rientrò in infermeria. Mi pentii di averla aggredita, ma allo stesso tempo dentro di me c’era come un vulcano in ebollizione.
“Sta tranquilla, sta tranquilla, Agnese è tutta la mia famiglia, e loro mi dicono di stare tranquilla? Giuro che se mi portano una camomilla per stare tranquilla rompo la tazza”.
Arrivò una Poppy trafelata.
«Avete idea di come possa essere successo?» non avevo mai visto la fata così giù di corda! Aron le rispose:
«No, l’abbiamo trovata giù al lago, se Melina ha sbagliato l’incantesimo di entrata la corrente può averla portata lontano.» La Poppy pepata che conoscevo rispose:
«La mia amica, è nota per essere pasticciona, ma questo vale solo per il mondo Tunturlo, dove non può utilizzare la magia.» Parlava con veemenza «Io la conosco bene, e so che non sbaglierebbe mai una formula di entrata.» Aron la lasciò sfogare e le rispose con calma:
«Non ti preoccupare, vedrai ne verrà fuori, fermati qui a dormire, se le vuoi stare vicina.» Una Poppy preoccupata e mesta  lo ringraziò.
Dopo cena gli altri andarono a casa. Quando li salutai, mi sembrò strano dividermi da loro, l’ansia mi faceva centuplicare gli stati d’animo che provavo, e mi faceva vivere la loro partenza come un abbandono. Non era colpa loro se dovevano andare, ma le lacrime mi salirono agli occhi. Vito mi consolò.

«Dai non fare così, domani tornano.» Le sue erano buone intenzioni, ma io sono una tipa che non sopporta che mi si veda piangere, così gli feci un muso e impettita me ne andai seguita da una Poppy esasperata che faceva cenno a un attonito Vito di non farci caso. Io e Poppy passammo dall’infermeria. Agnese, per me era così che si chiamava, sembrava dormisse. Poppy sarebbe rimasta a vegliarla, così mi consigliò di andare a letto. Nel mio letto, sola con i miei pensieri, potevo rimuginare sulla giornata passata, e il bilancio fu catastrofico. Ero stata una pasticciona maldestra …. mi ero arrabbiata con il mondo per quello che era successo alla zia prendendomela con chi non centrava … poi una maleducata con il povero Vito, forse era il caso che il giorno dopo mi dessi una controllata se non volevo finire senza amici. 

lunedì 12 gennaio 2015

15) MELISSA E LA NUVOLA


VISION DETTO VITO

Il mattino seguente Poppy mi portò la colazione.
Affettuosamente mi scompigliò la frangia sorridendo.
«Questi capelli hanno bisogno di una pettinata!» Seduta sul letto, tentava con una spazzola di rendere la mia chioma decente. «Mi sono fermata a dormire qui questa notte.» Le sue mani sui miei capelli arruffati tentavano di essere delicate. «Mora  ha portato a casa sua Nino e Chicco. Avrà avuto il suo bel da fare con tutte quelle pesti. Ha detto che sarebbe tornata questa mattina, per vedere come stavi.» La ascoltavo, ma ero confusa, avevo ancora troppe domande senza risposta, forse era il momento per cominciare a chiedere.
«Poppy, che cosa voleva dire Ehloro quando parlava di Isotta?» lei alzò le spalle.
«Oh, Ehloro è un po’ permaloso!»
«Perché?» lei sbuffò aumentando le spazzolate sui miei capelli «Hai!!!»
«O scusa! Perché, perché.» Sbuffò « te lo racconterà tua zia il perché!» Sbuffai rumorosamente anch’io e pensai: “Accidenti! I  treni a vapore sbuffano meno di noi!”. Lei mi guardò con un sorrisetto compiaciuto e malizioso poi continuò:
«Non ti so dire il perché, nessuno lo sa, ma i gatti sono attirati dalle fate, e viceversa. Dove c’è una fata c’è un gatto. Non credere però che tutte le persone che possiedono un gatto siano fatate, però …» Mi guardava ammiccando come se volesse dirmi, potrebbe essere, «L’unica cosa certa, è che i gatti non amano i Roliopet.»
«Ma se tu sei una fata, dov’è il tuo gatto? Poi, non mi hai risposto, perché Ehloro era contrariato?»
Laconicamente rispose:
«Ehi piccola!!! Quante domande.» Con non curanza appoggiò la spazzola «Comunque il mio gattino Achille è a casa. Con Achille a casa sto tranquilla, perché se c’è qualcosa che non va lui sa come informarmi. Per quel che riguarda Ehloro, te lo racconto dopo che hai fatto colazione, così ti puoi alzare, coraggio mangia.» E se ne andò. Perfetto! Anche questa volta rimasi senza risposte, così restai lì come un salame. Meno male che Isotta non mi mangiava, visto che il salame le piace… però mi stava leccando.
Un bisbiglio dietro la porta attirò la mia attenzione.
«E’ qui, venite, è qui.» Centaura entrò facendomi segno di tacere, e chi fiatava? Non volevo certo far arrivare gli adulti! Seguì uno scalpiccio di piedi, e tutta la combriccola arrivò, compreso Vision. Vicino a lui c’era Nino, sembravano l’articolo il. Tutti avevano l’aria malandrina di chi è in procinto di combinare una mascalzonata. Chicco esordì:
«Ce l’abbiamo fatta!» Sghignazzando si mise a sedere sul letto con fare cospiratore «Oh, l’abbiamo fatta in barba a tutto il personale elfo, hehehe! Il che è tutto dire, non volevano dirci dov’eri, ma secondo te!! Non sanno con chi hanno a che fare. Noi ti abbiamo trovato.»
 Una Centaura incredula:
«Noooi? Ma se fosse stato per voi, chi sa dove sareste adesso!!»
Suo fratello punto sul vivo:
«Ma sì! Voi bambine dovete sempre essere le più brave!!»
«Piantatela!» disse Nino. Chicco incurante del battibecco, mi chiese:
«Come ti senti?»
«Bene.»
«Perfetto, allora ti puoi alzare?»
«Certo!»
«Urrà!… Perché c’è Vito …» Lo guardai attonita, e lui continuò «Ma sì lui.» E mi indicò lo spilungone «non è abituato a sentirsi chiamare Vision, così preferisce il nome che usa nel Dilamondo.» Lo spilungone accennò un sì con la testa e rimarcò:
«Quando mi chiamano Vision, la maggior parte delle volte non rispondo neanche.» Aveva un accento strano, che mi fece chiedere:
«Di dove sei?» tutti cominciarono a sogghignare.
«Chicago» il sogghigno si trasformò in risa soffocate, lui esasperato esplose «Smettetela!» Nino, che non è certo famoso per la sua delicatezza, gli rispose:
«Sì sì, visto che ci hai garantito che hai cagato al posto giusto. Ahahahaha!!! Sai non vorremmo vedere il Villaggio Bianco trasformato in un bagno puzzolente a cielo aperto.»
Tutti risero sguaiatamente, tranne Centaura che guardava tutti in cagnesco. Cosa ci potevo fare? Niente! Trattenevo a stento il riso anch’io, ma gli occhi mi lacrimavano. Vito era chiaramente offeso, e io mi vergognai. Così cercai di rimediare.
«Scusa, scusa.» Ma sapevo che i miei occhi non mentivano, mi schiarii la voce «Dov’è Chicago?» Il nuovo arrivato, rispose con veemenza:
«E’ una bellissima città, con un bellissimo lago, il lago Michigan.» Ora ero davvero curiosa:
«Dove?»
«Ma si sul lago Michigan in U.S.A.»
Nonostante la mia curiosità non riuscii a trattenermi «Aaaa, ho capito, appena usciti da Pavullo!» Beh!!! Devo ammettere che questo non aiutò gli altri a smettere di ridere. Mi sarei morsicata la lingua, ma ormai l’avevo detto. Così riprovai a rimediare interessandomi davvero a lui.
«Ma tu parli italiano?»
Lui facendo spallucce sbuffò «Io non so affatto l’ italiano.»
«E come mai ti capisco?» Allargò le braccia,  scuotendo il capo sconcertato. Allo intervenne.
«Nel Mondo Magicogiga le lingue vengono tradotte simultaneamente nel nostro cervello, così la comunicazione è più facile, ma succede solo a chi appartiene al nostro mondo.» Guardai Vito con espressione meravigliata, e capii che anche lui pensava la stessa cosa “ma … allora appartengo davvero a questo mondo!!” Questo rese me felice, lui pensieroso.
Dovevo avere ancora un sorriso ebete sulla faccia quando Vito con le mani nelle tasche dei pantaloni continuò:
«Comunque, dicevo a loro» e indicò i miei amici con la testa «che di fianco alla scuderia c’è una stanza con delle scope.» Pensai, “capirai!! Che scoperta interessante!” La mia espressione dovette essere molto chiara, perché lui, guardandomi negli occhi, precisò «Non sono scope normali, ma motoscope.» Sempre fissandomi intensamente, rimarcò  «Scope volanti, è chiaro?!!» Strabuzzai gli occhi incredula e feci cenno di sì con la testa, lui continuò: «Ehloro mi ha permesso di usare i modelli meno veloci.» Tolse una mano dalla tasca e se la passò tra i capelli, automaticamente anche Centaura si ravviò i capelli e rise eccessivamente, mi ricordava Valentina la mia amica di scuola. Pensai questa è già innamorata. Lui continuò:
«Noi andiamo là.» Chicco lo interruppe.
«Te la senti di venire vero?» senza rispondere misi i piedi giù dal letto, certo che me la sentivo, quando mai mi sarebbe capitato di vedere una scopa che vola. Vito sembrò preoccupato.
«Senti, Ehloro vuole che tu ti riposi, se ti senti debole è meglio che stai a letto, io non voglio grane.»

«Neanche per sogno sto benissimo.» Ma che cosa si credeva questo qua, non ero mica una pappa molla. Mi vestii velocemente e in fila indiana, silenziosamente, come nei migliori film di cospiratori, raggiungemmo la scala nella roccia. Vito davanti e Allo che chiudeva la fila.

sabato 10 gennaio 2015

Wawww!!! E chi se lo aspettava!!!


Wawww!!! E chi se lo aspettava!!!
Il 15 agosto ho cominciato questa avventura (il blog) per gioco. Entrata dentro, girando e leggendo in giro per i vari blog scopri cose interessantissime e intelligentissime e tu ti senti "piccina picciò", il primo pensiero è stato "AIUTO" mi sono buttata senza rete. Poi per fortuna non ti leggono in moltissimi, un po' sei contenta perché non ti esponi... però, però, però... Chi non risica non rosica e lanci dei sassi per farti notare... approfitti di un Evento con un nome che ti attizza "Sogni e scambi di Natale". CAVOLO!!! Parla di sogni!!! Una sognatrice ad occhi aperti come me non ne approfitta? Per altro l'evento ha lo spirito giusto che mi si confà "la condivisione", Tentar non nuoce e....
bloggerandblogcommunity,blogspot.it/2015/01/sogni-e-scambi-di natale-vincitore.hml?showComment=1420847452926#c7285451657819660729

Grazie a tutti quelli che hanno messo il + al mio sogno.
Felice, felice, felice.

Congratulazione alla super meritata vincitrice Gloria Vanni e agli altri: Maira D'Agnano. Vespa moto, Ivano Landi, Daniele Lapenna, Olgica Valtorre.
Un grazie sincero all'ideatrice di tutto questo Ximi

giovedì 8 gennaio 2015

IO SONO CHARLIE


IO SONO CHARLIE

Le matite

Le matite non uccidono,
scrivono e disegnano,
ma soprattutto
ti lasciano la libertà di decidere,
se ciò che disegnano e scrivono,
ti piace oppure no
(Anna M. Fabbri)

Nella mia vita voglio: scegliere, vedere, leggere, viaggiare, conoscere, sbagliare... con più risate che pianti, ma questo sarà il fato a decidere, ma soprattutto voglio vivere e lasciar vivere, perché la vita è sacra.

Frasi che condivido e in cui mi riconosco:

"Quando un uomo con il fucile incontra un uomo con la biro, l'uomo con il fucile è un uomo morto, perché la biro dà l'eternità". (Roberto Benigni)

Il principio "Occhio per occhio" servirà solo a rendere il mondo cieco. (Mahatma Gandhi)

Non so dove andranno i miei sogni questa notte 
ma so che ogni volta che chiudo gli occhi
lo faccio con la speranza di vedere al mio risveglio
un MONDO migliore
Buona notte mondo
(frasi e citazioni di Silvia Nelli)

Melissa è triste come me per ciò che è successo a Parigi al giornale satirico Charlie Hebdo e nella città Baqa (Nigeria). Questo fine settimana resterà nel cassetto. Uscirà lunedì.

sabato 3 gennaio 2015

IL MIO SOGNO NEL CASSETTO


Evento
Blogger and Blog- Add your blog or site

SOGNI E SCAMBI DI NATALE
Dicembre 2014(Blogghidee)
#sogniescambidinatale

Ho partecipato prima di Natale a questo simpatico evento creato da Ximi proprietaria della community "Blogger and Blog-Add your blog or site" che richiedeva di scrivere un proprio sogno che si vorrebbe realizzare e pubblicizzarne un'altro sul proprio bolg. Una sognatrice come me come poteva non aderire a questa simpatica iniziativa di scambi di Natale?
Ecco con cosa ho partecipato.

IL MIO SOGNO

IL mio sogno nel casseto...cosa mai potrà essere?... Ma la storia per bambini che dorme ed è chiusa in un cassetto da tempo. Ogni fine settimana ne tolgo un pezzetto e la metto nel mio blog.



Mi piacerebbe illustrare “MELISSA E LA NUVOLA”, insomma un sogno impossibile perché non so disegnare e non ho intenzione di spendere un “ghello” per realizzarlo, se non condividere i profitti di un’improbabile pubblicazione.
MELISSA E LA NUVOLA è stata spedita a varie case editrici senza successo, non ha mai partecipato ad un concorso, perché non è nata per questo, è nata per alleviare e distrarre la scrittrice da momenti difficili che la vita ti porta ad affrontare (alzhzeimer del padre).
Era estate e dopo aver camminato due ore tentando di convincere mio padre a ritornare verso casa, sotto il sole cocente delle 13, mentre lui mi indicava un là senza sapere cosa c'era là, per boschi e sentieri di montagna, rincorrendo non si sa bene chi o cosa,  riuscii a ricondurlo verso casa facendogli fare un giro tondo. Papà stremato finalmente si era addormentato, quando... un improvviso tuono rimbombò e facendomi sobbalzare. Guardai fuori dalla finestra avanzare veloce un temporale su per la valle, in quel momento cominciai a fantasticare... e a pensare, ma se queste panzane le scrivessi?
Bello quel fantasticare che mi portava via dal reale, così capitava che in momenti meno appropriati mentre guidavo o rassettavo sola la cucina, mi venisse in mente un episodio buffo da scrivere e mi scappasse da ridere, “ma perché ridi?” mi chiedeva mia madre o mio marito senza capire.
Questa favola mi è stata di grande aiuto e ha svolta degnamente il compito per cui è nata, ma finita la storia spedita un po’ in giro senza darmi troppo da fare è finita in un cassetto. Proprio lei la cara favola che mi ha aiutato a superare quel difficile momento: la perdita e il distacco di un genitore che già in vita avevo perso a causa di una malattia infingarda. Proprio lei, la fedele compagna di quei momenti difficili è finita nel dimenticatoio, non si meritava una fine così orribile e così in un momento di noia, mi è balenata l’idea di farla resuscitare e darle nuova vita. Approfittando delle vacanze estive e di avere per casa la figliolanza, ho chiesto aiuto per aprire un blog. La figliolanza ha i suoi tempi, impegni e via discorrendo così proprio il 15 di agosto decide di mettere in atto il progetto e mi fa scegliere immagini, mi chiede pareri su colori scrittura posizioni, mentre spignatto, affetto, apparecchio, per festeggiare il ferragosto in compagnia di parenti e amici… ma si può?... Poi mi chiede anche di scrivere qualcosa… ORA?!!! “Va bé” butto giù proprio due righe alludendo a fogli chiusi in un cassetto, ma i fogli sono giù in pianura non certo lì.
Così sono nate le PANZANE… però mi sono divertita e ancora mi sto divertendo. Scesa in pianura finalmente MELISSA E LA NUVOLA viene portata alla luce.
So perfettamente che esiste letteratura per l’infanzia migliore e più godibile, però l’ho scritta perché tenerla lì?
E per il sogno da sponsorizzare? Scrivete e fatemi sognare e io vi sponsorizzerò sul mio blog (ho già letto cose carine ma aspetto Natale nel caso ci fossero ritardatari come me)
Ora dopo questo mio romanzo vi saluto con un po’ di ossimori come nella favola IL NATALE DEI MOSTRI di Jo Hoestlandt
AUGURI a tutta l’orrida e simpatica community, per un Natale mostruosamente bello con abominevoli deliziosi pranzetti.

 Un grazie speciale a Kimi per le sue idee, teneramente orribili o orribilmente tenere.
Anna Maria Fabbri


Questo è il sogno che ho presentato all'evento, con l'unica aggiunta della foto del cassetto che non ero riuscita a mettere. "Noncelapossofare". Così come da incompetente non sono riuscita a capire cosa è il banner. Ho tentato di caricare l'immagine dell'evento, ma non ci sono riuscita, così ho letto un po' in giro compreso il blog di Ximi, idee per blog neonati http://www.blogghidee.com, ma nonostante lei spieghi bene e in modo chiaro tante cose, io, che ho il cervello anchilosato dall'età, non ci ho capito una mazza. Pazienza, accontentatevi di ciò che scrivo.
Il 28 dicembre ho sponsorizzato nel mio blog il sogno di OLGICA VALTORRE con il titolo SOGNI E SCAMBI DI NATALE. Ora i sogni sono diventati davvero tanti ed è difficilissimo sceglierli perché sono tutti belli, così invece di uno ne sponsorizzo altri quattro.

Comincio con il sogno che mi intriga di più perché di questa ragazza già leggevo il suo blog, lei è
Questa ragazza descrive nel suo blog la fauna selvatica italiana. Lei vuole diventare veterinaria e lavorare con la fauna selvatica.
Bella è anche la frase con cui presenta il suo blog "Quando avrete abbattuto l'ultimo albero, quando avrete pescato l'ultimo pesce, quando avrete inquinato l'ultimo fiume, all'ora vi accorgerete che il denaro non si può mangiare. (Toro Seduto).
Scrive di animali che vedo e sento in estate, nella casa sperduta in mezzo ai boschi sugli appennini modenesi. Parla di poiane, di allocchi, di caprioli, che vedo volare e saltare, ma di cui so pochissimo, Proprio quella fauna e quell'ambiente dove ho immaginato si svolgesse una parte del romanzo per bambini "Melissa e la Nuvola".
Il rispetto per la natura è una delle tematiche che mi ha spinto a scrivere la mia storia.

Un'altro sogno che mi ha conquistato è quello di
IVANO LANDI

Io che amo le favole come non potevo farmi conquistare da uno che vuole tradurre favole? 
Ivano Landi scrive: il mio sogno è che qualche casa editrice mi faccia tradurre delle fiabe, o dall'inglese o dallo svedese ché da altre lingue non sono in grado.
Sinceramente stupita e meravigliata da quel "ché da altre lingue non sono in grado"... Che dire? Mi è bastato per farmi conquistare, io che di altre lingue non ne so mezza.

Poi come non sponsorizzare i più giovani? Andate a vedere il video di ONIRICA di
MIKIMoz CAPUANO

Il suo sogno è far conoscere il progetto Onirica, un video. Non tanto per il cortometraggio amatoriale, che a detta di lui è, imperfetto, quanto per dimostrare che hai ragazzi di oggi si possono dare nuovi spunti e pomeriggi diversi. Io aggiungo, alla faccia di chi dice che i giovani di oggi sono dei bamboccioni. Cliccate la striscia arancione sotto il nome e andatelo a vedere è ricco di simboli e di verità, poi lui lo spiega molto bene.

Ultimo, ma non per importanza anzi, se fino ad ora ho scritto di cose che mi hanno colpito per empatia verso persone e cose che leggo o guardo, questo assieme a quello di OLGICA VALTORRE che ho già presentato il 28/12/2014 con il titolo SOGNI E SCAMBI DI NATALE (con l'etichetta "Non c'è capo ne coda") tratta per vie traverse della mancanza di lavoro e non solo. Qui non è più interesse ad un argomento o empatia per una persona,  ma necessità di vivere un presente e un futuro dignitoso.

MAIRA

Maira dal cuore grande e d'oro, cerca fondi per il canile del suo paese , ma per piacere cliccate e andate a leggere. Il suo ragazzo sta cercando lavoro, ed ha bisogno di assistenza familiare per la mamma malata, ma Maira non lo chiede il lavoro, chiede una cosa fattibile. Chiede coperte vecchie per i cani del canile... Dispiace che i giovani sognino un posto di lavoro, come una cosa non raggiungibile.

Ne ho presentati troppi?... Pazienza, perché li avrei sponsorizzati tutti e sceglierne e scartarne altri è stato difficili.
Buona Epifania e buona lettura di Blog belli e interessanti... Oppure da streghetta o da befana, fate un po' voi, buona lettura di blog orrendamente belli e mostruosamente interessanti.
Opss!!! Scusate ma a Natale sono stata contagiata da favole deliziosamente orripilanti con il virus degli ossimori. Ihihihihih!!!

venerdì 2 gennaio 2015

14) MELISSA E LA NUVOLA

EHLORO IL SUPREMO

Il mattino seguente si andava tutti in paese. Noi bambini e Mora eravamo stipati sul calesse di Poppy, mentre Ferruccio e Gnò ci seguivano a cavallo. Poppy voleva andare a salutare Ehloro, il capo degli elfi, io invece speravo di vedere Agnese. Quella mattina avvertivo come un presagio negativo, a tutti chiedevo quando sarebbe arrivata la zia, e il povero mal capitato di turno mi rispondeva: «Oggi».
«Ma oggi quando?» tutti alzavano le spalle senza rispondere. Mora fu l’unica che mi rassicurò: «Non ti preoccupare Melissa arriverà, e la prima che vorrà vedere sarai tu.»
Ero in ansia senza capire il perché, a volte mi capitava anche nel mondo reale o Tunturlo… o Dilamondo o come cavolo si chiama.
Ero proprio confusa e frastornata, da quando ero partita da Pavullo nel Frignano me ne erano capitate di tutti i colori.
Il paese si chiamava Villaggio Bianco, si stendeva su un lato della montagna, nell’altra sponda del torrente. Al Villaggio Bianco di che colore potevano mai essere le case? Ma bianche! Ce n’erano di grandi, piccole, quadrate, rettangolari, ma tutte rigorosamente bianche, con grandi terrazze con pergolati e tendoni parasole ovviamente bianchi. Si respirava un’aria serena e tranquilla. Sotto la fresca ombra estiva dei tendoni si scorgevano persone che leggevano o scrivevano. Le terrazze erano come salotti. Lungo le vie del paese s’incontravano gruppetti di persone con fresche vesti, lunghe e bianche, che chiacchieravano o passeggiavano. Altri erano vestiti con pantaloni e casacche con le varie sfumature del bosco, questi avevano cesti di erbe a mazzetti ben divise, appena raccolte.
Nel punto più alto del paese c’era l’abitazione del Supremo elfo. Il palazzo era una grande costruzione bianca e semicircolare che abbracciava la montagna. Lungo il suo perimetro c’era una grande loggia ricoperta di edera che si affacciava sulla vallata dominandola. Alla reggia si accedeva attraverso una scala scavata nella roccia.
Allo, mi bisbigliò:
«E’ la grande casa dove gli elfi si riuniscono e prendono le decisioni più importanti» avvertii nella sua voce un misto di riverenza e rispetto «qui si decide tutto.» Ovviamente la riverenza e il rispetto durarono poco.
Mora e Poppy avevano il loro bel da fare nel tenere a bada noi bambini chiassosi, ma per quanto si fossero raccomandate di essere dei bambini educati e per quanto noi avessimo giurato di sì, ci presentammo alla reggia per quello che eravamo, cioè dei bambini. In un attimo di distrazione delle due povere donne imboccammo la scalinata gareggiando a chi sarebbe arrivato prima. Non era colpa nostra se il Supremo si accingeva a scendere, e non era colpa nostra se la scala saliva tutta a curve, come si faceva a vedere cosa c’era dietro? Così tutti e cinque, ma solo perché il sesto, il piccolo Gigaro, non camminava ed era in braccio alla madre, se no ci sarebbe stato anche lui, investimmo un ignaro e superbo elfo, mandandolo a gambe all’aria.
Le due sventurate donne quando arrivarono in cima alla scala trovarono un mucchio di corpi accatastati, con sotto il povero Ehloro.
La sorpresa fu tale che esclamarono in coro:
«Oh! Per il corno di unicorno!!» seguito da esclamazioni confuse tipo: «Oh! Supremo», «Quale vergogna!», «Oh! Come possiamo scusarci?» Seguito da un reverenziale «Non ci sono scusanti per un affronto simile» e ancora un po’ per l’imbarazzo si sarebbero prostrate a terra, come forse era il caso fare, visto che sotto c’era il Supremo, ma era meglio risolvere quell’aggroviglio di corpi.
Mora e Poppy avevano il loro bel da fare nel tirarci su, quando sbucò dalla scala Aron, che nel vedere la scena scoppiò in una sonora risata seguita da un canzonatorio:
«E’ così che badate ai bambini voi due?»
Poppy lo fulminò con lo sguardo. Ehloro intervenne arrabbiato:
«Arton, invece di ridere vuoi degnarti di tirare su tuo padre?»
«Sì, sì scusa» faticava a trattenere le risate «ma vedi, ho incontrato nelle stalle Gnognò e Ferruccio che sistemavano i cavalli, e mi hanno raccontato che il viaggio da casa a qui è stato un tormento. Una tiritera di raccomandazioni da parte di queste due donne verso questi poveri bambini e poi …» Aveva tirato su il padre , ma ora rideva di gusto contagiando Ehloro e noi bambini. Poppy lo guardava in cagnesco, Mora era sinceramente imbarazzata. Quando arrivarono Timoteo e Ferruccio ci guardarono meravigliati senza capire perché ridevamo tanto, e francamente non lo so neanche io. L’avevamo fatta grossa, buttare a terra il capo del popolo degli elfi era una bella irriverenza, ma se ridevano Aron e Ehloro, ridevo anche io, meglio ridere che essere sgridati. Nel  mondo Tunturlo per una simile irriverenza come minimo finivo querelata, che non so cosa è, ma lo sento dire spesso dalla zia. Ma dove era Agnese, l’ansia mi assaliva sempre più.
Ehloro con un gesto cortese indicò la loggia «Su via signore, non drammatizziamo l’accaduto, andiamo a sedere a bere qualcosa.»
Ci portò in un salotto accogliente. Mi aspettavo che, superato il momento iniziale, ci rimproverasse, e invece ci presentò un bambino. Il suo nome elfico era Vision, un ragazzino alto e magro, con i capelli neri e dritti che gli coprivano le orecchie, aveva occhi scuri e penetranti. Sembrava imbarazzato, ma lo sarei stata anche io se undici paia di occhi, non contiamo quelli di Gigaro che dormiva fra le braccia della mamma, mi avessero guardata così come facevamo noi, gli adulti con interesse, noi con curiosità. Ehloro lo fece sedere accanto a sé, e continuò:
«Vision è uno dei tre bambini sopravvissuti al incidente dell’astronuvola, verificato otto anni fa: uno era elfico, ed è Vision, uno era del mondo dei nani, e l’altro era… non so neppure io cosa dire del terzo.» Poppy si rizzò dalla poltrona attenta, mentre lui continuava «potrebbe essere del popolo delle fate come potrebbe essere elfico» la fata fece una smorfia. «La cosa certa che vi posso dire è che col tempo scoprirà da solo quali poteri e caratteristiche sente di avere.» Gli adulti annuirono. Inutile dirlo io ero stupita e con la bocca aperta, ma nessuno se ne accorse, l’aria era tesa, Papaver intervenne, la sua voce risultò pacata, ma a me sembrò un po’ alterata:
«Non sarebbe il caso di aspettare Melina?»
«Sì, hai ragione dovrebbe essere già qui. Mentre aspettiamo vi faccio assaggiare la mia nuova tisana che apre la mente e acuisce i poteri.» Ehloro batté le mani e subito due elfi con una tunica bianca portarono una torta con una teiera fumante e ci servirono. Tutti eravamo silenziosi, non so il perché,  ma capivo che il momento era importante, tenevo la tazza tra le mani, quando mi sentii mancare… La tazza cadde, finendo in mille frantumi, mentre  io dicevo, flebilmente, scivolando giù dalla poltrona:
«La zia … salvate la zia!»
“Ma perché lo dicevo? Avevo una strana confusione in testa.”
Poppy e Gnò, mi furono subito accanto prendendosi cura di me, mentre percepivo che Aron diceva:
«E’ successo qualcosa, è successo qualcosa a Melina, bisogna andare.»
Aprii gli occhi e vidi che il giovane si precipitava giù dalle scale seguito da Ferruccio. Gnognò urlò:
«Ehi, aspettate,  vengo anch’io!» mentre con le sue gambette corte arrancava dietro ai due.
«Piccola come stai?» Poppy mi reggeva la testa con espressione molto preoccupata, alla mia destra c’era il Supremo. Mora aveva il suo bel da fare nel tenere lontano i miei amici, Chicco sbraitava:
«Ma perché non mi posso avvicinare? Melissa, Melissa!»
«Su da bravi, non possiamo stargli tutti addosso, lasciatela respirare.» Mora li stava portando via dalla terrazza. Isotta arrivò correndo, quella mattina non mi aveva seguita. Si avvicinò silenziosa, poi annusandomi cominciò a fare le fusa strofinandosi a me. Ehloro sbottò:
«E questo cos’è? Glielo avete dato voi il gatto?» guardava dubbioso Poppy.
«No, è stato il gatto che ha scelto lei. Eravamo tutte impegnate per la festa del nostro paese, Melissa in quel momento era proprio uno dei nostri ultimi pensieri» sostenne Poppy con enfasi, «quando ce ne siamo accorte, il gatto c’era già. Abbiamo chiesto a Melissa dove l’ aveva trovato e ci ha risposto così.»
«Così, come?» Il Supremo era chiaramente alterato
«Che nessuno glielo aveva dato, che lei non lo aveva cercato, e che era stato il gatto a farsi trovare da lei.»
Arrivarono dei servitori con dei sali.
«No, non ce n’è più bisogno, è già rinvenuta, è meglio potarla a letto» disse Ehloro. Mi aiutarono ad alzarmi e mi portarono in un’ampia stanza, con un comodo letto a baldacchino bianco. Una parete dell’ambiente aveva un leggero tendaggio bianco, la brezza estiva entrava, facendo muovere dolcemente la tenda.  Frastornata chiesi a Poppy:
«Chi è Melina?» lei guardò Ehloro che allargò le braccia come dire, -fai tu-. «Melina, Melissa, è tua zia Agnese» mi stava sistemando le coperte.
«Perché la chiamate così?»
«Preferirei aspettare che fosse lei a  raccontartelo» rispose la fata. Ehloro, preoccupato, intervenne:
«Come ti senti?»
«Non so cosa mi sia successo, io non sto male, io … io …» non sapevo spiegare cosa provavo, lui mi fissava interessato, ed esordì:
«Sei in ansia, questo lo vedo bene, ma non distingui ancora bene il perché.» La fata sembrò scocciata.
«Ehloro non trarre conclusioni affrettate!»
«Mi era sembrato che il solo profumo della tisana avesse acuito nella bambina il senso percettivo, … Ho l’impressione che Melissa abbia delle sensazioni intense.» Papaver sbuffò:
«Per piacer Ehloro usciamo di qui e lasciamola riposare!»

Riposare? Avevo una ridda di domande e sensazioni che mi frullavano in testa che il riposo era uno dei miei ultimi pensieri.

giovedì 1 gennaio 2015

BUON ANNO DALLA MIA MITICA MAMMA




Ecco la mia mitica e bella mamma nata nel 1917, lascio fare i conti degli anni a chi ne ha voglia, il suo linguaggio si è un po' ridotto le sue parole chiave sono:
"Uf"
"Uffa" da qui il nomignolo affettuoso di bisnonna Uffa
"Haia!"
"Piove?" anche se c'è il sole
"Che bella" quando ti vede vestita bene
"Andiamo?" è sempre pronta ad essere porta fuori a prendere un caffè (è su una seggiola a rotelle) 




 Bisnonna Uffa vi Augura un BUON ANNO 20015 e .... un buon caffè sempre e comunque.

L'ANNO NUOVO

Indovinami, indovino
tu che leggi nel destino:
l'anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo 4 stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell'anno nuovo:
per il resto anche quest'anno
sarà come gli uomini lo faranno

Gianni Rodari