venerdì 27 marzo 2015

26) MELISSA E LA NUVOLA

SECONDA PARTE DEL CONSIGLIO

Dopo le premiazioni ci fu un intervallo.
«Beh! Che facciamo?» mi chiese Centaura con la sua bella medaglia al collo, testimonianza che era stata premiata, «Andiamo fuori?»
«No, io resto, voglio sentire cosa  dicono di mia zia».
«Uffa, che barba del negusmago! … Dai usciamo, ce lo facciamo raccontare dagli altri», si imbronciò mentre giocherellava con la sua medaglia.
«No, tu vai. Io voglio sentire … E poi scusa, è il mio primo Consiglio, lasciamelo sentire, no!»
«Sai che pizza.» Sbuffò sonoramente, «Và beh, resto anch'io» si lasciò andare rumorosamente sulla panca seguita da un coro di «Sss!» .
Fu così, che imparammo che del rapimento di Mysotis, non si era scoperto nulla. Forse volevano creare panico tra la popolazione inerme. Aron diede la parola a Ferruccio, affinché  spiegasse all'assemblea che cosa si era scoperto dell’incidente accaduto a mia zia.
Ferruccio si alzò e salendo sulla predella tonda del trono si mise alla destra di Ehloro. Mise i fogli che aveva in mano davanti a sé, questi fluttuarono nell'aria, come appoggiati su un immaginario leggio. Ferruccio  cominciò a leggerli, mentre ruotava lentamente insieme al Supremo. I fogli si ammucchiavano da soli,  una volta letti.
«Elfi, Nani, Fate e Maghi. Sono qui per spiegare gli episodi incresciosi che sono accaduti nel mondo Elfico. Vi voglio tranquillizzare. Il nostro paese è ancora sicuro. La sua entrata, la cascata, continua ad essere la più sicura delle entrate di tutto il Magicogiga. Sono stati cambiati gli incantesimi di protezione. Solo chi possiede la magia giusta, può attraversarla». Non terminò la frase che una voce urlò:
«Sì!!! Sicura… Se le fate e i maghi non smarriscono le proprie bacchette!». Era un elfo dai capelli bianchi e dagli occhi di ghiaccio.  Un brusio di fate e maghi offesi si alzò.
Aron intervenne: «Silenzio! Continua Elfo Ferruccio de Fabbro!». Ferruccio proseguì: «Noi elfi ci scusiamo di non aver saputo proteggere Fata Melina Malus Sylvetris e di non aver prevenuto prima le mosse di quell’essere viscido». Alcuni elfi mormorarono disapprovando.
Aron li interruppe: «Popolo del Magicogiga! Fate continuare il resoconto!»
Ferruccio riprese: «Abbiamo scoperto che un roliopet si aggirava da diversi giorni vicino al lago, con l’intento di carpire il funzionamento di entrata della cascata. Per troppo tempo noi elfi ci siamo sentiti troppo sicuri della nostra magia, tanto da ritenerla invalicabile». Il silenzio venne interrotto da un vociare concitato. Alcuni elfi si erano alzati in piedi urlando e agitando le mani in direzione di Ferruccio. Devo ammettere che in quel momento non mi sembrarono così saggi e distaccati, come credevo fosse tutta la loro categoria. Dall’altra parte Fate e Maghi mormoravano indispettiti.
Aron picchiò un martelletto su un immaginario ripiano e il suono arrivò nitido alle nostre orecchie.
Ferruccio continuò: «Ci siamo sentiti così sicuri che da troppo tempo vige la regola di cambiare la formula di entrata una volta a settimana. E’ stato da parte nostra un grave errore, che non si dovrà più ripetere. Questo ha permesso al nostro nemico di entrare».
Fate e Maghi annuirono, ma un grido si alzò:
«Basta! La formula di entrata deve essere conosciuta solo dagli elfi!» Un coro di assensi e disapprovazioni si alzò dal Consiglio.
Guardai mia zia. Mi sembrò indignata, ma molto sicura. La cosa mi stupì. Qui, nel mondo Magicogiga, scoprivo una zia molto diversa dall'Agnese che conoscevo.
Aron stava per richiamare tutti al silenzio, quando Ehloro in persona intervenne con voce tonante:
«Vergogna! Non si mette in discussione ciò che è stato deciso quando si sposò Arturo Quercus ».
Nel sentire il nome di mio padre mi agitai, “Che centra mio padre? Che gallina mi becchi se mi sposto da qui. Voglio capire perché una parte degli elfi ce là con lui”.
Ferruccio riprese a parlare con più fervore:
«Il consiglio non è qui riunito per discutere ciò che è stato deciso in passato, ma per capire perché il Roliopet, che sotto interrogatorio ha detto di chiamarsi Disturbino dei Disturbini, sia entrato in incognito nel nostro paese e abbia poi aggredito la nostra piccola Melissa Malus Silvestri Quercus. Inutile dirvi che Disturbino, nonostante sia stato lungamente interrogato anche sondando la sua mente, non ha detto null’altro che il proprio nome. Ora sorge un’altro interrogativo, chi ha fornito al Roliopet l’informazione e l’insegnamento elfico per chiudere la mente? Stiamo indagando anche su questo, se qualcuno ha informazioni o sospetti utili, lo comunichi all'ufficio investigativo elfico del corpo dei Regi Elfi.
Noi tutti dobbiamo ringraziare il primo regio elfo Aron de Ehloribus e fata Poppy Papaver, per quel loro tempestivo intervento che ha permesso la cattura di Disturbino dei Disturbini, ed ha evitato il peggio.
Stiamo ancora indagando sul perché il Roliopet volesse aggredire una bambina.
Voi sapete che i Roliopet non possono vivere più di una settimana lontani dai loro acquitrini, perché la loro pelle si secca. Ormai sono passate tre settimane e lo stato di salute del prigioniero è pessimo, ma continua a tacere.  Ieri gli abbiamo permesso di detergersi in un bagno di petrolio per mantenerlo in vita». L’assemblea mormorò di nuovo. «Popolo di Magicogiga, non è da noi togliere la vita a chi che sia. Il prigioniero non è più in grado di nuocere. Ora la formula di entrata viene cambiata ogni minuto, e inviata telepaticamente a chi si avvicina alla cascata, col permesso  di questa assemblea di entrarvi. Se il soggetto in questione manda un segnale di pericolo, automaticamente si interrompe il messaggio. Questo permette a noi agenti di essere avvisati del pericolo e di intervenire con più tempestività per soccorrere l’aggredito».
Un coro di approvazione generale permise all’elfo di concludere con dignità il suo intervento. Ringraziò per l’attenzione e scese dalla predella circolare, che si fermò dove Ferruccio aveva il suo posto a sedere.
Io pensai ad Isotta, “Ferruccio doveva menzionare anche la mia gatta. Se non fosse stato per il salto mirabolante con cui ha graffiato in viso la finta fata, nessuno avrebbe capito che era un Roliopet.” Mi sentii sfiorare le gambe. Isotta non so da dove era arrivata, ma era lì che si strusciava nelle mie gambe, facendo le fusa, come se avesse percepito ciò che pensavo.
Il primo regio Elfo Aron Ehloribus prese la parola:
«Al consiglio è permessa una pausa di mezz'ora, poi si discuterà l’ultimo dei punti in scaletta per oggi, l’uragano Filiberto, che sta per investire per la seconda volta una città sulla costa nord-est dell’America. Noi tutti sappiamo quali catastrofici risultati ha lasciato in questa costa quello precedente. Questa volta pare sia ancora più potente, perciò vi prego di non tardare nel tornare in consiglio, in quanto la seduta si presenta lunga e di difficile soluzione».
Uscii da quella sala a forma di uovo insieme a Centaura, frastornata e silenziosa, con Isotta che mi marcava stretto.
«Che c’è?» mi chiese Centaura.
«Perché voi elfi, ce  l’avete con le Fate e i Maghi?»
«Oooh, io non ce l’ho proprio con nessuno. Non ti so spiegare perché alcuni urlavano così» mi disse imbarazzata, ma io continuavo a guardarla dritta negli occhi aspettandomi una risposta vera «Uffa Melissa, non guardarmi così, non è colpa mia se qualche elfo crede che la magia delle Fate e dei Maghi sia inferiore alla nostra!»
Non tornai per sentire il resto del consiglio e fu un bene, perché Chicco seppe farmi ridere e scordare il disagio provato  nel sentire quelle voci rancorose e arrabbiate nei confronti delle Fate dei Maghi e di mio padre. Mentre mangiavo nella grande cucina della reggia insieme a miei amici, Chicco si esibì in una delle sue più esilaranti imitazioni degli elfi più arrabbiati, e, assumendo un’aria altezzosa, esordì con voce strana, direi quasi canina:
«Bau Bau Bu, anche noi elfi ci possiamo Bau arrabbiare Bu Bu, ma restiamo pur sempre molto dignitosi Bu bu bau e distinti Rrrauu bu bu» poi accennava ad un colpo di tosse «Bu Bu Bau». Continuò a parlare l’abbaiese, come lo chiamava lui, per tutta la giornata.
Alla fine ci aveva un tantinello stancato e Allo lo minacciò:
«Se continui ad abbaiare ti chiamerò Fido».
Vito rincarò la dose: «Sì, a cuccia Fido, vuoi un biscottino?»
 Lo scherzo gli si era ritorto contro. Chicco smise di parlare abbaiese perché -Il gioco è bello quando è corto-.
Il giorno dopo davanti ad una abbondante colazione non bruciacchiata  chiesi a mia zia, perché alcuni elfi fossero così duri nei confronti delle Fate e dei Maghi, e cosa centrasse mio padre con la cascata.
«Ma che vuoi che sia,» fu la sua serafica risposta, mentre si piluccava le dita sporche di marmellata «sono i soliti fanatici. Prima che tuo padre sposasse mia sorella, tutti gli altri abitanti del mondo Magicogiga non entravano dalla cascata se non accompagnati da un elfo. Dal momento che Melania era diventata la moglie di un elfo, bisognava darle il permesso di entrare e uscire dal regno elfico con più facilità.
Fu il primo passo per cambiare delle abitudini.
Piano piano, tramite Melania e Arturo, impararono a conoscerci e a frequentarci.
Fu così che gli elfi, che sono sempre stati molto chiusi e isolati, capirono che è l’unione che fa la forza. Per esempio una volta gli agenti in borghese erano solo elfi. Oggi ci sono anche altri personaggi del mondo Magicogiga. Oltre a Melania si è creata la necessità di permettere di entrare nella cascata anche chi aveva queste mansioni e altri incarichi».

La zia mi raccontò anche con un certo orgoglio che il Consiglio era riuscito, unendo tutte le forze, a trovare una soluzione per declassare l’uragano Filiberto, dalla classe 5, che è molto distruttiva, alla classe 1.

venerdì 20 marzo 2015

25) MELISSA E LA NUVOLA


IL MIO COMPLEANNO

Qualche giorno prima dell’ultima prova, in occasione del mio compleanno, io e mia zia, eravamo state a prendere un tè da Regina Rosa. La Regina delle fate aveva espresso la sua approvazione nei mie confronti dicendomi:
«Sono felice che tu abbia trovato Mysotis, così pure che tu e il tuo gatto siate così in sintonia». Il suo sguardo dolce passò da me a Isotta, che si mise a sedere dritta e compunta. «Melissa Malus Sylvestris, è così che ti vorrei chiamare, sei così piccola, ma così coraggiosa da smascherare un Roliopet  introdotto nel Regno Elfico. Melissa, noi fate siamo molto orgogliose di te, sono convinta che alla prove di Campo Marzio saprai dimostrare di essere una fata».
Io sprofondai nello sconforto, avrei davvero voluto compiacere Fata Rosa, ma riuscii a scuotere il capo per dire:
«No no, io non c’entro nulla. E’ stato un caso, solo un caso. E’ stata Isotta a scoprire il Roliopet, non io». Ma lei regale e imperturbabile continuò convinta.
«Non fare la modesta Melissa, sei una ragazzina di dieci anni davvero molto in gamba. Isotta esegue solo quello che percepisce che tu voglia che faccia».
“Io, continuo a pensare che queste fate sono un po’ strambe. Io non ho proprio fatto capire nulla a Isotta. Credevo fosse Poppy. Sì va beh, la fata che ci veniva incontro era un po’ troppo seria, rispetto alla Papaver che conoscevamo, ma da qui ad aver capito che quello era un Roliopet ne passava… Il merito era solo di Isotta”.
Comunque non riuscii a convincere la Regina delle Fate, che mi consegnò per il mio decimo compleanno la bacchetta che era appartenuta a mia madre.
La commozione mi colse e presi dalle sue mani quell'astuccio lungo e stretto di legno di melo. Avevo un nodo alla gola mentre la regina mi diceva:
«Le bacchette che non hanno più un proprietario vengono custodite nella bacchettoteca del castello. Auguri Melissa, questa è la bacchetta appartenuta a tua madre, fanne buon uso».
Era il primo oggetto appartenuto a mia madre che ricevevo in dono. La sua bacchetta magica, corta e flessuosa, era, ed è tuttora, un dono prezioso. Quando la sfioro percepisco l’odore di mia madre, e anche la giornata più triste e buia, diventa più vivibile.
Ed ora io ero qui, nella sala del Consiglio Supremo, a deludere la più dolce delle fate. Sudavo freddo e accidenti a me quando un nano di nome Timoteo detto Gnognò mi era venuto a prendere in un giorno piovoso a Pavullo.
Sfiorai la bacchetta che portavo in un sacchetto di seta appeso alla cintura, e un pensiero mi arrivò alla mente.
“C’è di peggio nella vita che un po’ di orgoglio perso. Vedrai zia e fata Rosa che ce la metterò tutta per migliorare. La speranza è l’ultima a morire, e io spero…. Veramente in questo momento, spero solo che chiamino i premiati e non leggano la graduatoria….”
Mi andò bene. Fui felice per Centaura che arrivò seconda e venne premiata, meno per la prima degli Elfi femmina.
Avete indovinato chi era? Bene, perché io non ve lo dico. Non la sopporto quella smorfiosa vanitosa.

Anche Nino venne premiato tra i nani migliori. Quando lo chiamarono era così impettito che mi sembrò più alto.

giovedì 19 marzo 2015

TEMPI


Anna Maria Fabbri


TEMPI

Io ho tempo e tu?
La lumaca va piano e va lontano.
La pantera va forte e va lontano.
Ognuno ha i suoi tempi
Ma tutti arriviamo.
Chi prima, chi dopo.
chi per mare,
chi per terra,
chi in macchina,
chi in bicicletta,
chi a piedi,
chi in carrozzina,
chi con il cappello,
chi con il bastone,
chi con l’ombrello,
chi saltellando,
chi come un gambero,
chi con le ruote,
chi senza ruote.
Ognuno come vuole.
Ognuno come può.
Siam tutti fratelli,
prendiamoci per mano.

Slogan:

Siam tutti diversi, ma tutti fratelli, prendiamoci per mano.

mercoledì 18 marzo 2015

GIOCHIAMO A RIMPIATTINO?

 Tutti i bambini che ho incontrato mi sono rimasti nel cuore ma alcuni hanno lasciato radici più profonde (insegnante scuola dell'infanzia).

GIOCHIAMO A RIMPIATTINO?
(Autismo)

Non cammino ma corro,
Ho piedini piccini che sfiorano il suolo,
sono un ballerino in punta di piedi,
i miei piedi volano lontano,
lontano da questo mondo.
Sono un cucciolo ballerino con polpacci da calciatore.
Il mio sguardo è altrove,
Il mio sguardo è prezioso,
Il mio sguardo non è per tutti,
ma quando lo regalo,
vale oro argento e tutto il firmamento.
Giochiamo a rimpiattino?
Chi si mostra per primo?
Guarda in su, guarda in giù,
guarda in faccia a chi vuoi tu.

Anna Maria Fabbri

Due slogan:
1) La diversità? E' oro argento e tutto il firmamento.
2) Nessuno è un Super eroe, ognuno di noi ha diritto ad essere fragile.

Unisco anche un pensiero di Albert Einstein che mi piace molto

Ognuno è un genio.
Ma se si giudica un pesce sulla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.

LE SINAPSI impertinenti


LE MIE SINAPSI impertinenti

Qualche giorno fa ho letto in un blog, le cinque cose che più davano fastidio all'autore nella scrittura e ad altri chiedeva quali fossero le loro.
Oggi le mie sinapsi sono in fermento e viaggiano alla velocità della luce e se non scrivo mi sfuggono e ciò che ne scaturisce casca nel dimenticatoio.
Che cosa sono le sinapsi? Hanno a che fare con i nostri pensieri gli impulsi e i collegamenti che fa il nostro cervello che a volte sembrano nascere senza senso.
Che centra con il post incriminato, centra, perché le me sinapsi sono passate da lì per poi andare al corso di formazione per lettori volontari “Nati per leggere”( se volete saperne di più c’è il sito), che ho cominciato sabato.
Il relatore Alfonso Cuccurullo ha accennato nel suo intervento, alle sinapsi del bambino a  livello celebrale, a quel punto è da sabato  che le mie sinapsi vanitose si sono montate la testa e sono come palline impazzite, che si sfiorano provocando scariche che mi accendono lampadine, mi portano a riflettere sul mio blog, sulla mia infanzia, confrontandola con quella delle mie figlie, concludendo con quella di mio nipote; poi queste (le sinapsi) si riaccendono e mi portano alle cinque parole, che credo di aver letto che girano in twitter, sbarcate su blog per descriversi, poi apparse come spunto di riflessione su ciò che non piace, a cui hanno risposto altri, da me trovate anche nel libro di Alessandro D’Avena “Ciò che inferno non è”, le parole del suo personaggio sono: vento, luce, ragazza, silenziosamente e benché.
Questo numero “cinque” mi frulla nel cervello, ma le scariche delle sinapsi mi comunicano che forse non dovevo mettere le virgolette.
Non sono così acculturata, provengo da quella generazione che ha visto da bambina la trasmissione “Non è mai troppo tardi” che insegnava a leggere e scrivere a tanti adulti, e mai e poi mai un insegnante deve dare per perduto un bambino, un ragazzo, un adulto, la vita sempre modifica e insegna, perciò non sono per nulla mortificata di non sapere usare correttamente una stragrande maggioranza di cose; queste mie non competenze non mi fermano nel continuare a scrivere e fare ciò che mi diverte per il gusto di farlo (Non so se il punto e virgola è nel posto giusto ma fa lo stesso).
Non è irriverenza la mia è che sono proprio così, che faccio?
Mi butto nella spazzatura?
No, mi amo e mi tengo così.
Per fortuna in rete esiste chi come l’autrice del post, fa appunti che mi aiutano ad apprendere e correggere le mie manchevolezze.
Quando sono uscita dalle scuole medie, nel 1966, senza fama e senza lode, perché presa da una adolescenza sognante che non mi faceva concludere gran che, sono andata da sola (e qui ripensando al percorso delle mie figlie che ho sostenuto in  questo passaggio, mi dico brava) a scegliere la scuola, la mia scelta è stata: in questa scuola non c’è lingue straniere (ora sono pentitissima),  dura solo tre anni, è la mia; a 13 anni le priorità erano quelle.
Per fortuna ho scelto la scuola che era davvero nelle mie corde e che mi ha fatto lavorare con molta passione, sono un insegnante di scuola dell’infanzia ora in pensione.
E qui le mie sinapsi dopo aver fatto un giro contortissimo, mi suggeriscono di scrivere qualcosa sulle cinque parole, ma poi mi mandano alla ricerca di ciò che più mi piace e non ciò che non mi piace, poi si rincontrano e rimandano a ciò che ci ha raccontato Cuccurullo al corso Nati per leggere: la lettura  precoce ai bambini agisce positivamente sul cervello del bambino ed è molto importante nei primi tre anni di vita. La madre di tutte le letture che è simile alla musica con ritmi e silenzi, è la filastrocca.
Ma torniamo alle sinapsi, Cuccurullo nella sua lezione ha saputo rendere bene il funzionamento collaborativo delle sinapsi con questo episodio che le era successo: un bambino alla fine di un suo racconto in cui c’era un lupo vecchio, gli chiede “Lo sai che mio fratello ha perso un dente?” Uno pensa che centra con il racconto? Il collegamento che aveva fatto il bambino era: il lupo è vecchio, sarà senza denti, da qui la storia del dente del fratello. Bene, io sono in questo momento come quel bambino, ho delle sinapsi impazzite che mi mandano tanti segnali che sembrano senza senso, invece loro mi stanno indicando tante vie di soluzione del problema che mi assilla, il mio blog.
Ma le sinapsi birichine non stanno ferme e tornano al corso. (Si può cominciare una frase con il “ma”?)
A 1 mese le sinapsi del bambino,  sono poche e ramificate, fate conto di racchiudere dentro ad un cerchio tanti puntini che si possono unire con un filo e su quel filo scorrono scintille che attivano immagini, odori, movimenti, sono collegate ai bisogni fisici e assieme collaborano, un puntini dice ho fame, l’altro manda un segnale che comanda di piangere.
 A 6 mesi il bambino vede meglio comincia a vocalizzare, es. finisce il suono finale della parola.
A 2-3 anni è una esplosione di sinapsi e di collegamenti è un giardino rigoglioso, ma il cervello comincia a potare ed eliminare ciò che crede superfluo. Non muoiono i puntini o neuroni ( non so il termine medico giusto) ma si bloccano se non utilizzati.
Ma dove cavolo voglio arrivare??? Che centra il mio blog? Che centrano le cinque cose che non mi piacciono o mi piacciono nella scrittura?
Vi sembra tutto poco capibile e complicato? Non chiaro? Non scorrevole? Mancano collegamenti e spiegazioni?
Sì!
Perché questo è il percorso pazzerello delle mie sinapsi che non hanno una logica apparente e si muovono sconclusionate.
Leggere al bambino in età precoce aumenta la sua capacità di interpretare meglio la realtà e di sviluppare più competenze, ha nella sua memoria più possibilità, più vie per risolvere i problemi.
Un bambino che ha un buon linguaggio rispetto a quello che è attratto solo dal movimento ha tante opportunità in più, la lettura fatta ai bambini già in età piccolissima aiuta la formazione di queste benedette sinapsi a livello cerebrale, più stimoli più sinapsi, queste offrono più mezzi per risolvere un problema, rispetto al bambino che non possiede un lessico e si esprime con il corpo, che agisce per istinto (mi difendo con il corpo, conquisto con il corpo); qui le mie sinapsi mandano scintille e mi suggeriscono che dopo la parola parlata, c’è la parola scritta e mi distraggono andando a settembre quando la Birba di un nipote andrà in prima elementare, ma con un imperioso:-Ssss! Le metto a tacere.
Più sinapsi si creano meno si corre il rischio di un vuoto emozionale, ci si accorge degli altri, delle tue e delle loro emozioni, si collabora.
Le parole permettono di relazionare e risolvere al meglio i conflitti.
 Bisogna curare sempre le proprie sinapsi anche da adulti aggiornandosi, leggendo, scrivendo, collaborando ecc. ecc. ( Ho optato per gli ecc. invece dei puntini per evitare un singhiozzo fastidioso).
E qui entro finalmente in ballo io. Che ci sto a fare io qui con un blog?
Ecco che tutto questo sconvolgimento cerebrale di questi giorni mi apre la strada.
Non so un fracco di cose sullo scrivere bene ma vivo bene le mie mancanze, ne ho tantissime anche in altri campi, perché non tutto si può sapere, ma ci si può informare leggere imparare.
E queste benedette sinapsi che mi ha raccontato Cuccurullo che vi ho frammentato e propinato a dosi per tutto il racconto, perché le ho tirate in ballo?
Ma a me, chi me le muove e le accende le mie sinapsi?
VOI dei vari blog che seguo, i libri che leggo, i miei interessi, le persone a cui voglio bene e quelle che mi fanno incavolare.
Per cui grazie a chi scrivere di scrittura, di libri per bambini, di arte, di poesia, di creatività, di scienze, di spiritualità, di esoterismo, di musica, di ambiente, di genitori in difficoltà, di genitori felici, di informazioni curiose, di discussioni… (qui mi sono scappati i puntini).
Sul blog mi sono posta queste domande:
Mi diverto? Sì.         
Mi offre stimoli? Sì.
Le risposte che mi sono data valgono di più della paura di fare delle figure del cavolo che si possono fare per incompetenza? Sì.
Perché? Perché a 63 anni voglio ancora mettermi in gioco e migliorare.
Non importa quanti mi leggono, certo che se leggono mi fa piacerissimo, ma non mollo una cosa che mi piace perché non può piacere ad un’altro.  
Ecco perché le mie sinapsi erano agitate, perché mi pongo sempre domande che mi mettono un po’ in crisi, ma dei miei dubbi negli anni ho imparato a trarne vantaggio, mi occorrono per capire cosa sto facendo e aggiustare il tiro, valutare i pro e i contro.
Conclusione, ma chi se ne frega se ciò che scrivo non è correttissimo o non dovesse piacere, l’importante è che abbia divertito me nello scriverlo.
Io continuo coi mie tempi, i miei spazi, senza stressarmi col dover pubblicare per forza, ma solo quando ho idee impellenti che mi frullano per la testa, come in questo caso, e soprattutto quando ho un attimo di solitudine e pace casalinga intorno a me.

Spero, con questo racconto sconclusionato, e dopo aver menzionato per ben 24 volte la parola sinapsi, escluso il titolo, di avere per lo meno reso l’idea di come funzionino e dell’importanza di curare sempre il giardino che c’è nel nostro cervello. 

venerdì 13 marzo 2015

24) MELISSA E LA NUVOLA

IL CONSIGLIO

La  voce della zia mi riportava alla realtà ma io non mi volevo svegliare. La voce continuava ad importunarmi. Mi rigirai nel letto per riprendere il sonno. Era tornato tutto normale. Agnese che brontolava per tirarmi giù dal letto e io che non ne volevo sapere mezza. Mentre mi stiracchiavo nel letto pensavo:
“Mica devo andare a scuola, spettacolare questa vacanza!”
 Devo ammettere che per andare a scuola la faccio dannare.
«Ehi sbanderno, smettila di fingere di dormire. Il Supremo ci ha convocato. Non vorrai arrivare in ritardo al Consiglio?»
«Consiglio? Che c’entro io con il consiglio?»
Aprii gli occhi e una nuvola di veli cadde sul letto. Spalancai la bocca dalla meraviglia.
«Fai colazione e vestiti!» Mi disse con fare deciso. La zia si muoveva per la stanza, in un fruscio di veli.
«Ehi, ma che razza di vestito hai?»
Si fermò per rispondermi, come se fosse la cosa più ovvia.
«Ma il vestito delle fate del melo selvatico! Su avanti, tira fuori i piedi dalle coperte e metti la tua divisa!»
«La che?!»
«Il vestito no?!» indicandomi l’ammasso di veli che aveva buttato sul letto.
Cavolo!! Un vestito così bello non l’avevo mai avuto. Aveva le tonalità dei fiori del melo, era simile ai vestiti delle ballerine di danza classica, solo che era lungo. Mi catapultai giù dal letto e mi preparai con cura.
Seguivo la zia nei meandri del palazzo, quando, da un corridoio laterale, sentii un fischio di approvazione seguito,  subito dopo, da un sonoro parapicchia. Mi girai.
La famiglia di Ferruccio al completo, con gli abiti elfici da cerimonia, ci stava raggiungendo. Allo si teneva una mano su una guancia arrossata:
«Stai molto bene. Non sembri la ragazzaccia che conosco» bofonchiò.  E invece lo ero.
«Ehi!!! Elfo dei miei stivali!», con le mani sui fianchi ero pronta a replicare, «io non sono una ragazzaccia!…» ma, mi fermai sbigottita e frastornata…
Mora mi girava attorno per sistemarmi i veli della gonna… le spalline con i fiori del melo… per poi passare a Centaura, sembrava indaffarata a controllare che tutti fossero in ordine.
«Mora smettila di ossessionarci con le tue paranoie» sbottò Ferruccio.
«Pare papà. si dice, Pare» lo corresse Allo.
«Sì, sì Pare. Senti Mora, Allo ha solo espresso la sua approvazione riferendosi al vestito di Melissa» continuò Ferruccio scuotendo la testa, «tutte le volte che c’è un consiglio, Mora esagera nel volerci super perfetti. Manco fossimo dei modelli!».
Mora, esasperata in cerca di approvazione, si rivolse a Melina.
«Non faccio in tempo a vestirne uno che l’altro si è già sporcato!» Allargò le braccia esasperata «E poi ti pare sia educato fischiare dentro una reggia?».
Non so cosa rispose la zia, perché fui distratta da Gnognò e Nino che si stavano avvicinando … Venivano verso di noi compunti e impettiti. Centaura e Allo trattennero a stento una risata.
Nipote e zio avevano un curioso frac composto da una giacchetta rossa e pantaloni verdi, al collo un papillon verde a pois rossi faceva bella mostra di sé. Sembravano due pinguini colorati. Chicco li seguiva con la sua mamma e suo zio Cantinello.
Mi fece piacere rivedere Dolcetta che mi circondò con un caloroso abbracciò sentenziando:
 «Ma ti davano da mangiare questi elfi? Mi sembri più magra», mentre Cantinello imbarazzato disse, dondolandosi sui piedi con il cappello fra le mani:
«Ciao Melissa, mi hanno raccontato grandi cose di te…»
«Chi io?»
«Beh, sei stata tu a ritrovare Misotis, poi mi hanno detto che ti sei scontrata con un Roliopet».
«AAAh sì, però …» l’intervento non richiesto della zia interruppe il mio racconto.
«Sì, sì, ha ritrovato lei Misotis. Comunque Dolcetta ti posso garantire che mangia, è più magra perché è cresciuta in altezza».
Cantinello mi fece l’occhietto e io pensai un:
Sant’Alò con l’accento sulla O, che prima morì poi si ammalò”.   Ferruccio mi guardò sorridendo.
Smisi di ascoltare le due donne che parlavano di diete corrette per fanciulle in crescita, e guardai Chicco esasperata. Lui assunse l’espressone tipica di chi pensa, “che pizza!!! La mamma e le sue diete!” Era molto carino.
Aveva un vestito simile ai costumi tirolesi del mondo Tunturlo. Imbarazzato di tutto quel ciarlare sui vari menù per la corretta crescita, mi stupì con un:
«Sei molto elegante!»
Un “Waww!!!”, non detto, mi passo per la mente, mentre le mie guance diventavano bordò.
Era il secondo complimento che ricevevo e non vi ero abituata.
Allo, molto scocciato nei confronti di sua madre, replicò:
«Oooh, ma lui può dirlo e io no?»
La madre alzò gli occhi al cielo, mentre io ancor più imbarazzata, non trovai  nulla da ribattere.
Arrivò anche Vito dal corridoio opposto. Aveva i capelli legati e indossava una casacca bianca di seta elfica, con in vita una cintura in pelle a cui era appeso un piccolo pugnale dal manico dorato e tempestato di pietre preziose. Centaura, immediatamente si lisciò i capelli neri. Devo ammettere che oggi la capivo.
Eravamo in un enorme salone che presto si riempì di gente. C’era chi si fermava a chiacchierare con  conoscenti o chi si dirigeva in un’altra sala, la cui sontuosa entrata era custodita da due elfi in divisa immobili.
Mentre gli adulti si scambiavano i saluti, sbirciai all'interno. L’ambiente era rivestito in legno.
Finalmente il mio gruppo decise che era ora di entrare, mi ritrovai in un ambiente a forma di uovo tagliato a metà. “Toh!” Pensai, “come l’astronuvola”. Questa sembrava un’enorme scodella di legno.
La scodella aveva tanti cerchi con scranni in legno accuratamente intagliati che scendevano verso il basso. Tutte le sedute erano rivolte verso un trono centrale appoggiato su un grande cerchio in legno lucido. Molti scranni erano già occupati dai rappresentanti dei personaggi del mondo magico.
Nel primo cerchio vicino al trono vidi Aron.
Al nostro passaggio molti si girarono per guardarci.
I figli di Ferruccio avanzavano sereni, scherzando con il padre sulle, “Pare” della madre.
Chicco sembrava in prestito, Vito e Nino erano imbarazzati come me. Cominciai a sentirmi in ansia, senza saperne il motivo.
Alzai lo sguardo e vidi che sopra c’era il resto dell’uovo con al centro un’enorme lampadario, attorno al quale vi erano delle gradinate, simili a quelle di uno stadio da calcio, già occupate da un numeroso pubblico vociante e sgranocchiatore di leccornie.
La zia mi disse di seguire Centaura, il nostro posto era con i ragazzi del Campo Marzio, lei si sarebbe seduta nel suo scranno come rappresentante delle fate dei frutti autunnali, vicino a Poppy, rappresentante dei raccolti estivi.
Chicco e i suoi andavano a sedere nelle gradinate nella parte alta dell’uovo.
I nostri posti erano proprio dietro ad Aron, di fianco e dietro noi, i giovani che si erano esercitati nel Campo Marzio. Quando entrò Potentilla Vaniatosa i ragazzi per un attimo smisero di parlare.
Bah! Non so proprio perché, a me sembrava avesse due gambe e due braccia come abbiamo tutti… Beh, devo ammettere che aveva una camminata quasi regale… Quella mattina doveva aver ingoiato un manico di scopa per come stava dritta.
Al suono di un flauto tutta l’assemblea si alzò e ammutolì.
Tutti seguivano con lo sguardo l’entrata regale di Ehloro.
Oggi, più che mai, mi apparve nobile e saggio. Il suo sguardo era  austero ma scintillante. Sulla fronte aveva un cerchietto d’oro e sulle spalle un mantello color del muschio, fermato con una spilla di filigrana dorata con un quadrifoglio.
Si accomodò sul trono sopra il cerchio di legno lucido che cominciò a ruotare, offrendo a tutta l’assemblea lo sguardo del fiero Supremo.
Ad un suo cenno tutta l’assemblea si sedette. Aron rimase in piedi e lesse l’ordine del giorno:
«-Premiazione dei ragazzi che hanno ottenuto il miglior punteggio negli esercizi a Campo Marzio.»
(Aiuto! Ora capisco la mia ansia. Speriamo che non leggano tutta la graduatoria perché io sono l’ULTIMA. Per non parlare del fatto che gli adulti si stanno ancora chiedendo  se sono una fata o un elfo).
Aron continuò:
«- Resoconto del rapimento di Mysotis.
- Resoconto dell’incidente alla cascata in cui è intercorsa la fata Melina Malus Sylvestris.
- Resoconto dell’interrogatorio al Roliopet che è riuscito a introdursi nel nostro regno senza il nostro permesso.
- Informazioni sull'ultimo uragano che sta per colpire per la seconda volta una città degli USA, chiamato uragano Filiberto il terribile, il più potente uragano di tutti gli uragani».
Il silenzio venne interrotto da un brusio preoccupato dell’assemblea. Aron con voce decisa dovette intervenire.
«Silenzio!… Signori, vi prego, silenzio!… siamo ad un consiglio non ad un mercato!» L’assemblea ammutolì e l’elfo poté continuare.  
«- Interrogazione del consiglio per valutare se possiamo ridurre di potenza l’uragano.
I ragazzi sono liberi di andare dopo la premiazione. Chi vorrà restare sarà ben accetto».
Aron si mise a sedere e io cominciai a sudare freddo. Venivano chiamati i primi tre ragazzi  di ciascun regno, fuorché i ragazzi del popolo Habbet, perché privi di magia.
Sarà anche un popolo privo di magia, ma pieno di talento nel coltivare.
Al Campo Marzio non avevo visto nessun habbet addestrarsi.
Quando chiesi a Chicco perché nessuno del suo popolo partecipasse agli esercizi, lui fece spallucce e mi spiegò che loro non erano interessati a quel genere di giochi. Per loro era molto più utile saper coltivare i campi o allevare animali, queste attività davano da mangiare.
Ricordai benissimo le sue parole:
«Quello che fate voi al Campo Marzio è solo competizione, e quella non si mette sotto i denti e non ti toglie il morso della fame. Per me il vostro è solo un gioco.  Noi siamo fatti di ciccia e non campiamo senza mangiare».
Beh comunque eccomi qua, io a sudar freddo, e lui, bello pacioso e tranquillo, seduto con la sua mamma e suo zio, nella parte superiore dell’uovo, che guardava lo spettacolo, con tanto di Re degli Elfi che continuava a girare sul suo trono.
Non ero preoccupata per me, ma per la figura che avrei fatto fare a mia zia e a chi credeva in me.

Già, c’era ancora chi aveva fiducia nelle mie capacità.

giovedì 12 marzo 2015

FAVOLE A MERENDA


GLI INCANTASTORIE

Giovedì 5 marzo gli INCANTASTORIE sono tornati, con FAVOLE A MERENDA.
A questo secondo incontro hanno partecipato più di 30 bambini dai 5 agli 8 anni, più del doppio rispetto la volta precedente.
Sono state lette 2 favole ad un pubblico silenzioso dagli occhi stupiti e incantati, che ci ha piacevolmente conquistato, tanto che finite le letture qualcuno di loro ci ha chiesto:
“E la seconda?”
La seconda era stata letta, ma la domanda lasciva intendere che avrebbero ascoltato volentieri altre storie, questo ci ha fatto molto piacere e ci spinge a continuare l’esperienza il primo giovedì del prossimo mese.
Questa volta abbiamo aggiunto anche 2 canzoni “L’elefante con le ghette” che ha aperto le letture e “Un punto di vista strano” adatta all'ultima favola.
L’incontro è finito con una gradita merenda, pizza calda, ciambella e succo di frutta.

 Ecco cosa abbiamo letto come INCANTASTORIE al centro sociale Bacchi di Calderara di Reno (BO)
A
FAVOLE A MERENDA
(Breve riassunto delle due deliziose favole di animali presentate con alcune immagini dei libri)

FESTA NELLA GIUNGLA
di
Brian Wildsmith
(il castoro)


Nella giungla più profonda il pitone era affamato. Tutti i giorni andava a caccia di cibo, ma non riusciva a trovare niente perché gli animali fuggivano da lui.
Dopo una settimana di digiuno, il pitone ebbe un’idea molto furba.
Salì in cima a un albero e gridò di non avere paura di lui e che prometteva di essere bravo voleva solo fare una festa.


Gli animali avevano paura ma si avvicinarono timorosi ma incuriositi, perché a loro piacevano le feste.
Il pitone garantì che alla sua festa tutti sarebbero stati al sicuro, così decisero di fare una gara di chi avrebbe fatto lo spettacolo più bello.
(Il numero più spassoso è quello del leone, che non racconto per lasciare la sorpresa a chi leggerà il libro.)
Chiuse lo spettacolo, il numero del Pellicano, con tanti amici con e senza piume dentro il becco.


Tutti gli animali affermarono che era un numero che faceva venire il batticuore.
“Non saprei” disse il pitone “Credo di poter far meglio di così. Nella mia bocca ci stanno molti più animali che in quella del pellicano.”
“Davvero?” esclamarono in coro gli altri anima “Se pensi di farcela, dovresti provare!”
Il pitone non se lo foce ripetere due volte e spalancò la sua grande bocca, e tutti gli animali iniziarono ad entrare.
Ma ben presto alcuni di loro pensarono che non fosse una buona idea stare dentro al Pitone e cominciarono a urlare:
“Qui è buio facci uscire”, ma il Pitone era troppo affamato… quando si sentirono i passi pesanti dell’elefante che sentendo le voci degli amici, schiacciò la coda al Pitone che con un urlo spalancò la bocca



Immediatamente gli animali uscirono e mentre l’elefante stava di guardia, fecero un nodo alla coda del pitone.



GISELLA PIPISTRELLA
Jeanne Willis
Tony Ross
(il castoro)



C’era una volta una pipistrella, di nome Gisella, che capiva tutto a rovescio. O almeno, questo era quello che i cuccioli di animali pensavano di lei.
Tutto era cominciato con il suo arrivo. Il saggio Gufo, che voleva offrirle un regalo di benvenuto, chiese agli animali di scoprire che cosa le sarebbe piaciuto.


Gisella rispose che avrebbe gradito un ombrello per tenere asciutti i piedi.


L’elefante bisbigliò: “Gli ombrelli tengono asciutta la testa non i piedi, questa pipistrella è proprio matta.”
Gisella dice altre cose strane e buffe, così gli animali preoccupati vanno dal saggio gufo che decide di fare a Gisella alcune domande, alle quali Gisella risponde molto volentieri.


Prima domanda: “Come è fatto un albero?”
“Facile!” risponde Gisella “ Un albero ha un tronco IN CIMA e le foglie IN BASSO”.
Il Gufo saggio le fa un’altra domanda:
“Domanda numero due: come è fatta una montagna?”
Gisella: “Anche questa è semplice! Una montagna ha una parte larga SULLA CIMA e una punta IN BASSO.”
Tutti continuano a pensare che Gisella sia proprio matta, ma il Gufo li sorprende dicendo:
“Ultima domanda e questa volta voglio che rispondiate tutti tranne Gisella.”
Tutti insieme rispondono: “Certo qual è la domanda?”
“Domanda numero tre: avete mai provato a guardare le cose dal punto di vista di Gisella?”
E li fece mettere tutti sottosopra, appesi ai rami proprio come lei.



Leggete il libro ai vostri bambini e troveranno cose buffe, ma soprattutto che si può rimanere amici anche con punti di vista diversi.


venerdì 6 marzo 2015

23) MELISSA E LA NUVOLA

IL CAMPO MARZIO

Lo sballo durò poco. Il giorno dopo mia zia mi annunciò che dovevo recarmi, come gli altri, ogni mattina al Campo Marzio ad esercitarmi sulle arti magiche. A Campo Marzio si allenano i ragazzi dei tre popoli: Nani, Elfi e Fate-Maghi. E’ il miglior centro di addestramento del mondo Magicogiga. I genitori, che qui iscrivono i propri figli, sperano di vedere i propri rampolli proseguire degnamente nelle varie discipline del popolo a cui appartengono. Qui però hanno anche la possibilità di socializzare, condividere,  e conoscere ragazzi con usi e costumi diversi. Per me la cosa sarebbe stata carina se avessi saputo a quali discipline ero incline, di conseguenza a quali corsi iscrivermi, ma francamente dopo le prove disastrose del picnic, non avevo più molta voglia di provare. Ero convinta e lo sono tuttora di essere una vera frana. Di questo parere sono anche diversi miei compagni. La più fervente sostenitrice di questa tesi è Potentilla Vaniatosa. La più insopportabile e presuntuosa adolescente che io abbia mai conosciuto … Beh! … forse c’è né un altro, Carlo Rossi nel mondo Tunturlo. Vaniatosa, oltre ad essere una ragazza che io definirei carina, ma che tutti i ragazzi giudicano bella, è anche un asso in tutte le discipline elfiche, come io lo sono nel fare dei gran pasticci. Centaura, la mia migliore amica, nel Magicogiga o Diquamondo, sostiene, che il motivo è dovuto al fatto che non so ancora se sono una fata o una elfo. A me pare di essere solo una bambina pasticciona con degli amici veramente speciali che mi aiutano a risolverli. Oggi, dopo un mese di esercitazioni, dobbiamo sostenere l’ultima prova dell’estate. L’istruttore è nano Ercole. Si tratta di guidare un calesse. Beh, dopo l’ esperienza fatta con il cavallino Express a Campo Verde, in questa disciplina non me la cavo male. Mi sento un po’ più tranquilla, sento che posso farcela. Mia zia ha insistito affinché mi portassi dietro la bacchetta magica che è appartenuta a mia madre. Io l’ho accontentata ma, il più delle volte, scaglio incantesimi, che si sciolgono come neve ad un sole potente. Così, vedo fuoriuscire dalla bacchetta deboli scintille che si spengono al suolo, con i sorrisini di scherno della suddetta Vaniatosa. L’altro giorno ho sentito che diceva:
«Le fate sono delle incapaci. Se non avessero sempre quel gingillo dietro non potrebbero fare nulla». Beh, oggi la smentirò. Io sono capace di andare in calesse anche senza la bacchetta. Perdindirindina! Nano Ercole ci sta annunciando che dobbiamo far apparire o volare il calesse fino al luogo prescelto. Questa non ci voleva. Mi sto arrovellando. Non si può far volare un calesse senza arti magiche. Sbuffando bisbiglio tra me a me:
«E mo’!? Adesso che disciplina uso?» per mia sfortuna Vaniatosa che mi sta dietro mi sente.
«Perché non provi la tua specialità, il pasticcese?». Alcuni ragazzini vicino a lei sghignazzarono sottovoce, mentre nano Ercole prosegue nello spiegare la prova. Dobbiamo sorvolare un ruscelletto e liberarlo da alcuni rami che ostruiscono il corso dell’acqua. Possiamo agire come meglio crediamo. L’importante è liberare il ruscello e portare la legna all’interno del cerchio che è disegnato al suolo, davanti a lui. Più contrariata che mai biascico a Centaura:
«Ma non dovevamo guidare solo i calessi?»
«E che ne so! Questi istruttori ne inventano una tutti i giorni!» Anche lei sembra preoccupata. Io sbuffo come un mantice e salgo sul calesse assegnatomi, tirato da un puledro dal manto marrone. Nano Ercole  mi dice che il puledro è molto giovane e devo tenere le redini …  quando Nino mi urla:
«Ehi! Vuoi vedere che oggi il miglior tempo lo faccio io?» coprendo la voce di Nano Ercole.  Centaura replica:
«Ma che tempo e tempo, dobbiamo solo concludere la prova, non ha importanza il tempo». L’istruttore si è già spostato da lei e le sta dicendo di tirare il suo cavallo verso l’alto, perché tende a volare basso, mentre io chiedo gentilmente:
«Scusi, scusi, dove tira il mio?» ma Vaniatosa l’ha già chiamato e io resto senza risposta.
“Beh cavallino mio, fa il bravo e vedrai che ce la caveremo”. Penso, “e mo’, come faccio a far volare il mezzo con la bacchetta o con la voce? Meglio la bacchetta. La formula la ricordo bene. Ma per caricare la legna?” Devo ammettere che il mio canto lascia molto a desiderare. C’è chi dice che canto come una raganella in uno stagno. Per chi non lo sapesse è sempre la solita elfo vanitosa, con un nome che ricorda il suo difetto. “Bah! Ripassiamo mentalmente la formula con la bacchetta, che è meglio. Dunque… impugnare la bacchetta e puntarla su ciò che è da sollevare e spostare, muovendola dal basso verso l’alto e dire - Carica e lavora, lavora e carica -  beh! Semplice no! Ok cavallino faremo proprio così”. Il cavallo nitrisce e muove la testa come dire, Sì. “Oh mamma mia! gli ho trasmesso il mio pensiero? Impossibile, io non so trasmettere nulla. E’ un caso, solo un caso”. L’istruttore che si è piazzato davanti a noi, dietro al cerchio, dà il via alla prova.
Sono l’ultima ad eseguire l’esercitazione, gli altri riescono a concluderla, chi molto bene, come Nino, che ha spedito tutto il legname via sottoterra, o Vito, che ha stupito persino Ercole con il suo canto.
Non vi dico della prova della smorfiosa. Era perfetta. Quando è scesa dal carretto, non era neanche spettinata!
Bah! Ora tocca a me, speriamo bene!”  Nino mi urla:
«Hai visto che tempo? Ho fatto tutto in un battibaleno io!» Francamente il tempo è uno dei miei ultimi pensieri. Mi importa solo finire la prova dignitosamente. All'ultimo decido che con la voce posso far alzare il carretto, mi sembra più veloce.
Oooaaauu!Beh, la voce sarà da raganella però il cavallino vola. Penso soddisfatta, “la bacchetta la tiro fuori per caricare la legna”.
«Bravo cavallino vola!» Questo cavallino è una favola, vola diritto come un fuso, “altro che tirare da una parte”, penso.
Arriviamo al ruscello senza inconvenienti. Io che tengo leggermente le redini, al resto pensa tutto lui. Sto per estrarre la bacchetta per caricare il legname quando lui, attirato dall'acqua, atterra per bere…
«Cavolo!! Ma tutte a me capitano!! Ehi cavallino dei miei stivali!» lo strattono «noi abbiamo una missione da compiere! Prima il dovere poi il piacere!» Ma lui sembra non preoccuparsi dei miei goffi tentativi di dissuasione.
Rassegnata, carico la legna con la bacchetta, mentre lui si abbevera. Finalmente il lavativo ha deciso di partire e, cogliendomi di sorpresa, con uno strattone che mi fa perdere l’equilibrio, mi manda a sedere con un brusco movimento che non fa bene al mio deretano. Me lo sto massaggiando, mentre lui, bello bello, come se nulla fosse, vola verso la meta di ritorno.
Finalmente sono vicina.
Mi preparo per l’operazione di scarico al centro del cerchio, vicino ad un  impettito nano Ercole che dall’alto della sua imponente statura, si fa per dire, con le braccia conserte, mi sta attendendo.
Ma, perdindirindina! Questo cavallo, tira paurosamente a destra!” Sono così impegnata a correggere la corsa con le redini che non posso estrarre la bacchetta come invece  mi ero preparata a fare.
“Per il corno di unicorno! Come faccio? Devo cantare. Accidenti, accidenti … Sono troppo vicina. Cavolo, Cavolo..” Proprio che “Cavolo!” Il mio canto si trasforma in un mezzo Caa (Cavolo) e un mezzo Ccaa (del comando Riicaa: Scarica). Così, mi esce un suono che è simile a:
«Caaccaa…» mentre tiro le redini. Il cavallo che fa?... Ma caga! … Sì avete capito bene, evacua i suoi escrementi al centro del cerchio mentre la legna resta sul carretto! 
Il mio cavallino, soddisfatto dell’ordine eseguito, decide di fare un volo sopra ai miei compagni che faticano a trattenere le risate, anzi non le trattengono proprio.
Lo sguardo di Ercole non è severo, è schifato e arrabbiato. L’urlo dell’istruttore mi arriva alle orecchie come uno schiaffo.
«Melissa!! Il canto è Riicaa non Caaccaa!!»
Il puledro nel sentire i due comandi, non sapendo cosa fare scarica la legna e contemporaneamente caga all'interno del cerchio. Ora tutti si tengono stretti la pancia dal gran ridere, mentre un nano infuriato e indignato urla:
«Silenzio! Silenzio! Ma che succede? Ma quando mai un cavallo risponde al canto di un nano. Basta, ho detto basta!» Senza ottenere un grosso risultato.
Beh, non c’è che dire, anche oggi mi sono fatta notare.