giovedì 30 aprile 2015

PRIMO MAGGIO



PRIMO MAGGIO 


To!!! Ieri vado a fare la spesa e al supermercato vicino a casa, e... alla cassa insieme al resto mi regalano questo libricino... 



"I miei primi PRIMO MAGGIO" scritto da Maurizio Landini e Umberto Romagnoli, con l'intento di spiegare ai bambini cosa si festeggia il primo maggio e perché.
Trascrivo l'ultima parte del libro:

"LA REPUBBLICA ITALIANA
E' UNA REPUBBLICA
FONDATA SUL LAVORO"

SIAMO ALLORA, TUTTI INSIEME,
UNA REPUBBLICA, UNA SOCIETA', UN PAESE,
DI LAVORATRICI E DI LAVORATORI,
DI CITTADINE E DI CITTADINI.

SIAMO CITTADINE E CITTADINI SE SIAMO LAVORATRICI E LAVORATORI, MA VOGLIAMO ESSERE CITTADINE E CITTADINI ANCHE NEL LAVORO.


EPPURE IN TANTI NON LAVORANO.
IN TANTI LAVORANO VENENDO SFRUTTATI.
IN TANTE FANNO LO STESSO LAVORO CHE FANNO I LORO
AMICI E COMPAGNI
MA VENGONO PAGATE MOLTO MENO DI LORO.

IN TANTE E IN TANTI
NON FANNO IL LAVORO
CHE AVEVANO SOGNATO.

E' PER QUESTO, E FORSE PER ALTRO ANCORA,
CHE IL PRIMO MAGGIO STAI A CASA DA SCUOLA;
PER TUTTE QUESTE PERSONE E' FESTA.

PER RINNOVARE IL RICORDO
DI TUTTE LE LAVORATRICI E I LAVORATORI
CHE HANNO AVUTO IL CORAGGIO E LA FORZA
DI LOTTARE PER DIRITTI CHE ORA SONO ANCHE I TUOI,
STAI A CASA DA SCUOLA.

ED E' ANCHE LA TUA FESTA PERCHE'
ANCHE TU AVRAI UN LAVORO E SARAI UNA LAVORATRICE O UN
LAVORATORE.

E' ANCHE LA TUA FESTA PERCHE'
I DIRITTI CHE LORO HANNO OTTENUTO, SARANNO ANCHE I
TUOI, E LI DOVRAI DIFENDERE.

E' ANCHE LA TUA FESTA PERCHE'
MAMMA E PAPA' OGGI NON VANNO AL LAVORO E
STANNO A CASA CON TE.

Il libro è scritto tutto in stampato maiuscolo, in genere è quello che viene insegnato per primo ai bambini, non so se la scelta è stata voluta, ma io nel leggerlo l'ho apprezzato anche per questo.
Chiudo questo post sul PRIMO MAGGIO con una filastrocca di Gianni Rodari

GLI ODORI DEI MESTIERI

Io so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d'olio la tuta dell'operaio,
di farina sa il fornaio,
sanno di tera i contadini,
di vernice gli imbianchini, 
sul camice bianco del dottore
di medicina c'è un buon odore.
I fannulloni,strano però, 
non sanno di nulla e puzzano un po'. 

Buon Primo maggio a tutti.

lunedì 27 aprile 2015

Le foglie



LE FOGLIE

E' meraviglioso il risvegli della natura. E' una domenica tranquilla che invita al riposo e alla lettura, sdraiata sul letto leggo con la finestra aperta. Un rilassante sottofondo musicale, cattura la mia attenzione, e mi fa alzare gli occhi dalla pagina. La chioma dell'albero fuori dalla finestra canta... sì canta, le sue foglie mosse dalla brezza lieve cantano in coro assieme al cinguettio degli uccelli; come tanti piccoli foglietti leggeri appesi ai rami, foglietti di carta velina verdi, che frusciano al vento e cantano il loro inno alla vita. La natura si risveglia dopo il lungo inverno. questo basta a farmi fantasticare... 


Sarebbe bello abitare lì, sull'albero come nel film Avatar o... come gli elfi dei romanzi di Christofer Paulini,  ricordo solo il titolo del primo Eragon...


Sig... oggi è lunedì e piove...


Aug... costretta in casa  con bisnonna Uffa che sbuffa come un mantice...


Vabè!!! Le faccio una camomilla e io mi prendo un caffè, però... i miei alberi... anche bagnati continuano a farmi sognare...


Un saluto elfico:
Buona e radiosa giornata e che il sole splenda dentro di voi.

sabato 25 aprile 2015

Sognando sulla cartina del "Il Signore degli Anelli"...



Sognando sulla cartina del
IL SIGNORE DEGLI ANELLI 
(John Ronald Reuel Tolkien)


Questa settimana Marco Lazzara ha creato un simpatico meme: scrivi la prima frase dei tuoi 10 libri preferiti e tra i suoi c'è IL SIGNORE DEGLI ANELLI, a farmi scoprire il bolg è stato Spartaco Mencaroni, che partecipando al meme lanciato in rete, ha fatto bravo, bravo, l'elenco dei suoi 10 libri belli, belli e... cosa c'è tra i suoi... ma IL SIGNORE DEGLI ANELLI.
Waww... piace anche a me! 
Vabè! 
Tra quelli che leggono il fantasy siamo in parecchi ad amarlo. Questo libro ha fatto storia anche tra i non addetti al genere e ormai fa parte della letteratura, da qui tutte le disquisizioni se è un libro di sinistra, un libro di destra ecc.; questi discorsi a me poco importano, io so che mi piace, punto e basta.
Inutile scriverlo, Tolkien mi fa sognare e quando nel mio racconto per bambini "Melissa e la nuvola" descrivo gli Habbet, sono loro, gli Hobbit di Tolkien.
Nel mio racconto le loro abitazioni non sono più dentro la terra, ma sono graziose casette con il giardino davanti, sono un tantinello più bassi, hanno un grosso alluce nel loro piedone, si sa dopo tante ere passate un po' si sono modificati; anche il loro nome si è modificato, sono cambiate le vocali.
Ora ci sarà il povero Tolkien, che si starà rigirando nella tomba dal disgusto e dallo sconforto, e penserà... come sono caduto in basso.
Caro Tolkieng, tu ci hai fatto sognare? Perciò, fattene una ragione se qualcuno ti ha trasportato nei suoi bislacchi sogni, e poi scusa, il mio è un libro per bambini e non per ragazzi, non posso certo usare una prosa forbita? 
Vabè!!! Lo ammetto, mi piacerebbe avere il tuo tipo di scrittura e la tua fantasia, ma devo farmene una ragione non ce l'ho, perciò se non ti dispiace, prenditi una camomilla e riprendi il tuo sonno nella tua tranquilla tomba.

Trascrivo qui, non la prima frase DEL SIGNORE DEGLI ANELLI, io non partecipo al meme di Lazzari, lui mi ha solo fatto scattare l'idea di riprenderlo con piacere in mano e di copiare qualche pezzo qua e là dal romanzo. Ne ho scelti tre dal primo libro La compagnia dell'Anello (il tomo è un trittico).

IL 1° pezzo è del prologo DEL SIGNORE DEGLI ANELLI, e descrive le caratteristiche fisiche e le doti degli Hobbet  

Tratto dal prologo

A proposito degli Hobbit

Il popolo degli Hobbit è discreto e modesto, ma di antica origine, meno numeroso oggi che nel passato; amante della pace, della calma e della terra ben coltivata, il suo asilo preferito era una campagna scrupolosamente ordinata e curata. Ora come allora, essi non capiscono e non amano macchinari più complessi del soffitto del fabbro, del mulino ad acqua o del telaio a mano, quantunque abilissimi a maneggiare attrezzi di ogni tipo. Anche in passato erano estremamente timidi; ora, poi evitavano addirittura con costernazione «la Gente Alta», come ci chiamano, ed è diventato difficilissimo trovarli. Hanno una vista ed un udito particolarmente acuti, e benché tendano ad essere grassocci e piuttosto pigri, sono agili e svelti nei movimenti. Sin dal principio possedevano l’arte di sparire veloci e silenziosi al sopraggiungere di genti che non desiderano incontrare, ma ora quest’arte l’hanno talmente perfezionata, che agli Uomini può sembrare quasi magica. Gli Hobbit, invece non hanno mai effettivamente studiato nessun tipo di magia; e quella loro rara dote è unicamente dovuta ad una abilità professionale che l’eredità, la pratica, e una amicizia molto intima con la terra hanno resa inimitabile da parte di razze più grandi e goffe.

   Tratto dal 
capitolo 1
Una festa molto attesa.
«Tienilo tra il pollice e l’indice e guardalo da vicino!», disse Gandalf.
Frodo fece come diceva lo stregone, e vide delle linee finissime, più fini di quella della più esile penna d’oca, tutto intorno all'anello, sia all'interno che all'esterno: linee di fuoco che parevano formare  le lettere di un flusso di parole. Brillavano estremamente luminose ed incandescenti, eppur remote, come se scolpite in abissali profondità.
«Non riesco a leggere questa scrittura di fuoco», confesso Frodo con voce mal ferma.
«No», disse Gandalf, «ma io sì. Le lettere sono elfiche, scritte alla maniera arcaica, ma la lingua è quella di Mordor, che non voglio però pronunziare qui. Ti dirò semplicemente cosa vuol dire più o meno nella lingua Corrente:
Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.

«Sono solo due versi di un antichissimo poema della tradizione elfica:

Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle loro rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende.
Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
Nella Terra di Mondor, dove l’Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli, Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli, nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende».

Si interruppe per qualche secondo e poi disse con voce lenta e greve: «Questo è l’anello sovrano, quello che serve per dominarli tutti. E’ quell'Unico Anello che egli perse molto tempo fa, affievolendo di parecchio la propria potenza. Lo desidera più di qualsiasi altra cosa al mondo, ma non deve mai riaverlo».
Frodo rimase muto ed immobile. Il terrore, giganteggiante come una nuvola nera sorta ad est per inghiottirlo, sembrava stringerlo in una morsa. «Quest’anello!», balbettò.«Ma come è possibile che l’abbia io?».

Capitolo XII Fuga dal guado

Il rumore si avvicinava rapidamente con un leggero clippety-clippetty-clip. Ma poi debole e fioco, come trasportato dalla brezza, giunse alle loro orecchie un tintinnare di campanelli che squillassero lievi.
«Non si direbbe il cavallo di un cavaliere Nero!», disse Frodo, ascoltando attentamente. Gli altri Hobbit, pur acconsentendo speranzosi, rimasero diffidenti. Erano ormai abituati da lungo tempo a temere, e qualsiasi rumore insolito pareva malefico ed ostile. Ma Grampasso era curvo in avanti, chino verso terra, con una mano all'orecchio e uno sguardo raggiante sul viso.
La luce stava scomparendo e le foglie dei cespugli frusciavano dolcemente. Adesso i campanelli trillavano squillanti e vicini, ed i piedi trotterellavano allegramente clippety-clip. D’un tratto apparve un bianco cavallo che correva veloce, risplendente nelle ombre del crepuscolo. La sua bardatura scintillava e sfavillava come tempesta di gemme brillanti simili a stelle vive. La cappa del cavaliere sventolava dietro ed il cappuccio ricadeva sulle spalle; i capelli dorati ondeggiavano al vento. A Frodo parve che una luce bianca emanasse dalla figura e dalle vesti del cavaliere.
Grampasso saltò fuori dal nascondiglio e si precipitò giù verso la Via, balzando attraverso le eriche con grida festose; ma già prima che si muovesse o chiamasse, il cavaliere aveva tirato le redini e si era fermato, volgendo lo sguardo verso i cespugli ove essi si trovavano. Vedendo Grampasso, smontò da cavallo per corrergli incontro gridando: Ai na vedui Dunadan! Mae govannen! Il suo linguaggio e la voce limpida e squillante dissiparono gli ultimi dubbi: il cavaliere apparteneva alla Gente Elfica Nessun altro del vasto mondo aveva una voce così bella e soave all'udito.

Mi fermo qui, la storia è carica di personaggi e avventure in luoghi remoti e terribili, episodi d'inesauribile allegria, segreti paurosi che si svelano a poco a poco, ci sarebbero troppi pezzi che amo da trascrivere, ma soprattutto lascio a chi non lo ha ancora letto o visto i 3 film della trilogia. il piacere di scoprirlo.

Aaaaa... 
come vorrei avere la sua prosa,
ma la sua prosa non ce l'ho
una ragione ne farò! 

Ma nulla mi impedisce di sognare là in quelle terre sconosciute.
Nella mia edizione c'è anche la cartina... Quanto ho sognato guardandola e quanto ancora sogno...


La contea di Frodo


La terra di Mordor  dell'Oscuro Sire dove l'ombra scura scende...


Gran Burrone, terra della Gente Elfica


Ed in fine il mio fedele compagno di sogni...


Il mio gattone Cesarone.

lunedì 20 aprile 2015

IL RISVEGLIO



IL RISVEGLIO
 risposta al concorso
BOOMSTER AWARD 2015

Il ritorno non della bella, ma della nonna addormentata.
Sono tornata dal mio stato di letargo o dormiveglia comatoso.
Per questo risveglio, devo ringraziare Renato Mite scrittore del libro Apoptosis, che è un ragazzo dolce e gentile come il suo cognome, conosciuto qua nei meandri di internet QUI.
Renato mi ha menzionato e tirato in ballo con il premio BOOMSTER AWARD 2015 creato da Grazia Gironella, che potete leggere QUI con le semplicissime regole.
Il lontano 6 aprile 2015 Renato di me ha scritto:
Donna adulta, con la testa sulle spalle e la capacità di mantenere viva la bambina che è in lei, in un connubio che le permette di rendere questo mondo più allegro,insomma un esempio da seguire.

"Per il corno di unicorno!" (come direbbe Melissa il personaggio del mio romanzino per bambini mai pubblicato).
Mi raccomando non seguitemi, non imitatemi, perché sono un’emerita pasticciona, Renato ha semplicemente voluto abbindolarmi per coinvolgermi in questo concorso non concorso o come cavolo lo si voglia chiamare. 

la domanda è:

SE DALLA VOSTRA VITA SPARISSE LA PASSIONE PRINCIPALE, CHE SIA LA SCRITTURA O ALTRO, COSA ACQUISTEREBBE SPAZIO? IN ALTRE PAROLE QUAL E’ LA VOSTRA PASSIONE IN SECONDA?


Con i miei lunghissimi tempi rispondo, il ragazzo era stato avvisato, che avrei risposto con i miei passi lenti da nonna.
Chi ha detto o sostiene che i pensionati si annoiano o non sanno come riempire le giornate?
Per me dipende da quanta carne la suddetta pensionata, mette alla brace, o gliene fanno mettere. Ma soprattutto se io, pensionata, ogni tanto so dire un sano NO, ad associazioni in cui bazzico e mi trastullo, e alla figliolanza; in questo momento ad esempio una figlia è momentaneamente con tutta la famiglia, a casa mia. Il momento, che teoricamente, doveva essere per un mese, praticamente si è trasformato in tre. La loro casa nuova, non è ancora pronta, la situazione non annoia anzi... quando ci sarà di nuovo un po’ di calma, avrò diversi episodi divertenti da raccontare.  
Nella mischia c’è anche mia mamma, che alla veneranda età di 97 anni, sa trasformarsi da dottor Jekylla mister Hyde. La mattina con sguardo serafico chiedendoti “Faccio arrabbiare? Sono stata brava?”, facendomi sciogliere, la notte, urlando a squarcia gola “AAAAAAAAAiiiiiii!!!”
Così tu cadi dal letto e ti precipiti, ma lei sembra dormire, allora in punta di piedi te ne e torni beata verso la tua camera da letto quando si ode un altro “UUUUUUU!” Che fai?... Torni indietro e le massaggi la schiena mentre lei ti dice “Muoiiooooo.” Tu la rassicuri che no, no, non muore, e lei “E’ la mia ora?” Al che le dici che no, non è la sua ora, e le chiedi dove ha male, ma lei non lo sa dire, e risponde con voce contrita “Vai a letto, vai a letto”. Le ridai la buona notte, e speranzosa ti corichi, ma appena spegni la luce lei urla “HO FAME!”
Giuro che sbatterei la testa contro al muro, ma nel catapultarmi di nuovo giù dal letto, mi inciampo, nel sornione e furbacchione gattone Cesarone, che mi è venuto incontro sperando sia già ora di croccantini, così, visto che saltello già, non penso più a sbattere la testa.
A cena ho dovuto supplicare la bisnonna Uffa (se volete sapere perché la chiamo così leggete QUI) per fargli deglutire qualcosa.
Ho provato con i tortellini, che ha divorato il nipotino di 5 anni, con il polpettone, il formaggino, le zucchine trifolate, passando dal prosciutto, arrivando a proporle una frittata… poi guardando lo sguardo perso e disperato dei restanti famigliari, che nell'ascoltare me e lei, sono prossimi a tagliarsi le vene, desisti dal proporre altro e ti accontenti di 6 cucchiai di minestra di verdura e… ORA URLA CHE HA FAME?????!!!!
Va bé…  alziamoci e facciamogli una camomilla chissà… quasi, quasi, la prendo anch'io.
Così oggi un po’ assonnata e prima che arrivi a casa la birba di 5 anni da scuola, senza altri impegna extra casa tipo, gli Incantastorie finalmente rispondo.
A proposito, non ho avuto tempo di scrivere le favole scelte e lette giovedì in FAVOLE A MERENDA, questa volta erano 4 favole in rima.
Sono cominciate anche le letture nelle varie classi elementari, tra cui una lettura sulla rabbia, richiesta dalle due insegnanti di una classe. Ero un po' intimorita da questo tipo di lettura, invece è andata benissimo. La scelta dei materiali è veramente ampia perciò cercare, recuperare i libri se non sono nella nostra biblioteca comunale, leggere, scegliere, concordare, aggiustare, provare ecc. richiede sempre più tempo.
Ma bando alle ciance, torniamo  al post incriminato e alla domanda specifica scritta in alto, se sparisse la passione principale "la scrittura" cosa sarebbe?
Ma ovvio sarebbe la lettura… ma da quel che ho capito è da escludere qualsiasi cosa inerente a…
Bè, allora vi dico che da giovane ho desiderato moltissimo viaggiare, ma sposandomi presto (21 anni) e avendo avuto subito due figlie nel giro di breve, ho sempre fatto viaggi comodi e famigliari. Qual cosina comunque ho visto e fatto in determinate occasioni.
Viaggiare è la cosa su cui, non ci ho ancora messo sopra del tutto una pietra, ora con la mamma così anziana non mi arrischio ad andare troppo lontana, ma un domani chissà? Forse con la zanetta (ovvero “bastone” detto in bolognese) un domani ricomincerò.
Comunque vada, non sono pentita delle mie scelte di vita, per cui vi stupirò dicendo che ciò che ho fatto e sto facendo tutt'ora, prendermi cura dei miei cari, coltivare le mie passioni che bazzicano intorno hai libri e all'infanzia (per dindirindina è vero i libri e le letture non vanno menzionate), al vivere un po’ sugli Appennini Modenesi in estate in mezzo alla natura, e in pianura in inverno, è ciò che amo fare.
Durante le estati mi dedico al restauro di mobili vecchi, senza nessun valore che finiscono per arredare la catapecchia montana, amo fare foto alla natura con una normalissima macchina digitale senza pretese, aiutare mio marito nell’orto, ascoltare musica, sempre e comunque.
Durante l’inverno, vedere film, andare a teatro,  vedere mostre, e poi smetto perché le cose che mi piacciono, voglio fare e faccio, sono veramente tante.
So che sono una picciol cosa, ma sono in pace con me stessa.
Mi rendo anche perfettamente conto, che questo stato di piacevolezza e di sicurezza in cui mi trovo, è proprio dettato dal non dover più lavorare, dal non dover più dimostrare la valenza e la bontà del mio lavoro, insomma al doversi guadagnare il pane sentendoti coinvolto e innamorato di ciò che stai facendo.
Quando lavoravo, ho sempre amato far parte di un buon gruppo, dove si attuava sperimentazione,  partecipando a qualcosa di stimolante e nuovo. Questa ricerca spesso generava ansia da prestazione e “scornamenti” vari per incomprensioni, a volte con istituzioni, a volte con colleghe di altre scuole che battezzavano il tuo gruppo come “le solite fanatiche” ecc.
Bè! Sono sincera un po’ mi manca, l’essere in pasta, avere l'andrenalina dell’attività, che viene riconosciuta a livello lavorativo e sociale, però so di avere nel mio piccolo e nel mio campo in definitiva già dato, e ora posso andare davvero, dove mi porta il cuore il bisogno e l’interesse, senza dover chiedere permessi o pestare i piedi a nessuno.

Ora devo scegliere a chi passare la palla
Comincio con:
1)      RENATO MITE che mi ha coinvolto e che spesso leggo sempre molto volentieri, ovviamente lui non deve più rispondere.
2)      Anfor-hà! Questo ragazzo ancora poco conosciuto, mi ha conquistato con i suoi post, se volete leggere un suo racconto breve ma significativo cliccate: anforha.blogspot.it/2015/04/roba-da-negri.html
3)      Enrico Aldobrandi del blog La conquista dell’emozione. Ha scritto e pubblicato un libro “La bellezza contenuta” il suo primo capitolo lo potete leggere QUI. Il suo primo racconto che ho letto e che mi ha stregato è Granelli, per leggerlo cliccate QUI. Non credo partecipi a questi concorsi, però mi faceva piacere farvi leggere qualcosa di suo
4)      Viviana Re Fraschini del blog La mia vita aspettandoti… Questa mia amica, ha il dono di rendere semplice e chiaro il più difficile degli argomenti, con un tocco quando si può di ilarità. Parla della sua fede in Dio, la fede l’ha aiutata a vedere capire e sorridere alla vita in modo diverso, nonostante le mancanze e i forti dispiaceri che ha dovuto superare.
5)      Nella Corsiglia, del blog Rock Music space che della sua passione ne ha fatto il suo lavoro, facendo la corrispondente musicale. I sui post sono un misto di informazioni molto professionali sui vari cantanti o musicisti, ma sempre conditi con aneddoti e esperienze a volte davvero esilaranti di Nella.
6)      Beatris, del blogs Beatris ClicK  ritengo che Beatris dello scrivere ne ha tutte le qualità, lo usa  per commentare le sue bellissime immagini, ma la sua prosa sa farti vivere quell'attimo scattato.
7)      Lisa Agosti del blog deagostibus, scrittrice, che straammiro. Leggete “Io viaggio leggera”, l’intervista che le hanno fatto cliccando QUI e capire. Lisa ha scritto un libro che sta riordinando e correggendo. Lei  è una delle prime persone che ho incontrato e che mi ha fornito e mi fornisce tuttora qualche consiglio sul blog, consigli che per mia imbranisia e incompetenza, non sempre riesco  mettere in atto. Cara Lisa, forse ti hanno già tirato in ballo con questa domanda, se è così non considerarla.
8)      Blooghidee della community Blogger an Blog- Add your che aggrega moltissimi blog. Scrive in due blog : il 1°Illustraidee e il 2°bloggidee.Com, per blog neonati (io di sicuro dei suoi consigli ne ho bisogno). Anche lei ama cimentarsi nella scrittura e spesso raccoglie le sfide dai vari blogger, soprattutto quelle lanciate dal Coniglio mannaro.
9)      Spartaco Meccarone del blog Il coniglio mannaro. Be’ qui come scrittura si vola alto, e per me è stata una vera sorpresa trovarlo tra gli iscritti al mio blog il 5 gennaio, sono andata alla ricerca della sua risposta al ringraziamento che gli avevo inviato in forma privata, perché la ricordo con molto piacere, Spartaco perdonami ma la trascrivo:
 Che onore ho visto che ti sei iscritto al mio blog di scrittrice super imperfetta. Grazie
Risposta: L’onore è mio sul web c’è tale abbondanza di scrittori –che si ritengono perfetti- (ciò che c’è tra le lineette, era cancellato dalla riga, nel blog non si può fare) che quando si trova un autentico imperfetto non va lasciato scappare :D
Un saluto anche dal coniglio mannaro
10)  Il Cavaliere oscuro, del blog omonimo, che spesso passa a leggermi e da vero cavaliere errante gira per il web  a raccogliere informazioni e scrive avvenimenti degni di essere letti. ( giuro che  non so perché è venuto scritto diverso e non è allineato, nell'originale lo era: Booo!! Ho provato ad aggiustarlo, ma come mio solito non ci sono riuscita NONCELAPOSSOPROPRIOFARE) 

venerdì 10 aprile 2015

28) MELISSA E LA NUVOLA

LA PARTENZA

Un abbattuto Nino era allo scalo Mondo Bosco delle Astronuvole, dove ero atterrata al mio arrivo. Lo rassicurai.
«Dai su, torniamo solo nel Dilamondo, non andiamo mica alla morte!»
«Già, ma tu lo sai come mi chiamano là?»
«No».
«Nino il nano, sì, Nino il nano, ma non perché sono del grandioso popolo dei Nani, no! Lo dicono deridendomi. Hai capito?…. Nino nano, stupida gente!» Mi rispose arrabbiato, ma poi si corresse «Beh, non tutti, solo i compagni più deficienti». Ehloro vicino a noi non poté far a meno di sentire.
«Nino mi dispiace di vederti così giù». Lo zio di Nino, Gnognò, scosse il capo dispiaciuto.
«Gli dico sempre che non conta l’altezza, ma il valore di una persona, ma quando va di là non sente ragione». Sottolineò con orgoglio «non capisce che noi nani siamo una grande razza». Ehloro annuì.
«Ha ragione tuo zio. Tu non ti accetti. Il primo che deve imparare a stare bene con te, sei tu. Tu non ti accetti per quello che sei. Non sai ciò che io vedo in te. Diventerai una persona di valore. Ma questo succederà solo se saprai superare la rabbia che c’è nel tuo cuore. Non tutti hanno comportamenti intelligenti nei nostri confronti. Se non fosse per l’altezza, sarebbe un’altra cosa. Io, per esempio, da piccolo ero chiamato Scopa, perché ero alto e magro. Se tu riuscirai ad accettare la tua altezza, per quello che è,  la tua magia esploderà positiva, e tu avrai un ruolo molto importante nel nostro mondo. Fa attenzione, perché il rancore trasforma la magia in  malvagità».
Ero vicina a lui e ascoltavo. Non compresi tutto il discorso.
Certo che questi elfi quando parlano sono un po’ complicati”. Capii che Nino sarebbe stato una grande persona, ne ero certa e ne fui felice.
Ehloro si girò verso di me, come per continuare il discorso, ma mi guardò negli occhi e si bloccò.
Ora che ci penso nessuno ha commentato i miei apprendimenti … Credo di aver creato una discreta confusione … Forse l’unica ad aver fiducia sulle mie capacità è fata Rosa, che si ostina a credere che alcune mie imprese, Misotis e il Roliopet, non siano state solo un fortuito caso.
Allo scalo c’era parecchia gente che era venuta  a salutarci; Chicco con la sua mamma Dolcetta accompagnati da Cantinello, con loro era voluto venire anche Spiga, c’era Fata Papaver con gli occhi rossi, Aron le teneva un braccio sulle spalle, mia zia, invece, era già partita il giorno prima e mi aspettava a casa.
Il viaggio di ritorno lo facevo con Gnognò.
Nino era con il suo accompagnatore nano che, Cavolicchio! Aveva ragione il mio amico, era davvero un nano ingrugnato.
C’era la famiglia di Ferruccio al completo. Centaura ripeteva ogni tre secondi:  
«Non ti scordare di me. Ti aspetto per la prossima vacanza». Un pensiero con un'immagine mi attraversò la mente, ero io che tornavo con un mazzetto di fiorellini nontiscordardi me per Centaura, sul mio viso si dipinse un sorriso ebete.
Vito era con Ehloro, sembravano imbarazzati tutti e due. Nel suo viaggio di ritorno sarebbe stato accompagnato da Aron.
“Percepisco… ma che dico, io non so leggere nella mente, diciamo che credo che il mio amico si sia affezionato a questa famiglia che non sapeva di avere”.
Vito mi ha raccontato che è contento di tornare a casa, anche se ammette che è stata l’estate più bella e interessante che abbia mai passato. Mi ha anche confessato che è contento di vedere i suoi genitori adottivi, anche se sono separati. In definitiva se loro non si amavano più, non avevano certo smesso di amare lui. Nel Dilamondo sono tanti i ragazzi con i genitori separati e aveva concluso:
«Cercherò di barcamenarmi come gli altri».
Io, Vito, Nino e i nostri accompagnatori entrammo nell’Astronuvola. Tutti ci salutavano, riparati sotto la pensilina. Salivamo gli scalini di panna montata bagnati come pulcini, salutando con la mano.
Nella stanza di evaporazione, dato che sapevo come funzionava, mi ero portata una spazzola per i  miei capelli dritti come spaghetti. Vito e Nino  si asciugarono in un attimo così io, che ho i capelli lunghi, uscii  per ultima.
«Ma che hai fatto ai capelli, sembri un istrice!» Esclamò Vito, appena mi vide.
“Santa puzzola!” Uno specchio mi rimandò la mia immagine, con i capelli sparati in tutte le direzioni fuorché quella giusta, soprattutto la frangia. “Va beh! Forse è meglio se mi faccio la coda di cavallo”. Pensai, e rimediai velocemente. Così lo specchio mi rimandò l'immagine di una bambina con la coda e un buffo spennacchio sulla fronte, sbuffai rumorosamente, noncelapossofare, non sarò mai perfetta come Vania la Tosa. 
Ci sedemmo ad un tavolino ovale e ci facemmo portare un fragola menta montato. Mi venne spontaneo chiedere a Vito:
«Ma dove gli dirai che sei stato per due mesi?» mi riferivo ai suoi genitori adottivi. Lui mi capì immediatamente, e rispose:
«In campeggio».
«Dici che non si sono accorti di nulla?»
«No, no, gli abbiamo telefonato tutti i giorni».
«Davvero? E come?»
«Telepaticamente, con l’aiuto di Ehloro. Loro non lo sapevano, credevano che usassi il telefono».
«Ma scusa che gli raccontavi?».
«Ehloro mi ha consigliato di non raccontargli del mondo magico, ma solo delle mie attività sportive. Sì, ad esempio, dovevo evitare di raccontare che per tirare le frecce uso la voce. Però ti dirò che togliendo la magia non ho dovuto inventare nulla. Gli raccontavo dell’equitazione, e anche dei miei amici, di voi». Io e Nino ci guardammo «Sì di voi» continuò lui tranquillo, mentre si gustava il suo fragola menta. «Ho solo taciuto alcune cose. Sanno che mi sono divertito molto, e che ho avuto come insegnanti  Ehloro e Allo, che io ammiro molto. Sanno che loro, si sono affezionati a me. Sai, si sono anche parlati. Ehloro gli ha raccontato che sono portato per l’arco e per l’equitazione, così ha chiesto loro se ogni tanto posso allenarmi nel centro sportivo più vicino a casa, per poter partecipare ai campionati o di equitazione o di tiro con l'arco, che ci saranno in U.S.A.; così quest’inverno potrò rivedere mio nonno e mio zio, come allenatori. Ovviamente l’arco è un pretesto, perché nel Dilamondo non potremmo certo usare la voce no?» Ci guardò per aspettare un assenso, ma Nino intervenne:
«Beato te, sei fortunato ad avere un nonno così attento. Lo zio, viene solo quando c’è  il ricevimento dei professori. Dovreste vederlo come si concia. Con i pantaloni che usano di là deve fare tanti di quei risvolti, che i piedi, sembrano due ciambelle».
«Oooh, di che ti lamenti? Io ho mia zia che, senza magia, è una vera frana!». Tutti e due mi guardarono, esclamando:
«Ma va!!!» Io non risposi e calò il silenzio
Pensai: “Ma va, ma va. Vorrei vedere loro cosa farebbero, quando, per abbracciarti, lascia andare la sporta della spesa, mentre tutto il contenuto si sparge rumorosamente per terra … Secondo voi, cosa pensate che facciano i mie compagni?... Naturalmente sghignazzano”.
Ognuno di noi finì la propria bibita pensando ai suoi guai.
Tornavo a casa senza sapere se appartenevo agli elfi o alle fate.
Nino scese per primo, non lo avevo mai visto così abbattuto. Vito gli diede una pacca sulla schiena. Io lo abbracciai e gli sussurrai:
«Tieni duro». Lui si divincolò.
Cavolo! Inutile. E’ sempre stato maledettamente orgoglioso, mentalmente mi sembrò di percepire la voce di Vito che diceva, “Senti chi parla!”
La seconda a scendere con Gnognò fui io.
La zia mi stava aspettando a casa.
Vito e Aron, furono gli ultimi.
«Al prossimo anno!» Mi urlò Vision, mentre imboccavo il tunnel di uscita. La sua voce mi rimbombava ancora nelle orecchie, quando mi ritrovai con il naso schiacciato contro la quercia di casa mia. Sulla porta mia zia mi attendeva con il grembiule impolverato di farina.
“Chissà cosa stava combinando!? Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia”. Non feci in tempo a  formulare questo pensiero che mi resi conto che tornavo a casa volentieri, intanto Isotta si strofinava nelle mie gambe ronfando rumorosamente.
“Perdindirindina! Quest’anno ne avrò delle belle da raccontare ai miei compagni! C’è da far schiattare dalla invidia anche Carlo Rossi!”. Affiora sulle mie labbra un sorriso serafico, quando Agnese e Gnognò mi dicono in coro:
«Gai a te se racconti del mondo Magicogiga,  la maggior parte dei tunturlini ti prenderebbero per pazza. Serba i ricordi di questa estate per te». Un secchio di acqua fredda mi avrebbe dato meno fastidio.
“Che delusione! Beh, forse qualcosa a Valentina posso raccontare, però non lo dico alla zia”.


RICOMINCIA LA SCUOLA

La maestra Nunzia ci ha dato un tema davvero molto, ma molto originale -Descrivi le tue vacanze-…. “Santa puzzola!… Che racconto?!”
SVOLGIMENTO:
Sono stata prima in campagna, poi in montagna. Ho visto un lago con una cascata davvero grande e rumorosa. Sono andata un giorno al mare. Ho conosciuto gente nuova e ho fatto nuove amicizie.
Mi sono molto divertita.

GIUDIZIO di Nunzia:
Tema corto e banale.

FINE 

venerdì 3 aprile 2015

27) MELISSA E LA NUVOLA

FESTA DI “FINE ESTATE”

Dove si poteva tenere la festa di Fine Estate? Ovviamente nel paese delle Fate e dei Maghi! Le loro feste sono le più spettacolari.
Questa volta ero meno sorpresa nel vedere Maghi e Fate parcheggiare  tutti quei calessi provenienti dai vari paesi. Inutile, per me non era più una novità, ma restai comunque a bocca aperta… nessuno fiatava… tutti erano in religioso silenzio mentre venivano trasportati con il proprio mezzo in un ordinato parcheggio in mezzo ad un campo adiacente al paese.
Perdindirindina! Entrata nel Villaggio Fiorito, la confusione di gente, colori, risa e banchetti con ogni leccornia mi colpì di nuovo. Chicco e Nino avevano già la bocca piena.
Vito era la prima volta che usciva dal Regno Elfico. Ehloro e Aron gli stavano ai lati come due angeli custodi.
Per il corno di Unicorno! Davanti ad un banchetto pieno di scherzi fatati, Vito aveva la bocca spalancata. Non potei che togliermi la soddisfazione.
«Ehi Vito, Attento alle rane!».
«Ma va là principessa megagalattica dei miei stivali, io non avevo la bocca spalancata!»
«Oooh, ti ho visto, avevi la bocca spalancata!»
«Non è vero!»
«Sì che è vero!»
«No che …»
Vaniatosa, gli passò accanto. Questo bastò per ammutolirlo.
«Ehi Ehi! ti sei incantato?»
«Ma che dici». Nino interruppe il nostro battibecco:
«Guardate, un gioco puzzolente!».
Vito seguì lo sguardo dell’amico. Il mago del banchetto, cominciò a spigarne l’utilizzo. Nino prese la scatola, ma Chicco urlò:
«Guarda c’è anche la ridarella».
«La che?» chiese Vito. Nino guardò la scatola interessato.
«Ma sì» continuò Chicco «la polverina ridarella, dai prendiamola» aveva uno sguardo malandrino. «Ci sarà da ridere!». Io e Centaura ci guardammo e asserimmo in coro:
«I ragazzi! Solo loro, possono fare scherzi deficienti».
«Io prendo anche il gioco puzzolente» sentenziò Nino. Il mago del banchetto, mentre i ragazzi si servivano, sorridendo disse:
«Ragazzi, lo sapete che gli scherzi si possono fare solo fuori dal salone delle danze, altrimenti i Polimaghi e le Fatevigilanti vi mettono nella sala di Decantazione?»
Oh,mamma, questa mi mancava!”
«Che cosa è la sala di Decantazione?»
«E’ quella dove vengono portati quelli che non rispettano le regole del paese».
I miei amici si erano riempiti le tasche di scherzi. Nino girava con la sua scatola sotto il braccio. Io, non so come, mi ritrovai in mano una bustina di polvere Grattina, che prometteva un prurito intenso.
«Che te ne fai?» mi domandò Centaura.
«Bhoo!». Fu la mia loquace risposta.
Arrivati al castello di fata Rosa nel salone delle danze, ci buttammo nella mischia.
La festa era degna delle fate: bibite, dolci, pasticcini, pizze; pensate persino i coriandoli lanciati in aria, se aprivi la bocca ti si scioglievano in bocca, con sapori di menta, fragola o con un delicato pizzicore della bibita brodocola che vendono qui.
La musica aveva scatenato me e Centaura. Forse il nostro stile non era aggraziato come quello di Vaniatosa, ma noi ci stavamo divertendo un mondo, la musica era molto ritmata e noi saltavamo come grilli. La perfettina Vaniatosa si muoveva in modo sinuoso muovendo anche e braccia senza scomporsi di un capello, aveva creato attorno a sé un cerchio di ragazzi che tentavano di attirare la sua attenzione. I nostri capelli, invece, erano ormai appiccicati dal sudore.
«Dai andiamo a bere e a mangiare qualcosa!» Presi per mano Centaura, dirigendomi verso un tavolo di prelibatezze. Misi in un piatto del  budino e mi diressi ad un tavolino per riposare un po’. Chicco ci raggiunse con Nanà e Ninì. Stavamo tranquillamente chiacchierando, quando arrivò Vaniatosa con un nugolo di ragazzi…
«Toh, guardate come si ingozzano le fate pasticcione e i loro pasticcion amici!» Disse sollevando una serie di risate stupide. «Ecco la corte di Melissa la frana: Nani piccoletti e insignificanti Habbet!». Le risate crebbero. Schiumavo dalla rabbia. Mi alzai precipitosamente, per ribattere per le rime, quando il mio movimento, fece cadere il mio budino sul meraviglioso vestito della fata seduta nel tavolo accanto al nostro. 
Cielo! La mia testa si ritirò tra le spalle come una tartaruga che ritira la sua nel guscio. Balbettai un «Scusi» imbarazzato e Vaniatosa finì la sua opera di diffamazione:
«Ma come Melissa, chiedi scusa invece di usare il tuo bastoncino di legno per rimediare ai tuoi pasticci?» Aveva un sorriso di scherno. Intanto la fata aveva già rimediato da sola con la sua bacchetta rispondendomi con un sorriso:
«Non fa niente, c’è una tale confusione».
Ribalbettai un «Scusi» mentre giuro che avrei voluto urlare, ma riuscii solo a dirigermi con gli occhi lucidi verso una porta di uscita.
Nel parco mi sedetti su una panchina dietro una siepe. Gli altri mi raggiunsero.
«Ma chi si crede di essere quella, la principessa sul pisello?» fu la prima cosa che disse Centaura. Ninì e Nanà erano offese e furiose.
«Oooh, come vorrei fargliela pagare a quella!» disse Chicco mentre si guardava i suoi enormi piedi quando … Dei passi e delle risate ci fecero tacere. Dall'altra parte della siepe la voce di Vaniatosa stava dicendo:
«Tu non sai chi ho visto…» Una voce femminile rispose
«Chi?»
«Melissa e la sua combriccola della corte dei miracoli».
Giuro che, se non mi avessero trattenuta, l’avrei picchiata. Chicco mi intimava con un dito di tacere, tolse dalla sua tasca la polvere Ridarella, mi venne in mente che io avevo quella Grattina… Chicco annodò un fazzoletto dietro la nuca coprendosi naso e bocca, tirò le maniche fino a coprirsi le mani, poi si infilò sotto la siepe. Rovesciò le due buste ai loro piedi, mentre noi ci tenevamo tappato il naso. Poi,  silenziosamente, ce ne andammo.
Quando Vaniatosa e la sua amica tornarono nel salone erano tutte scarmigliate e ridevano come due sciocche.
Lei e la sua amica avevano perso la loro compostezza elfica. Ogni due secondi si grattavano. Il loro ballo non era più molto aggraziato e starnazzavano come oche.
Beh! Che ci potevamo fare? Io, Centaura, le nanette e Chicco avevamo gli occhi lucidi dal ridere; ci ributtammo nella mischia della sala da ballo, ma anche il nostro ballo non era un gran ché, quando il nostro sguardo cadeva su di loro ci scappavano dei singulti di riso trattenuto, che ci faceva fare buffe pernacchie e movimenti scomposti.
Se loro non erano aggraziate, non è detto che dovevamo esserlo per forza noi.
Fu così che capii il proverbio: Chi la fa, l’aspetti.
Noi avevamo il singulto da divertimento, loro avevano il riso dello stolto.
Sul calesse, al ritorno della festa, chiesi a Nino e Vito se avevano usato i loro scherzi. Mi risposero di no.
«Oooh, voi ragazzi parlate, parlate, e poi non concludete nulla!» Centaura rincarò.
«Già, non siete come noi che abbiamo usato due scherzi in una volta…» Chicco fu molto prodigo di particolari nel raccontare l’episodio, e come al solito ci fece ridere come matti.

Gnognò, che guidava il nostro calesse, voleva sgridarci, ma  fu inutile, esordì con dei singulti che sortirono in una risata e  alla fine riuscì a dire: «Ragazzi, ihihih … non ahahahah …  fatelo ohohoh … mai ihihihih… più uhuhuhu!»