martedì 28 luglio 2015

Il racconto il "Salto" ha fatto un salto.





IL SALTO
di
Patricia Mol

Il racconto in 200 battute Il salto di Patricia Mol ha fatto un vero e proprio salto in avanti. 
Questo gioco nato per caso, tra me e Patricia, si è trasformato in una bella COMBRICOLA che, per ora, ha coinvolto già 8 blogger, con i loro diversi finali.
Tutti rigorosamente, con la semplice voglia di partecipare, senza vincere assolutamente alcunché, ma per puro diletto.
La COMBRICOLA degli spericolati partecipanti, è senz'altro stata attratta, dalla breve trama intrigante di Patricia Mol... mare, pirati, duelli, prigionieri, ma sopra tutto Sirene.
 C'è chi ha mantenuto le 200 battute e chi no, ma non erano state messe regole, solo voglia e pura fantasia.
Ecco l'elenco degli spericolati partecipanti (cliccate sui loro nomi e potrete leggere i loro finali) escludendo il mio racconto e quello di Patricia che potete leggere, QUI: 

IVANO LANDI

Bella è la COMPAGNIA, che senza anello, e proprio perché non possiede e non è alla ricerca di nessun anello, la battezzerò fin d'ora COMBRICOLA, che ci porta qui. 
Se altri si aggiungeranno, vedremo di farli salire su questa barca senza meta... 


...che vaga nel mare del Web, spensierata e biricchina, cercando compagni di viaggio nello scrivere con diletto.

Ancora grazie a Patricia Mol e un'altro a Romina Tamerici (andatela a leggere QUI) ideatrice dei racconti in 200 battute al mese, è lei che ci ha spinte a provare questa ardua impresa di scrivere questi corti, davvero corti, mini racconti...
e un Super GRAZIE ai partecipanti della COMBRICOLA degli spericolati che ci hanno allietato con i loro finali.


Ma chi se lo aspettava, anche Romina Tamerici si è unita alla COMBRICOLA  degli spericolati con il suo finale, ora siamo in 9:

Il salto 3 
(Romina Tamerici)
Più scendevano in profondità più si sentiva soffocare. 
Lei lo bacio, infondendo nei suoi polmoni un ultimo soffio di vita. 
Invano lui cercò di risalire, lei lo trascinò ad affogare negli abissi.

Troppo bello, in questo post mancava il dolce che ce lo ha fornito Nella :) del blog Rock music space.
Se prima eravamo in 9 a ballare lalligalli ora siamo 10 in dieci a ballare lalligalli :)))
il suo finale lo trovate nei commenti 
E non è finita la Combricola degli spericolati cresce ancora ed ora con Poiana del blog La natura che ci circonda siamo diventati in 11.
Il suo finale lo trovate nei commenti qui sotto :))) Bella è la compagnia opss! scusate la combricola che viaggia in allegria.

giovedì 23 luglio 2015

UN GIOCO CON PATRICIA MOL



FINALE A SORPRESA

Avviso per i blogger, non scherzate mai con Patricia Mol del blog hermioneat.blogpot.com, perché è una che 100 ne fa e 1000 ne pensa, e in un batter di ciglia l’intrepida ragazza, vi sfida a singolar tenzone.
Patricia ha scritto un bel racconto in 200 battute, con una bellissima e intrigante ambientazione.
Il suo racconto:

IL SALTO

Il sole scottava la pelle. Un tuffo e non lo avrebbe più sentito. Il trampolino era fuori di circa tre metri. Pochi passi, un salto...
Il pirata lo punzecchiò con la spada.


Così invece di complimentarmi con lei, sognante le ho scritto:

Ciao Patricia, questo racconto mi intriga… sembra un gioco che richiama la fantasia… e ora cosa facciamo capitare a questo prigioniero?...

La tenace ragazza mi ha preso in parola e ha scritto il seguito:

IL SALTO 2

L'acqua salata bruciava la pelle. Ma era il suo ultimo spasimo di vita. Si lasciò andare alla morte.
"Capitano"
Si sentì toccare il viso. Dietro ad un soave sorriso dolce e radioso. Lei! La sua sirena.

L’ambientazione continua a piacermi assai, così la punzecchio, con questa mia risposta:

Ma quale onore!!! Sì, sono contenta, grazie Patricia… però adesso la Sirena lo trasporta nel suo mondo e lui diventa un Sireno… oppure, raggiungono la terra e lei rinuncia all'immortalità diventando umana.
Sono una inguaribile romantica ^__^

Poteva mai tacere lei?
Certo che no, ed ecco che mi invita a singolar tenzone:
Scrivere ognuno di noi il finale e pubblicarlo poi, assieme, nel proprio blog.


IL MIO FINALE

ERO UN PRIGIONIERO

 Ero un prigioniero, ero un capitano, e ora raccolgo perle in questo sperduto atollo.
Non desidero altro, da quando Moa, raccoglitrice di perle, mi ha salvato.
 Dolce fu la sua visione, che fluttuava nell’acqua.

Ora andate a leggere quello di Patricia hermioneat.blogspot.com

C'è qualcuno che ha voglia di unirsi a questo simpatico gioco?...
Dai scrivete un finale del racconto il Salto, in 200 battute, che ci divertiamo.
Siate cortesi  però, se lo scrivete, avvisateci che lo vogliamo leggere


Grazie cara Patricia per aver condiviso la tua trama.





martedì 21 luglio 2015


WORD DUST 

Mi piace, questo racconto mi piace un sacco, e non posso farne a meno di condividerlo con  i pochi ma buoni,  che mi leggono.
Spartaco Mencaroni nel suo blog il conoglio mannaro, ha lanciato in rete, un'idea molto simpatica, l'inizio di un romanzo di fantascienza, chiedendo ai lettori di suggerire spunti per il continuo.
Come avrei potuto non partecipare.
Amo la fantascienza e il suo racconto mi piaceva.
In fondo da codarda qual sono, non veniva certo richiesto di scrivere il proseguo, Spartaco chiedeva solo uno spunto e al resto avrebbe pensato lui... Bé... Non sono certo rimasta delusa.
Ora mettetevi comodi, perché state cominciando la lettura, non di un racconto, ma di un romanzo in itinere.

Il primo racconto che mi ha intrigato è:

QUI

Questo è il mio suggerimento e richiesta:

Chi lo accoglierà Giambo?
Che ruolo ha all'interno della Colonia?...
O è un membro della collettività che si deve riscattare?
Potrebbe essere un militare non molto rispettoso degli ordini che vengono dati dall'alto, uno che tende a risolvere le cose a modo suo, e lo hanno spedito in una missione che nessuno è mai riuscito a portare a termine, confidando nella sua imprevedibilità umana... e se nella mente di Giambo, ora interagisse anche l'alieno per poter studiare gli umani e i loro piani?

E... Meraviglia delle meraviglie questo è il suo seguito:

QUI

Aspettiamo altre idee.
Fatevi avanti altrimenti lo monopolizzo tutto io... ihihihihi...
Troppo bello, mi sto divertendo un sacco, ci voleva il coniglio, per distrarmi da una mamma (Bisnonna Uffa), sempre più confusa, e da sorvegliare a vista, questo caldo non sta certo facendo bene hai suoi, quasi, 98 anni.

venerdì 17 luglio 2015

La Grande Quercia e il picchio scomparso.



LA GRANDE QUERCIA





Tra i rami della grande quercia, fanno capolino i raggi del sole, mentre le foglie sussurrano alla leggera brezza e gli uccellini cantano. Ma tu dove sei? Che fine hai fatto Picchio birichino? Quest'anno non ti ho visto e ne sentito...  Peccato... facevi arrabbiare il nostro gattone e ogni tanto anche me, quando le persiane volevi bucare, (per chi volesse leggere il racconto "il Picchio birichino" clicchi QUI)  però ora ci manca il tuo TUC TUC... Su non fare l'offeso, la grande quercia della casa sperduta vicino al bosco ti aspetta... e anche noi.
Qui sdraiata sul lettino, prendo il sole e ammiro la grande chioma della quercia, scruto tra i suoi rami, tra le sue foglie, ti cerco, ma non ti vedo.
Coraggio fatti almeno sentire, il gattone Cesarone in casa se ne sta.
Cesarone il pigrone, con questo caldo sulla poltrona lunghe pennichelle fa, e molestarti voglia non ha.

venerdì 10 luglio 2015

Un posto che incentiva la scrittura




QUI



Qui, nella casa sperduta, con il sottofondo dei rumori della natura e della vita degli abitanti del bosco ho ripreso a scrivere con lena. 
Chi ha detto che il luogo non è necessario per scrivere? 
Basta la voglia e l’organizzazione, ma vi posso garantire che anche il luogo aiuta.
Non ci sono distrazioni di sorta qui, la bisnonna Uffa sbuffa meno, viviamo all'aperto, sotto la nostra grande quercia.
Non abbiamo bisogno di agghindarci per uscire, come siamo, siamo; anche se bisnonna Uffa richiederebbe sempre il suo rossetto, il braccialetto, gli occhiali da sole, ecc. ecc. ecc. a cui io rispondo con un Super sbuffante “ma mammaaa, chi vuoi che ti veda i caprioli Saltafosso o Manto chiaro?” se volete sapere di più su loro leggete QUI.
La signora comunque è sempre molto dignitosa, al contrario di me, che mi aggiro spettinata, con jeans vecchi, tagliati al ginocchio, rigorosamente non orlati e con fili penzolanti, mentre le magliette hanno visto tempi migliori.



Per la privacy le ho chiesto il permesso di mettere la sua foto, anche se dubito che si ricordi, visto che ora mi chiama sempre Veronica (il nome di sua sorella che non c’è più), questa mattina invece ero una fantomatica Monica, chissà chi è, forse una operatrice del posto dove è stata mentre ero al mare e poi a spasso per l’Umbria.
Speriamo che non mi becchi una denuncia da una mamma smemoranda...
In questa quiete non c’è la Birba di un nipote, che è con i suoi genitori, anche questo incentiva la mia scrittura, non c’è alcuna distrazione di sorta tipo piscina, cavalli da andare a trovare, cacce al tesoro o attività per bambini che il luogo offre, però un po’ mi manca, era il pretesto per uscire da questo mondo ovattato e tranquillo, ma soprattutto per sfuggire a questo rapporto stretto con mia madre lasciandola con mio marito (santo uomo).
Alla mamma voglio un mondo di bene, però la conversazione con lei langue parecchio, così cosa potrò mai fare?
Ma certo scrivere eheheheh!!!
Oggi ho pescato dal calderone stregato Nino, e sono alle prese con  l'evolversi del suo personaggio, ve lo ricordate?
E' un personaggio fantasy che fa parte della fiaba che ho scritto e mai pubblicato di MELISSA E LA NUVOLA.
Melissa è il personaggio primario della storia ed è senza genitori, è una storia che si svolge un po' nel mondo reale e molto in un mondo fantastico. 
Per chi ne avesse ancora voglia di proseguire la lettura, metto un pezzetto su Nino che ho già pubblicato, giusto per capire di chi sto scrivendo.

NINO

Facevamo il viaggio con il calesse della fata, che, a detta di Chicco, era come una Ferrari.
«Tu conosci le Ferrari?» domandai stupita
«Certo, non posso viaggiare nel mondo Tunturlo, ma i giornali e i racconti, portati da chi viaggia come voi due» ed indicò Nino e me «arrivano anche qui.»
Mi sembrava un po’ offeso, così gli diedi una gomitata.
«Dai Ferrari, vedrai che ci divertiremo».
Il buontempone mi rispose ridendo «Già, non ho mai visto una Ferrari, ma un calesse fatato sì, e cavolo! Ci divertiremo un sacco.»
Eravamo seduti  sul muricciolo sotto al ciliegio che era dall'altra parte della strada, di fronte alla taverna. Stavamo aspettando Poppy, quando Nino esordì:
«Non avrai mai visto dal vero una Ferrari, ma non hai perso nulla».
Beh! a uno che diceva così non gli si poteva che chiedere:
«Oh ma che ti piglia? Perché non ti piacciono le Ferrari?»
Fece una smorfia. «Uffa, non sono le Ferrari che non mi piacciono, è tutto il mondo che c’è di là, che non mi piace».
 Risposi piccata. «Ma tu di là, ci sei mai stato?»
«Se ci sono stato?! Io ci vado a scuola in quel dannatissimo mondo».
« Ma dai!» ora ero curiosa «E dove vai a scuola?»
Chicco mi lanciò una occhiata, ma io non capii.
«Faccio la prima della bla ...bla …» rispose facendo un’altra smorfia «di primo grado in una scuola di Milano, ma si può mai chiamare una classe, con un nome così lungo?». Era proprio disgustato.
Cavolo! parla uno, che chiama il suo mondo, Magicogiga detto Diquamondo, se vi sembra corto?  Che ha uno zio con un corto e semplice nome: Timoteo dei Timotei, detto Gnognò, del popolo dei nani.
Fortunatamente non dissi nulla, così lui continuò sempre più disgustato. «Ma non è tanto la scuola che non mi va giù, è la gente del mondo Tunturlo. Sono i  tunturlini che non digerisco.»
«E che cosa ti avranno mai fatto? In definitiva c’è gente simpatica o antipatica come qui». Una gomitata di Chicco mi trafisse le costole.
«Ah sii, tu dici! Là mi giudicano un diverso, se questo ti pare piacevole, un Handicappato. Alcuni ti guardano con scherno, altri con aria compatita. Per il corno di unicorno! non si rendono conto che non sono io lo sbagliato, ma i loro stradannatissimi mobili, non adatti alla mia statura. Per sedermi tra un po’ mi ci vuole la scala! Se si rendessero conto che non esiste il Superuomo perfetto, e che tutti al mondo hanno delle mancanze, o handicap, come parapicchia le chiamano loro, visibili o invisibili, la vita da loro sarebbe una pacchia».
Inutile dirlo, non capii un'acca di quello che aveva detto. Però percepii che forse… il nano, inteso proprio come facente parte del popolo dei Nani, non ce l’aveva con me perché ero una bambina, ma con chi gli aveva fatto del male nel mio mondo. Ora capivo l’occhiataccia, e la gomitata di Chicco, evidentemente lui sapeva già, ciò che Nino aveva subito nel Dilamondo… Poi, ad essere sinceri, io gli avevo rubato per un po’ di tempo anche lo zio. Visto che sono una testa dura e so esasperare per benino tutti, continuai e chiesi:
«Cosa vuoi dire, con visibili o invisibili? Tutto quel discorso lì, non l’ho mica capito.»
«Ma sei proprio una gran testona!»
 Mi sa proprio che me l’ero cercata, accettai l’insulto, si fa per dire, facendo una smorfia e piccata risposi:
«Oooh, ma tu puoi anche spiegarti meglio sai?»
Sbuffando continuò: «Testona! La mia statura si vede, ma la mancanza di magia dei tunturlini no.»
Avevo la bocca spalancata. Un’altra gomitata di Chicco me la fece chiudere «Ahi?»
Che potevo fare? Restituire a Chicco un’altra gomitata, che mi fece una pernacchia a cui io risposi, un esasperato Nino sbottò:
 «Smettetela voi due, siete peggio di quelli che abitano di là e che credono di essere dei Super uomini, mi sa invece, che senza la magia, sono più handicappati di me.» La mia bocca era di nuovo super spalancata dallo stupore, non avevo mai pensato di avere una mancanza e forse neanche Valentina la mia migliore amica del Dilamondo ci aveva mai pensato… Quando torno glielo chiedo.
Cominciavo a capirlo, era sì strafottente, ma solo perché era offeso.
“Beh!” pensai, “forse possiamo diventare amici”.
Isotta era scesa dal ciliegio e lo annusava, lui l’accarezzò, e la gatta  cominciò a fare le fusa.
“Venduta!”Gli adulti sotto il pergolato si stavano salutando. Qualcuno rideva dando delle pacche sulle spalle di Gnò, qualcun altro, era triste. Tra questi c’era Spiga, che ormai sera affezionato anche a noi piccole pesti.

E dopo esservi sorbettati, questo ripasso, vi auguro:

Buon proseguimento di estate a tutti ^__^

martedì 7 luglio 2015



LUCCIOLE E PRETI

Giuro che non sono impazzita, ma questi due video neri, che non spiegati non si capirebbero, hanno un senso. Ieri ho pubblicato una filastrocca sulle lucciole, e i commenti che mi sono arrivati erano di persone che non le vedono da molto, brutta bestia l'inquinamento.
Così ieri sera ho tentato di nuovo di riprenderle, il primo video della sera prima è stato un disastro, anche questo non è certo un gran ché, però meglio che niente.

Ecco i due video molto dark, nel primo video ho tentato di riprendere l'insieme delle lucciole, nel secondo ne ho seguita una.





E dopo queste due immagini dark, rallegro il post con qualcosa di colorato che ho fotografato questa mattina, che però qualcosa di nero ha


Questa bellissima farfalla, che si è posata sulla mia lavanda.

Mia suocera chiamava questa farfalle preti, non so il loro nome reale.
Le mie figlie da piccole, come tutti i bambini, avevano un animo un po' sadico, e le catturavano mettendole in un barattolo con il coperchio forato. Non erano di certo sadiche, era solo la voglia di catturare qualcosa di bello e tenerlo un po' per se.



E con questo post di LUCCIOLE E PRETI vi auguro una buona estate.


lunedì 6 luglio 2015



COME UN CALDERONE STREGATO

Pezzi della mia storia sobbollono piano, dentro ad un enorme calderone da strega.
Sono i pezzi che dovranno formare il continuo di MELISSA E LA NUVOLA, non ho ancora pensato a quale sarà il suo titolo, per ora la chiamo semplicemente, storia.
Ogni tanto scoppia una bolla nel liquido denso, la rigiro senza assaggiarla, poi l’abbandono a se stessa nella speranza, che i pezzi magicamente si mescolino con i giusti ingredienti, quelli che insaporiscono ma soprattutto uniscono e rendano il tutto appetibile, gradevole.
Il problema è che per ora, non ho voglia di cucinare, così non mi preoccupo troppo di cosa  mettere per unire e rendere appetibile l’intruglio.
So che non è il giusto modo di procedere, e faccio propositi tutte le sere per il giorno dopo, ma il giorno dopo mi perdo in mille faccende giornaliere.
Intanto l’intruglio sobbolle e quando un PLOP di una bolla esplode e con i suoi effluvi non ancora troppo gradevoli, richiama la mia attenzione, inforco gli occhiali per controllare.
So che nel momento in cui vi metterò seriamente le mani, diventerà una droga e passerò notti insonni a cucinare come una assatanata, e la passione per quello che sto facendo mi prenderà, mi conosco non ho mezze vie, forse è proprio per questo che temporeggio, aspettando il momento giusto.
Non è positivo tutto ciò, però l’idea dell’impalcatura nella mia mente c’è da tempo, da prima che MELISSA E LA NUVOLA fosse scritta.
Ogni tanto mi scattano idee balzane che mi fanno scrivere ovunque mi trovi, al parco con il nipotino che  gioca con gli amici e bisnonna Uffa al seguito, o mentre faccio la fila dal dottore.
Una volta a casa le butto dentro al resto, lasciando decantare il tutto.
Ho sempre un libricino con me, è un libricino nero acquistato in un negozio di articoli giapponesi, in via Ugo Bassi, nella mia città natia, Bologna.
Il libricino nero ha sostituito chi lo precedeva perché saturo di scribacchiamenti vari, anche negli spazi più piccoli, anche lui rigorosamente nero.
Dove avevo comprato il vecchio diario, compagno e complice di mille idee, alcune, anzi molte, ancora da aggiustare e utilizzare, mi avevano detto che è il tipo di diario,  usato per gli appunti dai giornalisti, perché piccolo maneggevole e perciò facile da portare.
Questo forse avveniva in un era, dove non cerano le corbellerie tecnologiche odierne, o almeno credo.

Quadernino vecchio, saturo e con l’elastico ormai andato




Nel negozio giapponese, dove ho fatto il nuovo acquisto, mi ci ha portato la necessità di sostituire il ventaglio ormai ridotto maluccio dell’estate trascorsa.
Da giovane mi sarei vergognata di portare dietro un attrezzo simile, ora non mi interessa più, e godo del suo sollievo quando ne sento il bisogno.

Ecco il famigerato attrezzo per donne non più giovani



Soddisfatta dei miei acquisti sono tornata a casa convinta che un quadernino così comprato, da chi reputo,  abbia nel DNA l’arte, come i giapponesi, non può che essere di buon auspicio e non mi può portare altro che bene.

Quaderno nuovo



Mio nipote intanto quando lo ha visto, ha deciso di inaugurarlo così,



gliele do’ sempre tutte vinte, in questo caso però ho scoperto che tutte le volte che lo apro, mi scatta anche un moto di commozione.
Questo acquisto sta diventando il mio fedele Quadernino affettivo, la mia copertina di Linus.
Intanto recluto idee, è come se stessi comprando il materiale che mi occorre per costruire una bella casetta nel bosco, e lo porto a casa, stivandolo per quando comincerò sul serio a tirami su le maniche e finalmente costruirò le fondamenta. 
Ci vuole tempo, ma non certo “dai tempo al tempo” ora devo cominciare a riordinare, ma soprattutto è proprio ora che ci aggiunga voglia e metodo, molto probabilmente sono questi gli ingredienti giusti che occorrono al calderone stregato.
Non ho perso la speranza che l’intruglio si trasformi in un’ottima pozione.

domenica 5 luglio 2015

Meravigliose lucciole con piacere vi ho rivisto...




LUCCIOLE

Lucciole, lucciole piccoline,
anche quest'anno,
vi ho ritrovate,
accompagnate dal canto dei grilli,
attorno a casa silenziose volate.
Piccole stelline cadute dal cielo,
ad intermittenza la vostra luce mostrate.
Lucciole, lucciole birichine,
sui prati senza posa ve ne andate
e senza paura
nel bosco buio
curiose vi inoltrate.
Scintille gioiose
 puntini erranti
che
la notte rallegrate

Anna M. Fabbri

giovedì 2 luglio 2015

Arrovellamenti cerebrali sulle parole...


IL LIVORE CONTINUA AD ARROVELLARMI


La parola LIVORE da cui è scaturito il racconto “Il rancore sopito esplose con livore” che potete leggere QUI, mi ha fatto riflettere sui termini che in genere uso o non uso nei racconti per bambini.
Ho dedicato molto tempo nel cercare un linguaggio chiaro e semplice nel racconto “Melissa e la nuvola”. Non so se in questo ci sono riuscita, però ci ho provato. Ora non sono più sicura che il linguaggio debba essere per forza di cose, sempre molto semplice, questo dubbio mi era già sorto, con una favola piena di ossimori, Buon Natale mostri di Jo Hoestlandt raccontata dagli Incantastorie a Natale in biblioteca QUI; per poi ripresentarsi con la lettura di "Uffa che rabbia" di Simona Masneri, richiesta da un insegnate per una classe prima. Nel libro c'è un bambino di nome Furio che si dispera perché non sa controllare la sua rabbia, e uno scienziato di nome Mister Brain che spiega quali parti del cervello entrano in funzione quando scatta il sentimento della rabbia: il cervello rettiliano, il cervello mammifero, il cervello neocorticale,  e due parti del cervello piccole Amigdala che si trova nel cervello mammifero e Corteccia che si trova nel cervello neocorticale.
Io la lettura la ritenevo ostica. Il libro era molto interessante e spigato bene, ma i bambini erano di una prima, avrebbero retto senza annoiarsi ad una lettura simile?
Ebbene sì, dai loro faccini attenti ho capito che l'insegnante aveva già svolto un buon lavoro prima della lettura e loro erano sinceramente interessati.
Il mio presupposto era sbagliato, anche questo mi riportava alla considerazione del linguaggio da adottare in una fiaba, linguaggio semplice oppure no, i bambini apprendono velocemente e per gradi, dai loro "sa fare" si uniscono cose nuove, non certo teoremi universitari.   
Così la mia mente è partita, e mi sono chiesta come insegnante dell’infanzia, come mi sarei mossa e spigato ai bambini il termine LIVORE cosa ne sarebbe scaturito?
Mi avrebbe suggerito altre cose?
Sarebbe rientrato in un discorso più ampio?
Che ci posso fare, la mia fantasia è partita è ho cominciato a sognare ad occhi aperti.
E' nato questo racconto.  


O QUANTO LIVORE PER NULLA

Marta se ne stava accucciata in quell'angolo, imbronciata e scura.
Lucia la vide e si mise a sedere vicino a lei sui morbidi cuscinoni che c'erano in un angolo della classe «O quanto livor per nulla!»
Marta si guardò il ginocchio «non è un livido è una crosta»
«Non parlavo del tuo ginocchio ma del tuo faccino scuro ed arrabbiato, hai voglia di dirmi che cosa hai?»
Marta incrociò le braccia  immusonita «Elena non vuole giocare con i travestimenti.»
«E che gioco vuole fare Elena?»
«Il disegno.»
«Perché non cerchi qualcuno che abbia voglia di giocare hai travestimenti?»
«No io resto qui.»
«E qui ti diverti?»
Marta alzò le spalle accigliandosi sempre più.
«Non ci si diverte ad essere arrabbiati, hai intenzione di passare tutta la mattina qui con quel faccino arrabbiato?»
Un po’ alla volta arrivano altri bambini, con più voglia di saltare, che guardare i libri nel mobile vicino,  dove erano sedute Lucia e Marta, ma due  incuriositi si avvicinano a carponi.
Lucia in un lampo di ispirazione si alza «Sono arrabbiata molto arrabbiata, un mostro pauroso si è impadronito della mia classe e toglie il sorriso hai miei bambini. E’ il mostro Livore che trasforma occhi e bocche e toglie il sorriso. Guardate si è già impossessato di Marta. Chi sa fare il volto più arrabbiato?»
Un coro di io, io, io… percorse la classe.
«Ssss… non occorre la voce ma solo il volto arrabbiato, tutti qua seduti, in cerchio eee… fatemi vedere i vostri faccini arrabbiati, mostruosi, scuri, accigliati.» Marta ora sorride, mentre gli altri si siedono e cercano di assumere una espressione arrabbiata. Lucia continua «Come deve essere la bocca?... E gli occhi?» Un esercito di visi imbronciati è intorno a lei «e il corpo come sarà un corpo arrabbiato, la posizione delle braccia, la posizione della testa…» chi stringe i pugni come dei piccoli Ulk, chi mette le mani sui fianchi… Lucia continua «Marta prima aveva incrociato le braccia sul petto, Marta facci vedere come sei quando sei arrabbiata.» Marta si alza e incrocia le braccia imbronciando il viso.
 «Bene ora ci alziamo e camminiamo come vorrebbe il mostruoso mostro Livore, sempre arrabbiato» qualcuno ride «oggi è bandito il riso, guai a chi ride, il mostro Livore si è impadronito di noi e camminiamo molto arrabbiati… il viso arrabbiato, il corpo arrabbiato.» Tutti girano per la classe, Lucia si appresta a spostare contro al muro il tavolo più ingombrante mentre i bambini si muovono, chi pestando i piedi, chi coi pugni per aria, chi gobbo, chi facendo linguacce. 
Lucia ora indica ad alta voce come si muovono alcuni di loro, suggerendo così tanti modi diversi… Poi prende l’iniziativa «ora siamo degli scimpanzé sconsolati e arrabbiati con la schiena piegata e le lunghe braccia che toccano quasi per terra… o quanto livore c’è nei nostri musi imbronciati e accigliati, siamo arrabbiati col mondo, ma ecco che vediamo un albero di banane, noi siamo molto golosi di banane, e già pensiamo al loro sapore dolce e cremoso… il sorriso ci torna e ci precipitiamo per mangiarle… Il mostro Livore urla di rabbia disperato, ma gli scimpanzé non lo ascoltano, sono stanchi di essere arrabbiati, sorridono e si precipitano a mangiare felici le banane, Quei frutti gialli hanno fatto scattare il sorriso agli scimpanzé e... il SORRISO è l’antidoto contro l’epidemia del LIVORE. Sorridono gli scimpanzé contenti e felici e si passano le banane, ce n'è per tutti, tutti fanno festa e saltano dalla felicità, poi cominciano a danzare e... felici si abbracciano.
Il mostro Livore dalla rabbia strilla, urla, soffia, picchia i piedi a terra ma nulla può fare, Il SORRISO, la FELICITA' sono tornati nel paese degli scimpanzé, che con il pancione pieno. stanchi ma appagati si riposano all'ombra dei banani.
Ora tutti qui, sul materassone ci sdraiamo, come più ci piace, comodi, molto comodi, senza spingersi.»
Con un po’ di trambusto i bambini si sdraiano.
Lucia sussurra «Sss… Il mostro LIVORE sconfitto e sconsolato se ne va, contro il SORRISO nulla può fare, ha perso la battaglia… e noi ci sentiamo bene molto bene e chiudiamo gli occhi e ci mettiamo nella posizione che più troviamo comoda, e pensiamo felici che senza il LIVORE stiamo bene, molto bene... ci stiriamo soddisfatti, sbadigliamo eeeee...  che  ci alziamo e saltiamo dalla FELICITA'…»  Nella baraonda generale entra l’insegnante Valeria del pomeriggio, alcuni si precipitano ad abbracciarla, un coro di voci si accavallano «E’ venuto il mostro Livore»
«Chi?!!»  
«Il mostro Livore»
«Eravamo tutti arrabbiati»
«Io facevo così» e alcuni mostrano il faccino arrabbiato, frastornata Valeria chiede
«ma non dovevi cominciare a fare il lavoro sulla Pace?!»
«Bé prima di parlare di Pace abbiamo giocato al LIVORE» Lucia sorride «va bé… è stato un caso però come percorso non ci sta male anzi… mentre i bimbi mangiano ti spiego cosa è successo questa mattina, oggi pomeriggio o domani potremmo chiedere ai bambini secondo loro che colori può avere il livore e fare pitturare facce arrabbiate … Possiamo continuare a chiedere o suggerire quali altri termini conosciamo che siano inerenti alla rabbia, all'essere adirati es.: furore, sdegno, collera, furia… e poi passiamo ai termini contrari: la felicità, a il benessere, il sentirsi in Pace».


Nel racconto ho usato il corsivo nelle parole che non utilizzo con i bambini.

Filastrocca di Rodari

Ci sono cose da fare di giorno:
lavarsi,studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
esempio, la guerra.


La mia conclusione è che sì, in un racconto per me, è opportuno inserire termini non usuali, nuovi per il bambino, per migliorare sempre più il suo lessico, ma all'interno di un discorso chiaro, direi semplice e lineare, già capibile di cosa si voglia esprimere, così che il termine “nuovo” insieme al contesto conosciuto venga recepito.
Secondo voi è giusto?
O ho detto panzanate una dietro l'altra?