domenica 24 aprile 2016

Edward Hopper a Bologna



EDWARD HOPPER

IN FILA 


PER


A PALAZZO FAVA
via Manzoni,2
BOLOGNA
Entro in punta di piedi in un mondo che non mi appartiene ma mi affascina da sempre, quello dell'arte e delle mostre d'arte. Non sono un'intenditrice, ma usufruisco spesso e volentieri delle esposizioni di quadri, senza pretendere nulla se non appagare la mia curiosità visiva.
La mostra di Edward Hopper con ben 60 opere tra bozzetti e quadri, resterà a Bologna fino al 24 luglio 2016. L'unica cosa che ho fotografato è lo scalone e la volta di Palazzo Fava, dipinta dai Carracci, perché dopo non è possibile fotografare nulla se non una piacevole sorpresa giocosa alla fine del percorso.



Tutti i quadri che vedrete sono tratti dal web. 
Abituata a vedere questo autoritratto del pittore nella pagina del Blog di Ivano Landi Cronache del tempo del sogno, (se volete leggere su Hopper cliccate nella sua pagina su -tutti i post divisi per serie-  e cercate "Rike e Hopper tra visibile e invisibile", troverete ben 5 post scritti da chi di arte se ne intende e che meritano di essere visti e letti.) 



mi sono stupita appena entrata di trovare un suo Self-Portrait giovanissimo. Il pittore è nato a Nyack  in una cittadina dello stato di New York il 22 luglio 1882,



Infatti nella prima sala ci sono i suoi primi quadri impressionisti fatti a Parigi, dopo lo definiranno metafisico, pittore del Realismo Americano ma questo pittore si presta a molte interpretazioni.
Tenete presente che in questo post scrivo e racconto le mie impressioni non da critica d'arte, perciò vi segnalo solo ciò che più mi ha colpito e potrei sparare emerite cavolate. Nelle prima sala tra i quadri con influenza parigina ce ne è uno grandissimo intitolato "Soir Bleu" del 1914 che non fu accolto molto bene dalla critica e venne arrotolato e mai più esposto se non dopo la morte del pittore, ed altri tra cui "Le Bistrot o The Wine Shop" 1909.
La mostra è stata allestita in collaborazione con il Whitney Museum of America Art di New York ed è in ordine cronologico e tematico. Ascoltando la guida registrata mi ha incuriosito anche la figura dalla moglie Josephin Verstille Nivison, la compagna della sua vita anche lei pittrice. Cosi, curiosa come sono, a casa sono andata a cercare notizie su di lei, e ho trovato questa foto che li ritrae  



 ma soprattutto volevo veder alcuni suoi quadri che però non ho trovato. Questa donna viene descritta come bella colta e dal carattere vivace.
Una copia complementare, lei piccola e minuta ed estroversa, lui introverso e taciturno. Ma l'amore non è bello se non è litigarello, e questa copia ne è la prova, lei scrive nei diari, e lui disegna vignette umoristiche della loro relazione.

.Edward Hopper drew caricatures to express sour feelings toward his wife, Jo, as seen in “He can not choose but hear.”   All sketches ca. 1933–52.  COURTESY ARTHAYER R. SANBORN HOPPER COLLECTION TRUST

 Josephine prima di sposarsi viene invitata a mostrare i suoi acquarelli al Brooklyn Museum e preme perché espongano anche quelli del suo fidanzato, così finisce che Hopper viene notato e riesce a vendere uno dei suoi quadri offuscando lei.
I quadri che dipingeva Josephine riprendevano la scena o il soggetto in verticale, mentre Hopper disegnava in orizzontale. Lei in un intervista ha detto " Io disegno quello che non disegna lui".
Si sposeranno nel 1924. Una volta sposati Hopper la usa come modella, la loro vita è costellata da liti furibonde, lui è geloso persino del gatto, non vuole che usi la macchina che permetterebbe  a Josephine di trovare scorci interessanti da pitturare. Jo lascia definitivamente la pittura, prendendosi cura della casa e di lui, proteggendolo dalla stampa.

Nella seconda sala ci sono i nudi o i quadri che richiamano una sensualità, tra cui Summer Interior del 1909.

Di questo quadro, nella mostra di Bologna c'è solo il bozzetto:



Hopper in un momento di crisi era andato da solo a teatro a vedere delle ballerine che ballavano e si muovevano sensualmente con dei veli. Una volta a casa Jo ormai più che sessantenne, ha posato permettendo che la trasformasse in una donna più giovane.

Anche del quadro che segue  nella mostra c'è solo un bozzetto di studio molto bello, leggermente diverso, la donna è totalmente girata verso l'archivio per cui non si intravvede il volto, mentre l'uomo legge leggermente girato verso lei. Due persone nello stesso ambiente, che non interagiscono, impegnati a in attività solitarie, ma il corpo della donna suggerisce sensualità. La solitudine  è una caratteristica dei personaggi nei quadri di Hopper. 
Office at Night




Il  bozzetto di Eleven A. M.  l'ho creduto bello così come era, però una volta a casa sono andata alla ricerca del prodotto finito  e devo ammettere che surclassa di molto la prova in carboncino,  la luminosità che regala è bellissima, 
Eleven A.M:


Sempre nella seconda sala c'è questo bellissimo quadro di una  ragazza di spalle che cuce, che mi ha colpito più degli altri.



Ma non ero ancora passata nell'altra sala dove ci sono  i fari e lì mi sono incantata.
La luminosità che esce da quei quadri con il cielo e il bianco dei fari è bellissima.
Ascolto la spiegazione nelle cuffiette  che mi porta a notare questo quadro con una casa.



La voce racconta che è la casa dove Hopper passò decine di estati, ma la descrive come una casa non bella, ma il tipo di casa che amava il pittore, e qui resto di stucco. E' proprio vero che la bellezza è opinabile perché io la trovo gradevole, e se la casa è reale il paesaggio che c'è attorno non lo sembra. Continua il racconto nelle cuffiette, anche questa casa mostra una caratteristica del pittore, il connubio della realtà con l'irrealtà, la precisione delle casa trasportata molto probabilmente in un  luogo non suo, un luogo immaginario.  
Questo dualismo lo descrive bene Elena Pontiggia  nel libro che ho acquistato: "Scrive Nietzsche che l'arte nasce dall'unione di due elementi: un grande realismo e una grande irrealtà. Edward Hopper li possiede entrambi, e nel grado più alto. Il suo realismo è evidente. Prende forma nei suoi quadri un'America non letteraria e senza mitologia, che porta i segni di un'età contemporanea, anche se vagamente fuori moda: niente grattacieli, automobili, fabbriche, ma binari della ferrovia, case coloniche di legno bianco con i loro tetti a triangolo, mansarde vittoriane coi loro comignoli, fari sulla costa atlantica."
Un'altro quadro che mi è piaciuto molto è di una casa solitaria vicina ad un passaggio a livello, sperduta in un paesaggio piatto e infinito.  
Così come mi è piaciuto South Carolina Morning 1955:


Ma la chicca per me è stata questa:


Le due figure di donne di età diverse sono assieme nella terrazza ma perse nella loro solitudine. Qui non si vede ma sulla destra in basso c'è un tetto molto probabilmente di una rimessa, dello stesso rosso del comignolo, il bosco scuro che delimita la casa fa risaltare il bianco delle mura, e qui  mi sono fermata e ho piantato le radici. Quando finalmente mi sono girata, ho visto mia figlia che si sbracciava verso me... cosa c'era mai là in quella sala dove stava guardando lei di così particolare?
In una parete bianca era rimandata l'immagine in grande del quadro, ma mancava la signora che leggeva il libro. In un angolo opposto vi è una poltroncina e mettendoti a sedere lì, la tua immagine viene proiettata nel quadro. Quella nel riquadro sono io. Devo ammettere di non possedere una grande fantasia, io ho preso semplicemente l'opuscolo che avevo in borsa e ho assunto la posizione della donna nel quadro, ma c'è chi si è divertito a modificare e interpretare il quadro a modo suo. Un ragazzo molto fotogenico, si è fatto fotografare in un atteggiamento di dialogo con la ragazza, mentre indica nella stessa direzione dove guarda lei, un'altra ragazza le ha dato il cellulare in mano e le ha chiesto se per favore fingeva di fotografarla. Questa è stata una vera sorpresa una mostra che si conclude da spettatore passivo a spettatore attivo. 


Hopper muore nella sua casa-studio di New York il 15 maggio del 1967. Un anno prima aveva dipinto la sua ultima opera: "Due attori" Pittura ad olio. Nel quadro c'è una scena teatrale, sotto la luce intensa dei riflettori, due attori in costume che hanno le fattezze di Edward e Jo si chinano nel salutare gli spettatori. Dopo dieci mesi dalla morte del marito, muore anche Jo, lasciando i  quadri al Whintney Museum of American Art.
Two Comedians



4 commenti:

  1. Due anni fa mia figlia andò in ferie a Bologna.
    Ha riconosciuto il palazzo e i portici.
    Di Bologna se ne è innamorata :))

    Sono particolari questi quadri di Hopper. Non sono asolutamente un'esperta di pittura quindi dico una scemata se li definisco perfettamente realistici?
    Voglio dire decisamente reali, fotografici quasi.

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    1. Vero, anche io la penso così, non sono un'esperta ma ci riconosco l'america anni 30-50 dei film.
      I portici della mia città sono una favola, pensa che pioveva, e girare e fare file senza ombrello è fantastico.
      Un abbraccio.

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  2. Be', ne valeva la pena. Grazie per avermi fatto fare una visita virtuale.
    sinforosa

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    1. Si ne è valsa la pena e ho voluto condividere l'esperienza con chi non è di Bologna.
      Buon 25 aprile cara Sinforosa.

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