mercoledì 27 gennaio 2016



e siamo giunti al quinto appuntamento con

INSIEME RACCONTIAMO
i miei racconti 
con
LO ZAINO DI LUCE


CHE CI POSSO FARE

Cara Patricia Moll il tuo gioco tutti i mesi ha il potere di sbloccarmi. (leggete QUI per le regole)
La frase di Patricia di questo mese è:
Era il momento giusto. La luna era alta nel cielo. Nessuna nube a farle da velo. Prese quanto le serviva, lo mise nello zaino di luce e si alzò. Presto avrebbero capito chi era. chi comandava.

 Le idee fluiscono come tante macchie colorate e biricchine, che fluttuano nell'aria leggere, e io le colgo al volo.
Questa settimana ho quattro racconti di cui due concatenati.
Patricia scegli ciò che più ti piace.

Come per i 5 mesi precedenti la frase di input è in Verde a cui va unito il mio racconto.
Buona lettura a chi passa da qui.


Racconto breve 98 caratteri spazi inclusi
SPERANZA DI VITA

Era il momento giusto. La luna era alta nel cielo. Nessuna nube a farle da velo, Prese quanto le serviva, lo mise nel suo zaino di luce e si alzò. Presto avrebbero capito chi era. Chi comandava.
Non sarebbe stata la guerra, la fame e il mare a vincere, ma lei e sua figlia Luce verso la vita

CHE SI SBULLINO
Racconto di 229 parole

Era il momento giusto. La luna era alta nel cielo. Nessuna nube a farle da velo. Prese quanto le serviva, lo mise nel suo zaino di Luce e si alzò.
Presto avrebbero capito chi era. Chi comandava.
Per sua figlia ci sarebbe riuscita.
“Luce svegliati è ora di andare a scuola”
“No, mamma, io non ci vado”
“Ho un piano, vedrai funzionerà”
“Un piano?”, di malavoglia Luce si alzò.
Mezz'ora dopo erano già nell'ufficio del dirigente scolastico, che ascoltava con attenzione, la proposta di una mostra fotografica sulle emozioni, mentre la sua scrivania era invasa da foto.
A Luce piaceva un sacco fotografare ed era brava.
“Andiamo professore, con tutti i selfi che si fanno questi ragazzi non dovrebbe essere difficile attirarli e farli partecipare a un corso fotografico per parlare di emozioni con degli esperti,  e chissà che anche i bulli non si appassionino e si sbullino un po’!”.
Luce un po’ guardava sua madre, un po’ le sue foto che aveva tolto dal suo zaino. A vederle lì su quella  cattedra, mentre sua madre le mostrava convinta e grintosa le vedeva belle e si sentiva orgogliosa.
Questa volta sua madre aveva ragione, le sarebbe proprio piaciuto partecipare a un corso con una mostra finale di foto, e al diavolo i commenti dei bulli. Se le loro teste erano piccole come quelle delle galline, problemi loro e di chi li seguiva, lei sapeva fare qualcosa che la appassionava e le riusciva.
E loro?
Che si sbullino!

PICCOLA STREGA E LO ZAINO DI LUCE
Racconto breve di 288 caratteri spazi inclusi.
Questo racconto va ad unirsi ad altri due di Insieme raccontiamo 2 QUI 
e insieme raccontiamo 3 QUI
(chi desidera leggerli clicchi sui QUI colorati)

Era il momento giusto. La luna era alta nel cielo. Nessuna nube a farle da velo. Prese quanto le serviva, lo mise nel suo zaino di luce e si alzò.
Presto tutto avrebbero capito chi era. Chi comandava.
Avrebbero capito, quei grossi bestioni tutto istinto senza cervello!
 La presuntuosa Lucilla soprannominata Luce si sbagliava di grosso.
Avrebbe avuto il suo avere.
Mai sottovalutare i draghi.
Di lì a poco sarebbe tornata a casa senza un etto di tisana al gelsomino e alquanto sbruciacchiata.

Il seguito del racconto con 338 parole

Inutile… a  maga Lucilla bruciava, ma si doveva rassegnare ed ammettere di aver bisogno di lei, della streghetta che non si era mai integrata e mai si era interessata alla vita della comunità. Doveva andare da Piccola strega e chiederle il suo aiuto per convincere i draghi.
Si cambiò d’abito, ripulì il suo zaino luminoso e partì per la sassosa montagna Proibita.
Incontrò Piccola strega a metà percorso, vicino al ponte. Piccola strega che aveva vistosi occhiali da sole la salutò. Lucilla rispose esitante:«Stavo venendo da te, abbiamo bisogno del tuo aiuto» stupita si sentì rispondere: «Anch’io».
Già, proprio così! Anche Piccola strega aveva intuito che bisognava agire e che le occorreva aiuto. Per una come lei che ripeteva in continuazione, chi fa da se fa per tre, era una cosa davvero ostica da ammettere, ma il Signore Oscuro era troppo potente, troppo perfido, la situazione era troppo grave. Così, si era decisa a scendere per unirsi a chi contrastava e non amava il Signore Oscuro.
 La prima domanda che piccola  Piccola strega fece, dopo il racconto di Lucilla fu:« Ma ci sei andata vestita così?», alla risposta affermativa pensò:“Ma come diavolo pensa di convincere un drago se si presenta con uno zaino così luminoso? Non sanno proprio nulla di draghi, hanno proprio bisogno di me!”, ma lo tenne per se.
Strada facendo si scambiavano informazioni. Piccola strega raccontava la vita dei draghi, le loro abitudini, i loro interessi e così discorrendo arrivarono in paese.
Le due donne attraversarono il paese così  impegnate nella loro conversazione, che persino maga Lucilla si scordò delle buone maniere, tanto che non rispose hai vari saluti che le venivano rivolti.
O perdirindina!!!
Non occorreva altro per suscitare curiosità!
Ma cosa stava succedendo?
Ma quella è Piccola strega!
Quando cominciò a circolare la voce  che le avevano viste entrare in casa di maga Tranquillina,  la frase che passò di bocca in bocca fu -Forse Piccola strega ci aiuta- che presto si trasformò ancor prima che venisse comunicato in -Piccola strega è già partita-.

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Per Dirindina per dirindà! Nell'ultimo racconto ho sforato un po'!
In più non è neppur finito!
Un altro pezzo c'è.
Chi è curioso e la lettura vuol continuare, un'altro post fra pochi giorni potrà trovare.
Già in passato un simpatico ragazzo dall'avatar dai capelli rossi, PiGreco, mi aveva fatto notare che i racconti di Piccola strega, postati in questo gioco le volte precedenti, non erano finiti.
Vero.
Gli incipit di Patricia Moll, hanno fatto nascere, dalla mia tastiera, questo curioso personaggio che fatico a stringere e trattenere in un racconto breve. Piccola strega  mi intriga e mi richiama.
Ha bisogno di un racconto più lungo e di largo respiro.
Perciò chi è curioso e la lettura vuol continuare, un altro post fra pochi giorni potrà trovare.



giovedì 21 gennaio 2016

Happy 76th Birthday Tina Turner! You're Simply the Best!


CIAO
A TUTTI
MI PRESENTO

01

CHI MAI SONO IO?

Mi chiamo Anna Maria e sono da poco iscritta al gruppo Ispirazioni & co, Rosalba Maura da brava padrona di casa mi ha suggerito di presentarmi, per conoscerci meglio.
Che dire di me?
Sono una nonna pensionata che nella vita sociale precedente era insegnante alla suola dell'infanzia, da due giorni ho compiuto 64 anni e sono di Bologna.  
Se guardate nella pagina del blog in alto a destra c'è una mia parziale foto scattata tre anni fa, da quella Birba di nipotino che mi ritrovo, con la mia insignificante macchinetta digitale.
La Birba di un nipote che ora ha sei anni, in quell'occasione era seduto per terra davanti a me, mentre io tentavo di infilargli gli anti scivolo seduta sul divano. Nella cinquantina di foto scattate in un nanosecondo, cera l'interno del mio cavernoso naso importante , un solo pezzo di ginocchio, le mie ciabatte, la mia mano, un occhio ecc. e questa era la meno strana.
Mi piace leggere, scrivere favole, fiabe, storie un po' ironiche di casa mia, fotografare, fare l'uncinetto: ora per esempio sto facendo un copri spalle per una delle mie figlie, da mettere sopra un cappotto, questo manufatto non lo vedrete mai nel blog, perché il mio spazio non è nato per questo.
Ho aperto il blog perché ho scritto un romanzo per bambini MELISSA E LA NUVOLA sei o sette anni fa, ormai ho perso il conto.  Il romanzo è stato spedito a varie case editrici importanti e solo due mi anno risposto con un gentile no. Devo ammettere che non ho inviato un brano rappresentativo, ma tutto il manoscritto e questo sembra disincentivi la lettura. Le case minori lo pubblicherebbero tutte, ma solo a pagamento. Che me ne fo' io dopo di tanti libri? Vero che li posso regalare a parenti e amici, ma molti lo hanno già letto.
Così ho deciso di far respirare questa fiaba in letargo dentro un buio cassetto.
Ecco perché è nato questo blog, se cliccate QUI c'è il racconto del perché porta questo titolo, in fondo io sono una sognatrice che sogna anche ad occhi aperti, e nonostante l'insuccesso di MELISSA E LA NUVOLA, mi diverto e continuo a lavorare ad un secondo libro per il proseguo della storia. Comunque a marzo 2015 ho finito di postare il primo manoscritto, ma la mia avventura con il blog ancora continua.
Sono ancora qui, perché il blog continua a divertirmi. Pubblico senza fretta racconti brevi che chiamo "Panzane", prevalentemente per bambini. Ultimamente sono stata colpita anche dalla mania del clic fotografico. Nel blog ci sono diverse etichette nel "Noncelapossofare", ci sono i racconti di casa mia non per bambini, con la mia mamma che chiamo Bisnonna Uffa, cliccate QUIsevuoiunavitadasognodormi.blogspot.it/2014/08/la-bisnonna-uffa.html se volete conoscerla un po'. Un'altra etichetta porta il titolo "Non c'è capo ne coda", titolo nato pensando alla circolarità della comunicazione, lì troverete i miei dubbi. Sono solo sensazioni stati d'animo, non certo attualità o politica, ma esclusivamente dubbi personali raccontati sempre con un pizzico di ironia , perché la vita , fin che si può, bisogna viverla con la giusta leggerezza.
Faccio parte di un gruppo che legge favole che si chiama INCANTASTORIE.  
Penso che ormai  avrete capito che mi piace la letteratura dell'infanzia, così a volte posto i libri che leggiamo in biblioteca e nella scuola primaria.
Desidererei arrivare a 76 anni con la grinta della signora che c'è nel video qui sotto, ma so già che noncelapossofare, perché io mi sento già molto meno atletica di lei.


giovedì 14 gennaio 2016

Che tempo fa?


#mutamenti
PRIMAVERA O INVERNO?

(Immagine presa dal web)

Colpita da insana e malefica influenza  la mia mente ha partorito questi deliranti pensieri.
Forse non è gennaio ma marzo e il vento sferza caldo, mentre gli uccelli cantano gioiosi, inneggiando alla nuova primavera. È ora di prendere fuori giacche leggere e togliere i piumoni dai letti.
La ragione torna per un breve attimo e mi accorgo che non è vero, oggi è una giornata di freddo gennaio, forse ho delirato e mi sono sognata il tiepido calore che ho avvertito nei due giorno trascorsi.
È stato solo un sogno? Sì deve essere così, perché non sarebbe per nulla normale. La mia voglia di primavera mi deve aver giocato brutti scherzi, la natura non può impazzire così! 
O sì? 
Nel dubbio mi aggiro per casa, mentre ogni parte del mio scheletro e ogni sua giuntura grida vendetta e si duole. Passerà e la ragione tornerà, così come la natura e le stagioni mi auguro tornino automaticamente al loro posto.
È così, deve essere così, perché altrimenti è proprio il segno che il nostro comportamento scellerato ha cambiato il  clima irrimediabilmente.

Questo breve delirio per

Ispirazioni & Co





sabato 9 gennaio 2016

Birba

#Metamorfosi

DONDOLA O NON DONDOLA?

«Nonna ho perso un dente»
«Davvero! Dove?»
Il birbante di un nipote mi indica con la lingua una spazio vuoto inesistente tra un canino e un incisivo.
So quanto ci tiene ad essere come altri della sua età e non dico nulla, ma so di essere una bastarda dentro.
Dopo un po’ mi raggiunge preoccupato in cucina, ha sangue al naso: «Non lo dire alla mamma, ho sbattuto a scuola contro una porta» lo guardo dubbiosa.
«Tu non vuoi dirlo alla mamma perché hai infilato un tuo dito malefico nel tuo prezioso naso»,
 «No, no, ho sbattuto a scuola contro una porta, è vero! Camminavo così…» cammina per un po’ guardando indietro «…e ho sbattuto». Il mio sguardo è dubbioso, molto dubbioso.
 «E’ vero, ti dico che è vero!»
«Può essere, ma se tu ti inventi e racconti delle storie non vere, dopo uno non sa più quando racconti la verità»,
«ma  questo è vero!»
 «D’accordo, può essere che questo racconto sia vero, però tu prima mi hai detto che hai perso un dente, ma non è affatto  vero».
Opss!! Mi guarda e non fiata.
Che nonna bastarda.
 Trafelata arriva la mamma «Dai Birba sbrigati, metti la giacca che dobbiamo andare al compleanno del tuo amico». Smemoranda come sono non dico nulla del sangue al naso, ma accetto di buon grado il bacio del nipote che pensa già alla festa e agli amici.
Per fortuna esistono i telefoni che per le nonne smemorate sono una vera fortuna, così ora di cena ci risentiamo e una voce eccitata e felice  mi urla  «Nonna nonna, mi dondola un dente!».
Opss!!! Questa volta è proprio vero, la sua felicità sprizza dal telefonino.
Ma pensa te! Ora mi tocca di andare a cercare e risvegliare la dormiente Fatina dei denti.

Le Birbe crescono.



Immagine pesa dal web

IL DENTINO

Dondola dondola il dentino,
Balla balla e non sta fermo,
primo o poi lui cadrà
e un buchino resterà.
Un buchino nel tuo sorriso,
un soldino sotto il tuo cuscino.
(Anna Maria Fabbri)


Questo post partecipa alla iniziativa del mese di Ispirazioni & co

domenica 3 gennaio 2016

LUCIO DALLA - L'ANNO CHE VERRA'





Appuntamento mensile con il gioco di Patricia Moll.
O Capitana mia Capitana... la tua frase di spunto iniziale è in arancione, sotto la mia con meno di trecento battute.
Buona e breve lettura con ascolto finale. Eheheheh... Patricia suggerisce e noi obbediamo.
Il blog di Patricia lo trovate QUI

L'ANNO CHE VERRA'

L'aveva abbandonata sulla strada. In piena campagna, località Valle Rossa. Un posto isolato e solitario. Poche auto, nessuna cascina nel raggio di un paio di chilometri. Nel momento stesso in cui le aveva voltato le spalle per tornare indietro, si era sentito più leggero. Quasi felice. Cantava.

L'anno vecchio era finito? Bene!!! Che cavolo gli erano serviti tutti quegli amuleti nella scatola? Che vadano in malora! Li aveva appesi ad un arbusto. Ora lì, in mezzo al nulla c'era uno strano albero di Natale. Altro che se vuoi una vita da sogno... dormi! Meglio star svegli e cantare con la musica  a palla :- Sarà tre volte Nataleeee e festa tutto il giornooooo...





Lo metto o non lo metto?
Dubbio amletico?
Mannaggia a me!!! Non leggo mai i racconti già pubblicati per non farmi influenzare, perché mai questa volta no? Che ci posso fare la curiosità ha vinto. Leggendo ho scoperto che la protagonista della mia storiella è già stata usata in un'altro raccontino. Poco male, ho cambiato racconto e non sono pentita, però quello scritto per primo ce l'ho e ve lo rifilo lo stesso, ehehehehe... anche se non è in gioco .^___^

LA VOLPE FURBETTA

L'aveva abbandonata sulla strada. In piena campagna, località Valle Rossa. Un posto isolato e solitario. Poche auto, nessuna cascina nel raggio di un paio di chilometri. Nel momento stesso in cui le aveva voltato le spalle per tornare indietro, si era sentito più leggero. Quasi felice. Cantava.

...La volpe furbetta aveva finito di scorrazzare nel suo pollaio. Non sapeva però, che nel sacco gli aveva lasciato, come ultimo saluto, un ricordino non precisamente molto profumato.
Un po’ frastornata la volpe si guardò attorno, e pensò “to’ qui non sono mai stata!”, così, curiosa, si avviò alla scoperta del nuovo mondo.