sabato 27 febbraio 2016

7- PICCOLA STREGA


LA LIBERTÀ 
È 
UN DIRITTO PREZIOSO

«Fermiamoci.» disse Piccola strega, «dobbiamo aspettare che tutti i draghi siano svegli.»
«Perché aspettare?» Lucilla impaziente non capiva «Prima scendiamo sulla riva, prima finiamo».
«Calma. Ci vuole calma, la fretta è brutta consigliera. Poi loro ci stanno certamente osservando, e voglio che comprendano che non agiamo di nascosto. È meglio osservare l’isola per controllare che non ci siano movimenti strani.»
Matteo: «A ecco! Questo mi tranquillizza. E cosa dobbiamo guardare? Giusto per tranquillizzarci un po’ di più.»
«Che  non ci siano screzi tra loro.».
In quel viaggio Piccola strega si sarebbe aspettata di tutto, fuorché trovare un fratello e per giunta sarcastico.
«Aaaa bello! Questo si che mi tranquillizza molto! E questo come lo capisci?»
Piccola strega: « Se vedi del fumo! Se c’è fumo, vuol dire che c’ è in corso una lotta.»
 «Perfetto! Lo dicevo io che era pericoloso! Quelli ci bruciano!»
« Mio caro fratellone, anche molti animali del bosco combattono tra loro. Lo fanno per conquistare la propria compagna.»
«Giusto, ma forse sono un tantino più piccoli e non sparano fuoco. Poi quale è la prossima mossa?»
«A metà mattina ci avviciniamo piano. Mettiamo giù una scialuppa e noi donne scendiamo sulla spiaggia.»
Matteo: «E io?»
Piccola strega: «Tu aspetti sulla barca.»
«Ma neanche per sogno!»
Peperina non poteva più stare zitta: «Vuoi dirmi che vuoi abbandonare la tua preziosa barca?»
Chissà perché quando parlava Peperina, Matteo era sempre un po’ imbarazzato: «Non voglio lasciarvi là con quei, con quei cosi, ecco!»
Gli occhi della sorella ridevano, mentre tentava di dire seria:«Perché tu sai come trattarli?»
«No.» ammise il fratello.
La risposta della sorella suonò come un ordine: «Appunto! Aspettaci sulla barca. E se vedi volare via dei draghi con sul dorso qualcuno, conta quanti sono. Se sono quattro, puoi tornare indietro, perché vuol dire ne abbiamo uno ciascuno. Se sono meno, aspetta che ti raggiunga chi di noi è rimasto sull’isola.»
Matteo non era per niente contento.«Questo non è un piano, questo è un suicidio.»
Ma Piccola strega era molto decisa: «Fidati. So quello che faccio.»
A Matteo, non restava che aspettare e fidarsi, ma non era contento.
Le maghe erano tutte tese e spaventate, ma il battibecco fra i due fratelli le fece sorridere.
A metà mattinata l’isola non mostrava pennacchi e fuochi di nessun tipo, così Matteo si avvicinò piano e il più possibile alla riva, restando sempre molto visibile, come si era raccomandata la sorella. Caricarono sulla scialuppa gli acquisti fatti e i due sacchi che si era portata dietro Piccola strega. Tramquillina nel sistemarli finalmente chiese: «Ma si può sapere cosa ti sei portata dietro?»
«Un ovale di ceramica con disegnata una gabbia aperta,  sarà il centro di quello che dobbiamo fare. E… quattro selle per i draghi disposti a trasportaci.»
«Speriamo.» rispose una pensosa Tranquillina, mentre Lucilla e Peperina cominciarono a saltare in un girotondo,  tenendosi per mano: «Le selle, le selle. Voleremo su un drago. Le selle, le selle!»
Matteo però non era per nulla contento: «Cantate, cantate. Ora vedremo se ci sarà da cantare.»
La preoccupazione torno come un’ombra su tutti.
Arrivò il momento di separarsi e  Matteo abbraccio forte la sorella: «Marta sta attenta», poi rivolto a tutte, «cercate di essere prudenti, che la forza vitale sia con voi».
La compagnia salì sulla piccola barca e cominciò a remare. Matteo rimase ad osservarle con il binocolo, con una sensazione di angoscia e impotenza nuova per lui, Peperina salutava con la mano.

Due draghi uno bianco e uno nero da due sporgenze rocciose, osservavano quella piccola barchetta che si avvicinava, ma non si mossero.

(Immagini prese dal web.)

Arrivate sulla spiaggia, la compagnia del the al gelsomino, cominciò a scaricare il suo carico.
I due draghi, continuarono ad osservare dall’altura, mentre altre teste si allungavano ad osservare quelle curiose bipedi dai lunghi capelli. Nessuno di loro accennò ad aprire le ali. Tutti avvertivano quel leggero sentore di drago che proveniva dalle gruppo di donne che erano sulla spiaggia.
Quelle delicate creature, senza armature, non potevano certo essere pericolose.
Le donne, consapevoli di essere osservate, si muovevano piano e con calma, cercando di controllare la paura, e in questo c’era molto coraggio.
Esse aprirono i loro fagotti e cominciarono a mettere qualcosa che luccicava sulla sabbia.
I colli dei draghi, si allungavano sempre più. La Compagnia del the al gelsomino, continuavano a girare attorno a quella curiosa immagine, quasi danzando, e aggiungevano altri oggetti. Una gabbia? Sembrava una gabbia vuota. Attorno vi erano disegnati degli uccellini che volavano via. Quell’oggetto era lucido e smaltato, ed era molto bello. Le curiose creature bipedi continuavano il loro lavoro attorno ad esso, appoggiando oggetti bellissimi e brillanti. Ogni tanto si fermavano a controllare il lavoro, lo aggiustavano, lo miglioravano, era davvero un bel gioco, e il disegno che si stava formando era molto bello. Era brillante.
I draghi sulla scogliera ora erano tanti, nessuno fiatava o sbuffava.
Fermi, e attenti guardavano il disegno che si stava formando.
Finalmente il drago tutto bianco si decise e volò planando sulla spiaggia.
Piccola strega si staccò dal gruppo e si avvicinò. L’odore del suo drago colpì le narici del nuovo arrivato. Nella mente di Piccola strega arrivò la domanda «Chi sei?», la sua mente venne sondata e, le sue sensazioni unite a immagini della sua storia personale, le passarono rapidamente davanti gli occhi, lei lo lasciò fare.
Finalmente il drago fece udire la sua voce gutturale: «Cosa state facendo?»
Piccola strega rispose: «Un dono per voi.»
«Perché?»
«Abbiamo bisogno del vostro aiuto e abbiamo pensato che avreste gradito un dono.»
Alla parola “Aiuto”, il drago infastidito fece un piccolo sbuffo di fumo. Sono animali che non amano essere usati e coinvolti.
Intanto le compagne continuavano il loro curioso gioco e, l’immagine che stavano creando si andava via, via, allargando, e completando, ormai prendeva quasi tutta la spiaggia. Era un disegno rotondo e brillava al sole.
Poi si sedettero attorno al cerchio finito. I sacchi scaricati erano vuoti, tranne uno.

(foto di A. M. Fabbri)
Il drago bianco si avvicinò a guardare. Anche il drago nero scese e planò vicino al compagno.
Era quello che Piccola strega desiderava, suscitare la loro innata curiosità. La loro vita è talmente tanto lunga che una volta superati i primi cento anni, hanno la sensazione di non avere più nulla da scoprire, cadono nell’apatia. Per potarli ad agire bisognava suscitare il loro interesse, dovevano conquistare la loro curiosità.
Piccola strega continuò: «Si chiama mandala. Per costruire un mandala si possono usare tante cose: carte, colori, sassi , stoffe, fili, sabbia, semi…. Il mio carissimo e amato amico Lingua di fuoco, mi faceva giocare con il suo tesoro e un giorno mi insegnò come farne uno.».  Nel dirlo si sedette attorno al cerchio con le compagne.
«Venite», disse verso i due draghi, «vi racconterò una storia».
I due draghi si avvicinarono e, percepirono quel leggero ma gradevole pizzicorino di paura, che a loro piaceva tanto.
L’olfatto dei draghi è così raffinato che captano sfumature di effluvi che non vengono nemmeno considerati odori. Questa fragranza sapeva di peperoncino rosso, di rose e di acqua salata. Quelle personcine delicate, avevano una pura paura di sana prudenza, e questo li divertiva.
I draghi si sedettero attorno al grande cerchio ad ascoltare.
La voce di Piccola strega era musicale, calda e suadente: «Sono stata cresciuta da un drago, si chiamava Lingua di fuoco. Lui amava viaggiare ed esplorare terre lontane e sconosciute. Giovanissimo, all’età di 80 anni, decise di volare verso ovest, volo senza fretta fino a sera. Poi invece di tornare al suo sicuro nido, si fermò a dormire su di un altura. Il giorno dopo fece altrettanto e fu così per un mese intero. Volò sopra paesi, vallate e montagne sconosciute, fermandosi nei posti più belli.
Poi un giorno vide dall’alto, delle persone vestite con stoffe arancioni che costruivano sul terreno un disegno bellissimo, con sabbie colorate, era rotondo. Planò per chiedere cosa fosse, ma gli uomini scapparono dentro alla loro tana.
Lui si sdraiò e aspettò, finche giunse la notte e si addormentò.
Il giorno dopo le persone vestite di arancione non osavano uscire, puzzavano terribilmente di paura.
Voi sapete che difficilmente i draghi parlano agli umani, ma lui era un giovane drago troppo curioso per non chiedere cosa fosse quel bel disegno. Stupiti nel sentirlo parlare, i monaci, perché questo erano, piano piano, uscirono. Solo il più giovane ebbe il coraggio o l’incoscienza di parlare. Il disegno era un Mandala.
Il giovane monaco e il mio drago divennero amici. Lingua di fuoco lo portò spesso in volo con lui e, il monaco lo allietò con il suo sapere. Stettero assieme finché il monaco non morì di vecchiaia.      
Ora questo disegno a forma di Mandala è un regalo per voi.».
Alle spalle delle donne e dei due draghi, si era formato un altro cerchio di bestioni, verdi, rossi, arancioni, grigi, che ascoltavano in religioso silenzio.
Piccola strega non si fece distrarre dal pubblicò: «Il mandala si costruisce partendo sempre dal centro e via, via, si unisce il resto. Il centro è il cuore, il nucleo dove tutto parte e tutto gira attorno.
Qui, abbiamo messo una gabbia aperta con uccelli che escono e volano nel cielo liberi e giocosi, perché la libertà è preziosa e non ha prezzo.».
Un leggero sbuffo di fumo, uscì da una delle quattro nari del drago nero.
Piccola strega sperò fosse di gradimento e continuò: «Il colore oro che vedete attorno alla gabbia, sta ad indicare la luce del mondo, che in questo momento è in pericolo. Perché il Signore oscuro sta cercando di soggiogarci con l’inganno.». Questa volta, fu il drago bianco ad emettere un piccolo sbuffo. La streghetta sperò fosse di disappunto.
Sapeva che anche i draghi non amano il Signore oscuro, così continuò: «Il bianco, è il simbolo dell’aria dove voi volate liberi e felici, e della purezza, perché noi veniamo in pace e senza inganno.
Il verde delle pietre, è il simbolo della natura: un albero dalle forti radici, è solido e sfida tutte le intemperie, come i draghi.
Le pietre rosa unite a quelle verdi sono l’energia dell’amore. Perché una vita senza amore è triste e tetra.
Il blu ricorda la notte stellata, che porta bei sogni e il riposo.
Il nero, ci ricorda dove tramonta il sole. Quando è più facile fermarsi a pensare e riflettere.
I’azzurro è il sognare ad occhi aperti. Ci aiuta a continuare a sperare, e immaginare un mondo migliore.
Perché questo e altro c’è nella vita.».
Smise di parlare e si guardò attorno, la spiaggia era piena di draghi seduti o sdraiati ad ascoltare.
«Queste e altre cose mi ha insegnato Lingua di fuoco, era molto caro e buono con me, e erano poche le cose che mi erano impedite. Ma sulla distruzione finale del mandala una volta finito era ferreo.»
La rivelazione fece raddrizzare le teste.
«Distruzione? Perché distruggere una cosa così bella?» Chiese il drago bianco.
«Perché il disegno è finito. Il gioco è finito. Non bisogna attaccarsi troppo alle cose. E’ sbagliato il possesso, l’attaccamento eccessivo alle cose. Quindi noi ora insieme lo distruggeremo.».
Un coro di “Nooo” si sollevò dai draghi. Piccoli sbuffi minacciosi riempirono l’aria, uniti all’odore più intenso della paura delle maghe. Ma Piccola strega si alzo, e decisa con un gesto plateale sollevò un sacco: «Qui dentro c’è un sacchetto per ciascuno di voi. In ogni sacchetto, riporremo un po’ del materiale del nostro mandala. Così ciascuno di voi potrà avere un ricordo di questo giorno. Dentro al sacco ci sono quattro oggetti di vero oro, per chi si offrirà a  portarci dall’altra parte dell’oceano».
Le tre maghe a questa notizia si mostrarono molto stupite, non avevano mai pensato al tesoro che certamente aveva Lingua di fuoco. Piccola strega, era ricca.

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Questa puntata di Piccola strega la dedico a
Ispirazoni&co, e alle sue comari
che questo mese mi hanno ispirato con il loro tema:
 IL MANDALA

mercoledì 24 febbraio 2016

INSIEME RACCONTIAMO- 6


INSIEME RACCONTIAMO 6



Eccomi qua! Pensavate mi fossi dimenticata di INSIEME RACCONTIAMO?
Certo che no!
Poi questo mese c’è una bella novità, il gioco si è unito al tema proposto da ISPIRAZIONE&co: I MANDALA.
Però Patricia Moll con l’eros del suo incipit, mi ha un po’ boicottato. I miei racconti sono fantasy e non certo carnali e  sanguigni, ma sono salita su questa barca fin dall’inizio e non voglio scendere.
Questo mese ho evitato di leggere gli altri, mi auguro che questa idea non sia venuta a nessuno.
Le regole del gioco sono sempre le stesse: 
unirsi all'incipit di Patricia, con un racconto di 300 battute o 300 parole. 
Per saperne di più guardate nel blog MIRTILLA di Patricia Moll cliccando QUI
Il mio racconto è una mezza cosa che ha superato di molto le 300 battute, e ha meno di 300 parole, ma Patricia non ha mai bocciato nessuno, ed è proprio per questo che mi piace. 
Perciò ecco qua il mio racconto unito all’incipit  della Capitana della ciurma, scritto in verde.

IL MANDALA
Il corpo nudo della donna distesa sul fianco aveva un che di virginale. Una tela intonsa pareva. Invitava a… ma come l’avrebbe presa lui? Offendersi? Adirarsi? Prese il pennello più fine e le si avvicinò. Con dolcezza cominciò dal centro della schiena. Un mandala. Avrebbe disegnato un mandala.
Bianco come quella pelle.  La risata scaturì spontanea dalle labbra della modella:
«Mi fai il solletico».
 «Ferma», lui sapeva cosa avrebbe voluto fare.
La dolcezza si trasformò in passione e intinse il pennello nel rosso, rosso come il fuoco adente  che lo divorava. 
La mano scorreva veloce, il sudore le imperlava la fronte. Si asciugò con lo straccio e si allontanò per osservare quel corpo da amare, aveva bisogno d’aria. Aprì la finestra. Pensava rosso, rosso come nel nudo di Modigliani. 
Nudo Rosso di Amedeo Modigliani
«Ma che fai! Cosi mi ammalo! Non capisci un accidente!».
Quella voce petulante! 
Tutto l’ardore svanì in un attimo.
Nella sua fantasia era già solo.
Era Alessia.
La solita Alessia. 
Quella che ti rispondeva di no, se le chiedevi di andare a mangiare una pizza. 
Quella che saliva sulla macchina con il simbolo del cavallino, con quel tizio non certo giovane.
Quella che arrivava si spogliava e si trasforma in un temporale di emozioni, per poi lasciarlo solo. 
Peccato.
Era un mandala pieno di eros, ma si era trasformato in un addio.

(quadro di Umberto del Bivio.Gli stati d'animo. Gli addii.)
In definitiva quel mandala era stato commissionato dall'altro.
Lui si sarebbe arrabbiato? Avrebbe capito?
Ma era certo che lei lo avrebbe capito. 

E per chi lo desidera una canzone di vero patos.


Questo post partecipa al gioco
Insieme raccontiamo 
e al tema di
Ispirazione&co
MANDALA

lunedì 22 febbraio 2016

6- PICCOLA STREGA


IN VIAGGIO VERSO L’ISOLA NEBBIOSA

La paura che i Signore Oscuro, ostacolasse l’impresa, preoccupava tutte, ma questo non rovinò il viaggio verso Ponzio. Le quattro amiche chiacchieravano allegramente, godendosi il primo sole primaverile.
La strada sconnessa , faceva tintinnare il contenuto di due sacchi che Piccola strega aveva caricato, ma le sue compagne di viaggio, se pur curiose, non le chiesero cosa si fosse portata dietro, prima o poi lo avrebbero scoperto.
Intanto a Trasparentia apparvero le prime zanzare. Erano fuori stagione. Tutti ne erano molto infastiditi.
Arrivata a Ponzio, la compagnia cominciò a girare tra le bancarelle attirata da tutte quelle cose esposte. Erano ne più e ne meno come tutte le donne che vanno al mercato. La loro attenzione era particolarmente attratta da oggetti e chincaglieria vistosa e luccicante: bottoni dorati e argentati, perline colorate, catenelle, bigiotteria, lustrini, strass, pailettes ecc, ecc. Tutti gli oggetti che sembravano privi di una qualsiasi utilità giornaliera, venivano presi in esame e comprati. Non sembrava certo una spedizione in missione segreta, ma piuttosto donne frivole, vanitose e inconcludenti.
Le uniche cose sensate che comprarono, furono scarponi e abbigliamento pesante e confortevole che le riparasse dal freddo.
Riempirono quasi tutto il carretto con le loro inconcludenti compere, poi felici e soddisfatte, ripresero il cammino per il Villaggio dei pescatori di vongole, avrebbero pernottato lungo la strada.
Avanzarono finché la luce lo permise. Sfruttarono anche i raggi lunari, con questi, Piccola strega sapeva muoversi ancor meglio che con la luce del sole. Poi, cedettero alla stanchezza, così si fermarono e accesero un fuoco. Dormirono avvolte nei loro morbidi panni. Alle prime luci dell’alba, si prepararono un the al gelsomino e ripresero il cammino.
Il bosco diradò e davanti a loro apparve il mare. Quando incontrarono diversi carretti con il pesce appena pescato, capirono di essere vicine.
Erano arrivate al Villaggio dei pescatori ancor prima di quello che si erano aspettate. A mezzogiorno la Compagnia del the al gelsomino  era già sul molo a cercare una imbarcazione.
«Per la barba del negus! A chi chiediamo? Troveremo qualcuno disposto ad avvicinarsi all’isola Nebbiosa?» Lucilla si guardava attorno. C’erano vecchi pescatori vicino alle loro malandate barche che stavano aggiustando le reti. Uno di loro sollevo lo sguardo dal lavoro e salutò un nuovo arrivato: « Ehi Matteo, ne hai preso del pesce oggi eh! Devo ancora capire come mai finisce tutto nelle tue reti.»
Il nuovo arrivato avanzava sul molo con enormi ceste vuote e rispose ridendo: «O Giustinoooo, quand’è che ti decidi a seguirmi invece di stare vicino alla costa? Il pesce bisogna andarlo a cercare.».
L’uomo era alto e con spalle e braccia muscolose, si fermò vicino a una barca ad un albero e cominciò a lavare il ponte.
«Che ne dite? Ci occorre una persona in forze.» sussurrò Peperina alle compagne.
«La sua imbarcazione mi sembra in buono stato.» aggiunse Tranquillina.
Piccola strega annuì e si avvicino all’uomo che era sceso per caricare le casse.
«È una bella giornata, avete fatto una buona pesca?» Il pescatore si girò, la guardò sorridendo, e rispose cortesemente: «Sì abbastanza. Non avete l’accento di queste parti.»
«Infatti», rispose Piccola strega «siamo di Trasparentia, con una giornata così bella ci piacerebbe concludere la nostra gita con un giro al largo, lei ci potrebbe portare?», vedendo l’espressione stupita aggiunse in fretta: «naturalmente pagando!».
La risposta fu immediata: «E perché no!»,
Tranquillina aggiunse indecisa: «Bé, per un giorno quanto costerebbe?»
Il pescatore si tolse il berretto grattandosi i ricci rossi: «Se siamo di ritorno prima del calar del solei, 50 soldi»,
Lucilla decisa: «40»,
nel rispondere lo sguardo divertito del pescatore si fece sornione: «48»,
Lucilla« no! 40».
La risposta non mancò: «Mie care signore, io per pescare domani mattina mi devo alzare alle 4, a poco non si fa nulla», nel dirlo si era tolto la cerata, mostrando una maglia di lana tutta bucata.
Piccola strega tagliò corto: «45 e non se ne parla più!».
Il pescatore indicò la barca: «Ok, mi sta bene» e mentre aiutava già la prima a salire, fece un inchino e aggiunse «prego accomodatevi sulla mia lussuosa barca».
Peperina non riuscì a trattenere un scanzonato: «Oooo, davvero lussuosa, ha un delizioso profumo di pesce marcio», ma lui prendendole la mano ridendo rispose: «Cosa vuole, signorina, oggi al mercato avevano finito il profumo alle rose e mi sono dovuto accontentare di questo».
Preoccupata Tranquillina bisbigliò a Piccola strega:«Ma ci possiamo fidare?»
L’amica rispose sottovoce allargando leggermente le braccia: «Che cosa potrà mai succedere, siamo in quattro contro uno».
Dopo aver svolto le prime manovre per allontanare la barca dal molo, Matteo alzò la vela e cominciò a dirigersi verso il promontorio.
Piccola strega indispettita sottolineò: «Ti abbiamo chiesto di portarci al largo, non lungo la costa!». Senza discutere il pescatore girò il timone verso il mare aperto. Quando furono lontani dalla costa Piccola strega, finalmente chiese di essere portata all’isola Nebbiosa.
«Cooosa?» la risposta di Matteo non si fece certo attendere, «non ho certo voglia di fare abbrustolire la mia barca dai draghi».
Tranquillina con il suo modo pacato intervenne: «Piccola strega sa quello che fa.Lei ci ha vissuto con un drago».
Il pescatore sbiancò. «Cosa vuol dire ci ha vissuto?».
Piccola, che era seduta su del cordame di fianco al timone spiegò: «Conosco il loro modo di pensare e muoversi. Ho vissuto con uno di loro da quando ero piccolissima.».
Matteo, improvvisamente si fece serio e pensoso. La streghetta lo notò, ma era abituata alle reazioni strane della gente, così continuò a raccontare: «loro hanno un olfatto sviluppatissimo, captano effluvi vecchissimi, ognuno di noi si distingue e ha un suo profumo. Gli odori sono per loro un forte riconoscimento. Io ho la traccia del mio drago. L’odore del mio drago fa parte di me, voi non potete percepirlo ma loro sì. Fa parte del mio essere.».
Matteo ascoltava ed era sempre più serio, legò ad una corda il timone e si giro parlando verso Piccola strega: «D’accordo, ma perché rischiare, perché andare proprio là».
Tranquillina allora raccontò degli episodi che stavano sconvolgendo l’intera comunità, e della necessità di chiedere aiuto hai draghi. Solo loro potevano attraversare velocemente l’oceano.
Matteo dovette ammettere che anche da loro c’erano stati strani segnali, ma continuava a fissare quasi sbalordito Piccola strega. E quale fu la sorpresa generale quando le chiese a bruciapelo: « Ma tu, non ti ricordi di me?»
Piccola strega trasalì: «Perché mai io mi dovrei ricordare di te?»,
«Il nome Marta non ti dice nulla?»,
«Chi è Marta?»,
«Marta sei tu.».
Stupite e incredule tutte guardavano Matteo che ora esitante raccontava: «Io, io avevo tre anni quando il drago distrusse il paese… giocavo nell’aia e con me c’era anche la mia sorellina di un anno. I miei genitori erano nella stalla. Lingua di fuoco la incendiò. Tentarono di portare fuori le due mucche ma il tetto crollò… Poi, po il drago volò in cerchio e urlando si abbassò… artigliò la mia sorellina portandosela via. Non scorderò mai quel giorno. Io e gli zii abbiamo sempre pensato che fosse stata sbranata… e ora, ora io non so… Gli zii scapparono portandomi con loro, lontano da quel luogo triste pieno di brutti ricordi. Chi può mai sopravvivere a un drago infuriato? Io, io credo anzi ora ne sono certo, sei tu.»
Piccola strega era ammutolita e con gli occhi lucidi a fatica sussurrò: «Mi stai dicendo che sono tua sorella?»
«Sì, da quello che mi avete raccontato, non puoi che essere tu. Guarda i tuoi capelli, sono rossi come i miei.» Imbarazzato allargò leggermente le braccia e commosso disse: «Marta son felice che tu sia ancora viva e qui.».
Lì in piedi davanti a lei stava quell’uomo in attesa di una sua reazione . Piccola strega si buttò tra quelle possenti braccia e contro la sua spalla cominciò a singhiozzare: «Non ho mai saputo come mi chiamavo e oggi, improvvisamente, scopro il mio nome e anche un fratello.». Tutte avevano gli occhi lucidi, nessuno fiatava, Piccola strega tirava su col naso. Poi, improvvisamente si allontanò decisa dall’abbraccio e puntando le mani sui fianchi, disse con fare risoluto: «Bé!!! Allora fratellone ci aiuti sì o no?». Matteo si mise a ridere ma aveva gli occhi ancora lucidi: «Le donne!!! Ma se mi incendiano la barca sorella o non sorella me la paghi nuova chiarooo?!!»
«Chiarissimo, fa come ti dico e vedrai che andrà bene.»
All’alba del giorno dopo erano al largo dell’isola Nebbiosa.


Immagine presa dal web.







lunedì 8 febbraio 2016

5- PICCOLA STREGA


PICCOLA STREGA
Quinto episodio

LA COMPAGNIA 
DEL 
THE AL GELSOMINO




 "A violenza si risponde con violenza, e lui cerca questo. Lui ama la bruttura, il male. Facendo così, faremmo il suo gioco."  disse decisa Piccola strega " Non ci servono armi. Non daremo nessuna informazione. Meno sanno tutti, meglio è per noi. Non faremo nessuna riunione, perché noi siamo quattro semplici donne che domani si dirigeranno al mercato di Ponzio."
«Ma così ci allontaniamo dalla costa», Peperina era proprio perplessa, ma Piccola Strega continuò:
«Dobbiamo confondere, depistare, tutti crederanno che contro il Signore Oscuro non si può fare nulla e speriamo lo creda anche lui. Da Ponzio prenderemo il bosco di Faggio, e ci dirigeremo al villaggio dei pescatori di vongole».
Persino Lucilla era incredula:«Ma è lontano! Arriveremo tra due giorni! Non ha senso!» Tranquillina si appoggiò allo schienale della seggiola, cominciava a capire, mentre Piccola Strega rispondeva:«Appunto! Conto su questo».
Così si formò la Compagnia del The al gelsomino, formata da Piccola Strega e Tranquillina che non erano più giovanissime, e le ragazze Lucilla e Peperina.
Piccola Strega non aveva mai saputo quanti anni aveva, ma  si riteneva vecchia di esperienze vissute e  Tranquillina, vice sindaco di Trasparentia, con la sua calma la rassicurava, le ragazze erano da tenere un po’ a freno ma avevano, il vigore e la spensieratezza della gioventù. A Piccola strega, sembrava una compagnia ben assortita.
Il giorno dopo, un vecchio carretto trainato da un asino con quattro donne a bordo, si fermò davanti al comune di Trasparentia.
Trasquillina, avvisò il sindaco Perfettini che si sarebbe presa una vacanza di una settimana, per festeggiare il suo quarantesimo compleanno. Il sindaco le fece gli auguri e si raccomandò di usare prudenza nel recarsi al mercato di Ponzio, ma già che vi  si recava, chiese di acquistare un po’ del loro famoso zafferano. Poi, l’accompagno fuori per un ultimo saluto e quando vide  chi c’era sul carretto fu:
prima sorpreso,
poi sconcertato,
poi deluso.
Tranquillina, nel salire sul carretto, si raccomandò di installare degli abbeveratoi nel Bosco Frondoso e Sulla Montagna Sassosa, per cercare di arginare il diffondersi della rabbia, negli  animali selvatici.
«Cooosaaa!!!» Fu la risposta dello stupito sindaco, «e dove lo prendiamo tutto questo the?»
«Dio vede e provvede.» rispose Piccola Strega «Allungate il vostro the e aiutate anche gli animali, non è saggio avere bestie con la rabbia attorno a casa. Quando torneremo dalla nostra gita, penseremo a come rifornire il paese di the».
«Se non sarà troppo tardi!» Fu la sconcertata risposta.
«Abbiate fiducia, con calma tutto si sistemerà. Ora per il bene del paese è importante arginare un po’ l’epidemia».
Il sentimento del sindaco non era più così benevolo nei confronti di Tranquillina e delle sue scriteriate compagne. Nel momento del bisogno, si può benissimo saltare un festeggiamento di compleanno!
Questo sentimento serpeggiò anche nel paese, mano a mano che il carretto passava, dirigendosi chiaramente verso l’entroterra.
Ma dove vanno!
Ma Piccola Strega non era già partita?
Le donne!
Pensano solo al mercato!
Chi era stata vista fino al giorno prima come persona coscienziosa e saggia, venne giudicata egoista e senza cervello. Piccola Strega poi, era sempre stata strana. Certo che quelle due scriteriate donne, esercitavano su quelle povere e giovani ragazze, una influenza decisamente negativa.
Depistare e non alimentare false  speranze, era il piano della Compagnia del the al gelsomino e, dal sentimento comune che serpeggiava, ci stavano riuscendo alquanto bene.
In paese fu indetta una assemblea aperta, a tutti, All'unanimità, si decise di preparare velocemente una spedizione di valorosi che avrebbero portato a casa il prezioso liquido salva vita. Occorreva attraversare l’oceano con la nave più potente e veloce possibile, non avrebbero badato a spese e soprattutto si sarebbero armati fino hai denti.
Nel frattempo bisognava razionare il the e saggiamente, per fortuna, si decise di mettere due abbeveratoi nel Bosco Frondoso, e due nella Montagna Sassosa.  
Inconsapevolmente, gli abitanti di Trasparentia contribuirono a depistare il Signore Oscuro.

giovedì 4 febbraio 2016

4- PICCOLA STREGA


4- PICCOLA STREGA

DA TRANQUILLINA

Maga Lucilla tutta eccitata entrò in casa di Tranquillina,   e senza presentare l’ospite sbottò: «Lo zaino! è stato lo zaino di luce a farli innervosire».
Tranquillina che stava lavando verdure, si girò sbalordita e guardò Lucilla entrare accompagnata da una piccola donna.
«No, non erano nervosi» disse la sconosciuta, che aveva enormi occhiali da sole, «semplicemente per loro è normale accumulare oggetti luccicanti.  I darghi preparano il nido con oggetti che brillano. Credo, che loro siano attirati da questi oggetti, perché assomiglino alle loro squame luminose. I loro cuccioli si sentono più protetti, se sono circondati da oggetti che ricordano le squame dei genitori, e quando la madre è a caccia si rassicurano e consolano. Presentarsi a loro con un oggetto così luminoso, è come mostrare un lecca-lecca colorato ad un bambino, senza pretendere che lo desideri».

(illustrazione Lo Hobbit di Zsofia Ziaja)

La padrona di casa si asciugò le mani indicando le seggiole intorno al tavolo «Prego accomodativi, gradite una tazza di The al gelsomino?»
«Ti sembra il momento di bere il the? E’ il momento di agire e alla svelta», le rispose una alterata Lucilla.
Tranquillina aveva già intuito chi era la nuova arrivata :«A ecco! È per questo che sei entrata come una furia in casa mia? Non ti sei presa neppure il tempo di presentarmi la persona che è con te?».
Un leggero rossore cominciò a colorare le guance di maga Lucilla, mentre Piccola strega sorridendo si toglieva gli occhiali, mostrando due penetrati e intesi occhi castani, quasi neri con pagliuzze dorate . Aveva sempre creduto che con chi viveva nel paese sulle sponde del lago Trasparente, si sarebbe trovata spaesata e a disagio. In passato avevano fatto molto male al suo drago, vero è che lui dal dolore aveva incendiato il loro villaggio. Piccola strega li credeva troppo saccenti, troppo presuntuosi, invece queste due maghe le sembravano proprio simpatiche.
«Sono Piccola strega» esordì prima che Lucilla si riprendesse.
Tranquillina le sorrise:«Lo avevo intuito, è un grande onore averti a casa mia, ho sentito grandi cose su di te, e il nostro piccolo paeseTrasparentia ha bisogno di un tuo aiuto».
Già, era la sua stessa conclusione di Piccola Strega. Con il Signore Oscuro non bisognava andare per il sottile. Anche gli animali di Bosco Frondoso e Montagna Sassosa pensavano la stessa cosa. Si stavano verificando troppi episodi spiacevoli, animali che sparivano e ricomparivano impazziti e con la bava alla bocca.
Piccola strega da sola non poteva di certo passare e dare the al gelsomino a tutti, poi francamente i lupi lo gradivano assai poco, e il loro capo branco faticava a convincerli a dare anche una sola leccata al prezioso liquido.
«Anch’io ho bisogno di voi. il Signore Oscuro è troppo potente. Gli abitanti di Bosco ombroso e  della Montagna Sassosa sono d’accordo con me, non possiamo difenderci da soli. Se non vogliamo soccombere, dobbiamo unire le nostre forze».
«Le tue sono parole sagge, e tu non sai quanto questo mi faccia piacere. So bene che tu amavi Lingua di Fuoco. Noi non siamo in grado di capire che cosa scateni l’ira in un drago, ma se tu sei riuscita a conviverci vuol dire che con loro si può avere un dialogo».
Piccola strega, aveva molto da dire su questo, ora capiva che gli abitanti di Trasparentia non si erano ancora resi conto di cosa avessero fatto al suo drago tanti anni addietro, nessuno glielo aveva mai detto.
Fu così che davanti ad una cena leggera, a base di verdure e formaggio di capra, Piccola strega raccontò della distruzione del nido e dell’unico uovo del suo drago.
Le due maghe avevano gli occhi lucidi. Quanto male si può fare involontariamente, se non si conoscono le cose. Troppo tempo era passato e le due donne non sapevano chi fosse stato a distruggere il nido. Di quel tempo si ricordava solo che il drago aveva incendiato il villaggio. Forse chi aveva fatto quella sconsiderata e incosciente spedizione, credeva di proteggere la gente del villaggio dai draghi, ma questi non assalivano di certo un villaggio senza un motivo. A violenza segue violenza. Questo doveva finire, era ora di conoscersi e rispettarsi.
Piccola strega era disposta a raggiungere l’isola Nebbiosa dei draghi. Lì avrebbe cercato un drago disposto ad accompagnarla al di là dell’oceano. Per proteggersi occorreva al più presto possibile altro the al gelsomino.
Lucilla si offrì di accompagnarla.
Fu inviato subito un messaggio via focolare a tutte le case, accolto con gioia e sollievo.
Maga Peperina, appena ricevuta la notizia si precipitò a casa di Tranquillina. Arrivò trafelata e in ciabatte, dalla fretta si era dimenticata di mettere le scarpe. Anche lei voleva fare parte della missione.
A Piccola strega quella maga dai capelli rossi spettinati e ricci piacque subito.
Mago Pacioccone, mando un messaggio in cui si chiedeva una riunione speciale, perché riteneva che una simile impresa, non sarebbe passata inosservata al Signore Oscuro, occorreva prudenza. Lui riteneva saggio partire preparati a difendersi con qualsiasi arma. Non era da lui, propenso a risolve pacificamente e con il dialogo ogni screzio, armarsi fino ai denti.
«È da capire», disse Peperina «è ancora molto scosso, da quando ha salvato per miracolo il figlio, che stava entrando dentro al fuoco».
Le quattro donne, si videro arrivare messaggi di adesione all'impresa da ogni dove. La maggior parte erano di maghi che mettevano a loro disposizione: spade e sciabole, archi e balestre, archibugi e ogni più disparata arma.
Non era ciò che voleva Piccola strega.  



mercoledì 3 febbraio 2016

3- PICCOLA STREGA


3-PICCOLA STREGA


Immagini prese dal Web

LO ZAINO DI LUCE

Era il momento giusto. La luna era alta nel cielo. Nessuna nube a farle da velo. Prese quanto le serviva, lo mise nel suo zaino di luce e si alzò.
Presto tutto avrebbero capito chi era. Chi comandava. (Patricia Moll)
Avrebbero capito, quei grossi bestioni tutto istinto senza cervello!
 La presuntuosa Lucilla soprannominata Luce si sbagliava di grosso.
Avrebbe avuto il suo avere.
Mai sottovalutare i draghi.
Di lì a poco sarebbe tornata a casa senza un etto di tisana al gelsomino e alquanto sbruciacchiata



Inutile… a  maga Lucilla bruciava, ma si doveva rassegnare ed ammettere di aver bisogno di lei, della streghetta che non si era mai integrata e mai si era interessata alla vita della comunità. Doveva andare da Piccola strega e chiederle il suo aiuto per convincere i draghi.
Si cambiò d’abito, ripulì il suo zaino luminoso e partì per la sassosa montagna Proibita.
Incontrò Piccola strega a metà percorso, vicino al ponte.

(quadro di Thomas Kinkade)

Piccola strega che aveva vistosi occhiali da sole la salutò. Lucilla rispose esitante:
«Stavo venendo da te, abbiamo bisogno del tuo aiuto» stupita si sentì rispondere: «Anch’io».
Già, proprio così! Anche Piccola strega aveva intuito che bisognava agire e che le occorreva aiuto. Per una come lei che ripeteva in continuazione, chi fa da se fa per tre, era una cosa davvero ostica da ammettere, ma il Signore Oscuro era troppo potente, troppo perfido, la situazione era troppo grave. Così, si era decisa a scendere per unirsi a chi contrastava e non amava il Signore Oscuro.
 La prima domanda che piccola  Piccola strega fece, dopo il racconto di Lucilla fu:« Ma ci sei andata vestita così?», alla risposta affermativa pensò:“Ma come diavolo pensa di convincere un drago se si presenta con uno zaino così luminoso? Non sanno proprio nulla di draghi, hanno proprio bisogno di me!”, ma lo tenne per se.
Strada facendo si scambiavano informazioni. Piccola strega raccontava la vita dei draghi, le loro abitudini, i loro interessi e così discorrendo arrivarono in paese.
Le due donne attraversarono il paese così  impegnate nella loro conversazione, che persino maga Lucilla si scordò delle buone maniere, tanto che non rispose hai vari saluti che le venivano rivolti.
O perdirindina!!!
Non occorreva altro per suscitare curiosità!
Ma cosa stava succedendo?
Ma quella è Piccola strega!
Quando cominciò a circolare la voce  che le avevano viste entrare in casa di maga Tranquillina,  la frase che passò di bocca in bocca fu -Forse Piccola strega ci aiuta- che presto si trasformò ancor prima che venisse comunicato in -Piccola strega è già partita-.

martedì 2 febbraio 2016

2- PICCOLA STREGA


2- PICCOLA STREGA

Secondo episodio
IL THE AL GELSOMINO

Seduta sul dondolo il tazzone di tè al gelsomino fumante tra le mani, guardava il fuoco nel camino. Le fiamme giocavano allegre a creare strane figure. Fiori, alberi, fate, una porta.
Ma oltre la porta una figura vagamente umana faceva cenno di seguirla. Come in trance, si alzò e andò verso di lei. (Patricia Moll)



Allungò la mano, una scintilla schizzò bruciandole un dito, istintivamente lo cacciò nella tazza. Alcune gocce caddero su quella figura inquietante.
 L’essere si contorse, con una smorfia di dolore e Puff, sparì in un lampo verde.
Inquieta pensò - Che diavolo era?- ma poi sorrise -Bhe, di certo non ama il the al gelsomino!-
Fuori strepitava e ululava un terribile temporale, maga Peperina bussò e senza aspettare la risposta entrò sbattendo la porta, ansante si appoggiò ad essa come a chiudere fuori il mostro che la inseguiva. 
-Le fate degli alari sono in rivolta e si sono alleate con Signore Oscuro- disse tutto d’un fiato –non sappiamo come fermarle.-
-Siediti. Vuoi una tazza di the al gelsomino?-
-Ma sei ammattita? Ti dico che quelle strane creature tramano contro di noi e tu mi offri un the come se ti raccontassi l’ultimo pettegolezzo?-
-So cosa le inorridisce.-
-???-
-Ti giuro fuggono anzi  spariscono in un lampo-
Ora si che Peperina si sedeva compunta in punta di seggiola, prendendo la tazza fumante che le veniva offerta.  Gli  occhi luccicanti e curiosi aspettavano il seguito, ma maga Tranquillina continuò a sorseggiare imperturbabile il suo the dal tazzone, dondolando beata sulla sua seggiola senza dire nulla.
-Bhe hai intenzione di tenermi ancora per molto sulle spine?-
-A loro non piace il the-
-Che cavolo vuoi che mi freghi se a loro piace o non piace il the? C’è mancato poco che il figlio di mago Pacioccone  si buttasse nel fuoco se non lo fermava la mamma-
 Dalla espressione di Tranquillina capì che la cosa non le garbava affatto, e finalmente si decise a condividere ciò che aveva scoperto.
Fu così che Peperina apprese e divulgò a destra e manca come sconfiggere le odiose fate degli Alari.
Le notizie via pettegolezzo sono le più veloci in assoluto a viaggiare, la gente ci crede e non ci crede, ma nel dubbio in genere se male non fa si appresta a mettere in atto il rimedio, se poi il rimedio è per giunta profumato e buono, ed effettivamente funziona, se ne rallegra e ne parla con entusiasmo.
Le donne al mercato si radunavano a capannelli e commentavano –Una volta dicevano mettete dei fiori nei vostri cannoni, bhe ora noi mettiamo dei fiori nei nostri camini, altro che sortilegi malvagi!- 
Gli zappaterra si salutavano con vistose pacche sulla schiena e commentavano -te vest sa fel al the al Gelsumen? Vamolà al feti dl’alveer i han ciapè al lor aveir-
I frequentatori dei magicbar leggevano le notizie sul quotidiano e commentavano sorseggiando il caffè. Negli ambienti di lavoro poi la voce fu più veloce di un lampo.
Nelle settimane seguenti ci fu un incremento di consumo di the al gelsomino tale, che i bottegai erano in difficoltà ad accontentare tutti.
Anche Piccola strega che faceva una vita ritirata ne fu informata e provvide a fornirsi del prezioso e profumato the.
Non si poteva continuare così, le scorte di the al gelsomino nel paese si stavano esaurendo rapidamente, la Veggente era seriamente preoccupata e prevedeva catastrofi.
Occorreva un rifornimento veloce di quell’infuso che proveniva dalle lontane terre oltre l’oceano. Che fare?
CHE FARE???
I draghi.
I DRAGHI!
I draghi tutti li temevano, ma tutti lo sapevano.
I draghi, tutti lo intuivano, tutti lo bisbigliavano.
Tutti sapevano che solo loro avrebbero potuto volare oltre gli  oceani con le loro possenti ali.
Ma chi era in grado di chiedere un tal favore?
Chi poteva avvicinarsi senza essere arrostito?
Chi sapeva parlare la loro lingua?
Ma soprattutto loro avrebbero acconsentito?
Piccola strega.
Sì.
Sì, tutti lo bisbigliavano, avevano bisogno di Piccola strega, solo lei sapeva il linguaggio dei draghi.
Fu così che chi era stato emarginato fino a poco tempo prima divenne l’esperta di cui non si poteva fare a meno.





immagine presa dal web

lunedì 1 febbraio 2016

1- PICCOLA STREGA


1- PICCOLA STREGA

Piccola Strega è un personaggio che mi ha suggerito una frase di Patricia Moll pubblicata in ottobre. Nel suo blog Myrtilla'shouse il 20 di ogni mese, pubblica un incipit. E' un gioco che mi diverte e a cui partecipo. 
Questo personaggio però non vuole soccombere e continua a mandarmi segnale e ispirazioni che stanno via, via prendendo forma.
 Patricia con le sue frasi ha fotto sì, che la storia di Piccola Strega si sia arricchita e abbia preso il volo. Così con il suo permesso, ho pensato di creare una etichetta apposita solo per Piccola strega e la sua storia.  
Nella mia fantasia ha già preso forma e trama.
A tal fine ho ritenuto opportuno postare dall'inizio la storia. 
Le frasi di Patricia saranno sempre segnalate ed evidenziate in verde.

Primo episodio


IL MONDO ALLA ROVESCIA

Quando l’ultimo sole tramontò ad est e la prima luna sorse ad ovest col suo tutù fatto di nuvole gialle, finalmente si alzò. Si stirò. Era ora di muoversi.
Abitante della notte, si muoveva a suo agio nell'oscurità.
Ma nel suo mondo era sempre così. Tutto al contrario.
Troppo facile altrimenti. (frase di Patricia Moll)



Sera, Luna, Notte, Moonlight, Donna, Silhouette
immagine presa dal web

La piccola e vecchia strega uscì dall'antro per danzare al chiarore di quella pallida e velata luna.
Chissà quando gli Umani avevano cominciato a chiamarla Piccola strega?
Non se lo ricordava più.
Troppe lune erano passate, senza che i suoi occhi fossero feriti dalla luce del sole.
Non crediate che Piccola strega facesse una vita ritirata, al contrario, gli animali notturni erano i suoi amici, e vi posso garantire che la notte è animata, e  non certo solo da gufi e pipistrelli.
E poi, che cosa ha mai la gente contro questi animaletti simpatici, ma lo avevano mai visto da vicino un pipistrello con la sua pelliccia morbida e gli occhietti vispi e tondi?
Pregiudizi, solo pregiudizi senza sapere, senza conoscere. Se non ci fossero loro saremmo pieni di zanzare e insetti. Gli Uomini vogliono un mondo pieno di sgradevoli zanzare? Chi li capisce quelli, era nata in mezzo a loro ma spesso non li capiva.
Diversa, era una diversa, ma diversa da chi? Al mondo non esiste  un essere vivente uguale ad un'altro.
Aveva sempre vissuto in un antro buio, volando di notte tenendosi stretta a lui, Lingua di fuoco.
Il drago con la lingua di fuoco che aveva assalito il suo villaggio, l’aveva portata con se nella sua tana.
Perché l’avesse risparmiata non lo aveva mai capito, era troppo piccola, forse per lui era solo un giocattolo un cucciolo che gattonava e lo divertiva e nulla più.
How to Train your Dragon by krissy
Ma anche quel lucertolone che appena si muoveva con la sua enorme coda combinava danni aveva un cuore, e quella cosetta piccola e buffa senza scaglie, che rideva e strillava per un non nulla, a poco a poco lo conquistò.
Lei entrò a scaldare quel vecchio cuore indurito dagli Uomini che avevano distrutto il suo nido, con il suo unico e prezioso uovo, mentre lui cercava cibo.
I draghi della sua specie fanno un solo uovo verso la fine della loro vita. A Lingua di fuoco restavano si e no 50 o 60 anni di vita.
Rabbia dolore e disperazione esplosero in lui, facendolo scendere infuriato e furente dalla sassosa montagna Proibita, verso quel villaggio adagiato sulle sponde del lago Trasparente, per poi nascondersi in quell'antro buio nella parete rocciosa della montagna Proibita.
Ne è passata di acqua sotto i ponti fino al lago e quella bambina ora è invecchiata.
Il suo drago non c’è più.
Giace nel riposo eterno sul fondo del lago Trasparente e tra le onde le sue scaglie luccicano al chiarore della luna.

Immagini prese dal web