giovedì 2 marzo 2017

INSIEME RACCONTIAMO 18



INSIEME RACCONTIAMO 18

Chissà se la capitana Patricia Mol del blog Myrtilla'shose accetterà questo mio contributo anche se in ritardo?
Io comunque il suo ghiotto invito di scrittura lo colgo e utilizzo per pubblicarlo nel mio bloghettino, male che vada è sempre una pubblicità per il suo gioco giunto alla 18a puntata.
Complimenti capitana che continui a navigare senza mai ammarare.



Il gioco, attivo dal 20 febbraio terminava l'ultimo giorno del mese, ma io ho un indole ritardataria che mi perseguita fin da piccola, Mi arrabatto da una vita cercando di combattere questa mia insana abitudine. I miei genitori, precisi e puntuali si sono dovuti rassegnare ad una figlia unica eternamente in lotta con il tempo. Nel crescere ho imparato a limitare i danni di questo insano atteggiamento, nessuno però mi vedrà mai arrivare in anticipo, quello proprio non sono in grado di farlo. Questo mese ho avuto una recidività del mio difetto, così pubblico solo ora il mio racconto.
Le regole del gioco sono state un po' modificate, oltre che utilizzare l'incipit della capitana, bisogna scrivere un racconto breve di 200/300 battute o uno lungo di 200/300 parole, tenendo conto anche del suggerimento di una foto malandrina,
Ecco Titolo e foto con la frase di Patricia.

IL TRENO



TESTO DI PATRICIA MOLL

Battisti nelle cuffiette cantava “c’è un treno che parte alle 7,40...”

Forse non erano proprio le 7,40 però il treno era lì, fermo come un cannibale vorace pronto a inghiottire chiunque gli si avvicinasse troppo. Pauroso, eppure invitante.

Doveva smettere di guardarlo e prendere una decisione. Salire o no?

MIA CONTINUAZIONE


Era giusto partire per l'erasmus, proprio ora che aveva trovato l'amore?
Questo era un treno amico? Lo avrebbe portato a esperienze costruttive o distruttive per il suo futuro?
Dodici mesi, sono un'eternità per un rapporto appena nato. Marco aveva fatto la domanda molto prima di quella stupenda serata, in cui complice il freddo pungente, che li aveva portati a tenersi stretti, stretti sotto i portici di Bologna per riscaldarsi. I loro visi si erano sfiorati e non vi era stato bisogno di dire nulla, nulla era stato detto e sancito, però da quella sera facevano copia fissa. Con nessun altro si era trovato così bene, loro due erano in grado di riempire il tempo anche senza dirsi nulla, le emozioni passavano a pelle, bastava uno sguardo, un sorriso, un sospiro.
Anna sapeva che doveva partire, non le aveva mai detto resta o vai. Ora le mancava non fosse lì, si erano salutati la sera prima, quella mattina lei aveva il suo primo tirocinio.
Seduto sulla panchina della stazione si rimirava le scarpe, salire o restare? Quando "Marcooo!" Lei.
Anna che correva lungo la pensilina, bella sorridente con i capelli al vento. Si alzò e gli corse incontro prendendola tra le braccia, il cuore che le scoppiava nel petto, le parole che non uscivano per l'intensa commozione. Il treno fischiò. Non ci fu bisogno di lunghi discorsi se non stringersi, e suggellarsi nell'ultimo bacio e  "Vai ti aspetto.", "Vai o farai tardi al tuo tirocinio."
Lasciò la mano di Anna sul predellino del treno, mentre il capostazione segnalava la chiusura delle porte. Un ultimo saluto dal finestrino, poi la Spagna attendeva.


Qui tutti i miei racconti per Insieme raccontiamo:

4 commenti:

  1. ahahhahahahahaahah tranquilla Anna Maria!
    Ti ho aggiunta volentieri, condivisa e.. prometto!
    Nessun giro di chiglia ahhahahahaa
    Bacio!

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  2. Bello Anna. Per gli amori appena nati, la lontananza certo non aiuta, ma rinunciare ai propri sogni non è facile 😉
    Marina

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    1. Vero Marina, la lontananza è deleteria, ma da giovani si è più incoscienti e temerari. Dopo c'è spazio sempre e comunque per i rimpianti, che sia un amore perso o una possibilità di lavoro migliore.

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