martedì 31 gennaio 2017

IL DRAGO BENIAMINO


Un'altra mia brevissima favola. 
E' una favola o una fiaba? 
Dubbio amletico... Di morale qui non ce n'è come nelle favole di Esopo, però resta il fatto che Beniamino è un animale. D'accordo, è un animale di fantasia ma pur sempre animale, perciò visto il soggetto la catalogo come favola. 
Mi piacerebbe tantissimo saper disegnare ma purtroppo "noncelapossoproriofare". Mi escono solo scarabbocchi. 
Nella mia testa dove si scozzano personaggi e storielle che vogliono uscire, i personaggi hanno una loro identità che non vorrei mai sminuire con una immagine inadeguata o meglio impresentabile. Inutile il disegno è un dono che non mi appartiene.

Lo avrete già capito, l'immagine è presa dal web ed è del simpatico dragetto Grisù. 


IL DRAGO BENIAMINO

Risultati immagini per Disegni di draghi che si possono pubblicare nel blog

Il mio drago Beniamino, è convinto di essere un cane.
Ma non un cane grande e grosso, bensì un cagnolino.
A spasso con il guinzaglio vuole andare.
Poi al parco si fa portare.
Là scodinzola tutto contento, ma la coda grande e grossa,  provoca danni qua e là.
Con il pallone vuole giocare, ma lo brucia sempre un po’.
Si deprime poverino, il mio draghetto Beniamino.
Quando arriva, chissà perché, scappano via tutti i bambini, mentre urlano i genitori: «Non giocare con quello là!».
Poverino, il mio draghetto.
Lui è bravo, lui è buono, perché mai fan tutti così?
Sbuffa un po’, quando è felice.
Lui la carne non vuol mangiare, solo merende in grande quantità.
L’ho portato dal veterinario: «Dottore, dottore, Beniamino la carne mi rifiuta e solo merende vuol mangiare.»
«Provi allora frutta e verdura»
«No, la sputa.»
«Che ne dice di pasta e ceci?»
«Per carità! Fuoco e fiamme lui mi fa!»
«Provi allora i tortellini.»
«Ooo sììì, quelli ne mangia in grande quantità.»
Poi rivolto a Beniamino accarezzandole la testa: «Basta! Mettitelo in testa, tu sei drago e non un cane».
Poverino Beniamino!
Lui ora piange disperato!
Il veterinario lo consola: «Beniamino, Beniamino, aspetta e vedrai, con queste ali tu volerai e di una draghetta ti innamorerai.»
«O bella e io? Resterò senza drago?» Ho chiesto al veterinario preoccupato e lui mi ha risposto: « Certo che no, ne avrà due!»
«Povero me! Son troppo grandi! Dove li metto?»
«Non si preoccupi, non si preoccupi, ci vorranno 100 anni. Che ne dice, ha tempo per organizzarsi?»
«Penso di sì. Grazie dottore.»

Anna Maria Fabbri

Elenco di altre mie favole e fiabe:
PERLA E IL SASSOLINO
LA STREGHETTA SVANITELLA
OSSA ROTTE

Sotto le etichette 
LA CA' SPERDUTA
MELISSA E LA NUVOLA
PICCOLA STREGA
Troverete storie ambientate nello stesso luogo, LA CA' SPERDUTA, o a puntate come MELISSA e PICCOLA STREGA.

martedì 24 gennaio 2017

Insieme raccontiamo 17


INSIEME RACCONTIAMO 17

Anche questo mese Patricia Mol del blog myrtilla' shouse, ha lanciato il suo incipit per il gioco Insieme raccontiamo ed eccomi qua con il mio seguito. 
I racconti possono essere scritti con 200 /300 caratteri spazi inclusi o con 200/300 parole. Devono essere segnalati e pubblicati nel proprio blog o scritti direttamente nei commenti di Myrtilla'shous entro il 30 del mese di gennaio.
Ho scelto la versione lunga, veramente sono le mie dita che picchiano sulla tastiera hanno scelto per me.
Come mio solito non sto capita, ho sforato di 45 parole, perciò le ho evidenziate in grossetto.
Sarà Patricia a decidere se mettere le ultime battute, oppure no, nel suo resoconto. Il racconto mi sembra quadri anche senza l'ultima parte, anzi lascia quel che di sospeso che permette di fantasticare, comunque le ritroverete qui da me.



Incipit di Patricia Mol, come mio solito lo pubblico in verde, a seguire il mio.

IL RELITTO

Era l'alba. Gli piaceva scendere in spiaggia a quell'ora. In giro non c'era nessuno perché i vacanzieri erano andati a dormire da poco.
Il silenzio interrotto solo dalla voce del mare lo rasserenava.
Girovagando, aveva oltrepassato il promontorio. In una piccola baia seminascosta l'aveva trovata.




Da tre mesi aveva perso i suoi genitori in un incidente d'auto e abitava con il nonno.
Il suo era un sonno agitato cupo e greve che lo faceva svegliare poco prima che il sole sorgesse. 
Si vestiva e usciva nel buio dalla porta sul retro direttamente sulla spiaggia, per incamminarsi verso quella piccola baia, mentre il cielo piano piano si tingeva di rosa e si rischiarava. 
Piano piano anche i suoi pensieri cupi si schiarivano un po', ma il suo corpo restava pesante come se fossero di piombo e il suo petto non si alleggeriva.
Respirava quell'aria salmastra come uno che stava per annegare  e finalmente riusciva a raggiungere l'agognata aria. I polmoni gli facevano  quasi male per tutta quella vita che gli entrava dentro.
Si riempiva i polmoni per poi rumorosamente espirare. Lo sciabordio del mare, il cielo rosato, il sorgere del sole, il risveglio dei bianchi gabbiani e dei neri martinpescatori lo facevano sentire più  leggero e la sua respirazione piano piano tornava normale.  
La piccola baia era diventata la sua meta, si sedeva sull'arenile lì davanti a quel rottame e si domandava il come e il perché quella nave fosse finita proprio lì. 
Di chi era? 
Cosa trasportava? 
Così, piano piano la mente si estraniava e cominciava a fantasticare. 
Come per magia la nave si trasformava, la ruggine spariva rivelando uno scafo bianco e blu  che luccicava ai primi raggi di sole.
Lo stridio dei gabbiani diventava gioioso e con voli radenti si sistemavano sul parapetto di prua, come a vedetta. Erano pronti per avvisare con il loro grido l'arrivo di quell'imbarcazione uscita da un sogno.

foto di A.M. Fabbri

Una ciurma indaffarata si muoveva sul ponte della nave. Aspettavano il capitano.
Improvvisamente si rendeva conto che era lui il capitano che tutti aspettavano. Aspettavano i suoi ordini per nuove strabilianti avventure.
Puntuale alle ore sette il suo orologio da polso suonava.
Filippo si destava da quel sogno a volte concluso a volte no,  ma pronto per essere ripreso il giorno successivo. 
Poi si incamminava dirigendosi verso il canale ad attendere il peschereccio del nonno.

foto di A,M. Fabbri


lunedì 9 gennaio 2017

LA STREGHETTA SVANITELLA



Anche questa favola è stata spedita al concorso Andersen La baia delle favole. 
Leggendola a distanza di tempo alcune frasi mi sembravano stonate e poco scorrevoli,  così l'ho un po' modificata, non è una filastrocca ma gioca un po' su alcune assonanze.


Il racconto mi è stato involontariamente  suggerito a maggio del 2014 da Romina Tamerici  con il gioco Una parola al mese, a cui non ho partecipato, il racconto doveva essere scritto con 200 caratteri e io con la favola li ho nettamente superati. La parola del mese era  BIGIO.
Nel mio racconto ho usato sia la parola Bigio che Bigione,  metto perciò la definizione di entrambe le parole.
BIGIO: aggettivo
1) Colore grigio cenere...
2) Persona che, spec. in politica, mantiene un atteggiamento ambiguo o indeciso.

BIGIONE: (Zoologia)
Beccafico, e propriamente è un nome volgare del Beccafico cenerizio maggiore...

Nella favola non ho usato le parole nella maniera appropriata, soprattutto BIGIONE, ma perché mi piacevano. 


L'altro personaggio, la Streghetta Svanitella, fa parte del mio vissuto lavorativo. È stato uno dei personaggi fantastici di una programmazione scolastica che ci ha accompagnato per tre anni, quante cose ci ha suggerito e in quante cose abbiamo dovuto aiutarla. Svanitella perdeva le sue cose in classe ma non si faceva mai trovare... era svampita ma anche un po' furbetta. 

LA STREGHETTA SVANITELLA

Picture "Sleeping Beauty" ( 1279 x 499 )

(immagine Disney)

Nel bosco canticchiando Svanitella la streghetta se ne và.
Un fungo qui!
Un erbetta là!
Che bella sporta ha riempito già.
E’ felice Svanitella ma…
Perdirindina perdirindà! La strada ora dove mai sarà?
Oooo… povera Svanitella!
Che non sa più dove andare!
Ma ecco là un bel maniero.
Che fortuna, che sollievo!
Oh oh… ma la streghetta non sa cosa l’aspetta!
Quel maniero è di Bigione!
Bigione l’orco, buono buono, lui non è.
Bussa ignara Svanitella e presto, presto, ruggisce l’orco:
«CHI BUSSA AL MIO MANIERO?»
Il portone cigolando piano, piano, si apre un po’, mentre pensa Svanitella:
Mamma mia!
Che vocione! 
Poverino questo signore!
Che raffreddorone!
Cosi risponde lesta, lesta:
«Son Svanitella la streghetta, che nel bosco si è sperduta. Gentile signore del maniero, mi sapreste indicare il sentiero?»
«IL SENTIRO?!!!»
Altro che sentiero!
L’orco ha già un bel pensiero!
Bene, bene! Pensa il furbone. Streghetta con patate è la mia specialità.
Che delizia, che bontà!
E con voce dolce e suadente dice:
«Entra entra, dalla porta».
La svampita Svanitella, non ascolta con attenzione, scambia porta per sporta e risponde senza esitazione:
«Certo, certo entro con la sporta.»
«CHEEE???»
Questo signore un po’ sordo, così urla Svanitella:
« HO UNA SPORTA CON EERBETTE E FUNGHI.»
Risponde l’orco tutto contento:
«BENE, BENE PORTA PURE, CI STAN BENE CON L’ARROSTO!»
Svanitella or là sentito e lieta pensa:
O che caro questo signore, che un pranzetto mi vuole offrire.
Ma quando entra…
Oibò!
Che buio!
Qui ci vuole un po’ di luce!
l’orco Bigio non fa in tempo a dire “Bah!”, che una luce brilla già, mentre esclama Svanitella:
«Ma che polvere! che disordine!»
L’orco Bigio non fa tempo a dire “Beh” che la bacchetta lei agita già:
«Bim, bum, bam,
ambarabam,
spolvera qui, spazza là.»
SPOFF SPOFF fa il piumino, SPLASC APLASC fa lo scopone. 
Soddisfatta ora è lei e sorpreso è l’orco Bigio.
Ma che strana creatura che di un orco non ha paura! Or cerchiamo un pentolone! Pensa l’orco tutto contento, Grande? Medio? Di che grandezza ci vorrà?
Quando:
BAAADABANG… BUMM… BAMM
Che chiasso!
Che fracasso!
Fa un balzo Svanitella mentre ruzzolano i pentoloni.  
Mamma mia che spavento! 
Che maldestro questo signore!
Ruggisce L’orco:
«QUESTO SI’ CHE PUO’ ANDARE! OR TI DO UNA BOTTA IN TESTA!»
Risponde lesta Svanitella:
«CHE ORRORE! NON SIA MAI DETTO! LA RICOTTA SULLA TESTAAA???»
L’orco sempre più infuriato:
«NOOO, HO DETTO UNA BOTTA IN TESTAAA!»
Svanitella indispettita:
«LA RICOTTA, SULLA TESTA, NO POI NO!» poi continua con più calma «Mio caro buon signore con la sua ricotta e le mie erbette ci facciamo i tortelloni! Ho anche i funghi per condirli!»
Sussurra l’orco affamato:
«Oibò! Perché no! Un antipasto non fa mai male.»
Mentre pensa:
Ma che strana creatura, che di un orco non ha paura! Che bel pranzetto mi fo’ stasera, qui ci vuole un buon vinello.
Impasta e cuoce Svanitella mentre l’orco affamato un martello cerca già.
Or che lui l’ha trovato lei gli dice:
«Ecco è pronto. Come ti chiami?»
«Bigione.»
«Buon appetito Grigione»
«NOOO SON BIGIONEEEE»
«MA SI CALMI! Signor GIGIONE».
Ma che svampita è questa qua, or le do una botta in testa… ma che profumo delizioso!
Prima mangio, poi lo fo.  
Beve e mangia a sazietà e ora fame più non ha.
Che sonno!
Che torpore!
Qui ci vuole un pisolino.
Mentre urla Svanitella:
«SCUSI, SCUSI? E IL SENTIEROOOO???»
«RRRROARRR RRROARRR SBUF SBUF…» Lui risponde.
Che pazienza,
che disdetta! Pensa ora Svanitella.
Però che starano questo signore!
Come ha detto che si chiama? 
Grigione? Gigione? Forse sì è un Gigione.
E canticchiando se ne va.

Anna Maria Fabbri

mercoledì 4 gennaio 2017

INSIEME RACCONTIAMO 16



Sono stata assente 4 mesi ma non mi sono scordata degli amici che ho conosciuto tramite il blog.
Mi siete mancati perché siete tutti fonte di idee e spunti.
Patricia Mol con INSIEME RACCONTIAMO è una di queste.
Il suo gioco prosegue imperterrito sfidando il tempo e gli inghippi della vita ed è arrivato alla sua 16a puntata.
Per le regole del gioco andate al blog Myrtilla'shouse
Il termine ultimo per partecipare è il 6 gennaio 2017.  


L'incipit che Patricia, questo mese mi ha suggerito un  racconto davvero triste e me ne dispiaccio, preferirei sempre far sorridere e alleggerire la vita che di per se porta i suoi drammi ma anche le sue gioie.
In verde è la frase iniziale di Patricia Moll seguita dalla mia fine.

LA TANA

Natale! Dovrebbe essere il periodo delle feste, dei pranzi in compagnia... della gioia e dell'allegria. Eppure, quest'anno sarebbe stato diverso. Troppe cose erano cambiate. Aveva soltanto più ricordi che già sapeva il tempo avrebbe sbiadito.
Doveva trovare una soluzione.
Tornare.
Sì tornare là dove era nata, tornare alla sua vecchi tana, alle sue radici.
Dove era ora era stata ferita e si sentiva monca. Suo marito era morto, così senza motivo, per un folle che con un camion aveva attraversato quel mercatino di Natale.
Riviveva ogni  notte quegli attimi di terrore, rivedeva lui che la spingeva e le lanciava il loro bambino.
No, non avrebbe dimenticato ma suo figlio aveva il diritto di vivere protetto e circondato dall'amore. Chi meglio dei suoi genitori avrebbero potuto accoglierli, coccolarli, cullarli.
Sì, tornare, e ricominciare da lì. 
Poi forse un domani sarebbero rimasti solo i ricordi migliori.